Archivi del mese: novembre 2015

A Siracura agli Oscar della legalità

oscarGrazie ad Ismaele, ragazzo davvero in gamba della redazione delle Iene, si va a Siracusa all’Oscar della legalità. Purtroppo non posso fermarmi nemmeno un po’, arrivo alle 9, partenza alle 13.

Penso sia importante per le Istituzioni fare tutto quanto possono e devono contro mafia e corruzione. Penso che a volte sia importante semplicemente esserci, per ascoltare e far sentire a chi in prima persona contrasta l’illegalità, una vicinanza si istituzionale, ma soprattutto umana. Sconfiggere mafia e corruzione è impresa difficile, ma possibile. Ci possiamo riuscire INSIEME!!!

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“A tutte le donne”

violenza_donneTroppa violenza continua a scatenarsi sulle donne in Paesi lontani, in culture diverse, ma anche nei nostri territori, nel silenzio delle nostre case. Violenza fisica, psicologica, discriminazione, mancanza di opportunità, sogni e speranze distrutti, tanti sono i modi di esercitare la violenza.

Tanti sono i modi per, colpevolmente, far finta di nulla, accettare quanto avviene, essere in realtà complici. Pene severe per chiunque eserciti ogni forma di violenza sulle donne, leggi che sappiano creare in quadro di vera parità, non di pura facciata relegata a semplici “quote”, la strada da seguire. Accompagnata però da un cambio culturale nel quale uomini e donne guardano in modo diverso al valore della persona in quanto tale indipendentemente dal sesso, dall’etnia, dalla religione, dalla diversità che in fondo ciascuno di noi rappresenta. Perchè è da li che bisogna partire, riconoscere all’altra/o lo stesso valore che attribuiamo a noi stessi, anzi rivendicare il nostro valore nel momento in cui ci battiamo per difendere quello dell’altra/o.

Voglio dedicare questa poesia di Alda Merini, poetessa che amo particolarmente, a tutte le donne vittime di qualsiasi tipo di violenza, in particolare a Parvinder, la giovane indiana sfigurata dal marito nei giorni scorsi a Dello (BS), che non accettava la sua voglia di libertà, quale simbolo della tragica situazione nella quale molte di loro devono ogni giorno vivere.

“A tutte le donne” di Alda Merini
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

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Non dobbiamo lasciar vincere la paura

valeria_solesinOggi in Consiglio Regionale, presenti i rappresentanti del Consolato Francese, commemoriamo le vittime della strage di Parigi. Oggi, a Venezia, si celebra il funerale di Valeria Solesin, la ragazza italiana uccisa dai terroristi al Bataclan.

È ancora forte lo sgomento, il disorientamento che i fatti di Parigi, unitamente a tutte le altre stragi che colpiscono in più parti del mondo, hanno suscitato in tutti noi. Non dobbiamo lasciar vincere la paura, non dobbiamo lasciarci rubare i diritti conquistati, non dobbiamo cadere alla logica dell’odio. Alla violenza più bieca, spietata, dobbiamo rispondere con la forza della ragione, con la determinazione della giustizia, con il coraggio della verità. Dobbiamo farlo uniti, cercando e creando unità, con il grande e unico sforzo di sconfiggere ogni forma di fanatismo e terrorismo.

Il momento che stiamo vivendo è difficile. Sempre più nei discorsi, nelle dichiarazioni, nei titoli dei giornali compare la parola guerra. Non voglio cadere in questa logica, voglio sforzarmi di pensare che anche in questi momenti bui a prevalere deve essere il faro della pace. Non di quella pace fatta di belle parole, di minuti di silenzio, di qualche lacrima sfuggente e proclami di facile buonismo. No, il nostro faro deve essere quella pace fatta da assunzione di responsabilità, di azioni forti e concrete, di operazioni militari e di polizia adeguati, ma anche e soprattutto dal saper distinguere i colpevoli dagli innocenti, dal non trasformare la dura reazione al peggior terrorismo, perché grottescamente travestito da motivazioni ideali e religiose, in uno scontro culturale. Anzi la vera pace nasce proprio dalla reazione culturale di tutte le anime e menti libere, di qualunque credo, di qualunque etnia, di qualunque appartenenza, dove l’unica vera e grande diversità che va definitivamente sconfitta è la bieca cecità di chi vuole consegnarci un futuro fatto di violenza, paura, odio e divisione.

A Valeria, a tutte le vittime di Parigi, alle vittime di tutte le stragi compiute dal terrorismo va il nostro profondo ricordo.
Alle loro famiglie, che in modo straordinariamente coraggioso rispondono alla tragedia che le ha colpite, il nostro fraterno affetto.
A tutti noi l’invito a ricercare e costruire più che mai i valori della libertà, della democrazia, della giustizia per tutte le donne e gli uomini della Terra.

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Per non vedere solo il “velo”

velo1Ho riflettuto molto prima di decidere se commentare la foto, pubblicata sul proprio profilo Facebook da un collega della Lega Nord, che ha ottenuto un notevole riscontro: più di 15.000 mi piace fino ad ora.
Conoscendo il collega, avendo più di una volta condiviso con lui battaglie in favore del territorio, così come, con correttezza, sostenuto posizioni diametralmente opposte, mi sono sforzato di capire il perché di questa scelta. Guardando l’immagine (che non pubblico per correttezza, dato che si tratta di uno scatto che invade la privacy altrui), infatti, la cosa che vedo è una donna (probabilmente parente delle neo-mamma) che tiene in mano un bambino da poco nato. Il momento più dolce, fondamentale nella storia di ogni persona e dell’umanità intera. Un neonato porta in sé il valore della vita, la libertà dei sentimenti, la mancanza di pregiudizi, racchiude la radice di un’appartenenza, ma la consegna al mondo con la straordinaria forza della sua fragilità.

Certo poi ho notato la donna, il modo in cui é vestita. Ho pensato al sentimento che stava provando, alla sua cultura che probabilmente l’ha condizionata nel suo percorso di vita, nelle sue aspirazioni, o magari le ha permesso di realizzare quanto aspirava fare.
Infine ho pensato alle ragioni di chi ha scattato la foto, si badi bene all’interno di una stanza di un ospedale, non per strada o in un luogo aperto ad un pubblico vasto. Di certo non ha visto un neonato, una madre, ha visto solo e soltanto un viso coperto da un velo. E in questi giorni di straziante dolore e insinuante paura, quel velo è diventato il simbolo di uno stigma, la marchiatura di una diversità, l’attribuzione in ogni caso di una colpa. Leggendo poi alcuni commenti, davvero abominevoli, che sono stati postati, appare evidente come una volta sobillata la “folla” manzoniana abbia trasformato l’immagine di una maternità a simbolo del male.

Questo mi ha indignato, mi ha impedito di stare zitto, di scomodare le migliaia di “mi piace” a questa lettura. Ora so bene che é necessario assumere atteggiamenti e decisioni forti, introdurre controlli a tappeto, in alcuni casi prevedendo misure straordinarie rispetto la normale legislazione. Così come bisogna chiedere agli Stati musulmani interventi decisivi per eliminare i terroristi islamici, smettere di fare affari con chi non lo fa, interrompere la micidiale abitudine di creare movimenti armati per puro interesse politico-economico, salvo poi perderne il controllo.

Forse è anche utile chiedere che tutte le persone siano a viso scoperto, per poter essere conosciute e fare una utile opera di prevenzione. Facciamolo, spiegando anche a quella donna che è necessario anche per lei e il bambino, per difenderli, assieme a noi,  da chi semina morte e terrore in nome di una identità usurpata e inesistente.
Facciamolo senza suscitare odio e scontro, ma lasciando prevalere la ragione sull’odio, la giustizia sulla vendetta. Facciamolo senza permettere che la rabbia ci offuschi gli occhi e ci impedisca di vedere una donna con un bambino fra le mani, ma solo un velo nero, simbolo della nostra paura, della nostra reazione, del nostro rancore e forse anche della nostra conveniente strumentalizzazione.

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Bologna, Milano e Valencia

elezioniUna domenica, quella di ieri, che mi ha stimolato alcune riflessioni sulla politica, ma non solo.

Cominciamo da Bologna. La notizia l’hanno fornita i soliti idioti, che con la sperimentata violenza organizzata, hanno dato un triste risalto alla manifestazione. Per il resto è emerso quanto già si sapeva. La strategia di Salvini è e rimane quella di utilizzare le paure, e sono tante,  delle persone per trasformarle in consenso. Come? Esasperandole, fomentando divisioni, disegnando scenari catastroficamente spaventosi. Contenuti, proposte alternative al piano di riforme in atto? Non pervenute. Per il resto le solite offese urlate in modo sguaiato, accompagnate da un malcelata maleducata ed arrogante presuntuosità nei confronti dei ritrovati alleati. Alleati che hanno mostrato tutta la loro inconsistenza.
Berlusconi, oramai controfigura di se stesso, continua a recitare gli slogan di 20 anni fa, ha scelto la scorciatoia di appoggiare la Lega, deludendo molti dei suoi, ma ancor di più certificando, lui stesso, il fallimento del suo progetto politico, che era dar vita ad un partito moderato di ispirazione europea, capace di introdurre cambiamenti e modernizzazioni, progetto che aveva rappresentato il motivo dei suoi successi elettorali. Ha suscitato quasi compassione il suo sorriso al cerone, sul palco di una manifestazione che lo ha fischiato, non ascoltato, in passato, o forse anche ora, di fatto disprezzato. La Meloni cercando di far concorrenza a Salvini nel sobillar paure, spera di far dimenticare la modestissima prova mostrata al Governo, si quello, il peggior Governo della Storia Repubblicana. Di fatto tolto qualche facile slogan, occhi sgranati e isteriche enunciazioni, molte contraddizioni, non riesce ad aggiungere alcun contributo al progetto. In sintesi, a Bologna, abbiamo avuto la prima uscita di un cartello politico che ha un unico collante, essere contro il PD e il Governo Renzi. Strategia a mio giudizio fallimentare, proprio perché rappresenta la caricatura di quanto per troppe volte e colpevolmente il centrosinistra ha fatto verso il centrodestra.

Passiamo a Milano. Il M5S ha tenuto le sue primarie, riviste rispetto al metodo “in rete”, per la scelta del candidato Sindaco della città. Risultato? Scarsissima affluenza, dati non forniti, vincitrice immediatamente “blindata”, mancanza di ogni forma di partecipazione e possibilità di osservare quanto avveniva. E la trasparenza, la politica restituita ai cittadini, i percorsi condivisi, dove sono finiti? L’aumento del consenso ha coinciso con la caduta della freschezza e sempre più si manifesta la voglia di controllo su un movimento che potenzialmente mantiene la sua competitività in futuro. A farne le spese, penso, sarà la sua capacità attrattiva mostrando di possedere più i peggior difetti del passato che felici novità per il futuro.

Il PD non può però sperare di costruire il suo successo elettorale sulle difficoltà altrui, anzi deve riuscire a tramutare le tante speranze suscitate in azioni e risultati concreti. Dovrà farlo superando le difficoltà interne, trovando un equilibrio stabilizzante che non ne pregiudichi la spinta innovativa e di cambiamento che rappresenta il motivo del suo successo. Dovrà farlo rapportandosi con i possibili alleati che, al di là di comportamenti più o meno discutibili, devono una volta per tutte chiarire se desiderano costruire insieme un progetto o semplicemente cercare di erodere un po’ di consenso per garantirsi un minimo di rappresentanza. Nel primo caso il PD deve essere capace di avere la pazienza di costruire, nel secondo avere la giusta autorevolezza di andare per la propria strada.

E su Valencia? Nulla, per qualche giorno però non mangerò biscotti.

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“Il Moralista dice no agli altri, l’uomo morale solo a se stesso”

pasolini1Pier Paolo PASOLINI veniva barbaramente massacrato il 2 novembre 1975. Sono trascorsi 40 anni.  Molto si é detto sulla sua morte, mai interamente chiarita. Molto si é discusso sulla sua produzione, letteraria, poetica, giornalistica e cinematografica, sulle sue analisi, sui sui anticonformismi, sulle sue provocazioni, sulle sue esagerazioni.

Di certo difficile disconoscere la sua visione profetica dell’involuzione della società italiana, così come il rigore etico morale con il quale guardava al mondo intellettuale, spesso falsamente progressista, in realtà fortemente ancorato a vecchi pregiudizi, schemi predefiniti, antichi privilegi.

Non tutto quanto prodotto da Pasolini mi piace, di alcune sue esasperazioni, specie se contestualizzate a quel periodo, non ne comprendo l’obiettivo e l’utilità.

Ma del suo pensiero, della sua onestà intellettuale, della sua visione profondamente democratica e solidale della società, continuo ad essere profondamente affascinato.

Viviamo in un tempo dove spesso il pensiero manca. E con esso la visione del futuro. Rileggiamo le pagine di Pasolini, anche con la necessaria prospettiva critica, riscopriremo la voglia di approfondire, conoscere, analizzare, pensare insomma.

E per chi, come me, si occupa anche di politica voglio ricordare questo suo pensiero, mai da dimenticare, sempre da tenere come riferimento:

“QUAL É LA VERA VITTORIA, QUELLA CHE FA BATTERE LE MANI O BATTERE I CUORI?”

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