Archivi del mese: giugno 2017

Il PD deve tornare ad essere il partito del coinvolgimento e del coraggio di cambiare

elezioni_comunali-442x200Legge elettorale che “salta” sulla buccia di banana volontariamente gettata da Grillo, elezioni qua e là per l’Europa di cui molti, disperatamente, cercano di appropriarsi o allontanarsi a secondo della convenienza, rinnovo amministrativo che al primo turno offre non pochi motivi di seria e profonda analisi.

Mi permetto di premettere due considerazioni e aggiungere qualche riflessione di prospettiva. Il cosiddetto “populismo”, termine che probabilmente sarebbe meglio eliminare dal nostro linguaggio politico, vive un momento di stallo, anzi sembra perdere quota in parte per la delusione dei cittadini verso chi se ne fa interprete, in parte perché la protesta torna a scegliere l’astensionismo. Ne sono dimostrazione le elezioni francesi, in parte quelle britanniche, certamente le nostre amministrative. Con la consapevolezza però che ogni riferimento diretto tra il voto di altri Paesi, Olanda un po’ di tempo fa, Francia ed Inghilterra in questi giorni, e la situazione italiana è perlomeno forzato. Come catalogare Macron, Corbyn o altri nei nostri contenitori? Come parametrare categorie come destra, sinistra, conservatori, progressisti, in culture politiche tanto diverse per origine, carta dei valori, storia?

Forse, più semplicemente, può essere utile cogliere alcuni messaggi provenienti dall’Europa e coniugarli in chiave italiana. La crisi del M5S alle amministrative, oltretutto il più delle volte in territori per loro non facili, non possiamo definirla come la crisi, o addirittura la fine, di quel movimento. In passato più volte si è commesso questo errore, pensiamo ai primi anni della Lega.

Saranno le future elezioni politiche a farci comprendere la loro tenuta e prospettiva di medio e lungo termine, la loro capacità di superare l’evidente e a tratti imbarazzante incapacità di dare rappresentanza in termini di persone e proposte, ad un sentire comunque ancora, se non ancor di più, presente nei cittadini. Non è attaccandoli che si risolve il problema, ma dando risposta alle domande di chi li vota.

Il centro destra dà prova di capacità e di ripresa. Dove si presenta unito, nascondendo sotto il tappeto tutte le tensioni e macroevidenti diversità di opinioni, raccoglie un inaspettato consenso. Questo lo porterà presto a riflettere su come dare consistenza a questa potenzialità, su quale leader, diverso dal passato – oramai superato – di Arcore e dallo scalmanato estremismo di Salvini. Di certo non ci si può continuamente cullare sulla mancanza di un loro leader davvero carismatico per pensare di sconfiggerli elettoralmente. La sinistra, o meglio il variegato mondo della sinistra italiana, dovrà pur uscire dal tentativo di appropriarsi di perlomeno stiracchiati riferimenti Esteri e costruire una proposta italiana, fondata su alcuni temi portanti che non siano il rancore, il risentimento e la voglia di “punire” il PD.

Già il PD, perché rimane questo il tema che più mi appassiona. Ha superato il profilo_pdmomento di disorientamento del risultato referendario con un congresso in due fasi che, al di là di ogni possibile sottolineatura critica, ha restituito in termini di partecipazione un risultato inaspettato, in termini di consenso al Matteo Renzi un poco più previsto, ma non scontato. Si trova di fronte all’impossibilità di aprire in Parlamento un confronto perlomeno rispettoso, se non condiviso, su riforme necessarie, come quella della Legge elettorale. Deve comprendere come costruire una proposta di Governo e verificare le possibili alleanze per le imminenti elezioni politiche.

Cosa fare. Smettere di farsi dettare l’agenda politica dagli altri. A volte si ha l’impressione che chi ha responsabilità il mattino legga la rassegna stampa e poi prenda posizione. Mi piacerebbe si iniziasse a prendere posizione e determinare la rassegna stampa del giorno dopo, non come controllo, ma come temi affrontati.

Tornare ad essere il partito che sa trasmettere coinvolgimento e coraggio di cambiare. Tra tutte le possibili analisi di quanto avvenuto nel nostro Paese negli ultimi anni, un dato emerge in modo evidente: come la conservazione si sia manifestata in modo forte, e in alcuni casi determinante, sotto varie forme e abbia saputo bloccare ogni vero tentativo di innovazione. A volte travestita della più dirompente delle novità. Tornare, o iniziare in modo diverso, ad affrontare la necessità di alcuni cambiamenti strutturali è fondamentale anche rispetto l’assetto istituzionale, bocciato dal referendum, ma non per questo meno bisognoso di essere rivisto. Farlo tenendo conto dell’esperienza, e degli errori commessi, è indispensabile.

Non possiamo permettere ad altri di interpretare il ruolo del Partito inclusivo, non possiamo rassegnarci a non riuscire a far sentire ai giovani – non solo quelli “dell’Università” -, ma anche quelli senza lavoro o che lavorano in fabbrica (si esistono ancora!) che ci occupiamo di loro, non possiamo non parlare al mondo produttivo parlando di innovazione, difesa della competitività, recupero delle tante peculiarità italiane che hanno determinato il nostro storico successo economico. Farlo significa selezionare una classe dirigente capace, propositiva, non semplicemente accondiscendente. Significa saper trasmettere la forza di una ritrovata unità interna, dove il dialogo dialettico si esaurisce in una proposta di sintesi, significa costruire alleanze. La prima con i cittadini, poi con le forze politiche che hanno l’ambizione di rappresentarli, ricordandoci e conservando quelle che sono le nostre idealità, le nostre linee guida, i nostri obiettivi.

Con questo spirito dobbiamo vivere i passaggi che abbiamo davanti, la scelta dei candidati, la stesura dei programmi, dal livello nazionale a quello regionale. Avendo a cuore il bene complessivo, la qualità della proposta, non certo il destino di questo o quel candidato.

Infine, se proprio si deve mutuare qualcosa dall’estero, mi permetto di suggerire al PD di appropriarsi del motto dei Labour inglesi, avere l’obiettivo di far diventare l’Italia “A country for the many, not the few”, un Paese per la gran parte, non per pochi (fortunati). Perché questa sì dovrebbe essere la visione del mondo che accumula tutte le forze popolari e progressiste d’Europa e del Mondo.

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Danni dopo la tromba d’aria, presentata una mozione urgente in Consiglio regionale

brescia-tromba-ariaDopo la tromba d’aria che si è abbattuta l’altro giorno su una parte del territorio bresciano, ho presentato una mozione urgente da discutere nella seduta del Consiglio regionale di martedì 13 giugno.

L’atto impegna la Giunta a richiedere al Governo, una volta ultimata la stima dei danni subiti dal settore agricolo (dalle infrastrutture pubbliche e dalle abitazioni civili), la dichiarazione dello stato di calamità naturale, oltre all’impegno a finanziare adeguatamente tutti gli interventi utili necessari. Inoltre, si chiede di verificare la possibilità di individuare, anche in occasione dell’assestamento di bilancio, eventuali risorse regionali aggiuntive da rendere disponibili per le province più colpite, allo scopo di sostenere gli interventi previsti dal Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura per tutte le aziende agricole che hanno subito danni irreversibili.

Nella mozione si spiega, infatti, chiaramente quanto successo solo poche ore fa in una zona della provincia di Brescia. Il territorio della Pianura padana, con particolare riferimento ai comuni di Leno e Montichiari, sono stati colpiti da eccezionali fenomeni temporaleschi, con trombe d’aria che hanno provocato gravi danni alle infrastrutture pubbliche e private, alle attività agricole e anche alle strutture religiose come nel caso di Milzanello. Ingenti danni si segnalano alle stalle e ai fabbricati a uso zootecnico per il ricovero per il fieno, ai campi di mais e orzo. Solo nel comune di Leno la prima conta, per il solo settore agricolo, ammonta a circa 2 milioni di euro.

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