Archivi del mese: febbraio 2017

Orgogliosamente in campo, facendo tesoro degli errori commessi e delle tante speranze suscitate

“IL SUCCESSO NON È DEFINITIVO, IL FALLIMENTO NON È FATALE: CIÒ CHE CONTA È IL CORAGGIO DI ANDARE AVANTI.”
W. Churchill

pallonicini_pdSconforto. È forse il sentimento che più si sente nel PD. Passare nel giro di poco tempo da un vento di crescente consenso ad una desolante resa dei conti suscita un giudizio negativo nel cittadino elettore. Pensiamo allora cosa genera in chi nel PD si è impegnato e si impegna, lo rappresenta nelle sedi istituzionali, lo ha vissuto come una grande speranza.
Ora si è davanti ad un bivio, forse alla scelta definitiva, che non tutti, al momento della nascita del partito, aveva convintamente fatto.

La cultura cattolico democratica è arrivata pronta all’appuntamento, dopo aver attraversato passaggi radicali che hanno costretto a scegliere da che parte stare: la fine della DC, il ponte del PPI, la nascita della Margherita ed infine la costituzione del PD.
Altre culture, penso a quella socialista o quella ambientalista, sono confluite dentro il PD facendo un analogo percorso. Stessa cosa è successa per tanti militanti provenienti dai Democratici di Sinistra che hanno compiuto questo cammino in maniera convinta (il discorso di Walter Veltroni al Lingotto ne è testimonianza limpida).

Nella componente più a sinistra dei DS, invece, lo stesso processo non è avvenuto. Si è sviluppato un certo fermento – Rimini ci ha mostrato in questi giorni quanto ancora in evoluzione -, ma un nocciolo duro di quel mondo è ed è rimasto nel PD, con il continuo e reiterato tentativo di ricondurre il nuovo soggetto ad una filiera consolidata che trova la sua origine nel PCI e la dura evoluzione nel PDS, poi DS.

Tutto ha retto fino all’irruzione di Renzi che, al netto di ogni giudizio, ha rappresentato un momento, o meglio il momento, di rottura con il passato. Ed ecco che in maniera palese si è manifestata non solo l’incapacità di un intero gruppo di classe dirigente di accettare di essere minoranza nel partito – guidato per la prima volta da chi percepisce come “altro” -, ma ancor di più per alcuni all’impreparazione ad affrontare le sfide della modernità, ancorata com’è a schemi, letture, idee, persino linguaggi, di un tempo che non c’è più.

È questo il motivo della rottura, non certo la reazione verso la più o meno vera arroganza di un segretario, Renzi, che in ogni caso rischia di passare per un esempio di umiltà se messo a confronto con la protervia di un D’Alema, o le scelte di governo, tutte votate e sostenute fino a quando qualcuno ha deciso di costruire la “PDEXIT”.

Ecco perché sono dispiaciuto che un gruppo di generali e colonnelli se ne vada, ma sono molto più interessato a capire se questa soluzione può diventare una opportunità per il PD.
Questa continua azione di logoramento, che dal risultato delle elezioni europee ha caratterizzato l’azione della cosiddetta minoranza interna, rischia di avere come unico sbocco il consegnare il Governo del Paese ai populismi emergenti, con buona pace della difesa dei valori e dei principi della sinistra.

Ecco che allora la sfida, quella decisiva, che il PD ha di fronte non può che essere colta con la necessaria determinazione e la massima consapevolezza. Partendo dai motivi che hanno fatto nascere il PD: dar vita ad un soggetto politico di centro sinistra che sapesse parlare alla società del presente e del futuro in termini di giustizia e solidarietà sociale, mediando fra interessi contrastanti, capace di guardare ad un’ Europa sempre più dei popoli quale strumento di equilibrio e pacificazione internazionale.

Con il conseguente necessario cambiamento di un modello Paese, quello italiano, oramai del tutto inadeguato. Su questo comunità per comunità, circolo per circolo, iscritto per iscritto, simpatizzante per simpatizzante, cittadino per cittadino, dobbiamo sviluppare il confronto congressuale, preparare la difficilissima sfida elettorale. Ognuno sostenga il candidato segretario che ritiene più adeguato all’impresa, ma sia chiaro senza lasciare spazio a chi vive di nostalgia verso un passato, migliore solo nella narrazione che pretende di farne.

Quindi orgogliosamente in campo, facendo tesoro dei tanti errori commessi, ma anche delle tante speranze suscitate, consapevoli di alcune fragilità, ma anche delle indubbie e di gran lunga superiori potenzialità. Capaci di rispondere a chi punta il dito contro di noi nascondendo la mano che vergognosamente ha scritto tanti fallimenti della nostra storia recente. Forti della proposta di un modello di stare insieme che, a chi predica odio e separazione, contrappone la necessità del rigore della giustizia e della legalità, ma anche la straordinaria forza della solidarietà.

Su questa base va rilanciato il progetto politico del PD e la sua capacità di costruite, anche con chi lo ha recentemente abbandonato, alleanze e programmi capaci di competere per la guida del Paese.

ENTUSIASMO ed IMPEGNO devono tornare ad essere i sentimenti che il PD sente propri e che riesce a trasmettere!

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Disagi Poste, serve un incontro con i vertici per trovare una soluzione

posteSu tutto il territorio lombardo le cose sono andate man mano peggiorando: il caos di Poste italiane sta coinvolgendo sempre più province ed è molto sentito anche nel bresciano. Il rischio è di portare al collasso l’intero sistema.

A seguito delle ultime notizie di cronaca – dalle quali emergerebbe un aumento dei disguidi e delle segnalazioni per le mancate consegne, con proteste da parte degli utenti – chiediamo chiarimenti al sottosegretario alle Riforme istituzionali, agli enti locali, alle sedi territoriali e alla programmazione Nava.

Da mesi sta seguendo la partita e, a nostra volta, ci attiviamo per richiedere al più presto un incontro con i vertici di Poste italiane per fare il punto su una situazione che ci sembra sia ormai sfuggita di mano.

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