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A proposito di Grenn Hill e ricerca scientifica

E’ ovvio che su Green Hill siamo tutti, o quasi, dell’idea che sia una situazione da risolvere in fretta, con chiarezza e assunzione di responsabilità, evitando l’imbarazzante rimpallo di responsabilità di questi mesi.
Non è però giustificata una confusione tra quanto sta avvenendo a Montichiari e la ricerca con uso di cavie in generale. Premetto che sull’argomento, come molti, ho parecchio da approfondire, però…
Da quanto ho riscontrato esistono settori di ricerca che al momento non possono fare a meno dell’utilizzo di cavie. Su questo illustri studiosi sono chiari. Ora sono convinto che le Regione Lombardia debba approfondire il tema e assumere decisioni.

Mi permetto di suggerire alcune proposte:

  • L’utilizzo di cavie solo in casi indispensabili e non evitabili
  • Cercare il più possibile di rispettare le cavie stesse
  • Consentire l’allevamento di cavie solo in collaborazione e previo diretto controllo dei centri di ricerca, evitando la “commercializzazione” delle stesse facendone un’attività economica, come per Green Hill
  • Vietare l’utilizzo di cavie nella ricerca cosmetica; la nostra “bellezza” non può essere perpetuato sull’ingiustificato utilizzo di altri esseri viventi
  • Incrementare la ricerca tesa a poter il più presto superare artificialmente l’utilizzo di cavie nella ricerca.

Proposte che mi piacerebbe poter confrontare in sede istituzionale e, perché no, trovare superata da dati scientificamente reali.
Voglio infatti fin da ora sottolineare che il giorno che potrà essere con chiarezza affermato che la medicina e la salvezza di alcune vite potrà fare a meno di cavie, sarà un bel giorno che va ritenuto e “ricercato” come obiettivo.

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    Parchi: approvata la legge, migliorata grazie al PD

    E’ stata approvata oggi, giovedì 28 luglio 2011, in Consiglio regionale (44 sì, 5 no, 20 astenuti), la legge sulla governance dei parchi lombardi, con l’astensione del Gruppo del Partito democratico. Una scelta di voto, lungamente ponderata.

    Ci siamo trovati a discutere della materia parchi in seguito alla decisione del Governo nazionale, attraverso il decreto Milleproroghe, di modificare la governance degli enti gestori, motivandola con un risparmio di costi. Noi non abbiamo condiviso l’intervento del governo che ha costretto a questa operazione. In più, la Giunta regionale ha cercato di inserire articoli aggiuntivi che tendevano a regolamentare altri aspetti della vita dei parchi.

    Ma la legge votata oggi è profondamente diversa rispetto alla proposta iniziale della Giunta e i miglioramenti sono stati possibili solo grazie al ritorno della stessa in commissione dopo l’approvazione in aula, tre settimane fa, di un emendamento del Pd che cancellava la nomina obbligatoria di un rappresentante della Giunta nel consiglio di gestione di ciascun parco.

    Nella discussione di oggi il Pd è riuscito a ottenere l’eliminazione della possibilità di cambiare i confini dei parchi e di concedere con più facilità deroghe per la costruzione di opere di pubblica utilità. In Aula si è anche ottenuto che il rappresentante della Regione, nominato nei consigli di gestione, sia scelto obbligatoriamente tra rappresentanti del territorio del parco.

    Di particolare rilievo anche l’approvazione di due ordini del giorno proposti dal Pd che impegnano la Giunta a istituire due nuovi parchi, quello regionale del Basso Lambro e quello Interregionale del Po, e a mantenere invariate nei prossimi anni le risorse finanziarie a sostegno dei bilanci dei parchi regionali.

    Oltre a questi risultati, determinante, nella scelta del Pd di astenersi, è stata anche l’approvazione di una risoluzione che impegna la Giunta regionale a presentare entro sei mesi una proposta di legge di riordino complessivo della legge sui parchi che è datata 1983 e ha subito ben 15 modifiche nel corso degli anni.

    Nei lavori della commissioni e soprattutto del consiglio si è riusciti a intervenire su aspetti fondamentali. La legge ne è uscita, dunque, modificata in senso positivo grazie a un prezioso lavoro dei gruppi di minoranza e alla capacità di ascolto dell’assessore. L’approvazione della legge, anche grazie all’astensione del Pd, permette inoltre di evitare il commissariamento dei parchi dopo l’entrata in vigore di quanto disposto dal Milleproroghe evitando di far precipitare i parchi stessi in una situazione di incertezza.

    Concludono i due consiglieri: “Ci auguriamo ora, dopo la disponibilità dimostrata dal Pd, che la maggioranza mantenga l’impegno, di arrivare a una ridefinizione e a una rilettura completa della realtà dei parchi lombardi entro i prossimi sei mesi per dare a questi enti, che rivestono tanta importanza per la Lombardia, ulteriori garanzie e impulso per il futuro”.

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    Agricultura e sicurezza alimentare, il governo trova i soldi

    “Finalmente una buona notizia, il governo ci ripensa e trova le risorse”

    Era ora! Alla fine il Governo ha trovato 25 milioni di euro da destinare alle attività di controllo del Sistema allevatori, in particolare quelle di miglioramento genetico, di emergenza fitosanitaria e per l’esecuzione delle prove varietali. Lo ha comunicato il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali al termine dell’incontro con le segreterie delle Confederazioni sindacali degli allevatori.

    Il Partito Democratico nei mesi scorsi aveva richiamato l’attenzione sui i rischi di una Finanziaria che aveva azzerato il capitolo di spesa per i laboratori delle Associazioni e anche a livello regionale aveva presentato un’interrogazione per sapere quali sarebbero state le azioni di Regione Lombardia per chiedere al Governo di tornare sui suoi passi.

    La comunicazione del Ministero è sicuramente un primo segnale verso la soluzione dei problemi. Passare, come aveva fatto il Governo, da 65 milioni di euro a zero non permetteva nessun tipo di politica di qualità. A marzo avevamo chiesto un ragionamento di prospettiva, che aiutasse la ricerca di una soluzione di più lungo periodo, anche attraverso la rivisitazione del Programma annuale di controllo e la ricerca di nuove forme di finanziamento. Per noi era ed è prioritario il mantenimento dei livelli di qualità dei servizi offerti dalle APA e dei livelli occupazionali. Ricordo che per la sola Lombardia i tagli avrebbero riguardato 15,5 milioni di euro di risorse e il rischio occupazionale di 500 tecnici e personale.La Lombardia così avrebbe pagato un prezzo salatissimo a fronte di un settore di gran lunga il più avanzato del nostro Paese. Faccio notare che le APA della Lombardia controllano 540.000 vacche, circa il 40% del lavoro nazionale di selezione sui bovini da latte, assorbendo però solo il 25% del totale di finanziamenti per le APA italiane. Le 4.192 aziende seguite producono l’83% del latte lombardo. Il laboratorio Aral riceve circa 20.000 campioni al giorno. Numeri imponenti che non possono essere immolati in nome di una politica economica indirizzata ad evitare gli sperperi.

    Qui non si tratta di sprechi; se vogliamo mantenere un primato dei nostri allevamenti dobbiamo essere avvertiti che le attività di prevenzione e sicurezza sono fondamentali. A chi ritiene che si tratti solo di un problema di pochi ricordo che il funzionamento dei laboratori APA riguarda la sicurezza alimentare, l’innovazione genetica, il benessere, la tracciabilità degli alimenti, la ricerca e non ultimo i posti di lavoro qualificati che, per la sola provincia di Brescia, riguardano circa 60 addetti. La decisione del Ministero e l’imminente decreto sono un primo passo che risolve la contingenza. Ma, è bene dirlo subito, le risorse sono state attinte da fondi già destinati alle Regioni. Non ci sono risorse in più, e quindi rimane la necessità di mettere in campo un discorso più ampio che garantisca per gli anni a venire un rilancio complessivo delle attività, dando più poteri e soprattutto le risorse necessarie alle Regioni, come è nell’auspicio di tutte le parti in causa

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    Comunità montane: salve grazie al PD

    E’ passata oggi, martedì 17 maggio 2011, in Consiglio regionale, la mozione presentata dal Gruppo regionale del Pd, che consentirà alle Comunità montane di fare i bilanci per il 2011 avendo certezza di poter disporre delle stesse risorse degli anni scorsi, cioè 28 milioni di euro contro i 19 attualmente disponibili. L’operazione si concluderà con una variazione di bilancio a luglio, garantita dall’assessore Colozzi in Aula.

    La mozione “impegna la Giunta a recuperare nel prossimo assestamento di bilancio, nel rispetto degli equilibri finanziari, risorse, anche di parte corrente, che garantiscano l’operatività e la regolare attività delle stesse comunità montane nel rispetto della vigente legislazione regionale e del loro ruolo istituzionale sancito dallo stesso Statuto d’autonomia della Lombardia”.

    E’ un risultato importantissimo perché garantisce alle comunità montane lombarde finanziamenti sufficienti a proseguire la loro attività. Credo ora sia importante verificare criteri omogenei di bilancio, perché tra le varie comunità ci sono disparità nel trattare la spesa. E credo altresì necessario rivedere e assestare i criteri di finanziamento degli aiuti, che devono essere concentrati nel sostegno alla montagna. Inoltre, il nostro impegno come Consiglio deve essere orientato verso l’Unione europea per ottenere le risorse a disposizione e per attivare tutte le possibili procedure in difesa del distretto alpino a scavalco delle Alpi.

    Ancora una volta il PD si dimostra il partito più attento ai territori e alle nostre comunità…

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    Stelvio:Formigoni dì qualcosa

    Dopo lo smembramento della più grande area protetta  dell’arco alpino italiano che, è apparso a molti come un regalo alle provincie di Bolzano e Trento per il voto di fiducia al Governo Berlusconi, è arrivato lo stop del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che correttamente ha chiesto di avere un documento firmato dai tre presidenti dei territori interessati, le province di Bolzano e Trento e la Regione Lombardia, che confermi che c’è l’accordo di tutti e che sia preservata l’unitarietà del parco.

    Voglio ricordare che il 20 dicembre 2010, il giorno prima dello smembramento del Parco nazionale dello Stelvio, il Consiglio regionale ha approvato l’ordine del giorno n. 0317 che esprime “la propria contrarietà alla modifica del decreto del Presidente della Repubblica n. 279 del 22 marzo 1974, che di fatto abroga la gestione unitaria del Parco nazionale dello Stelvio e che porterebbe allo smembramento e di fatto alla sua provincializzazione”.

    Ora Formigoni faccia sentire la propria voce chiedendo il rispetto dell’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale della Lombardia che ha deliberato la contrarietà allo smembramento del parco. Non è accettabile sul piano istituzionale che gli interessi di due provincie a Statuto speciale prevalgano, per logiche politiche, rispetto al voto della terza assemblea legislativa italiana. A Formigoni chiedo di uscire dal silenzio su una vicenda che segna una delle pagine più brutte delle aree protette in Italia e di  attivarsi per mantenere una gestione unitaria ed evitare lo smembramento del Parco nazionale dello Stelvio per logiche esclusivamente politiche della Südtiroler Volkspartei.

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    Apa: servono nuove forme di finanziamento

    Si sta muovendo su tutti i fronti il Gruppo regionale del Partito democratico per cercare di affrontare i rischi cui vanno incontro le Associazioni provinciali allevatori, dopo che la Finanziaria 2010 e il decreto mille proroghe hanno azzerato i trasferimenti dovuti per legge che in precedenza servivano a finanziare il Sistema allevatori, in particolare le attività di miglioramento genetico affidate appunto alle varie associazioni provinciali. Le risorse che servono a Regione Lombardia sono 15,5 milioni di euro.

    Un question time in Consiglio regionale, il voto favorevole a una mozione, l’audizione con le stesse associazioni in VIII Commissione Agricoltura.

    Ci siamo interessati da subito al caso e in tutte le sedi abbiamo ribadito il valore e l’importanza di queste strutture. E’ fondamentale cominciare a lavorare fin da subito per recuperare le risorse perché si mettono a rischio oltre ai posti di lavoro, che in Lombardia sono circa 500 con l’indotto, l’intero sistema di esercizio delle funzioni relative al controllo funzionale del bestiame, con ripercussioni sull’intero sistema degli allevamenti e delle produzioni lattiero-casearie di cui la nostra regione è leader italiano.

    E’ giusto, dunque, impostare, una soluzione di prospettiva, attivando, ad esempio, assieme al Ministero dell’Agricoltura, una iniziativa che ricerchi una soluzione di più lungo periodo e che ragioni in particolare sulla rivisitazione del Programma annuale di controllo e vada alla ricerca di nuove forme di finanziamento. Il tutto finalizzato al mantenimento dei livelli di qualità dei servizi offerti dalle Apa e di quelli occupazionali, appunto. Il settore degli allevatori deve essere tutelato e non può pagare sulla propria pelle le conseguenze dei tagli della Finanziaria Bossi-Tremonti-Berlusconi.

    I dati

    In Lombardia sono presenti 9 associazioni: Bergamo, Brescia, Como-Lecco, Cremona, Mantova, Milano-Lodi-Monza, Pavia, Sondrio e Varese, oltre all’associazione regionale, l’Aral. Le Apa rivolgono la loro attività ad allevamenti di varie specie e razze con diverso indirizzo produttivo. Le attività principali riguardano la selezione genetica degli animali (controlli funzionali e libri genealogici) che interessa circa 4500 allevamenti, la consulenza tecnica del Sata (Servizio assistenza tecnica allevatori), utilizzata da circa 4300 allevamenti (circa 3800sono iscritti all’uno e all’altro servizio), il servizio Anagrafe zootecnica per bovini, suini, ovicaprini ed equidi (quasi l’80% delle registrazioni in anagrafe è effettuata dalle Apa), il servizio di registrazione dei Cif (Certificato intervento fecondativo) che effettua più del 90% delle registrazioni e altro ancora.

    Le Apa della Lombardia controllano 540.000 vacche, circa il 40% del lavoro nazionale di selezione sui bovini da latte, assorbendo però solo il 25% del totale di finanziamenti per le Apa italiane. Le 4192 aziende seguite producono l’83% del latte lombardo. Il laboratorio Aral riceve circa 20.000 campioni al giorno.

    I dipendenti sono circa 500 più i collaboratori. L’Apa Milano-Lodi-Monza conta 60 dipendenti che controllano circa 94.000 vacche.

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    Agricoltura, una risorsa per il futuro

    L’Agricoltura, centrale nella vita dell’uomo nella storia, negli ultimi anni è andata sempre più perdendo il ruolo che aveva nella vita economica, soppiantata da industria prima e servizi poi.

    L’agricoltura è argomento di nicchia, riservata a pochi addetti ai lavori, che balza all’onore delle cronache solo per le quote latte e poco altro.

    Invece io credo, e questo vale sopratutto per una provincia come quella di Brescia, deve tornare ad avere un ruolo centrale, sia in campo economico sia per la politica e le istituzioni. Salvaguardare l’agricoltura e la produzione agricola, è fondamentale anche per la salvaguardia del territorio, pensiamo a come sarebbe adesso la Franciacorta se non si fosse investito sulla produzione vitivinicola che l’ha resa famosa nel mondo.

    Per questo le aree agricole devono avere almeno pari dignità in fase di formazione dei piani di governo del territorio, e non essere, come spesso avviene ora, solo le aree di risulta di altri interessi, perchè dire agricoltura vuol dire persone e imprese che lavorano per uno sviluppo sano e compatibile con l’ambiente.

    Per questo è importante approfondire questi temi, e bene ha fatto il comune di Orzinuovi ad organizzare questo incontro che vi segnalo direttamente dal loro sito web

    Il Comune di Orzinuovi organizza per venerdì 1 aprile, ore 18.30, presso il Centro culturale “A. Moro”, un convegno sulla PAC, la nuova Politica Agricola per la Competitività della imprese.

    Parteciperanno l’On. Paolo De Castro, Presidente Commissione Europea per l’Agricoltura, il dott. Giulio De Capitani, Assessore all’Agricoltura Regione Lombardia e il Sen. Guido Galperti.

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    Acqua: il governo Berlusconi boccia la Lombardia

    Dopo l’impugnativa del Governo, mercoledì sera in Consiglio dei ministri, della legge regionale sui servizi idrici siamo intervenuti io e Gianbattista Ferrari.

    “La bocciatura da parte del governo di parti sostanziali della legge regionale lombarda sull’acqua è una buona notizia – spieghiamo – Avevamo contestato in Aula quel testo perché toglieva ruolo ai comuni. In particolare il fatto che la società patrimoniale, prevista dalla normativa lombarda, si appropria come soggetto privato delle reti idriche, espropriando le comunità locali che vengono di fatto anche escluse dalle scelte più importanti che riguardano la gestione dell’acqua. La Giunta regionale avrebbe fatto bene ad ascoltare le nostre proposte, perché avrebbe evitato i profili di incostituzionalità che oggi il Governo contesta”.

    “L’acqua – concludiamo – è un bene pubblico che ha a che fare con l’alimentazione, la salute e il benessere dei cittadini. Formigoni e i suoi assessori colgano l’occasione per tornare in Aula e modificare profondamente la legge”.

    Ecco lo stralcio del comunicato del Consiglio dei ministri:

    Il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione territoriale, Raffaele Fitto e su conforme parere dei Ministeri competenti, ha impugnato le seguenti leggi regionali:

    2) Su conforme parere del Ministero dell’Ambiente, la legge della Regione Lombardia  n. 21/2010, che detta disposizioni in materia di servizi locali di interesse economico generale e norme in materia di gestione delle risorse idriche. Essa  presenta profili di illegittimità costituzionale poiché stabilisce che gli enti locali, per la gestione del servizio idrico integrato, possono costituire una società patrimoniale di ambito, conferendo la proprietà delle reti, degli impianti, delle altre dotazioni patrimoniali del servizio idrico integrato, e, in caso di partecipazione indiretta, del relativo ramo d’azienda. Tale previsione contrasta con le norme statali di riferimento, contenute nel Codice dell’Ambiente e nell’articolo 23 bis del d.l. 122/2008, che affermano la proprietà pubblica delle reti e delle  infrastrutture idriche. Inoltre illegittima è la norma secondo la quale i nuovi enti responsabili dell’ATO possano assegnare alla società patrimoniale costituita il compito di espletare le gare per l’affidamento del servizio, le attività di progettazione preliminare delle opere infrastrutturali relative al servizio idrico e le attività di collaudo delle stesse. Infatti, la competenza ad aggiudicare la gestione del servizio idrico integrato, in base al codice dell’Ambiente (art.150, comma 2) è dell’autorità d’Ambito, e comunque ad un unico soggetto, non potendosi enucleare una singola attribuzione da devolvere a un soggetto formalmente privato. Le norme regionali invadono quindi la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e della tutela della concorrenza e della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni di cui all’art. 117, comma 2, lettera e), m) ed s) Cost.

    Il link al testo della legge impugnata

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    Iniziativa sulla Navigazione lacuale

    Regione Lombardia ha ripreso il confronto sul tema della regionalizzazione del servizio dinavigazione lacuale. Lo ha detto oggi, martedì 18 gennaio 2011, in Consiglio regionale, l’assessore regionale ai Trasporti Raffaele Cattaneo, in risposta a una interrogazione a risposta immediata, il cosiddetto question time, presentata dai consiglieri regionali del Pd tra cui io e Gianbattista Ferrari.

    Ora, per i noi consiglieri bresciani se si vuole la regionalizzazione, non ci sono scuse: Lombardia, Veneto, Piemonte sono governate dal centrodestra, come il Governo nazionale, quindi arrivino a un accordo.

    I consiglieri che provengono dal precedente mandato sanno che, costantemente, quando il centrodestra va al governo taglia i fondi alla navigazione lacuale. Solo grazie al Governo di centrosinistra erano stati recuperati i fondi. Ora di nuovo sono stati tolti, come abbiamo ribadito il aula durante il question time.

    Nel documento il Pd faceva presente che la Lombardia è la regione italiana con più vie navigabili (100 chilometri di coste navigabili, più di 200 porti turistici e 5 porti) e il servizio di navigazione lombardo in un anno trasporta 8,5 milioni di passeggeri, traghetta 700mila veicoli e le sue banchine commerciali trattano più di un milione di tonnellate di merci.

    Il Pd aveva anche rilevato che le disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ha stabilito una riduzione delle risorse destinate all’attività di Gestione governativa per la navigazione sui laghi di Garda, Como e Maggiore pari al 40% e che tale decisione comporterà un’importante contrazione dei servizi con conseguenze negative per l’occupazione e l’utenza a discapito dello sviluppo turistico e commerciale dei territori lacustri della Lombardia.

    La richiesta a Cattaneo era precisa: “Quali iniziative Regione Lombardia ha intrapreso dal 2009 aoggi presso il Governo affinché lo Stato proceda a trasferire alle regioni competenti il servizio pubblico di navigazione su Verbano, Lario e Benaco e nel frattempo assicuri le risorse necessarie all’attività della Gestione governativa per la navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como”.

    Ma la risposta dell’assessore è stata evasiva e non ha dato certezze. Terremo alta l’attenzione attraverso la richiesta, già da settimana prossima, di un’audizione sulla navigazione lacuale con i rappresentanti degli operatori turistici, dei sindacati, della Comunità del Garda e della Provincia di Brescia, sperando di avere risposte più convincenti

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    Acqua:riconfermata l’inopportunità della legge regionale

    L’ammissibilità del referendum sull’acqua riconferma l’inopportunità e l’inadeguatezza della legge regionale che PDL e Lega hanno voluto approvare a tutti i costi a fine dicembre. Inadeguata perché non contribuisce in alcun modo a migliorare il servizio idrico per i cittadini lombardi, un servizio che fino ad oggi è stato tra i più economici e qualitativi di tutta Europa, e perché sciogliendo consorzi e società e archiviando una gestione che aveva funzionato per decenni di fatto produce solo costi e ritardi. Inopportuna perché sarebbe bastato un po’ di buon senso per attendere pochi mesi fino ai due passaggi fondamentali – il pronunciamento della Corte costituzionale sul ricorso promosso dal Veneto e la celebrazione del referendum abrogativo – per decidere quale legge adottare. La cancellazione totale o parziale della legge nazionale porrebbe la Lombardia in una condizione imbarazzante, quella di dover profondamente cambiare una legge appena approvata.

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