Archivi del mese: gennaio 2016

La famiglia è un valore universale per tutti

famigliaLe manifestazioni hanno generalmente un duplice scopo, sostenere un’iniziativa o protestare contro un’iniziativa. Quella a Roma, il Family Day, è un’occasione del tutto anomala: si usa un argomento, la Famiglia, facendo pensare ad un corteo a suo favore, di fatto si é via via ridotta ad una sfilata CONTRO le Unioni Civili.

Penso sia in atto una duplice strumentalizzazione. La prima è il tentativo di alcuni di ergersi  a paladini dell’idea cattolica della famiglia. Molti promotori, cominciando dai più mediaticamente esposti, dovrebbero riflettere sulle loro esperienze personali, prima di farlo. Non intendo esprimere alcun giudizio, ma respingere prediche – da chi tuttalpiù dovrebbe essere “penitente” – sì. A tal proposito consiglio un veloce ripasso del Catechismo.

La seconda, di certo la più grave, l’uso strumentalmente della famiglia contro un processo legislativo in corso. La famiglia è un valore universale per tutti. Un patrimonio valoriale da difendere, sostenere, proteggere. Essere per la famiglia significa prevedere interventi a favore di quelle numerose, garantire ai figli di tutte le famiglie le stesse opportunità, così come a tutte le madri, aiutare quelle con persone e/o anziani in difficoltà. Questo vuol dire prevedere interventi su temi concreti come i trasporti, la scuola, la cultura, la sanità, lo sport, il lavoro,  la politica della casa e tanto altro ancora.

È per questo che sabato si sfilerà? Temo di no. A chi però in piazza andrà pensando  di farlo in favore della famiglia, dico che da lunedì, anzi da stamattina, mi troverà disponibile a lavorare per  interventi concreti, senza bisogno di strumentalizzare Gonfaloni, seduto istituzionali, ma soprattutto rispettando ogni forma di affetto e desiderio delle persone di volersi bene.

È tempo per la politica, e per chi la fa, di lavorare per affrontare e cercare di risolvere i tanti problemi che i cittadini ogni mattina devono affrontare, confrontarsi seriamente su questo, non continuare a “sopravvivere” seminando divisioni, scontri, molte volte fra persone che vivono, sia pur in forma diversa, le stesse difficoltà, gli stessi bisogni, le stesse speranze, lo stesso desiderio di poter volersi bene.

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Montichiari e non solo, pronta la mozione PD per chiedere chiarimenti

montichiariHo presentato una mozione in Consiglio regionale sul caso Montichiari. La sentenza del Tar lombardo, infatti, accoglie il ricorso della Società Edilquattro srl contro la Regione Lombardia e la Provincia di Brescia. Sentenza che assume come illegittima la previsione, nell’ambito del Programma regionale di gestione dei rifiuti, dell’istituzione e della regolamentazione del fattore di pressione per le discariche. (Foto tratta da QuiBrescia)

Il Pd ha sempre presidiato i temi dell’ambiente, in particolare delle discariche e delle cave trasformate in discarica e da anni seguiamo da vicino il caso Montichiari, sotto tutti i suoi aspetti. L’istituzione e la regolamentazione del fattore si sono resi necessari come linea guida per una corretta e sostenibile pianificazione di settore, rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini. In particolare, il fattore di pressione per le discariche si è reso indispensabile per alcuni territori regionali che vedono una pericolosa concentrazione di impianti e opere con pesanti impatti ambientali, sinergie e rischi di accumulo di possibili inquinamenti”.

Ecco perché la mozione impegna la Giunta a difendere in ogni sede l’istituzione e la regolamentazione, come atto di corretta e sostenibile pianificazione, del fattore di pressione delle discariche e ad attivarsi presso il Ministero dell’Ambiente al fine di prevedere il fattore di pressione delle discariche nella normativa nazionale nel settore della pianificazione e gestione dei rifiuti.

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Luci sulla città

familyLa luce serve ad illuminare, fare chiarezza. Regione Lombardia è riuscita a trasformarla in un simbolo di oscurantismo. Vergognoso infatti l’uso che si è fatto, da chi amministra Regione Lombardia, della sede istituzionale entrando in modo scorretto nel dibattito in corso sul tema unioni civili, illuminando il Palazzo Pirelli con la scritta “Family Day“.

Ancora una volta si è deciso di strumentalizzare un tema delicato come la famiglia per sostenere posizioni politiche di parte dimostrando l’assoluta mancanza di rispetto delle istituzioni e l’incapacità a sostenere un civile e rispettoso confronto. La sede regionale è di tutte le lombarde e di tutti i lombardi, deve essere capace di rappresentarli, le diverse posizioni si devono esprimere nei dibattiti, non nelle forzature ridicole come quella messa in scena. Mi auguro che a breve il Parlamento approvi la legge sulle unioni civili, superando anni di imbarazzante ritardo per il nostro Paese.

Come mi auguro che si sappiano adottare presto, cominciando da Regione Lombardia, politiche davvero in favore della famiglia, garantendo servizi, pari opportunità e sicurezza sociale. Per me parlare di famiglia significa fare interventi a favore dei figli, dei genitori senza lavoro, delle donne spesso discriminate, degli anziani in difficoltà. Non usarle per coprire un vuoto legislativo e di pensiero e contro forme di affetto e il desiderio di vederle riconosciute, come colpevolmente Regione Lombardia ha fatto, pensando di cavarsela accendendo qualche luce.

Sia chiaro, la luce del mio ufficio sarà sempre accesa in difesa dei diritti di tutti, senza distinzione e senza discriminazioni. Penso sia questo il dovere di chiunque è eletto nelle istituzioni.

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Vittime di usura, ecco il bando regionale per sostenerle

usuraParlare di usura significa parlare di drammi che si consumano anche nei nostri territori. Molte volte il reato è legato a organizzazioni mafiose. Individuare, condannare i colpevoli, estirpare definitivamente questo fenomeno é una massima urgenza. Essere vicini alle vittime un dovere istituzionale

Bando per l’assegnazione di finanziamenti per interventi in favore delle vittime del reato di usura (Decreto n. 11266 del 2 dicembre 2013)
Finalità: favorire iniziative di contrasto al fenomeno dell’usura e di solidarietà alle vittime di tale reato.
Beneficiari: titolari di un’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque economica, ovvero una libera arte o professione. Per poter accedere ai benefici previsti devono: avere sede legale e/o operativa in una provincia lombarda da almeno un anno dalla data di approvazione del bando oppure essere titolari di partita IVA o C.F. per lo svolgimento di un’attività domiciliata sul territorio lombardo da almeno un anno dalla data di approvazione del bando; dichiarare di essere vittime del reato di usura e risultare persone offese nel relativo procedimento penale; aver subito il reato nel territorio della Regione; predisporre in autocertificazione un programma di riavvio/rilancio della propria attività economica. Nel caso il beneficiario sia una società, la persona fisica indicata dal decreto che dispone il giudizio deve essere socio, amministratore o legale rappresentante della società destinataria del contributo. Il contributo non può essere concesso prima del decreto che dispone il giudizio nel relativo procedimento penale.
Scadenza: esaurimento risorse
Link: Decreto n. 11266 del 2 dicembre 2013 (327 KB) PDFAllegato 1 Decreto n. 11266 – Bando (90 KB) Word Document

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È dal cambiamento che si parte per attaccare e sconfiggere la mafia

mafiaIl caso di Quarto e della Sindaco M5S Rosa Capuozzo fa riflettere, e molto, sulla capacità della malavita organizzata di infiltrarsi nelle istituzioni, adattarsi – meglio di un camaleonte – alle nuove situazioni, alle opportunità che via via le si presentano.

C’è anche una considerazione politica generale da fare come premessa. Il M5S, i suoi massimi esponenti nazionali, dai guru agli eletti, hanno mostrato nella vicenda una imbarazzante somiglianza alla peggio politica già vista. “Non sapevamo”, “aspettiamo la fine delle indagini”, “gli altri partiti (fra tutti ovviamente il PD) ha molti più indagati di noi”, ovviamente in questo caso rinunciando ad un minimo di comparazione matematica fra ruoli ricoperti e situazioni imbarazzanti che li vedrebbe in grande difficoltà, fino alle espulsioni democratiche decise da….. chi eletto non è in nessun modo, ma semplicemente rappresenta la massima autorità.

Vagamente il metodo ricorda l’Iran degli ayatollah. La cosa, oltre che far riflettere sulla effettiva capacità di “diversità” di questo gruppo dirigente, dovrebbe innanzi tutto indignare quanti nel M5S hanno visto e vedono una seria opportunità per cambiare il modo di concepire la politica nel nostro Paese, facendo dei tema della trasparenza, della lotta alla corruzione e alla malavita organizzata punti essenziali. È la stragrande maggioranza dei militanti e dei sostenitori di questo Movimento che deve però superare l’idea di avere l’esclusiva dell’impresa. Anche in altri Partiti c’è chi si impegna, e molto.

Ma il problema è e rimane soprattutto un altro. Ancora una volta la mafia ha dimostrato come riesce a raggiungere i suoi obiettivi, a controllare territori e persone. E allora la politica invece che avventurarsi in un inutile, quanto controproducente, duello tra chi è meno mafioso dell’altro, dovrebbe darsi in tempi rapidi regole condivise, codici comportamentali, metodi di selezione ed espulsione della propria classe dirigente, sempre più condivisi e da tutti riconosciuti. Senza doppie morali a seconda di a chi capita, senza interpretazioni diverse, senza trasformare in lotta politica le legittime sentenze dei tribunali. Questo non significa perdere di vista il principio sacrosanto che ogni persona è da considerarsi innocente fino a che non viene definitivamente condannata. Significa semplicemente riaffermare che dedicarsi alla gestione della cosa comune implica un di più di assunzione di responsabilità e che chi si mette a disposizione deve farsene carico. La difesa dell’istituzione viene prima. Ovvio che ci vuole il controllo, ovvio che bisogna impedire che la diffamazione diventi un metodo per sconfiggere l’avversario politico. Basterebbe introdurre una qualche regola, e pena in più, verso chiunque pratichi questi percorsi e forse qualche risultato si otterrebbe.

Per il PD – lasciando a se stesso chi nel M5S pensa di difendere se stesso parlando degli altri – in quanto maggior partito italiano e determinante forza alla guida del Paese, la questione della lotta alla Mafia e alla Corruzione deve diventare uno dei punti principali dell’azione di Governo, al pari delle riforme. Va affrontata con determinazione, con fermezza, coinvolgendo ogni forza politica realmente disponibile non ad operazioni di facciata, di pura convegnistica o propaganda, ma di azione concreta che si sviluppa dalle aule parlamentari fino ai consigli comunali. Va fatto con la schiena dritta, senza timore di denunciare le proprie difficoltà da analizzare e superare, ma anche rigettando le tante lezioni che molti cattivi maestri ogni giorno cercano di dargli.

Sulla divisione della politica, sul rimpallo di responsabilità di chi è il peggiore, la mafia ha trovato negli anni un humus particolarmente adatto al proprio consolidamento. È da questo cambiamento che bisogna partire per attaccarla e sconfiggerla definitivamente.

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La Befana

Molto si é detto sulla festa della Befana, personaggio entrato a pieno titolo nella tradizione popolare e sul quale non si contano novelle, cartoons, film disneylandiani.
Di fatto un po’ alla volta si é sovrapposta all’Epifania, ricorrenza di particolare importanza per la Chiesa.
Di tutte le leggende quella che preferisco è questa. Penso rifletta, in modo laico, la concretezza del fare che dovrebbe accompagnare i buoni propositi del periodo natalizio.
“Una sera di un inverno freddissimo, bussarono alla porticina della casa della Befana tre personaggi elegantemente vestiti: erano i Re Magi che, da molto lontano, si erano messi in cammino per rendere omaggio al Bambino Gesù.
Le chiesero dov’era la strada per Betlemme e la vecchietta indicmed_befanaó loro il cammino, ma, nonostante le loro insistenze, lei non si unì a loro perché aveva troppe faccende da sbrigare.
Dopo che i Re Magi se ne furono andati sentì  che aveva sbagliato a rifiutare il loro invito e decise di raggiungerli.
Uscì a cercarli, ma non riusciva a trovarli.
Così bussò ad ogni porta lasciando un dono ad ogni bambino nella speranza che uno di loro fosse Gesù.
Così, da allora ha continuato per millenni, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio a cavallo della sua scopa …”.
Già ogni bambino…

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