Archivi del mese: febbraio 2015

Referendum, al di là della forma una sfida vera anche per il Pd

Martedì in aula si vota sul referendum di Maroni. Al di là della forma una sfida vera anche per il Pd.

province“O Federalismo o morte!”, lo slogan che per anni ha attraversato la politica italiana e fatto conquistare non pochi consensi nella regioni settentrionali alla Lega Nord, che una volta chiamata al Governo nazionale e regionale ha clamorosamente fallito. Di fatto il rischio di morire lo sta vivendo il sistema delle autonomie locali. E lo è non solo nelle riforme in atto, iniziando dallo stravolgimento e possibile abolizione delle Provincie, ma ancor di più nel “sentire” dei cittadini, oramai sempre più portati a dare una lettura negativa delle Istituzioni viste come luogo di spreco più  che di rappresentanza, scelta e programmazione. In aggiunta le forze politiche che nel corso degli anni hanno su questo costruito, con alterna fortuna, il loro consenso elettorale danno ora maggior risalto a fenomeni come il terrorismo internazionale, legandolo in modo intellettualmente disonesto a quello dell’immigrazione, e più in generale alla sicurezza.
Questi sono gli argomenti con i quali Salvini cerca di traghettare la Lega da movimento territoriale a partito di destra nazionale, aspirando, visto il vuoto venutosi a creare, di diventare il leader dell’intero centro destra.
Il tema della necessità di uno Stato più snello ed efficiente, dalla burocrazia alla fiscalità, rimane però una priorità da perseguire e, sotto sotto, un’esigenza ben presente e politicamente trasversale in tanta parte della società lombarda: quella che non si lascia travolgere dal disorientamento e dalla paura di questi tempi o da qualche facile slogan, ma chiede che si affrontino e si dia avvio alle necessarie riforme strutturali. A partire dalla riorganizzazione della rete delle autonomie. Maroni con la sua proposta di referendum di fatto vuole da un lato ribadire il forte e vincente impegno della sua campagna elettorale “prima il nord”, ma da un altro, assieme a Zaia e Tosi, dare risposta a questa domanda e riprendere quel radicamento territoriale che ha caratterizzato la Lega dei primi anni.
E noi? Certo non possiamo non stigmatizzare la demagogia dello strumento usato e lo spreco delle risorse impiegate ad uso propagandistico, ma non dobbiamo cadere nella banalizzazione della provocazione, riducendo la risposta a questo. Il tema delle riforme è tutto da affrontare; rivedere l’impianto istituzionale del Paese è una necessità; mettere ordine fra le competenze statali e regionali inevitabile; sanare la frattura, in termini di sprechi e costi del pubblico, fra le diverse “Italie” una priorità. Su tutto questo qual’e la nostra proposta? Uscire dalla crisi e riprendere a crescere passa anche dalla capacità di sciogliere questi nodi.
Di mio sono convinto che dobbiamo riappropriarci delle radici autonomistiche di tanta parte del PD, con una differenza di fondo rispetto al centrodestra: per noi riconoscere il valore delle Istituzioni territoriali, dai Comuni alle Regioni, non significa innalzare barriere, ma costruire ponti e reti secondo l’idea che uno Stato nasce dal riconoscimento delle rispettive peculiarità, ma in una prospettiva di una forte unità solidale in termini nazionali ed europei. Affrontando, finalmente, l’irrisolta questione settentrionale.

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Unioni civili, basta discussioni strumentali

In Consiglio regionale continua purtroppo l’abitudine di trattare argomenti seri con strumenti sbagliati, di parlare di temi che riguardano la vita delle persone con toni e ragionamenti da ultras. Troppe volte diamo prova di cattiva politica.
Molti Paesi democratici hanno affrontato il tema delle unioni civili anche tra persone omosessuali, mentre in Italia ancora non riusciamo a farlo. Si tende sempre a mettere in contrapposizione le famiglie, ma è strumentale.
La notizia positiva è che con il voto segreto alla mozione discussa martedì è mancata solo una manciata di voti, il che significa che al di là delle dichiarazioni di bandiera, se potessimo tenere un dibattito meno ideologico potremmo riconoscere i diritti a chi non li ha.

Il video del mio intervento
girelli_unioni_civili

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La legalità come unico vero strumento per raggiungere la libertà

quirinale_mattarellaLa lotta “alla mafia e alla corruzione” è uno dei passaggi fondamentali del discorso di Mattarella in Parlamento durante il suo insediamento alla Presidenza della Repubblica. È un impegno forte, quanto mai necessario. È il segno di rispetto e riconoscenza alle troppe vittime di mafia che il nostro Paese ha avuto e continua ad avere. È un messaggio diretto a corrotti e corruttori, per loro non deve più esserci posto nelle nostre Istituzioni, nelle nostre imprese, nel nostro tessuto sociale. Ma soprattutto penso sia un grande richiamo a tutte le italiane e a tutti gli italiani perbene, indipendentemente dai loro ruoli, a fare il proprio dovere nel contrastare ogni forma di mafia e malaffare. Dobbiamo e vogliamo riaffermare la legalità come unico vero strumento per raggiungere la libertà, per tutti.
Grazie Presidente per averlo richiamato con forza: faremo il nostro dovere con determinazione, coraggio, entusiasmo e grande unità di intenti.

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