Archivi del mese: marzo 2015

Il Pd, le parole e i fatti. Riflessioni dalla riunione di sabato

girelli_milanoSabato a Milano si è riunito il PD, o meglio molti degli esponenti che sostengono l’azione del Governo Renzi. Obiettivo,  la necessità di affermare con chiarezza e determinazione la lealtà e la coesione che caratterizza la stragrande maggioranza dei democratici, purtroppo non di tutti. Già perché anche sabato c’è stato chi ha preferito andare a Roma per sentirsi dire, o meglio urlare addosso, che Renzi è peggio di Berlusconi.
Penso che la sfida che sabato abbiamo lanciato, alla presenza del Ministro Boschi, del vicesegretario nazionale Guerini e del nostro segretario regionale Alessandro Alfieri, a noi stessi, sia da cogliere e affrontare con decisione. Brevemente riassumo il mio contributo al dibattito, compreso quanto non sono riuscito a dire, visto che l’ottimo Fabrizio Santantonio ha giustamente preteso da tutti i rispetto dei 3 minuti di intervento.

IL CAMBIAMENTO
Il PD lombardo deve chiedersi il perché dell’insuccesso alle regionali del 2013. Perché il voto anticipato, determinato da fatti gravissimi, ci ha restituito l’ennesima, sia pur non così netta, sconfitta. Probabilmente perché abbiamo chiesto di cambiare il Governo Regionale, dimenticando che in realtà dovevamo prima di tutto cambiare noi stessi, nel modo di porci, nei messaggi da dare, nei mondi da intercettare. Bisogna metterci al lavoro per essere pronti al prossimo appuntamento, dobbiamo essere all’altezza della forte innovazione che il livello nazionale del partito ha portato.

QUATTRO  POSSIBILI MESSAGGI
ECONOMIA. É tempo di tornare a parlare alla piccola, se non micro, e media impresa. Attorno a loro é iniziato ed é cresciuto il nostro modello di sviluppo, caratterizzato da una ricchezza “distribuita”. Su di loro, sia pur in forma sempre più associata, si deve puntare per la ripresa. Turismo, Agricoltura, devono trovare una giusta valorizzazione, Expo diventa importante se pensato come trampolino di rilancio di questi settori strategici.
NUOVO MODELLO DI WELFARE. Dobbiamo dare risposte  ad una società cambiata radicalmente e che presenta problemi e necessità nuove. La riforma sanitaria deve introdurre l’idea di benessere, come educazione alla salute, riportando il cittadino, non “l’attività sanitaria” al centro dell’attenzione. Il tema dell’età media, sempre più alto, deve trovare un’adeguata risposta, essere vissuto come una grande conquista, non come un problema. Così come una composizione etnica sempre più varia deve trovare percorsi di reale interazione, ricordando a Salvini e C. che il milione di stranieri presenti in Lombardia sono quelle persone che lavorano nelle nostre fabbriche, raccolgono i nostri rifiuti e puliscono le nostre strade, accudiscono i nostri anziani. É immorale volerli confondere con i temi della sicurezza, della clandestinità, se non addirittura del terrorismo. Basta parlare di “spesa” sanitaria, parliamo di investimento in salute, qualità della vita, servizi e aiuti garantiti a TUTTI i cittadini indipendentemente dal territorio e dal reddito. Abbattiamo una forma di compartecipazione alla spesa, ticket, davvero iniqua.
TERRITORIO, AMBIENTE, MOBILITÀ. Ribadire l’idea diversa di sviluppo che abbiamo, dove il rispetto dell’ambiente, la “rigenerazione urbana”, un modo diverso di concepire lo spostamento di persone e merci, l’abbattimento dei fattori inquinanti, la bonifica dei siti contaminati, non sono enunciazioni, ma concreti impegni di governo.
RIFORME ISTITUZIONALI. Le riforme in atto sono quanto da tempo e dai più è chiesto. Ma invece di farlo fino ad ora ci si era limitati solo a parlarne. Non abbiamo bisogno di lezioni di autonomia, da Sturzo in poi sappiamo bene cosa sia, dobbiamo puntare a reiscrivere forme di aggregazioni partendo dal basso, rilanciando gli enti locali, dando loro il necessario ossigeno finanziario, superando però privilegi e incrostazioni che come sempre ostacolano ogni novità.

IL PARTITO
É tempo di richiamare gli appartenenti al PD alla necessaria lealtà. Non é pensabile mantenere costantemente aperta una fase congressuale, dove le opinioni diverse si organizzano in manifestazioni esterne, in prese di posizioni di parlamentari, che danno un’immagine del partito molto più divisa di quanto effettivamente sia. Mai come in questo ultimo periodo ogni passaggio é stato discusso in Direzione Nazionale e nelle assemblee dei gruppi di Camera e Senato, garantendo momenti di confronto vero e la possibilità per tutti di esprimere il proprio convincimento. Due cose sono però da rigettare con forza.

Accettare che anche dall’interno del PD venga mossa al Governo l’accusa di fare una politica di destra. Mettere mano al tema del lavoro, dopo un periodo di grande disoccupazione, in particolare giovanile, al tema della scuola, con la necessaria  riorganizzazione e modernizzazione da tempo richiesta, a quello dello snellimento burocratico e del sistema istituzionale NON é fare una politica di destra,  é interpretare in modo attuale i principi di solidarietà che hanno caratterizzato il pensiero cattolico-democratico e della sinistra realmente riformista. In sintesi é la concreta azione che il PD, forza di CENTROSINISTRA, intende portare come ventata di necessaria novità all’interno del sistema politico italiano. È “di destra” chi grida dal palco contro ogni cambiamento, che difende lo status quo e interpreta il principio di uguaglianza come salvaguardia di inaccettabili e antichi privilegi, invece che come pari opportunità dalla quale partire per premiare merito e impegno.

Sopportare che alcuni vivano “del partito” senza sentirsi “del” partito. I cittadini, oltre che idee e programmi per uscire dalla crisi,  ci chiedono UNITÁ di intenti nel farlo, non sopportano partiti che invece di lavorare per risolvere i problemi, perdono tempo in infinite contrapposizioni interne. Basta quindi alle convenienze garantite dalle posizioni di minoranza, o dai ripetuti viaggi a Damasco.

Il PD ha avuto un incredibile riconoscimento elettorale in occasione delle elezioni europee. Va rafforzato con un’azione coerente, con la capacità di tradurre le parole in fatti, le promesse in realtà. Questo è il PD da difendere, rafforzare, trasformare anche e soprattutto al nord in un soggetto politicamente  affidabile e vincente.

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20 anni con Libera

Logo_LiberaMercoledì 25 marzo l’associazione Libera compie 20 anni. Il giorno della memoria delle vittime di mafia che in Regione Lombardia abbiamo ricordato venerdì coinvolgendo gli studenti degli istituti superiori milanesi, assume quindi un significato del tutto particolare.

Inutile elencare i tanti meriti di questa associazione di associazioni, impossibile non ricordare quanto sia stato fondamentale il ruolo svolto nel promuovere leggi, sensibilizzare istituzioni, creare una vera mobilitazione pubblica nel contrasto alle mafie. Raggiungendo un livello di qualità e di analisi sempre maggiori, gemmando esperienze di particolare valore in varie realtà, fra tutte quella universitaria.

A Libera, a Don Ciotti e Nando Dalla Chiesa in rappresentanza dei tanti soci, va il ringraziamento per quanto fatto e quanto promosso, ma soprattutto per avere fatto aprire gli occhi e creato le premesse per “formare” una generazione di giovani che abbiamo come riferimento la cultura della legalità quale strumento per costruire una società realmente democratica.

In Regione Lombardia la Commissione Speciale Antimafia é impegnata in un’opera di approfondimento della conoscenza e delle azioni di contrasto alle mafie. In maggio é prevista una seduta del Consiglio Regionale interamente dedicato al tema. L’intento é quello di approvare un progetto di Legge che unifichi le attuali leggi e ribadisca la volontà di sensibilizzare la realtà lombarda, di formare rappresentanti istituzionali sia di emanazione politica che tecnica, di dare il proprio contributo a dare corpo a quella speranza che, come Libera ci ricorda costantemente, per essere raggiunta deve vedere l’impegno di tutti.

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La sfida di Landini

LandiniEd ecco che  Landini ha fatto quello che tutti sapevamo che avrebbe fatto. Certo in modo originale, ancora un poco ambiguo, ma di fatto è sceso in campo. L’ha fatto dicendo di voler dar vita ad un partito “non partito”, che intende riunire tutti i lavoratori, molte associazioni, non si quanto a “loro insaputa”, per difendere i diritti messi a rischio da Renzi, dal suo Governo e quindi, per ovvia deduzione, dal PD. Non parteciperà, per ora, alle elezioni. Poi di vedrà. Forse meglio aspettare un po’ di sondaggi che rischiare “la diretta”.

È chiaro per lui stiamo vivendo un’emergenza democratica, mai verificatasi dalla nascita della Repubblica. Nulla al confronto è stata l’epopea berlusconiana: ricordo quando si voleva cambiare l’art. 1 della Costituzione, ma non ricordo tutto questo attivismo di Landini, poca cosa la pericolosa deriva a destra di parte della politica italiana. Il nemico da sconfiggere è lui, Renzi, reo di aver introdotto il Jobs Act, eliminato “l’art. 18″, di fatto già ampiamente modificato da Monti. Bisogna intervenire, tornare a parlare ai lavoratori, metterli insieme per reagire contro una politica che non rappresenta più nessuno, se non i padroni. Ora credo sia giusto rispondere alla sfida di Landini, sia nei metodi che nel merito.

Non penso serva un Salvini a sinistra. La politica non si fa necessariamente urlando, dicendo cose subito smentite da altri e trascorrendo le giornate da uno studio televisivo all’altro per spargere facili slogan e semplice demagogia. O peggio ancora cercando di intestarsi le battaglie di associazioni, come Libera, che molto hanno da insegnare ai partiti e ai sindacati e non hanno certo bisogno di essere assimilate e inglobate in strani progetti. La politica si fa innanzi tutto prendendosi fino in fondo la responsabilità di metterci la faccia, dire con chi si sta o a cosa si vuole dar vita, con quali proposte e non solo con generiche quanto roboanti proteste.

Come penso che Landini dovrebbe prima di interrogare la “politica” interrogare se stesso, prima di delegittimare i partiti, che mi risulta, ad esempio, siano in ogni caso scelti da qualche milione di persone, chiedersi cosa e chi rappresenta. Landini sembra non essersi accorto di cosa è avvenuto nel nostro Paese in questi anni. Non sembra riflettere che di certo non ha rappresentato i tanti giovani senza lavoro e i tanti lavoratori della piccola e micro impresa. Non si è posto il tema delle partite IVA, delle libere professioni. Non si é preoccupato degli artigiani, dei commercianti, dei piccoli imprenditori, forse inconsapevole che in questo momento il lavoro va prima creato, con seri cambiamenti strutturali, se poi vogliamo difenderlo. Ma soprattutto va stigmatizzato il fatto che  sta portando avanti un’idea “classista” di società, dove gli uni sono contro gli altri armati, dove chi la spunta impone  il proprio modello.

La sfida che lancia va raccolta e rilanciata con coraggio. Quello che ci deve interessare è dare una risposta sincera a quelle persone che possono vedere in Landini il rappresentante delle loro preoccupazioni a mio giudizio in modo sbagliato. Ed  allora con forza dobbiamo dire che l’idea di società del PD non è “classista”, ma solidale, dove gli interessi degli uni trovano un punto di incontro con quelli degli altri. Dove i lavoratori non sono “altro” rispetto gli imprenditori, ma insieme con rispettivi diritti e doveri costituiscono il pianeta lavoro. Dove l’uguaglianza si cerca di portarla il più possibile in ogni situazione, non di imporla in pochi e isolati casi. Dove gli sforzi di riforma in atto, non senza problemi e possibili miglioramenti, rappresentano il sincero tentativo di attualizzare molti di quei sentimenti, di quei valori che hanno caratterizzato tanta storia politica e sociale del nostro Paese.

Esiste, non lo nascondo, la necessità di riordinare a sinistra del PD i soggetti politici. È una necessità non solo di quell’area, ma in generale del centrosinistra, che deve trovare interlocutori rappresentativi fra loro dialoganti. Come esiste la seria necessità di restituire alla rappresentanza sindacale quell’autorevolezza, quell’importanza che deriva dal conoscere i problemi, indicarne possibili soluzioni che possono avere un valore e rappresentare un riferimento per tutta la società. Un sindacato che, al pari della politica e di tante realtà sociali, ha molto da riflettere su stesso, sul suo ruolo futuro, non credo possa essere lo starnazzare in TV, proponendosi in malomodo come la novità, rappresentando invece il peggio del passato, ruolo che sia chiaro deve continuare ad avere un importanza fondamentale.

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Non possiamo disperdere i valori della resistenza

partigianiI valori della resistenza non possiamo disperderli, ma sentirli più che mai nostri!
Il rigurgito fascista che caratterizza alcune nostre realtà ha bisogno di una risposta democratica, forte e unita. La crisi, le difficoltà di tanti, non devono creare spazi per razzismo, intolleranza, violenza, bullismo, ma essere lo sprono per costruire maggior equità, libertà, democrazia, per tutti.
Grazie a questo 90enne, per il suo coraggio e la sua coerenza rimasta intatta nel tempo! Un esempio da seguire con grande entusiasmo!

LEGGI L’ARTICOLO: Svastica sul Rifugio della Resistenza. E il partigiano 90enne va a cancellarla

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