Archivi del mese: maggio 2017

Il referendum di Maroni? Interessi personali e della Lega

maroni-firmaMaroni alla fine ha indetto un costoso referendum consultivo sul nulla. Nessuno infatti sa ancora su quali materie il governatore intenda chiedere maggiore autonomia.

Sta chiedendo ai lombardi un voto alla cieca, mentre parla solo di soldi, di fantomatici miliardi di euro che ogni giorno peraltro aumentano, nonostante il referendum non parli di risorse ma solo di competenze.

La novità è però che Maroni ha annunciato di voler fare l’election day con politiche e regionali. Ciò significa che intende dimettersi a breve, entro la pausa estiva, se vuole avere chances concrete di ottenere l’abbinamento tra il voto regionale e quello per le politiche. Si parla degli interessi dei cittadini? Io credo si parli soprattutto degli interessi di Maroni e della Lega.

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25 anni fa la strage di Capaci. Qualcosa è stato fatto, molto rimane da fare

Vi propongo il mio intervento dedicato al ricordo di Falcone e Borsellino nell’Aula del Consiglio regionale in occasione del 25esimo anniversario della strage di Capaci. 

falcone borsellinoSono 25 anni da quel 23 maggio 1992, quando con un attentato senza precedenti nel mondo, cosa nostra assassinava Giovanni Falcone e sua moglie Francesca, Rocco, Vito e Antonio, la sua scorta. Veniva colpito uno dei simboli della lotta alla mafia, il magistrato che con paolo borsellino, assassinato meno di due mesi dopo, il 19 luglio, rappresentava la speranza di riscatto e di vittoria della Sicilia onesta. Veniva assassinato con la stessa manifestazione di forza con la quale quasi dieci anni prima veniva trucidato Rocco Chinnici, ideatore del pool antimafia.

Grande fu il senso di sconforto che seguì quel giorno. Una Palermo attonita, una regione sconvolta, un paese, l’Italia, forse per la prima volta messo duramente di fronte alla forza della mafia. Gli echi internazionali non furono da meno, dando una chiara lettura di una sconfitta dello stato. Non è un  caso che nella sede dell’Fbi, a New York, vi sia un busto di Falcone.

In questi 25 anni tante cose sono mutate, lo sconforto ha saputo trasformarsi in sdegno, lo sdegno in reazione. Molto è cambiato nella magistratura, dove il metodo del pool antimafia, a suo tempo fortemente avversato, è diventato il modo sistemico di combattere la mafia. Molto è cambiato nella società dove dal mondo della scuola, a quello delle associazioni, dal mondo dell’impresa a quello del lavoro è cresciuta la voglia di conoscere, approfondire, contrastare. Qualcosa è mutato nella politica dove la sottovalutazione, più o meno consapevole, se non la negazione, della mafia, ha lasciato il posto ad una crescente presa di coscienza e attività di contrasto.

Anche da noi, al nord, in Lombardia. Come sia presente la mafia ci è oramai dimostrato dalla storia degli ultimi 70 anni, dai sequestri di persona alla presenza nella grande distribuzione, per citare una delle prime e una delle  ultime attività investigative e in mezzo ci sta molto altro.

Qualcosa è stato fatto, molto rimane da fare. E va fatto in fretta, in modo scientifico, determinato, con la capacità  di prevenire, di leggere quali sono e saranno gli scenari futuri dell’attività mafiosa. Il reinvestimento di capitale illecito, la penetrazione nel tessuto socio-economico sono la nuova frontiera sulla quale misurarci. Seguire il flusso dei soldi, come il pool ci ha insegnato rimane il metodo da seguire,

Con un avvertimento, falcone ricordava che “….si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perchè si è privi di sostegno.”

Il giornalista Mario Pirani paragonava Giovanni Falcone all’eroe di cent’anni di solitudine, Aureliano Buendia, che “..dette trentadue battaglie e le perdette tutte…”.

Ma a perderle non è stato Falcone, come non lo è stato chi venne ammazzato prima, assieme  e dopo di lui. Ha perderle siamo stati tutti noi. È tempo di rimediare e definitivamente a quelle sconfitte, di restituire a Falcone il senso non della sua morte, ma della sua vita. A ciascuno il proprio compito, la propria responsabilità, la propria scelta. Il ricordo di Falcone, di Francesca, di Vito, di Antonio, di Rocco non sia per noi i dieci minuti  di inizio seduta di una data della triste storia recente d’Italia, sia sempre di più  un modo di fare leggi e regolamenti, di scegliere, di interpretare la politica e il ruolo istituzionale che ci è stato consegnato. Con quello “spirito di servizio” che evocava falcone quando   gli veniva chiesto chi glielo faceva fare.

Quel servizio richiamato dall’art. 54 della nostra costituzione, quel servizio che altro non è che amore per la libertà, la democrazia, la giustizia.

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Dove c’è mafia non c’è libero mercato e libera concorrenza

mafiaQuanto avvenuto in queste ore  – 15 misure cautelari e 2 fermi tra Milano e Sicilia che hanno coinvolto una società di grande distribuzione a capitale tedesco e una società di vigilanza – deve portarci a riflettere ancora una volta sulla pericolosità della mafia in territorio lombardo.

Innanzitutto su un radicamento sempre più evidente nel tessuto economico, quale nuova frontiera sulla quale contrastare la mafia, inoltre su scenari sempre più internazionali, come dimostra il caso odierno.

È necessario attivare misure di prevenzione e controllo da parte delle realtà associative e istituzionali da affiancare all’ottimo lavoro svolto dalle autorità di pubblica sicurezza e della magistratura che, ancora una volta, fedeli alle indicazioni di Falcone, ‘seguendo i flussi finanziari’, hanno ancora una volta conseguito un importante risultato sul contrasto alla mafia.

Ora è necessario capire cosa fare di concreto e lo sforzo da compiere a livello legislativo, compreso quello europeo, che deve uscire dalla superficiale inconsapevolezza che da troppo tempo lo caratterizza, e a livello operativo, dove associazioni di categoria, mondo del lavoro, amministrazioni pubbliche e “sensibilità pubblica” devono fare massa critica, isolare il malaffare e i suoi capitali, espellerlo dal tessuto socio-economico lombardo.

In gioco c’è non solo il nostro tasso di legalità, ma anche la nostra reale competitività e libertà. Dove c’è mafia non c’è libero mercato, non c’è libera concorrenza, non c’è premialità di merito e impegno. Non dimentichiamolo.

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Caserma Serini: serve collaborazione, non becera propaganda

caserma serini-2L’accordo siglato mercoledì sull’utilizzo della caserma Serini ha l’obiettivo di sfruttare bene le caratteristiche di quella struttura, in modo ben diverso da quanto una becera propaganda ha cercato di far passare.

Da un lato Regione Lombardia ha condiviso una soluzione con il presidente Maroni – che tra l’altro a suo tempo aveva voluto da ministro dell’Interno – dall’altro, per bocca del suo assessore Bordonali, ha preferito utilizzare il tema per suscitare paure e tentare di raccogliere facili consensi.

La serietà del ministro Minniti ha ricondotto il confronto ad un corretto dialogo istituzionale.

La strada che è necessario percorrere su temi tanto delicati è quella della collaborazione di tutti i livelli istituzionali. Ciò è avvenuto tra l’amministrazione comunale e il ministero degli Interni, speriamo che d’ora in poi valga anche per gli altri livelli istituzionali.

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Fondazione Richiedei, chiediamo chiarezza sui progetti

richiedeiIn Consiglio regionale ho chiesto all’assessore alla Sanità Gallera di chiarire in Aula il progetto di valorizzazione del patrimonio professionale, strutturale e strumentale della Fondazione Richiedei di Gussago. È un presidio ospedaliero con un ruolo fondamentale nel territorio bresciano.

IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE SULLA FONDAZIONE RICHIEDEI

Ho sollecitato l’assessore affinché le tante ipotesi di trasformazione del presidio si traducano velocemente in realtà senza perdere tempo e professionalità. C’è il rischio di un esubero di 70 lavoratori stando alle comunicazioni formali da parte della Fondazione. È necessario portare individuare chiaramente Richiedei come sede di un POT dell’ASST di Brescia.

L’assessore ha assicurato l’avanzamento di un progetto innovativo che verrà portato avanti con la logica della prossimità e dell’integrazione con gli Spedali Civili.

Mi aspetto che già nelle prossime settimane si possano aprire tavoli di confronto sui servizi erogati in risposta a pazienti, lavoratori e territori, senza mortificare competenze o depauperare l’offerta.

Siamo i primi a credere nell’integrazione ospedale-territorio: vigilerò affinché il processo si compia quanto prima.

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