No a una Lombardia che in silenzio perde i pezzi

valvestinoIl Consiglio regionale ha approvato a larga maggioranza una mozione presentata dal gruppo della Lega Nord con la quale si chiede a Regione Lombardia di attivarsi presso il Governo per portare a termine la richiesta di passaggio dei comuni di Valvestino e Magasa dalla provincia di Brescia alla Regione autonoma del Trentino Alto Adige.

Noi, come PD, ci siamo astenuti: rispettiamo la volontà dei cittadini di Magasa, ma non condividiamo questa scelta che evidenzia quella che è una vera e propria sconfitta di Regione Lombardia nel sostenere i territori montani. La politica regionale in questi anni  non è stata in grado di tutelare e sostenere le piccole comunità locali montane, che come in questo caso preferiscono migrare in un’ altra regione. Si sarebbe potuto mettere a punto un vero e proprio piano di sostegno partendo dalle necessità reali delle piccole comunità montane, cogliendone fragilità e bisogni. Ed invece si è preferito assecondare la loro scelta di andare altrove.

Alla luce della riforma in discussione a Roma che prevede la revisione delle competenze delle regioni, delle nuove provincie, delle comunità montane e delle unioni di comuni, la maggioranza deve chiedere al Governo di riconoscere alla Lombardia delle forme di autonomia capaci di intercettare e dare risposta ai problemi delle zone più fragili. L’alternativa in caso contrario è di assistere ad una progressiva richiesta di esodo. Ma peggio ancora di non saper interpretare l’opportunità che questo momento di grande riforme istituzionali offre. Si tratta di mettere in campo autorevolezza, capacità di analisi e condivisione di percorsi.

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Una risposta a No a una Lombardia che in silenzio perde i pezzi

  1. Anonimo Triestino scrive:

    Ma quali pezzi persi! Quei due comuni hanno fatto parte per secoli del Tirolo, poi il fascismo lì unì forzosamente alla Lombardia. Non risulta siano stati effettuati dei referendum per saggiare la volontà popolare, né per l’annessione all’Italia, avvenuta nel 1919, né per quella alla Lombardia, avvenuta nel 1934.
    Ora non vogliono far altro che tornare a far parte anche amministrativamente della regione storico-geografica di cui fanno comunque moralmente parte, e cioè il Tirolo, la cui parte italiana amministrativamente viene chiamata con l’orribile nome di “Trentino Alto Adige”.
    Non a caso in quei comuni il regime immobiliare è quello basato sulle pubbliche tavole, come nei territori di Trento, Bolzano, Gorizia e Trieste.




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