Archivi del mese: gennaio 2015

Buon lavoro Presidente Mattarella

A volte Matteo Renzi fa un po’ arrabbiare per il suo modo di fare, ma bisogna riconoscere che nei momenti importanti sa trovare proposte di indubbio valore, capaci di dare al Paese risposte adeguate. Non necessariamente con “la novità”, ma anche attingendo al patrimonio di valori e alle testimonianze di coerenza e libertà che la nostra storia politica ha.

 

 

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‘ndrangheta: politica ancora troppo permeabile agli interessi mafiosi

diaL’operazione condotta dalle Procure distrettuali Antimafia di Bologna, Catanzaro e Brescia dimostra ancora una volta il tasso di penetrazione del fenomeno mafioso nelle regioni del nord. Sempre più evidente è il collegamento tra le organizzazioni malavitose, capaci di radicare una rete su tutto il territorio nazionale. La risposta delle autorità inquirenti deve trovare il massimo sostegno da parte dello Stato in tutte le sue articolazioni. Se il Governo deve mettere a disposizioni risorse umane, strumentali e finanziarie adeguate, spetta anche all’intero mondo istituzionale saper dare una risposta all’altezza dell’emergenza in atto. Troppo spesso esponenti delle Assemblee elettive, esponenti delle Istituzioni, sono coinvolti in modo più o meno diretto nei fatti delinquenziali messi in luce. È la dimostrazione di una permeabilità che la politica, intesa più che mai come governo della cosa pubblica, non può e non deve permettere. Da qui il necessario salto di qualità nei metodi di controllo e di selezione della classe dirigente. Troppo spesso si crea una situazione di opacità, di non chiarezza, che poi ci consegna episodi di assoluta gravità. Lo sforzo in atto, come l’istituzione della sezione della Dia a Brescia, deve trovare un uguale impegno da parte di tutti per contrastare in modo definitivo e netto le organizzazioni mafiose nella loro azione di infiltrazione e controllo dell’economia e della società, minando l’essenza della nostra democrazia e limitando fortemente la nostra competitività.

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La memoria

Il significato della parola memoria è allo stesso tempo affascinante e terribile: “fare proprie esperienze e nozioni e di richiamarle al momento opportuno….” recita il dizionario.
Se non vogliamo essere ipocriti il momento opportuno NON è solo il 27 gennaio, anzi la giornata di oggi serve a ricordarci che ogni giorno dobbiamo “ricordare” quanto l’odio e la violenza possano essere terribili. Così come non dobbiamo dimenticare che le atrocità non appartengono solo al passato, sono più che mai presenti anche nel nostro tempo, non sono più o meno gravi a secondo di quanto ci coinvolgono, sono sempre e comunque atrocità, da denunciare e interrompere.

Se questo è un uomo

“Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi”.

Primo Levi

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La vittoria di Tsipras

“Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro Governo favorisce i molti invece dei pochi: per questo viene chiamato democrazia”. 

Alexis TSIPRASCosì inizia il famoso discorso di Pericle agli ateniesi, e agli altri popoli, pronunciato, pensate un po’, nel 461 avanti Cristo.
E molti in Grecia hanno caricato l’elezione  di Tsipras di un forte rimando a quei principi che ahimè spesse volte nella storia , e in alcune occasioni in modo estremamente drammatico, sono stati violentemente  calpestati. Sarà così? Non si sa, sarà con il lavoro che il nuovo governo greco ci dirà in che modo e in quale misura saprà riportare fiducia e solidità alla propria Nazione.
Di fatto però fa riflettere come la Grecia sia passata nell’immaginario collettivo dall’essere considerata il cattivo esempio al diventare motivo di speranza, che, tradotto, significa passare da un modello di grande austerità ad una grande flessibilità e restituzione di “benessere” a quelle fasce sociali fortemente colpite dalla crisi economica.
Il tutto ovviamente condito da facile demagogia, slogan immediati, suono di trombe e tamburi, in particolare in terra italica. Forse è il caso di usare un po’ di razionalità, fare una attenta lettura e iniziare quel cambio di rotta realmente possibile e praticabile.
Non possiamo infatti dimenticare la situazione greca pre-crisi, alcuni insostenibili privilegi fondati sull’indebitamento e l’incapacità della politica di porvi rimedio introducendo per tempo i necessari correttivi per rilanciare il Paese. Realtà  presenti, con un impatto minore considerata l’oggettiva diversità dello sviluppo economico, in molti Paesi europei, Italia compresa. Certo la reazione alla situazione  è stata inadeguata, la cosiddetta “Troika” si é mossa trattando uno Stato sovrano con l’arroganza del più forte, guardando più all’interesse di qualcuno, la Germania, che alla tenuta dell’intera Europa Comunitaria, zona euro in particolare. Così come è indubbio che, sia pur in forma diversa, le elezioni europee sono state caratterizzate dal confronto fra rigore e maggior flessibilità. Anche in Italia dove il messaggio del presidente del Consiglio é stato fortemente indirizzato verso la necessità di un’Europa “diversa”.
Ora il voto greco, al di là delle imbarazzanti letture di chi in crisi di identità, autorevolezza e consenso cerca di dare, ripropone in modo concreto la questione, perché a breve il Governo greco disconoscerà gli accordi precedenti e chiederà di rinegoziarne tempi e modi. È un’occasione importante per molti di far sentire la propria voce e richiamare con forza la necessità di riscrivere l’agenda della politica economica europea. Cominciando col dire che la scelta di Juncker, al di là delle imbarazzanti vicende lussemburghesi, non ha certo rappresentato un buon inizio per un nuovo corso. La necessità quindi è quella di creare un asse tra i Paesi che più di altri sono in difficoltà con quelli un po’ più lungimiranti,  che comprendono quanto sia miope l’illusione di continuare a salvarsi da soli negli scenari futuri. Da qui la necessità di imporre, sì imporre, un modo diverso di costruire l’Europa, basandosi  su due pilastri: la solidarietà tra Nazioni e il senso del dovere di ciascuna Nazione. Se infatti è su sviluppo, lavoro, giovani, uguaglianza che bisogna puntare, è altrettanto vero che bisogna impedire che qualcuno mascheri il cambiamento con il ritorno a vecchi vizi, antichi privilegi, ai motivi stessi della crisi. Non era la priorità della necessità di cambiare l’errore, ma il modo maldestro con il quale si é voluto farlo.
La vittoria di Tsipras allora non diventi il ridicolo tentativo di appropriarsene in contesti nazionali diversi, diventi l’occasione per una seria rilettura di ciascuno. In Italia, dopo un semestre europeo non particolarmente incisivo, come sempre avviene quando c’è il cambio di Commissione. Il Governo Renzi si ricordi di essere principalmente espressione del maggior partito del gruppo dei socialisti e democratici, il PD, e riprenda i temi della campagna elettorale delle europea e quell’idea di Europa dei Popoli, vera necessità di questo tempo. Lo faccia coniugando i necessari cambiamenti strutturali che anche da noi sono più che mai indilazionabili con la riaffermazione del principio di ricchezza ridistribuita, dove la ripresa riguarda il più possibile tutti, non solo alcuni dati statistici costruiti sulla ricchezza di pochi.
In questo il risultato greco può e deve diventare più che motivo di riflessione. Lo faccia e in modo approfondito “frau Merkel”: è un’occasione di azione, in direzione diversa dal recente passato, senza proclami, senza grancasse, ma con la concretezza e costanza necessarie.

Pericle concludeva così “Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore…ogni ateniese cresce sviluppando  in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed é per questo che la nostra città é aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero”. 461 avanti Cristo ….

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Responsabilità

ercolino_sempre_in_piediIn un partito, specie se di grandi dimensioni, è indispensabile tener vivo un dibattito interno, un confronto dialettico tra varie scelte, la possibilità di offrire il proprio contributo insomma. A maggior ragione questo deve, anzi è inevitabile, esserci in una forza politica relativamente nuova una identità originale e nuova. Il punto è cogliere fino a dove è lecito spingersi nell’esasperare il dibattito o meglio quando per ovvie necessità di azione e autorevolezza politica, deve prevalere la “scelta”  di partito.
Il PD in questi giorni proprio nel momento in cui deve affrontare snodi cruciali per il Paese, quali l’elezione del Presidente della Repubblica e le riforme istituzionali, sta manifestando tutta la difficoltà nel far coesistere il confronto con la sintesi. Da qui la smisurata voglia di caratterizzarsi di alcuni, che in molti casi fanno sapere di esistere solo perché si differenziano e la reazione, in alcuni casi esageratamente stizzita, di chi é stato chiamato a guidare il partito. Con la schiettezza di sempre desidero porre i due principali motivi che, a mio parere, sono la causa  di questa situazione.

IL MERITO. È indubbio che esiste in alcuni casi una diversa valutazione di riforma istituzionale, di metodo di elezione, di riforme strutturali. Talvolta con motivazioni vere, in altri casi per semplice volere polemico. Qui, fuor da ogni dubbio, per un partito chiamato a svolgere un ruolo di riferimento non può che esserci la capacità della sintesi. Fatta la discussione interna, all’esterno non può che essere portata e sostenuta la decisione presa. Far venir meno questo principio significa indebolire il PD, ridurlo davvero a un gruppo politico in continua contrapposizione.
L’OBIETTIVO. Esiste una ambiguità di fondo, non facilmente superabile, ma che va affrontata una volta per tutte. C’è chi continua a vivere il PD come la somma di due idee. Indipendentemente dalle scelte congressuali, c’è chi si sforza di tener viva questa impostazione perché torna utile ogniqualvolta si devono far scelte attorno a candidature, nomine, indicazioni. Indirettamente si cerca anche di mantener vivo un bacino elettorale ben distinto, utile proprio perché distinto. Credo che questa impostazione e i mammut della politica che la sostengono, siano il vero problema del PD, siano il tappo dal quale liberarci. Da qui nascono comportamenti e posizioni che si potrebbero definire contraddittori se dettati da onestà intellettuale, sono invece profondamente ambigui perché mossi solo da uno sfrenato tatticismo. Come fa qualcuno ad essere contro il dialogo parlamentare sulle riforme, demonizzando “l’interlocutore”, quando a suo tempo era il promotore del confronto, delle bicamerali, delle necessarie condivisioni? Come fa qualcuno a cambiare ogni sei mesi la posizione interna al partito a secondo degli scenari politici e della probabilità di elezioni anticipate? Come fa qualcuno a sostenere tesi diverse a Roma rispetto al proprio territorio, con una disinvoltura degna del peggior burlesche?
Queste posizioni, questi personaggi, molto simili al famoso “Ercolino sempre in piedi”, sono il problema da stanare e allontanare dal partito. E badate non albergano solo in chi in questo momento occupa una posizione critica verso la segreteria del PD, ma anche in chi pretende di essere il depositario assoluto della linea, salvo smentirla clamorosamente nei modi e nei contenuti, timoroso di perdere la rendita di posizione. Vi é inoltre la disperazione di tutto un gruppo dirigente che non concepisce il partito senza il suo apporto, senza la sua presenza operativa. Vi siete accorti di alcuni che attraversano ogni maggioranza, che in occasione dei congressi sposano sempre e comunque la tesi del probabile vincitore? Questo é l’apparato, questa é la vera e pericolosa casta.

In realtà il Partito Democratico deve con coraggio e in modo definitivo, intraprendere la via della novità. Deve saper riaffermare, come gli era riuscito in occasione delle elezioni europee, di voler costruire una realtà diversa, libera da vizi e riti del passato, che sappia guardare avanti, portare cambiamento, mettere insieme le tante energie, che ci sono, indispensabili per uscire da questa drammatica situazione  di crisi. Questo può portare a perdere dei pezzi? Può darsi, anzi certe zavorre vanno proprio sganciate, ma se la perdita è dettata dall’esasperazione e della tattica, tranquilli riguarderà solo quella classe dirigente senza seguito e senza riconoscimento, viva solo perché simulacro di un passato da superare.
Siamo in un momento di stallo. Il consenso in lieve ma costante calo ci dice che non possiamo permettercelo, pena il fallimento del nostro progetto. Se c’è bisogno confrontiamoci ancora nel merito, ma non attardiamoci a rincorrere le inutili polemiche. Soprattutto liberiamoci di chi vorrebbe i voti del PD, ma piegati alle proprie idee, o, peggio ancora, delle idee è poco interessato, essendo molto concentrati sul futuro. Sia chiaro, il “loro”.

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Un minuto di silenzio prima di ogni partita per i ragazzi uccisi a Mosul

calcio_palloneQuanto avvenuto a Mosul, in Iraq, è orribile. Non ci sono altre parole per definire il massacro di tredici ragazzi uccisi in pubblico da membri dell’Isis perché avevano guardato la partita della loro nazionale contro la Giordania nell’ambito della Coppa dell’Asia.
C’è troppo silenzio attorno a questi massacri, non si riempiono le piazze, non si lanciano appelli.  Sarebbe significativo se, al prossimo turno, la FIGC facesse osservare prima di tutte le partite in programma un minuto di silenzio per ricordare i ragazzi di Mosul e riaffermare che i principi di libertà valgono sempre e per tutti.

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A Napolitano un sincero grazie e una profonda riconoscenza

expo_napolitano“Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la Nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità”.

Con queste parole Giorgio Napolitano accettò la rielezione - fatto straordinario nella nostra storia repubblicana – a Presidente della Repubblica in un momento imbarazzante per il Parlamento e di assoluta incapacità della Politica ad affrontare i drammatici problemi del Paese. Ha attraversato anni difficili, momenti di crisi e di cadute di autorevolezza istituzionali profonde. Ha rappresentato lo Stato con dignità, rispettando la Costituzione e in molti passaggi salvaguardando la credibilità dell’Italia.
Amato dai cittadini (specie negli ultimi tempi), ha subito forti  attacchi soprattutto da parte di chi  sul facile populismo e la demagogia porta avanti il proprio disegno di distruzione, più che di cambiamento per la politica.
Qualcosa a seguito della sua rielezione é stato fatto, non quanto  con forza inconsueta aveva chiesto all’assemblea che lo aveva rieletto. Ora le sue dimissioni pongono per l’ennesima volta il tema di un’assunzione di responsabilità, che creda più nessuno possa permettersi di farci mancare.

A Lui un sincero grazie e una profonda riconoscenza per quanto fatto per l’Italia, per gli Italiani.

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Mozione convegno famiglia, qualche precisazione

Le notizie penso debbano essere corrette nel merito, onde evitare retropensieri o interpretazioni non autentiche del pensiero altrui. A tal proposito nel Consiglio di ieri preciso di aver votato la mozione presentata dal PD e di aver ritenuto di NON partecipare al voto a quella promossa dall’NCD in virtù del dibattito davvero incomprensibile e grottesco che si é sviluppato in merito. Voglio però richiamare la mia posizione, espressa in modo chiaro e del tutto “volontaria” al riguardo settimana scorso su questo blog.

coppiedifattoSono stato molto indeciso se scrivere qualcosa sull’argomento. A volte ho l’impressione che commentare certi convegni, altro non sia che pubblicità gratuita ai convegni stessi, che se consegnati  al loro destino rischiano invece di passare nell’indifferenza generale. Ma quando oltre che sostenere tesi per nulla condivisibili, e in alcuni casi perlomeno bizzarre, si tende a voler stigmatizzare “persone” dando letture non tanto scientificamente, ma innanzi tutto culturalmente, ghettizzanti, no in silenzio non si può stare. Sul silenzio, sul girare la testa dall’altra parte, sull’indifferenza, troppe volte si sono sviluppate grandi discriminazioni, profonde ingiustizie, inaccettabili negazioni dei diritti di ciascuno.
Il convegno organizzato il 17 gennaio in una sede regionale –  da non si sa bene chi, con il patrocinio di Regione Lombardia, il simbolo di Expo, con relatori orientati non a parlare di famiglia, ma di “cura”, si cura!, dell’omosessualità  - credo sia da stigmatizzare per quello che é una grottesca iniziativa, mascherata da scientificità da tardo medioevo, vergognosamente sostenuta da enti pubblici.
Conosco da un po’ di tempo il presidente Maroni, credo di averne colto, assieme alle tante opinioni diverse, alcuni spunti di attenzione ai fenomeni e alle necessarie risposte da dare ad una società sempre più complessa. Penso che la sua adesione sia stata determinata più da una superficiale lettura dell’avvenimento che da una concreta condivisione. Spero che comprenda che non partecipare, o partecipare prendendo la distanza da certe tesi, sarebbe un gesto di serietà politica e istituzionale. Ma ancor di più credo che una volta per tutte vada smascherato il tentativo di usare il tema famiglia naturale contro altre forme di affettività e amore.
Se si vuole aprire un confronto sul tema figli, conciliazione tempi di lavoro, in particolare per le donne, sostegno economico alle famiglie numerose, facciamolo e una volta per tutte smascheriamo l’ipocrisia di chi si riempie la bocca di grandi valori e poi NULLA fa, o ha fatto, in sede politica e istituzionale. Ma non permettiamo la  comoda semplificazione di sostenere che le unioni di fatto, gli affetti omosessuali siano un problema, anzi “il problema” della famiglia naturale. Certo é un tema complesso, che vive tra accelerazioni e brusche frenate, che può presentare necessarie letture critiche, ma che NON può e non deve permettere che venga messo  in discussione il diritto di ciascuno ad essere quello che è. Una vera democrazia, che nonostante tutto cerchiamo di essere, non può permetterlo!  Su questo non ci sono possibili mediazioni, interpretazioni o altro. Il fatto poi che accanto a certe sigle e a certi nomi compaia il simbolo di Expo suona davvero vergognoso. Non so quanti dei Paesi ospiti approverebbero il convegno, forse solo la Russia di Putin e la Corea del Nord di Kim-Jong-un, nazioni e leader tanto cari a Salvini.

 

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La forza del dialogo

Frédéric Boisseau, custode
Franck Brinsolaro, agente di sicurezza
Jean Cabut, noto come Cabu, disegnatore
Elsa Cayat, psicanalista
Stéphane Charbonnier, noto come Charb, disegnatore
Philippe Honoré, disegnatore
Bernard Maris, economista
Ahmed Meradet, agente di polizia
Mustapha Ourrad, correttore di bozze
Michel Renaud, ex capo di gabinetto del sindaco di Clermont-Ferrand e fondatore del Carnet de voyage
Bernard Verlhac, noto come Tignous, disegnatore
Georges Wolinski, disegnatore

charlie_hebdoQuesti i nomi delle persone massacrate nella redazione di CHARLIE HEBDO. Una ferocia inaudita, un odio immenso, ma soprattutto il tentativo di annientare la satira, il dileggio, la presa in giro che si sa in molti casi fanno più paura del confronto “culturale”.
Quale la sfida che ci viene posta? Molto simile a quella dell’11 settembre del 2001 (certo, grazie a Dio, con molte meno vittime), ma con la stessa determinazione di attaccare una civiltà, la nostra.
Molte le riflessioni che vengono spontanee, da quelle dettate dalla naturale reazione alla violenza, a quelle sulla scarsa protezione garantita ad uno degli obiettivi più evidenti di un certo fanatismo. Penso però sia necessario più che mai usare la massima saggezza e la massima lungimiranza, unite ad un’indispensabile determinazione, nell’affrontare la questione. Partendo dal porci una domanda fondamentale su quanto avvenuto. Perché colpire in modo così clamoroso, mediaticamente impattante e politicamente dirompente la Francia, la sua stampa satirica, elevate a simbolo di un Occidente irriguardoso e blasfemo? Molte le risposte, probabilmente tutte a loro modo esatte.
Dalla volontà di dimostrare la forza e la capacità di azioni eclatanti e pertanto difficili – anche se la cronaca della vicenda ha dimostrato la fragilità del sistema protettivo – alla forte intimidazione che si vuole dare rispetto all’impegno di alcune nazioni sugli scenari internazionali, in particolare riguardo le sorti del “califfato islamico”, che ha indubbiamente visto la sua progressiva ascesa fortemente compromessa dal loro impegno militare. Non credo basti. Penso che, come per l’11 settembre, la vera volontà sia stata quella di colpire in modo crudele per suscitare una reazione altrettanto forte, per radicalizzare lo scontro insomma. Ricreare lo scenario di 15 anni fa, con tutti i pericoli e i drammi che purtroppo ben conosciamo. Facciamo in modo che ciò non avvenga, impariamo dagli errori commessi per agire in modo più accorto, politicamente più utile ed efficace.
Se da un lato la lotta al terrorismo, perché di questo si tratta, va condotta con estrema determinazione, intensificando controlli, specializzando l’opera di intelligence (vero strumento di contrasto), applicando se il caso anche normative straordinarie, dall’altro non va interrotto il dialogo tra Occidente e Islam. Deve finire il tempo in cui alcuni “gruppi” o “leader” vengono creati o rafforzati per contrastarne altri, usando le varie fazioni islamiche a secondo delle convenienze, creando in alcuni casi veri mostri che poi, con estrema puntualità, si sono rivolti contro di noi.
Così come deve interrompersi l’abitudine a coltivare “amicizie” dettate da pure ed esclusive convenienze economiche. Accanto agli affari mettiamoci realmente i diritti, le reciproche legittimazioni, il rispetto tra culture e modelli sociali. Non credo sia impossibile. Difficile, molto, sicuramente sì, impossibile no. Purché si inizi a farlo. Evitando il pericolo di radicalizzare lo scontro, di permettere a chi fino a ieri manco sapeva chi era Charlie Hebdo, anzi mostrava un gran fastidio verso la satira “nostrana”, di usare quanto avvenuto a Parigi come l’ennesima occasione, in questo caso elettoralmente molto efficace, per gridare al nemico, individuare l’obiettivo contro cui scaricare ogni colpa e responsabilità.
La forza del dialogo deve essere la vera risposta. La provocazione vera che all’Islam va posta é quella di debellare le rispettive degenerazioni, con la differenza che per l’Occidente è fatta da tanta imbecillità, forte opportunismo e grandi interessi, per l’Islam anche da un’inaudita e feroce violenza.

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Il cambiamento

pericleAlla politica molte volte, e giustamente, viene chiesto di cambiare. A volte basterebbe rileggere il passato, anche molto lontano, per riscoprire principi e valori che, con pochi adattamenti, sono validi per ogni tempo. Perché é la vera libertà quella che rende il più possibile uguali nelle opportunità, il vero obiettivo dell’azione politica, la vera essenza della democrazia. Con questo spirito diamo inizio a questo nuovo anno di impegno!

Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

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