Archivi del mese: aprile 2017

Il terzo tempo

rugby-673453_1920Chiunque conosca il rugby lo sa. Non c’è campo di rugby dove, finita la partita, le due squadre che si sono fronteggiate non si ritrovino a festeggiare insieme. E lì si superano gli scontri avvenuti in campo, i colpi ricevuti e dati, anche quelli, ahimè più o meno consapevolmente, irregolari.

Forse è per questo che attorno al rugby non vi sono particolari polemiche del dopo partita, gli arbitri non sono oggetto di feroci critiche o malefiche moviole. Così come i tifosi non organizzano un pre, dopo, se non “durante”, partita di scontri e tafferugli, che senso avrebbero sapendo che i rispettivi eroi festeggeranno insieme?

Ecco domenica ci aspettano le primarie, sfida difficile in questo tempo di politica senza pensiero e senza popolo. Facciamo un ultimo sforzo per coinvolgere più persone possibile, promettendo loro due cose:
- che continueremo a coinvolgerle anche dopo il 30 aprile
- che nel PD, finita la partita, tutti vivranno un terzo tempo dove ad alzarsi saranno le caraffe della lealtà, dell’ascolto, dell’unità. Perché un Partito è innanzi una Comunità di persone che si confrontano, che competono, ma che poi si ritrovano insieme.

Domenica partecipiamo e facciamo partecipare al voto. Io darò la mia preferenza a Renzi, lo ritengo il più adatto alle sfide che ci aspettano, il più capace di rappresentare quello sforzo coraggioso di cambiamento tanto necessario.

Ma quello che aspetto è il terzo tempo, per poter ritrovarmi, comunque vada, a lavorare insieme e più che mai uniti. Lo dobbiamo ai cittadini, lo dobbiamo a noi stessi!
Che bello sport é il rugby!

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Sì a più autonomia, no a un referendum inutile e costoso

maroniIn questi giorni si è ripresa la discussione sul referendum per chiedere più autonomia in Lombardo e Veneto. La data indicata è il 22 ottobre.

46 milioni di eruo la spesa stimata per la Lombardia, cifra non banale, ma, come sempre, se spesa per cambiare, in meglio, la situazione. Ma è qui che casca il referendum.

Questo è il testo del quesito referendario: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

Dovremmo spendere 46 milioni di euro per chiedere a lombarde e lombardi se Regione Lombardia può chiedere al Governo di sedersi e discutere con il Governo di una maggior autonomia? Oltretutto basando la richiesta su un articolo della Costituzione a suo tempo avversato dalla Lega e dal centro-destra in Parlamento e nelle piazze?

Totò direbbe “…ma mi faccia il piacere…” accompagnato da un evidente “…e io pago!”.
Ora vorrei dire a chi Governa Regione Lombardia che non c’è bisogno di spendere tutti quei soldi per sapere quello che già tutti sanno: sì, siamo d’accordo, fallo!

Perché è da tempo che tutti chiediamo che venga aperto questo serio confronto, il Governo. Nei giorni scorsi il Ministro Martina ha più volte dato ampia disponibilità a farlo.

Tutto il Pd lombardo è disponibile a sostenere la richiesta. E allora? Forse perché chi guida la Regione non sa tradurre una rivendicazione in una richiesta precisa e articolata che metta in fila cosa si vuole e come?

Chi ora inneggia all’autonomia per anni ha governato a Roma e Milano contemporaneamente senza combinare nulla al riguardo, tranne qualche manifesto con uova e galline.

Di certo non si può permettere che ancora una volta un tema delicato come il rilancio del regionalismo - che può significare abbattimento della burocrazia, eliminazioni delle doppie competenze istituzionali, maggior efficienza della pubblica amministrazione, maggiori risorse per i territori -, finisca per essere usato per pura propaganda elettorale, oltretutto “a carico” dei cittadini lombardi.

Apriamo da subito il confronto, facciamolo in modo serio e nel merito. Il PD lombardo, composto da tanti esponenti che vivono sul territorio, c’è, anche perché è ora di andare oltre il federalismo delle false promesse per giungere ad un regionalismo solidale, più che mai necessario all’Italia.

Il presidente Maroni, al quale riconosco una serietà sconosciuta al segretario del suo partito, ha già sperimentato in più occasioni (ultimo esempio il patto per la Lombardia) la reale volontà del Governo di mettere in campo azioni concrete e utili ai cittadini lombardi, si liberi da condizionamenti di parte, da facili strumentalizzazioni ideologiche, interpreti in modo responsabile il ruolo che gli è stato consegnato!

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Servizi per la tossicodipendenza, servono misure integrate e non frammentate

dipendenzaIn Consiglio regionale abbiamo affrontato il tema degli Smi, ovvero i Servizi Multidisciplinari Integrati che, insieme ai SERT pubblici, hanno il compito di occuparsi del contrasto alle dipendenze e della presa in carico dei soggetti affetti da tossicodipendenza.

In Aula è stata discussa e votata (con l’astensione del Partito Democratico) una risoluzione per sostenere queste realtà.
Come PD abbiamo chiesto, con una serie di emendamenti, di affrontare il tema in maniera integrata e non frammentata, proprio nello spirito di una risposta omogenea sui territori.

Condividiamo infatti la necessità di potenziare e sostenere con maggiori risorse questo importante servizio, ma crediamo sia necessario che integrarlo con le altre iniziative esistenti sui nostri territori.
Si tratta di tenere conto sia dei servizi pubblici che di quelli privati proprio per dare la risposta migliore possibile ai problemi della tossicodipendenza, dato che pubblico e privato sono due gambe dello stesso servizio. In tutto si stratta di 84 SERT e 10 SMI accreditati.

Troviamo quindi inutile, a maggior ragione in un contesto di difficoltà economica, dare risposte parziali rimandando a una successiva risoluzione il riferimento alla rete dei SERT, Il nodo avrebbe potuto essere affrontato nello stesso atto d’indirizzo alla Giunta che abbiamo votato in Aula. Ancora una volta si procede “a spezzatino” e si sprecano occasioni.

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