Archivi del mese: dicembre 2015

Per un 2016 davvero sereno

albaQuando si arriva a fine anno due sono le riflessioni che facciamo: il bilancio di quanto successo negli ultimi mesi e la previsione di quanto potrà accadere nei successivi. Certo, come sempre, per alcuni ci sono aspetti positivi e speranze, per altri invece a predominare sono criticità e preoccupazioni per il futuro.

Cerchiamo di vivere questo momento uscendo dalla sola sfera personale, di tracciare un bilancio e una prospettiva guardando non solo a noi stessi, alle persone vicine, ma anche alla comunità in cui viviamo. Forse scopriremo che i dolori, se espressi, diventano più affrontabili, perché qualcun altro ci aiuta a sopportarli, e le gioie si moltiplicano, perché anche altri in modo indiretto ne godono. Facciamolo in tutti i campi, in famiglia, sul lavoro, nella vita di relazione, con chi incontriamo volta per volta.

In fondo si tratta di dismettere quella maschera dietro la quale molte volte nascondiamo piccoli o grandi egoismi e mostrare la nostra faccia vera, quell’istinto al bene che, se lasciato andare,  sono convinto caratterizzi la stragrande maggioranza delle persone. Facciamo davvero in modo che la fine di un anno non sia mai letta come un triste tramonto, ma come la felice speranza di un’alba ricca di calore e di colore, di impegno e di energia, ma soprattutto di necessità, voglia, di stare insieme e costruire un anno davvero migliore!

A tutti voi buon anno, che vi auguro e mi auguro possa essere davvero sereno.

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Buon Natale a tutti

natale

È arrivato Natale! Forse più di altre volte appesantito da inutili polemiche su presepi da fare anche dove non si erano mai fatti. D’altronde è destino per il Bambin Gesù faticare a trovare un posto in cui nascere, allora Erode lo voleva uccidere e doveva nascondersi, ora troppi lo vorrebbero ospitare e temo che, ancora una volta, sia costretto a fuggire.

Perchè, semplicemente, non viviamo il Santo Natale per quello che è? Per chi ha fede la nascita di Gesù, per chi la fede non l’ha, un momento tradizionalmente dedicato allo stare insieme e a scovare dentro di se quel di più di bontà e attenzione verso gli altri. Sì perchè il Natale va vissuto come lo vivono i bambini, con gli occhi dello stupore e della gioia. Stupore per la meravigliosa avventura che ciascuno è chiamato a interpretare, la vita, gioia, perché spetta a noi deciderne il copione.

Certo c’è chi è fortunato, chi meno, chi molto meno. Ma tutti possiamo decidere se far trionfare solo “noi stessi” o semplicemente “noi”, inteso come comunità di persone che condividono felicità e tristezze, lacrime e sorrisi, ma che se sanno davvero sentirsi solidalmente unite possono ritrovare le ragioni profonde del loro esistere: volersi bene, rispettarsi, accogliersi, essere giusti e pretendere che tutti lo siamo.

Ed allora tutti, credenti o no, davvero potremmo spalancare le porte delle nostre case ed accogliere l’unico vero presepe, quello che nulla porta se non c’è amore.

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Portiamo il treno della Leopolda in tutte le stazioni

Vi riporto la mia riflessione pubblicata ieri sul Giornale di Brescia dopo la sesta edizione della Leopolda a Firenze

brescia_giornaleSi è conclusa la Leopolda 2015. Una chermesse sempre più diversa dalle prime edizioni. Un conto infatti é promuovere e vivere un think tank improntato alla richiesta di cambiamento, capace di raccogliere entusiasmi, energie, idee innovative, un altro presentarsi con addosso la responsabilità della guida del PD e ancor di più del Governo.

Prima si trattava di raccontare perché bisognava cambiare, ora di spiegare come si sta cambiando. Da qui la diversa attenzione rivolta all’appuntamento fiorentino, non più promosso come notizia accattivante, criticare il sistema é pur sempre di moda, ma vissuto come evento da giudicare, od ostacolare con decisione, in fondo siamo un Paese che quando si intravedono reali cambiamenti fa scattare meccanismi di difesa non da poco. Ma con buona pace dei detrattori a prescindere, credo che importanti messaggi siano giunti da Firenze, che segnano un mutamento di prospettiva, un passo in avanti rispetto a prima.

Innanzi tutto il chiaro messaggio di Renzi: no a correnti. Ancora una volta il Premier si è dimostrato meno renziano di alcuni suoi ortodossi sostenitori. Si è invece parlato di come si sta cambiando il Paese e perché é indispensabile continuare a farlo. Certo si potrebbe obiettare che potrebbe essere oggetto di assemblee nazionali del Partito, con tanto di bandiere esposte. Vero, ma per arrivarci bisogna prima far maturare in tutti il convincimento che non ha molto senso organizzare in contemporanea, come ha fatto la sinistra PD,  l’incontro  al teatro Vittoria. Tornare ad ascoltarsi, bene ha fatto Guerini ad andare a Roma, é fondamentale per trovare  un vero dialogo all’interno del Partito, dove chi vince il congresso non si dimentica che deve farsi carico anche di rappresentare chi lo perde, ma chi lo perde deve riconoscere e sostenere lealmente chi vince.

Questo significa non ridurre le idee a correnti, trasformare ogni occasione per costruire “appartenenze” attorno alle quali rivendicare ruoli e posizioni. Significa concorrere con le necessarie fatiche del confronto a costruire soluzioni. Poi si è cercato di spiegare, in forma diretta e davvero informale, cosa si sta facendo chiedendo ai ministri ospiti di raccontare il loro lavoro, indicare il percorso, ma ancor di più la meta. Qualcuno, anche in modo rumoroso, ha obiettato, perché non si è parlato di banche, di padri o altro? Perché li si era per parlare del fare, non d’altro!

Ad alcune domande, pur legittime, si risponde in sede politica idonea, o istituzionale, non alla Leopolda, cadendo nel palese tentativo di impoverire il messaggio dell’iniziativa. Ora però rimangono da affrontare le questioni vere poste dall’appuntamento di Firenze. Da un lato trasformare gli approfondimenti maturati in messaggi comprensibili, dall’altro portare il metodo e il contenuto Leopolda fuori da Firenze, farli diventare patrimonio del PD, di tutto il PD. Impresa non facile che mostra nel percorso di avvicinamento alle impegnative consultazioni amministrative del prossimo anno tutte le sue difficoltà.

Ma è necessario per trasformare l’attenzione al PD, sempre più sotto attacco, in consenso consolidato e maturato. Anche in territori difficili come il nord che rischia, ancora una volta di consegnare ai vuoti messaggi della Lega di Salvini un ruolo fondamentale. Salvaguardare l’idea di Partito come comunità di persone che condividono un obiettivo, farlo senza rinunciare alla dialettica, ma sapendo giungere alla sintesi, é la scommessa. Affrontando questioni reali, offrendo soluzioni possibili, parlando la stessa lingua dei territori e dei cittadini ai quali ci rivolgiamo. Senza dimenticare la necessità di mettere in campo una classe dirigente credibile e preparata, dal livello nazionale a quello locale.

Lavoro impegnativo, ma entusiasmante, che può, deve, fare un PD senza correnti, dove ad essere riconosciuto é il merito, non il tifo, e ad essere ascoltate le idee, non le rivendicazioni. Sono convinto che il Partito Democratico abbia tutte le potenzialità di donne e uomini capaci di affrontare l’impresa, far partire dalia Leopolda il treno che attraversando tutta l’Italia la cambi, in meglio!

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Le sfide per il PD #ItaliaCoraggio

pd_italiacoraggioNei giorni scorsi il PD è tornato nelle piazze, fra la gente. Lo ha fatto in un momento complicato dove raccogliere persone attorno a gazebo urlanti è facile, farlo attorno a tavoli pensanti un po’ meno. Al di là della fantasia dei social network al riguardo – alcune immagini su Facebook lo ammettono mi hanno anche divertito – l’iniziativa ha avuto successo. Infatti oltre all’attenzione dei cittadini, che pur c’è stata, importante è stata la mobilitazione del Partito, dei suoi iscritti, dei suoi simpatizzanti, a dimostrazione di una vivacità che c’è e vuole continuare a rappresentare un riferimento importante per il futuro. Certo in questo momento siamo sotto attacco, tutti, o quasi, tendono ad indicare nel PD il nemico da sconfiggere.

Per il centrodestra c’è la paura del consolidarsi di una proposta politica capace di reggere, parlare anche al proprio elettorato, metterli insomma per un bel po’ nell’angolo. Pur di scongiurare questo pericolo è disposto ad affidarsi anche ai messaggi di Salvini, suadenti sulla cronaca dell’oggi, inconsistenti sull’agenda da domani in poi.
Per M5S chiunque governi rappresenta l’avversario, non potendo presentare il buongoverno dove hanno vinto é più semplice continuare a sparare contro chi Governa.
La Sinistra rischia di veder primeggiare la parte con vocazione minoritaria, portata ad esasperare temi e posizioni, incapace di svolgere quel lavoro di dialogo e cucitura necessario a chiunque aspiri a guidare un Paese. Pur di conquistare un qualche decimale di voto non esita ad un attacco al PD che va ben oltre la normale critica, fino a metterne in discussione la sua natura di centrosinistra, se non addirittura accusandolo di essere portatore di politiche di destra.

Il PD, proprio dalla ritrovata vivacità dell’iniziativa Italia Coraggio, deve riscoprire l’orgoglio di se stesso. Chiedere ai cittadini di questo Paese come era l’Italia e la situazione degli italiani prima del cambiamento introdotto dal PD. L’ingloriosa caduta del Governo Berlusconi – Lega, dovuta non a congiure internazionali, ma all’assoluta incapacità di svolgere il proprio ruolo, ci ha consegnato un quadro drammatico, dove in discussione vi era il pagamento degli stipendi, dove tutti gli analisti ci davano come uno Stato prossimo al default, al pari della Grecia. Ora qual è la situazione? Di cosa parlano i Brunetta, le Santanchè? Non basta continuare a contare sulle TV e i giornali di famiglia per spacciare per analisi economiche puri slogan da buvette. Chiediamo agli operatori e agli investitori nazionali e internazionali se l’Italia di oggi è la stessa di qualche anno fa!

Ma non basta. Come non basta avere un Presidente del Consiglio, nonché Segretario Nazionale, che continua a godere di un consenso ben superiore a quello del PD. Anzi proprio attorno a questa grande opportunità bisogna accelerare nelle azioni di riforma del Paese, toccare ulteriormente le tante incrostazioni che ancora resistono e spacciano per tragedie cambiamenti che semplicemente pongono fine ai loro privilegi.

Nello stesso tempo però bisogna, in particolare rispetto alle amministrative, aver maggior attenzione ai territori e alle possibili alleanze. Sono convinto che esista la possibilità di un serio confronto con le forze di sinistra già alleate del PD. Alcune esperienze, come Milano, dimostrano questa opportunità (non vorrei sfuggisse agli amanti dell’alternativo che se si è potuto governare è soprattutto grazie al consenso elettorale del Partito Democratico). Partito che deve saper parlare anche al potenziale elettorato del M5S, se non ad alcuni suoi esponenti. È indubbio che se alcuni toni e argomenti sostenuti da Grillo sono del tutto inaccettabili, oltre che all’atteggiamento di molti esponenti del movimento, è altrettanto vero che alcune richieste di trasparenza e lotta alla corruzione devono diventare prioritarie anche per il PD. Riconquistare la fiducia dei cittadini nella politica e nelle istituzioni,passa attraverso l’assoluta intransigenza nella scelta delle persone e degli obiettivi. Essere credibili in questo significa sconfiggere populismo e astensionismo.

Tornare fra le persone, ridare voce agli amministratori locali, non solo ai Sindaci delle città, confrontarsi con i territori anche sui temi più delicati, è la strada da seguire, con fiducia in se stessi, consapevoli delle proprie potenzialità.

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Aids: investire in informazione, prevenzione e ricerca

aids1Ieri giornata mondiale di lotta all’AIDS. Oggi? Ennesimo giorno in cui chiederci cosa fare in concreto per affrontare una situazione che troppo in fretta abbiamo dimenticato essere una vera e propria emergenza. Non solo i numeri accertati di nuovi contagi, ma il numero di coloro ai quali è accertata l’AIDS senza aver mai aver avuto la consapevolezza della propria sieropositività, così come il numero dei sieropositivi inconsapevoli, devono far riflettere e agire.

Si tratta di riprendere una decisa campagna di informazione, di sensibilizzazione, di superare una resistenza culturale e far comprendere l’importanza di assumere comportamenti realmente preventivi. Così come dar comprendere che eseguire i test è un modo diretto ed efficace per affrontare e trattare la sieropositività con i mezzi che la scienza ha prodotto. Senza dimenticare la necessaria, doverosa, eticamente improrogabile azione nei Paesi del terzo mondo, alcuni dei quali segnati in maniera impressionante dall’epidemia.

Investire in informazione, prevenzione e ricerca la strada da seguire. Farlo con convinzione e con adeguate risorse una priorità.

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Il Natale, il dialogo e la convivenza

angel-1042546_1280Vivere in uno Stato giustamente laico non significa rinunciare ai sentimenti, alle convinzioni, ai valori che una comunità di persone sente come parte viva di se stessa, come propria radice vitale, prima ancora che culturale. Ecco perché i fatti della scuola di Rozzano, che meritano il dovuto approfondimento e non fermarsi al titolo “vietato il presepio per rispetto delle altre religioni”, hanno mostrato tutta la confusione e speculazione che vengono fatte su certi argomenti, confondendo in modo colpevolmente grottesco il rispetto dell’altro con la negazione di se.

Parlare di Natale per il nostro Paese e per tutti i nostri “paesi”, come per moltissime altri parti del mondo, significa riscoprire le più tenere sensazioni, la voglia di stare insieme, il senso di solidarietà e di attenzione all’altro. Certo a volte brutalmente accompagnato da uno sfrenato richiamo al consumo, ma senza per questo perdere il suo originario significato. Il Presepio, accompagnato poi da un’altra serie di tradizioni, è la plastica evidenza, la concretizzazione di un rito profondamente intimo che suscita socialità, partecipazione collettiva ad un evento. Certo per molti rappresenta anche un profondo richiamo religioso, la nascita di Gesù, ma per tutti suona come un esplicito richiamo alla bontà e alla pace.

Sbagliata la comunicazione del dirigente scolastico, inaccettabile l’uso strumentale che qualcuno ne sta facendo. Sia da parte dei laicisti ad oltranza, talmente privi di una propria identità da non accettare che qualcuno ne abbia, sia da parte di chi si erge a difensore di principi che quotidianamente con gesti, parole, o meglio urla, disattende e colpevolmente tradisce. I valori della nostra identità sono un forte richiamo al dialogo e alla convivenza, sono il simbolo della vittoria del bene sul male, della pace sulla guerra, dell’amore sull’odio.
Tener viva nei nostri luoghi d’incontro, nelle scuole, nelle nostre case la tradizione di allestire il presepio è riaffermare tutto questo. Non contro qualcuno, ma per dire ad altre fedi, ad altre culture quello che siamo, ciò in cui crediamo, da dove vogliamo partire per dialogare e costruire punti di incontro.

Ecco perché da Rozzano, ai “rozzi” usurpatori e ai laicisti per principio, mi sento di dire giù le mani dal presepio, rispettatene il significato, il vero valore per tanti. Traetene motivo per guardarvi dentro e magari scoprire che la vita può essere fatta anche di buoni sentimenti, non solo di violente recriminazioni o gaglioffe appropriazioni.

PS. Dato che tutti avrete avuto modo di vedere le immagini di Salvini davanti alla scuola, ma forse in meno di leggere le parole del dirigente scolastico, vi segnalo la sua lettera: 

rozzano

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