Archivi del mese: aprile 2015

25 aprile a Montichiari. Viva il 25 aprile, viva la libertà, viva l’italia

partigiani (1)É spontaneo chiedersi perché nel corso di questi 70 anni in tutto il nostro paese si è ininterrottamente celebrato la ricorrenza del 25 aprile. Certo non dappertutto, perché non sono mancati tentativi, più o meno intellettualmente onesti, di attribuirgli significati diversi, non sono mancate volute dimenticanze o, peggio ancora, espliciti disconoscimenti.
Ma mai é mancato quel naturale sentimento, quella spontanea volontà, quella radice culturale che il 25  aprile ha nelle nostre comunità e che oggi anche qui a Montichiari é tornata ad esprimersi in tutta la sua energia e determinazione, dopo anni di colpevole omissione. Bene ha fatto l’amministrazione comunale ad organizzare questa cerimonia con lo spirito che con estrema efficacia il sindaco prima ha illustrato.
Perché il 25 aprile é e rimane la festa della liberazione dal ventennio del regime fascista e dall’occupazione del regime nazista. Andava a chiudere quel tragico periodo che si era aperto l’8 settembre del 1943 e che aveva posto l’Italia, tanti italiani a scegliere da che parte stare, se schierarsi con la neocostituita Repubblica sociale di Salò, se continuare con un atteggiamento di colpevole passività o scegliere la strada della resistenza, della ribellione verso un regime che aveva nel corso della sua storia manifestato tutta la sua violenza, tutta la sua ingiustizia, tutta la sua negazione di libertà. É quindi una festa che di fatto celebra la ritrovata unità attorno ai valori di libertà e democrazia, ma che non può che partire da momenti di verità, dalla necessità di mantenere intatta la capacità di distinguere ciò che era giusto, da ciò che era stato di profondamente sbagliato. Perdere di vista questo giudizio non solo storico, ma soprattutto etico e morale, significherebbe perdere il rispetto verso quei tanti giovani italiani che scelsero con convinto coraggio di schierarsi, di mettersi a disposizione. Partigiani il loro nome, essere di parte, sapere da che parte stare.
Non è un caso che gli alleati definissero i movimenti partigiani come patrioti, li identificavano come i fondatori morali della  nuova patria italiana, ma per loro, i partigiani, rivendicare il loro nome significava ribadire con forza il coraggio di una scelta, la vittoria di chi si era ribellato. Si perché se é pur vero che l’apporto  delle forze alleate é stato indiscutibilmente determinante dal punto di vista militare, é altrettanto vero che la resistenza ha rappresentato il riscatto etico di un popolo. Da lí é nata la scelta della repubblica del ’46, ma ancor di più lo spirito unitario che permise ad un paese appena uscito dalla devastazione di una guerra anche fratricida, di scrivere una delle più belle costituzioni che un popolo si sia mai dato. É di questo che dobbiamo ringraziare quegli italiani, molti  giovani, fa davvero impressione leggere sui tanti monumenti che “vivono” nelle nostre piazze  l’età di tanti partigiani trucidati. A volte nemmeno ventenni, a volte poco più che ventenni si sono caricati la responsabilità di restituire ad un popolo la dignità della propria storia, la speranza del proprio futuro. Lo hanno fatto mettendo a disposizione la loro vita, le loro aspirazioni, i loro progetti. Ne erano coscienti? Si, basta leggere alcune lettere di questi ragazzi indirizzate a mamme, mogli, fidanzate poco prima di morire, dove il dolore per l’imminente morte viene quasi cancellato dalla consapevolezza del dovere svolto, trasformandosi in parole di orgogliosa consolazione verso i propri affetti, chiamati loro stessi a diventare eroi con loro.
Agape Nulli Quilleri allora giovane partigiana, ora vigorosa presidente delle fiamme verdi bresciane, con parole semplici, ma determinanti ci ricorda la motivazione di quelle scelte. “non mi resta che pregare spesso perché iddio dia a noi giovani la forza di distinguere la verità e il bene in mezzo al caos e per arrivare a questo bene è il maledetto egoismo che dobbiamo eliminare”.

Lo stesso egoismo che anche oggi, dopo 70 anni, dobbiamo vincere per superare le tante difficoltà che la quotidianità ci consegna dalla crisi economica all’accoglienza di tante persone disperate che sfuggono da scenari di guerra e  di devastazione. Un’ultima considerazione. Ogni comunità, ogni paese ha vissuto la scelta della resistenza, il coraggio dei partigiani. Ce lo ricordano, come  dicevo prima, i tanti monumenti, ma ancor di più la storia di tante persone. Storie che non dobbiamo mai smettere di raccontare, perché una volta raccontate con parole di verità, e ascoltate con spirito sincero, entreranno a far parte di noi e attraverso di noi, e il racconto che faremo ad altri, continueranno a difendere quei valori di libertà e giustizia che hanno incarnato. Voglio ricordare Ferruccio Vignoni, appartenente alla 7a brigata Matteotti, trucidato assieme ad altri 9 giovani partigiani a Provaglio, dopo essere stati feriti e  seviziati.
Di quell’eccidio voglio ricordare la testimonianza di Maria Boschi, stella, che da poco ci ha lasciato, anche per doverosamente sottolineare il ruolo fondamentale avuto dalle donne, anche loro giovanissime, nella resistenza.

partigiani

Fra questi corpi vi era anche quello di Ferruccio Vignoni. Aveva 22 anni. Viveva a Montichiari. É stato un partigiano. Anche a lui dobbiamo la possibilità di essere qui oggi a festeggiare la festa del 25 aprile, non dimentichiamolo, mai.

Viva il 25 aprile, viva la libertà, viva l’italia

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L’incoerenza delle minoranze

pd-urnePenso che un po’ di ripasso della storia recente non faccia male. Il “Porcellum” era da tutti, anche dall’autore, considerata una legge ignobile, da cambiare il prima possibile. Il PD ha cercato di attenuarne le storture, introducendo le primarie, ma soprattutto di approvarne una radicale revisione. Su questa seconda finalità si è lavorato costruendo un’ipotesi il più possibile condivisa.

Al Senato si è giunti ad un testo di legge, “l’Italicum”, frutto di mediazioni imposte dai numeri. Apportare modifiche alla Camera significherebbe tornare al Senato e di fatto mettere la legge  su un binario morto, andando al voto con il Mattarellum, considerata la sopravvenuta riconosciuta incostituzionalità che nel frattempo ha colpito il “Porcellum”. Da qui la rigidità nel difendere un testo non più emendabile.

L’Italicum non è la miglior legge elettorale possibile, è al momento l’unica possibile e mi auguro possa essere in parte modificata in un futuro Parlamento con una maggioranza ben definita. Certo colpisce l’attaccamento di alcuni esponenti del PD alle preferenze, sia perché alcuni di loro sono parlamentari per “nomina”, non per aver superato le primarie, sia perché a suo tempo furono feroci contestatori delle stesse. Tutti ricordiamo certi manifesti e certi slogan, nonché promotori di terne o quaterne “imposte dall’alto”.

Ancora una volta spetta ai partiti applicare regole interne nella scelta dei propri rappresentanti trasparenti e capaci di promuovere persone realmente espressione della base. Sulle decisioni del PD è da rilevare che mai come in questo periodo sono state sottoposte al voto in direzione nazionale, eletta con primarie, e nelle assemblee dei gruppi parlamentari. Le determinazioni assunte possono piacere o non piacere, ma nessuno può dire non siano frutto di una scelta condivisa e che siano portate avanti da un gruppo dirigente frutto di primarie aperte.

Certo é bizzarro vedere alcuni nostri esponenti rivendicare ora libertà di azione mentre  quando guidavano il partito consideravano il più piccolo dissenso come inaccettabile e lesivo dell’unità necessaria. Ma è ancor più incredibile vedere rappresentanti di altri partiti e movimenti, fra tutti il M5S, abituati a chiedere la pubblica lapidazione per i loro esponenti che agiscono in autonomia, difendere ora quella della minoranza PD, bella coerenza! Così come vedere la condivisa necessità di impedire cambi di casacca o infedeltà ai gruppi di appartenenza diventare ora riconoscimento dell’autonomia del parlamentare, improvvisamente tornato ad essere rappresentante dei cittadini, non più nominato dai partiti; anche qui una qualche riflessione sui giudizi a corrente alternata non farebbe male.

Io non sono fra quelli che pensano che ogni cosa fatta dal PD e dal Governo sia perfetta. Conosco però le condizioni nelle quali si deve lavorare, le politiche ci hanno consegnato un 25% di consenso, non il quasi 41% delle europee, ma ancor di più la richiesta dei cittadini/elettori di un partito unito e capace di attuare quanto promette, cosa mai avvenuta negli ultimi 30anni. Accettare che il PD si trasformi nel luogo delle continue mediazioni, dove la minoranza costringe continuamente la maggioranza a subire ricatti, significherebbe non solo abbattere Renzi, come D’Alema, Bersani, ahimè!, e altri vorrebbero, ma sabotare definitivamente il PD togliendogli quell’energia e quel vento di cambiamento che sono state le sue caratteristiche vincenti, come Grillo, Salvini, Brunetta sperano. Da qui il loro falso sdegno, la loro incredibile alleanza, il loro ridicolo sostegno alla minoranza Dem.

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No a una Lombardia che in silenzio perde i pezzi

valvestinoIl Consiglio regionale ha approvato a larga maggioranza una mozione presentata dal gruppo della Lega Nord con la quale si chiede a Regione Lombardia di attivarsi presso il Governo per portare a termine la richiesta di passaggio dei comuni di Valvestino e Magasa dalla provincia di Brescia alla Regione autonoma del Trentino Alto Adige.

Noi, come PD, ci siamo astenuti: rispettiamo la volontà dei cittadini di Magasa, ma non condividiamo questa scelta che evidenzia quella che è una vera e propria sconfitta di Regione Lombardia nel sostenere i territori montani. La politica regionale in questi anni  non è stata in grado di tutelare e sostenere le piccole comunità locali montane, che come in questo caso preferiscono migrare in un’ altra regione. Si sarebbe potuto mettere a punto un vero e proprio piano di sostegno partendo dalle necessità reali delle piccole comunità montane, cogliendone fragilità e bisogni. Ed invece si è preferito assecondare la loro scelta di andare altrove.

Alla luce della riforma in discussione a Roma che prevede la revisione delle competenze delle regioni, delle nuove provincie, delle comunità montane e delle unioni di comuni, la maggioranza deve chiedere al Governo di riconoscere alla Lombardia delle forme di autonomia capaci di intercettare e dare risposta ai problemi delle zone più fragili. L’alternativa in caso contrario è di assistere ad una progressiva richiesta di esodo. Ma peggio ancora di non saper interpretare l’opportunità che questo momento di grande riforme istituzionali offre. Si tratta di mettere in campo autorevolezza, capacità di analisi e condivisione di percorsi.

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Buona Pasqua a tutti

colombaPer i credenti la Resurrezione di Gesù é il punto essenziale della Fede. Per i non credenti, può rappresentare in ogni caso un riferimento di speranza, di fiducia che anche davanti alle avversità, alle difficoltà più complesse, sempre ci può essere il momento del riscatto e della rinascita. In fondo è il riscoprire il senso “religioso” che accompagna ogni uomo e ogni donna, indipendentemente dalla propria etnia, dalla propria cultura, dal proprio credo, dalla propria “unicità”, che rende la vita un’avventura meravigliosa che ciascun essere umano ha il diritto di poter vivere con la massima intensità. Spetta a noi fare in modo che questo sia possibile, dipende dal nostro impegno e dalla nostra disponibilità a comprendere che rinunciare a qualcosa di “troppo” nostro a favore di chi non ha nulla é il più bel regalo che facciamo non solo all’altro, ma anche a noi stessi.

Buona Pasqua a tutti!

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