Archivi del mese: aprile 2016

“Non era lui ad avercela con la mafia, ma la mafia ad avercela con lui”

la torre30 aprile 1982. A Palermo viene assassinato, assieme a Rosario Di Salvo, PIO LA TORRE.

Al suo impegno dobbiamo la Legge Rognoni-La Torre, la 646 del 13 dicembre 1982, strumento di straordinaria efficacia nel contrasto alla mafia.
La storia di Pio La Torre è l’ennesimo esempio di chi è stato lasciato in gran solitudine nel contrastare in modo vero, con quotidiana testimonianza, con iniziative giudiziarie e proposte di Legge, la mafia. Celebrato dopo essere stato assassinato, sopportato, se non ostacolato, mentre da vivo combatteva. La sua è la Storia simile a quella di Dalla Chiesa, di Falcone, di Borsellino, di tanti altri lasciati morire ammazzati in sostanziale solitudine.

Questo è ciò che più mi indigna, che mi lascia sempre più distante da una certa convegnistica antimafiosa, da una certa spettacolarizzazione del tema fine a se stessa, dalle tante importanti e roboanti frasi, a volte anche capaci di suscitare forti emozioni, ma nulla più. E’ tempo di parole forti, non suadenti, di iniziative concrete, non proclami. Soprattutto è tempo di testimonianze condivise.

La Legge Rognoni-La Torre ne è un esempio. Va attuata fino in fondo, troppi sono i ritardi e le difficoltà, troppo il tempo che passa dalla confisca al riutilizzo dei beni, ancora più complesso il tema delle imprese. In Commissione stiamo lavorando a proposte serie e concrete, per contribuire a farlo, nostro dovere è portarle a termine. Un modo per ricordare in modo degno Pio La Torre, un modo, insieme a tanti altri, per non lasciare solo chi, anche adesso, è essere in prima linea a combattere un male assoluto come la mafia e che deve sentire ogni momento attorno a se la protezione e la partecipazioni di tutti noi. E’ la mafia che va individuata, isolata, distrutta.

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Riflessioni sull’intervista a Piercamillo Davigo

davigoQuante polemiche sulle dichiarazioni di Piercamillo Davigo, neo presidente dell’Anm (Associazione nazionale magistrati). Sulla sua intervista al Corriere della Sera si è detto e scritto di tutto, a volte con merito, a volte dando l’impressione di non aver letto quanto da lui detto.

Personalmente trovo le sue affermazioni, o meglio l’intervista volendo estendere l’opinione non solo alle risposte ma anche alle domande, condivisibili solo parzialmente. Se infatti è evidente che il quadro di corruttela rispetto alla stagione di tangentopoli non è certo mutato, la lettura di quegli anni e il giudizio in ogni caso “generalizzato” che ne esce, penso siano forzati e non del tutto obbiettivi.

Le indagini degli anni ’90 misero a nudo un malcostume che era noto a buona parte della politica che “contava”, ma che difficilmente poteva essere sconosciuto a tutto il resto del mondo. La vicenda du Mario Chiesa non svelò un misfatto nascosto, semplicemente offrì l’occasione di intervenire in considerazione dell’involuzione e disfacimento che oramai avevano indebolito il sistema politico. La conseguenza fu l’annientamento di alcune forze (in alcuni casi avvenuto in modo per quanto possibile “dignitoso”, come dimenticare l’austero ruolo di Martinazzoli?), in altri rinunciando alla propria storia (si pensi al trasloco nel centro destra dei presunti interpreti dell’ideale socialista). Lasciando, ne rimango convinto, non del tutto completato il lavoro.

Connivenze fra una parte politica e alcune fonti di finanziamento, più o meno lecite, rimangono politicamente opache. Di questa mancanza di pulizia ancora oggi se ne portano serie conseguenze dove fondazioni, intromissioni fra politica e mondi socioeconomici, appesantiscono non poco la credibilità del centro sinistra. Ma dopo quella stagione cosa è cambiato? Poco o nulla, anzi forse la situazione è peggiorata, sostiene Davigo. Come dargli torto?
Si pensi solo alle vicende di Regione Lombardia degli ultimi anni: l’unico rischio è dimenticare qualche indagine o arresto, vista la consistenza. Perché é avvento questo?

Principalmente per il sentimento dell’opinione pubblica che presto archiviò la stagione dell’indignazione per ricadere nel vecchio vizio di assecondare la mala politica, complice, non va dimenticato anche il comportamento di alcuni protagonisti di tangentopoli. Il passaggio in politica di alcuni magistrati, rivelatisi poi incapaci o peggio ancora “non diversi” dagli altri, l’eccessivo protagonismo di altri, hanno infine dato un forte contributo.

La necessità ora è però non ricadere nei meccanismi del passato, avvalorando, se non direttamente, ma anche solo indirettamente, la tesi che la politica è corrotta, senza distinguo. Che in politica vi sia tanta corruzione è vero. Che spetti alla politica – che continuo a voler pensare in gran maggioranza onesta – ripulire se stessa, cacciando a pedate corrotti e omertosi, è ancora più vero. Ciascuno faccia la propria parte, ogni partito lavori al proprio interno senza cadere nella ridicola gara nel contare gli inquisiti altrui.
La magistratura sia messa in condizione di lavorare al meglio, con strumenti legislativi adeguati alla sfida che le si chiede, individuare e colpire i corrotti. Lo faccia però con indagini, processi, sentenze, rivendicando e difendendo la propria indipendenza innanzi tutto astenendosi dall’invadere quella altrui.

Detto questo rimane ovviamente immutata la stima e la riconoscenza verso il dottor Davigo, rifuggendo e ritenendo sbagliata qualsiasi polemica fra politica e magistratura. L’indipendenza fra i poteri dello Stato altro non è che una garanzia per concretizzare e difendere quanto espresso nei valori della prima parte della nostra Carta Costituzionale, quanto mai attuali nella loro straordinaria profondità. Valori, troppo spesso, traditi.

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Fattore di pressione e Montichiari: il Consiglio di Stato ci ha dato ragione

montichiariSu Montichiari il Consiglio di Stato ci ha dato ragione: reintroducendo di fatto l’esecutività del fattore di pressione delle discariche, impedisce che venga realizzato un ennesimo sito. (La mozione che avevo presentato: leggi qui per saperne di più)

La nostra mozione sosteneva Regione Lombardia nella sua ferma opposizione a qualsiasi decisione che togliesse la possibilità di definire se un territorio è già sufficientemente “pressato” da servitù, come era accaduto con il Tar proprio nel caso di Montichiari. Il Consiglio di Stato ci ha dato pienamente ragione. E non poteva essere altrimenti.

Infatti l’istituzione e la regolamentazione del fattore di pressione per le discariche si sono resi necessari come linea guida per una corretta e sostenibile pianificazione di settore, rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini. In particolare, il fattore si è reso indispensabile per alcuni territori regionali che vedono una pericolosa concentrazione di impianti e opere con pesanti impatti ambientali, sinergie e rischi di accumulo di possibili inquinamenti.

Il caso di Montichiari è emblematico, ma ora varrà una volta per tutte in ogni altra situazione analoga, almeno per quanto riguarda la Lombardia.

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Trasporto ferroviario, in gioco c’è la qualità del servizio

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Ecco il testo della mozione presentata oggi in Consiglio Regionale sul tema trasporto ferroviario. Io sono il primo firmatario.
In gioco c’è la qualità del servizio che ogni mattina lavoratori, studenti, cittadini quotidianamente utilizzano. Trenitalia, Regione Lombardia devono attivarsi, trovare soluzioni, migliorare il servizio, favorire un sempre maggior utilizzo del treno e un sempre minor uso dei mezzi su gomma.
Questo significa progresso; questo significa migliorare la qualità della nostra vita; questo significa rispettare i diritti dei cittadini.

IL TESTO DELLA MOZIONE

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