Archivi del mese: giugno 2015

Riforma sanitaria, il convegno a Brescia

Questo è il metodo che secondo noi andava adottato per affrontare la riforma sanitaria. Conoscere, approfondire, analizzare per poi scegliere. Con una nuova idea di sanità legata al benessere – non solo alla cura – con il territorio non solo l’ospedale protagonista, con  il cittadino al centro dell’azione politica, specie se in difficoltà.

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All’Europa servono leader che sappiano costruire un futuro di prosperità e pace

profughiConfesso lo sgomento, il sincero sgomento, che ogni giorno cresce in me rispetto il dramma dei profughi che stiamo attraversando. Da più parti giungono segnali preoccupanti sia in Italia che in Europa, dove la politica guarda sempre più spesso alla convenienza elettorale del momento, cavalcando le paure che lei stessa ogni giorno contribuisce pesantemente ad alimentare.

In Europa assistiamo ad un atteggiamento perlomeno ipocrita di Francia ed Inghilterra. L’una con un presidente Hollande, inadeguato ed incapace rappresentante della sinistra francese, sempre più preoccupato dall’avvicinarsi di elezioni che rischiano di rappresentare la sua fine politica, in cerca di un recupero populista e demagogico. L’altra con un Premier, appena rieletto in modo inaspettatamente chiaro, impegnato più a confrontarsi se rimanere nell’UE che su come assumersi la propria quota di dovere europeo. Entrambi hanno già dimenticato l’enorme responsabilità che hanno riguardo l’attuale situazione libica. L’intervento contro il regime di Gheddafi,  con l’Italia unanimemente contraria, dettato più da interessi economici che lungimiranza politica, sono e restano una loro enorme responsabilità. Si erano forse chiesti cosa sarebbe successo con  l’eliminazione del dittatore libico? Hanno verificato che la situazione “dopo” sarebbe stata migliore di “prima”? No, hanno seguito la convenienza del momento, la pressione del sentimento più istintivo della loro opinione pubblica.

Sempre in Europa assistiamo alla volontà dell’Ungheria di costruire un muro, alto quattro metri, lungo il confine serbo, per bloccare i migranti. Quella stessa Ungheria che 26 anni fa con l’eliminazione del filo spinato lungo il confine austriaco aveva anticipato l’abbattimento del muro di Berlino, da tutti salutato come trionfo della libertà e di una nuova epoca. Sembra passata un’eternità da quei giorni felici.
Ad essere debole, in sintesi, non é certo l’idea di Europa unita, quanto piuttosto il comportamento di alcune Nazioni. Una delle aree più ricche e sviluppate al mondo, con centinaia di milioni di abitanti, si mostra incapace di accogliere l’emergenza di qualche decina di migliaia di profughi, perché in concreto, al momento, di questo si tratta.

In Italia si sta manifestando la più triste delle speculazioni. Il tema immigrati e profughi, a onor del vero con il vergognoso supporto di corruzione e attività malavitose, viene usato come argomento di battaglia politica, quale strumento per conquistare la guida del Paese. Salvini, oramai sempre più leader di un movimento che cerca di superare il suo limite geografico diventando il partito di una destra populista, non esita a giudicare le parole del Papa, a riconoscersi, unitamente ad altri movimenti populisti europei, nella Le Pen, a cavalcare ogni singolo episodio nel modo più spregiudicato, pur di aumentare paure e rabbia, pur di crescere elettoralmente. Poco importa se gli attuali accordi internazionali siano da ricondurre a quando la Lega era al Governo, basta negarlo o non saperlo, capita quando non si frequentano mai le istituzioni nelle quali si é eletti. Dietro di lui tutto il centrodestra, chi in modo più naturale come Giorgia Meloni, chi in modo quasi grottesco come Toti, con buona pace di chi, a sinistra,  ha contribuito a  consegnargli il ruolo. Pure Grillo in modo maldestro - “la rete non perdona” ci ha insegnato – cerca a sua volta di non farsi sfuggire l’argomento da aggiungere a quello, sinceramente molto più serio, della corruzione.

Il PD, il centro sinistra, mostrano oggettive difficoltà. Rischiano di pagare il giudizio negativo che incombe su chiunque si trovi a governare questi fenomeni, devono fare i conti con i fenomeni di cui parlavo prima. Di certo é necessario cambiare passo. Fare perlomeno la voce grossa con alcuni Paesi europei, richiamandoli alle loro colpe e responsabilità, diventi un primo passo ufficiale. Così come, pur senza cadere nella ignobile speculazione politica e nell’inaccettabile disonestà intellettuale di confondere immigrazione e sicurezza, intervenire in modo diretto sulla percezione che i cittadini hanno al riguardo, che é appunto quella che i due piani si sovrappongano.

Ecco che allora tolleranza zero verso una certa microcriminalità, un controllo capillare di territori e persone sospette, lo smantellamento di situazioni dove l’illegalità diffusa è evidente, lo sgombero di alcune zone, come le stazioni, da bivacchi e assembramenti vari sono una seria necessità. Certo bisogna farlo usando la giusta autorità che implica mettere in atto metodi adeguati e prospettare alternative rispettose di persone e situazioni di disagio, ma bisogna farlo. In un quadro di questo tipo diventerebbe più semplice far comprendere la necessaria azione umanitaria in atto, quale dovere umano prima ancora che politico. Soprattutto si smonterebbero le falsità, le speculazioni, gli argomenti sui quali si sta involvendo lo scontro politico, tornando ad un confronto nel merito delle questioni vere e determinanti.

Nel mondo, in Europa, in Italia c’è sempre più bisogno di leader che sappiano guardare avanti e costruire un futuro di prosperità e pace, non di piccoli politicanti capaci solo di guardare sondaggi costruiti su domande da loro stessi, in modo più o meno consapevole, costruite. Dimenticando che il loro dovere é dare risposte.
É stato detto che “…alla storia e alla geografia non si sfugge ……”. Non dimentichiamolo.

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Ora la Lombardia ha la sua legge di contrasto alle mafie

È stata approvata in Consiglio regionale la nuova legge per il contrasto alle mafie e l’educazione alla legalità. Frutto di un lavoro bipartisan della commissione speciale Antimafia insieme alla commissione Affari istituzionali, raccoglie in 37 articoli la volontà del Consiglio regionale di farsi protagonista della promozione della legalità.

Oggi è una giornata importante per la Lombardia, che non è, come qualcuno dice, una regione mafiosa ma è un territorio dove bisogna fare i conti con la forte presenza delle mafie e dare supporto alla parte sana, ampiamente maggioritaria, della società, delle istituzioni e del mondo imprenditoriale. Ci siamo dotati finalmente di uno strumento legislativo efficace, ora sta a Regione Lombardia utilizzarlo appieno.
L’adozione di una nuova Legge che accorpasse le due precedenti era uno degli obiettivi della Commissione Speciale Antimafia fin dal suo insediamento. Partendo da tre progetti di legge, uno presentato dal M5S, uno dal PD e Patto Civico, uno dalla Giunta, si é giunti ad un testo unificato che ha rappresentato più che un semplice accordo, una sincera sintesi.

Gli aspetti qualificanti della legge:

- abbiamo restituito un forte ruolo al Consiglio Regionale. Il fatto che il PDL sia il frutto di un lavoro Consiliare gli attribuisce fin dalla genesi questa importante impronta, rispetto ad una possibile iniziativa di Giunta, che, rinunciandovi, merita un vero apprezzamento. Ruolo che trova una chiara evidenza nella formazione, e conseguente controllo, del Comitato per la Legalità e la Trasparenza dei Pubblici Appalti, fino ad ora espressione del solo esecutivo.

- Il superamento dell’Osservatorio per la legalità e la creazione del Comitato Tecnico Scientifico, con lo scopo di dotare la Commissione e più in generale Regione Lombardia, di un supporto di forte valenza tecnica, capace di esprimere pareri, suggerimenti, documentazione sempre più necessari, senza per questo perdere le finalità fin qui svolte dall’osservatorio.

- La riaffermazione dell’adesione, non formale, ad Avviso Pubblico. È una scelta che porta ad una rivisitazione dei vari regolamenti anticorruzione, pone precisi impegni che vanno ben al di là del semplice rispetto delle norme, apre in prospettiva un conseguente impegno di autoregolamentazione anche all’interno dei gruppi consiliari.

- L’approfondimento e la riaffermazione dei principi di informazione e formazione. Mettere a sistema ogni aspetto conosciuto del fenomeno mafioso, così come pensare di organizzare veri e propri corsi di formazione per amministratori locali e funzionari dei Comuni é una delle concretizzazioni che dovranno al più presto vedere la partenza.

- Rafforzare il rapporto con il mondo della scuola non solo come momento di sensibilizzazione, ma anche di acquisizione di conoscenza, l’università, rappresenta un approccio diverso, realmente collaborativo con queste realtà.

- Aver previsto alcune prime postazioni economiche, quale dimostrazione della volontà di essere concreti e conseguenti a quanto previsto dalla Legge, sono un segnale dal quale partire per investire future risorse provenienti da confische piuttosto che da costituzione di parte civile di Regione Lombardia nel processi per mafia.

- Infine, considerare questa Legge non certo come l’obiettivo del lavoro della Commissione, ma semplicemente come adozione di uno strumento capace di porre un maggior ostacolo alla mafia in terra di Lombardia, pone l’occasione per mettere fin da subito in atto azioni tese a dare concretezza e capacità di incidere ad un reale contrasto alla mafia in Lombardia.

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Chi ha paura della questione morale?

“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci ladri, corrotti, concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli, metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti, con la guerra per bande, con la concezione della politica e con i metodi di governo. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano”. (Enrico Berlinguer)

berlinguer31 anni fa ci lasciava Enrico Berlinguer. Gli ultimi anni della sua attività politica, interrotta improvvisamente dall’ictus che lo colpì durante il suo ultimo drammatico comizio a Padova, sono ricordati per il coraggio del sostegno ai Governi di Unità Nazionale, all’indomani dell’assassinio di Aldo Moro, e dall’aver sollevato con estrema forza e determinazione la “questione morale” quale principale priorità da affrontare per frenare la pericolosa deriva della vita politico-amministrativa di quel tempo.

Non accolse, come capitò a Moro e alle sue convinzioni sulla necessità delle alternanze, un gran sostegno e un gran interesse. Anzi in molti casi  fu contrastato da chi rifiutava che la “questione” venisse estesa come necessità di tutti, non solo come obiettivo etico valoriale, ma quale vera e propria emergenza della politica, a cominciare da tutti i partiti. Di fatto il tema non fu affrontato con sufficiente determinazione e volontà. Il risultato sino stati  prima tangentopoli, ora il preoccupante proliferare della corruzione e della malavita organizzata all’interno della vita pubblica.

Affrontare la questione morale è quindi più che mai attuale, farlo con coraggio senza guardare in faccia nessuno, senza lasciarsi condizionare dalle convenienze assolutamente necessario.
Ripartendo dalle parole di Enrico Berlinguer, dobbiamo saper coniugare un radicale cambiamento di istituzioni e “sistema” Paese, con un deciso ripristino di trasparenza e legalità.  È il dovere di questa stagione politica, é il campo d’azione con il quale si deve misurare il valore del nostro agire quotidiano.

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