25 aprile a Montichiari. Viva il 25 aprile, viva la libertà, viva l’italia

partigiani (1)É spontaneo chiedersi perché nel corso di questi 70 anni in tutto il nostro paese si è ininterrottamente celebrato la ricorrenza del 25 aprile. Certo non dappertutto, perché non sono mancati tentativi, più o meno intellettualmente onesti, di attribuirgli significati diversi, non sono mancate volute dimenticanze o, peggio ancora, espliciti disconoscimenti.
Ma mai é mancato quel naturale sentimento, quella spontanea volontà, quella radice culturale che il 25  aprile ha nelle nostre comunità e che oggi anche qui a Montichiari é tornata ad esprimersi in tutta la sua energia e determinazione, dopo anni di colpevole omissione. Bene ha fatto l’amministrazione comunale ad organizzare questa cerimonia con lo spirito che con estrema efficacia il sindaco prima ha illustrato.
Perché il 25 aprile é e rimane la festa della liberazione dal ventennio del regime fascista e dall’occupazione del regime nazista. Andava a chiudere quel tragico periodo che si era aperto l’8 settembre del 1943 e che aveva posto l’Italia, tanti italiani a scegliere da che parte stare, se schierarsi con la neocostituita Repubblica sociale di Salò, se continuare con un atteggiamento di colpevole passività o scegliere la strada della resistenza, della ribellione verso un regime che aveva nel corso della sua storia manifestato tutta la sua violenza, tutta la sua ingiustizia, tutta la sua negazione di libertà. É quindi una festa che di fatto celebra la ritrovata unità attorno ai valori di libertà e democrazia, ma che non può che partire da momenti di verità, dalla necessità di mantenere intatta la capacità di distinguere ciò che era giusto, da ciò che era stato di profondamente sbagliato. Perdere di vista questo giudizio non solo storico, ma soprattutto etico e morale, significherebbe perdere il rispetto verso quei tanti giovani italiani che scelsero con convinto coraggio di schierarsi, di mettersi a disposizione. Partigiani il loro nome, essere di parte, sapere da che parte stare.
Non è un caso che gli alleati definissero i movimenti partigiani come patrioti, li identificavano come i fondatori morali della  nuova patria italiana, ma per loro, i partigiani, rivendicare il loro nome significava ribadire con forza il coraggio di una scelta, la vittoria di chi si era ribellato. Si perché se é pur vero che l’apporto  delle forze alleate é stato indiscutibilmente determinante dal punto di vista militare, é altrettanto vero che la resistenza ha rappresentato il riscatto etico di un popolo. Da lí é nata la scelta della repubblica del ’46, ma ancor di più lo spirito unitario che permise ad un paese appena uscito dalla devastazione di una guerra anche fratricida, di scrivere una delle più belle costituzioni che un popolo si sia mai dato. É di questo che dobbiamo ringraziare quegli italiani, molti  giovani, fa davvero impressione leggere sui tanti monumenti che “vivono” nelle nostre piazze  l’età di tanti partigiani trucidati. A volte nemmeno ventenni, a volte poco più che ventenni si sono caricati la responsabilità di restituire ad un popolo la dignità della propria storia, la speranza del proprio futuro. Lo hanno fatto mettendo a disposizione la loro vita, le loro aspirazioni, i loro progetti. Ne erano coscienti? Si, basta leggere alcune lettere di questi ragazzi indirizzate a mamme, mogli, fidanzate poco prima di morire, dove il dolore per l’imminente morte viene quasi cancellato dalla consapevolezza del dovere svolto, trasformandosi in parole di orgogliosa consolazione verso i propri affetti, chiamati loro stessi a diventare eroi con loro.
Agape Nulli Quilleri allora giovane partigiana, ora vigorosa presidente delle fiamme verdi bresciane, con parole semplici, ma determinanti ci ricorda la motivazione di quelle scelte. “non mi resta che pregare spesso perché iddio dia a noi giovani la forza di distinguere la verità e il bene in mezzo al caos e per arrivare a questo bene è il maledetto egoismo che dobbiamo eliminare”.

Lo stesso egoismo che anche oggi, dopo 70 anni, dobbiamo vincere per superare le tante difficoltà che la quotidianità ci consegna dalla crisi economica all’accoglienza di tante persone disperate che sfuggono da scenari di guerra e  di devastazione. Un’ultima considerazione. Ogni comunità, ogni paese ha vissuto la scelta della resistenza, il coraggio dei partigiani. Ce lo ricordano, come  dicevo prima, i tanti monumenti, ma ancor di più la storia di tante persone. Storie che non dobbiamo mai smettere di raccontare, perché una volta raccontate con parole di verità, e ascoltate con spirito sincero, entreranno a far parte di noi e attraverso di noi, e il racconto che faremo ad altri, continueranno a difendere quei valori di libertà e giustizia che hanno incarnato. Voglio ricordare Ferruccio Vignoni, appartenente alla 7a brigata Matteotti, trucidato assieme ad altri 9 giovani partigiani a Provaglio, dopo essere stati feriti e  seviziati.
Di quell’eccidio voglio ricordare la testimonianza di Maria Boschi, stella, che da poco ci ha lasciato, anche per doverosamente sottolineare il ruolo fondamentale avuto dalle donne, anche loro giovanissime, nella resistenza.

partigiani

Fra questi corpi vi era anche quello di Ferruccio Vignoni. Aveva 22 anni. Viveva a Montichiari. É stato un partigiano. Anche a lui dobbiamo la possibilità di essere qui oggi a festeggiare la festa del 25 aprile, non dimentichiamolo, mai.

Viva il 25 aprile, viva la libertà, viva l’italia

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