È dal cambiamento che si parte per attaccare e sconfiggere la mafia

mafiaIl caso di Quarto e della Sindaco M5S Rosa Capuozzo fa riflettere, e molto, sulla capacità della malavita organizzata di infiltrarsi nelle istituzioni, adattarsi – meglio di un camaleonte – alle nuove situazioni, alle opportunità che via via le si presentano.

C’è anche una considerazione politica generale da fare come premessa. Il M5S, i suoi massimi esponenti nazionali, dai guru agli eletti, hanno mostrato nella vicenda una imbarazzante somiglianza alla peggio politica già vista. “Non sapevamo”, “aspettiamo la fine delle indagini”, “gli altri partiti (fra tutti ovviamente il PD) ha molti più indagati di noi”, ovviamente in questo caso rinunciando ad un minimo di comparazione matematica fra ruoli ricoperti e situazioni imbarazzanti che li vedrebbe in grande difficoltà, fino alle espulsioni democratiche decise da….. chi eletto non è in nessun modo, ma semplicemente rappresenta la massima autorità.

Vagamente il metodo ricorda l’Iran degli ayatollah. La cosa, oltre che far riflettere sulla effettiva capacità di “diversità” di questo gruppo dirigente, dovrebbe innanzi tutto indignare quanti nel M5S hanno visto e vedono una seria opportunità per cambiare il modo di concepire la politica nel nostro Paese, facendo dei tema della trasparenza, della lotta alla corruzione e alla malavita organizzata punti essenziali. È la stragrande maggioranza dei militanti e dei sostenitori di questo Movimento che deve però superare l’idea di avere l’esclusiva dell’impresa. Anche in altri Partiti c’è chi si impegna, e molto.

Ma il problema è e rimane soprattutto un altro. Ancora una volta la mafia ha dimostrato come riesce a raggiungere i suoi obiettivi, a controllare territori e persone. E allora la politica invece che avventurarsi in un inutile, quanto controproducente, duello tra chi è meno mafioso dell’altro, dovrebbe darsi in tempi rapidi regole condivise, codici comportamentali, metodi di selezione ed espulsione della propria classe dirigente, sempre più condivisi e da tutti riconosciuti. Senza doppie morali a seconda di a chi capita, senza interpretazioni diverse, senza trasformare in lotta politica le legittime sentenze dei tribunali. Questo non significa perdere di vista il principio sacrosanto che ogni persona è da considerarsi innocente fino a che non viene definitivamente condannata. Significa semplicemente riaffermare che dedicarsi alla gestione della cosa comune implica un di più di assunzione di responsabilità e che chi si mette a disposizione deve farsene carico. La difesa dell’istituzione viene prima. Ovvio che ci vuole il controllo, ovvio che bisogna impedire che la diffamazione diventi un metodo per sconfiggere l’avversario politico. Basterebbe introdurre una qualche regola, e pena in più, verso chiunque pratichi questi percorsi e forse qualche risultato si otterrebbe.

Per il PD – lasciando a se stesso chi nel M5S pensa di difendere se stesso parlando degli altri – in quanto maggior partito italiano e determinante forza alla guida del Paese, la questione della lotta alla Mafia e alla Corruzione deve diventare uno dei punti principali dell’azione di Governo, al pari delle riforme. Va affrontata con determinazione, con fermezza, coinvolgendo ogni forza politica realmente disponibile non ad operazioni di facciata, di pura convegnistica o propaganda, ma di azione concreta che si sviluppa dalle aule parlamentari fino ai consigli comunali. Va fatto con la schiena dritta, senza timore di denunciare le proprie difficoltà da analizzare e superare, ma anche rigettando le tante lezioni che molti cattivi maestri ogni giorno cercano di dargli.

Sulla divisione della politica, sul rimpallo di responsabilità di chi è il peggiore, la mafia ha trovato negli anni un humus particolarmente adatto al proprio consolidamento. È da questo cambiamento che bisogna partire per attaccarla e sconfiggerla definitivamente.

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