Archivi del mese: ottobre 2014

‘Ndrangheta minaccia concreta e continua alla nostra società

expoGli ultimi sviluppi dell’inchiesta della Procura di Milano testimoniano una volta di più quanto la ‘ndrangheta sia diffusa e radicata nel tessuto lombardo. La sua presenza è una minaccia concreta e continua alla nostra società, alle sue istituzioni e alla nostra economia, tanto più forte per la presenza di cantieri di opere pubbliche rilevanti connesse ad Expo 2015. La commissione regionale antimafia, che ho l’onore di presiedere, ha a più riprese individuato campi d’azione per la politica e per l’amministrazione, ma la sfida è altissima e non si può mai abbassare la guardia, tanto meno ora, nella fase più calda della realizzazione di Expo. Preoccupa, a questo proposito, il possesso della certificazione antimafia da parte di un’azienda risultata di proprietà della famiglia Galati, e ancor più preoccupano le intimidazioni ai danni della direttrice del carcere di Monza, Maria Pitaniello, come all’agente di polizia locale autore di una segnalazione rilevante per le indagini. A loro va la nostra solidarietà e riconoscenza.
Vogliamo ascoltare nuovamente in commissione il commissario Expo Giuseppe Sala, per fare nuovamente il punto sui controlli e sulle garanzie di legalità nei cantieri.

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In Consiglio regionale a fianco dei Comuni per migliorare il percorso della Tav (VIDEO)

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Elezioni provinciali, molto su cui riflettere

brescia_provinciaElezioni provinciali. 489 amministratori su 2537 hanno deciso di NON votare. Basterebbe questo per fotografare la situazione. Se aggiungiamo il risultato del listone, con più del 50% dei Comuni il PD ha eletto solo 6 consiglieri su 16, il quadro rischia di essere desolante. Davvero grazie ai tessitori romani e ai loro portavoce bresciani! Mi spiace per chi nel PD é stato usato e sacrificato sull’altare del peggior tatticismo.
Comunque buon lavoro al Presidente Mottinelli a cui auguro di saper liberarsi da alcuni suoi disastrosi sostenitori, e ai neo Consiglieri Provinciali, specie a quelli premiati dal consenso dei territori e non dagli accordi a tavolino!
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Provincia, lo sforzo finale

Domenica si vota anche a Brescia per le nuove provincie. Finalmente! Così finiranno le processioni di chi cerca di spiegare quel che non si é capito e di presentare per la migliore e illuminata soluzione possibile quella che è e rimane una grande occasione mancata. Finirà anche la grottesca situazione di chi a Roma sostiene e difende ogni differenziazione (“stiamo facendo le riforme che vuole la destra!”) e a Brescia con certa destra ci va tranquillamente a braccetto. Senza dimenticare, stando a certe dichiarazioni lette  sui giornali, i neo-convertiti o riconvertiti viste le giravolte politiche che ci hanno regalato nel corso della loro vicenda politica. Ma si sa le elezioni politiche potrebbero essere alle porte…….
Detto questo domenica si vota.

Due riflessioni.
La prima.
Sono un esponente del PD,  lo rappresento in sede istituzionale grazie ad un partito che mi ha candidato e ai cittadini elettori che mi hanno votato. Mi sento parte di una squadra e mi sento di sostenerla senza “ultimi sforzi”, ma con la convinzione di chi é affezionato ad un’idea di società che mi sforzo, questo si, di continuare a pensare patrimonio culturale del PD. Nel “listone”, questo è e rimane, scegliamo i candidati del PD, in particolare quelli che hanno manifestato la volontà di dialogo e sono stati indicati dai territori. A loro chiederemo di rappresentare in provincia le istanze di cambiamento che sono e rimangono necessarie, di anteporre le forti ragioni del PD alle “necessità” delle coabitazioni. Chiederemo soprattutto la massima trasparenza nelle nomine, tante, che la provincia dovrà fare, premiando competenza e novità, senza tener conto  delle listarelle dei “referenti” d’area, nonché la massima determinazione e libertà nel decidere sui temi delicati e nevralgici come cave, discariche, ambiente in generale.
Penso che questo  sia un modo vero, non compromissorio, di appartenere ad un Partito e sostenerlo con chiarezza e coerenza.
La seconda.
Ho il massimo rispetto delle altre liste in corsa. Quella della Lega raccoglie in modo chiaro le istanze che quel partito porta avanti. Non condivido quasi nulla di quanto sostiene, ma sono convinto si debba aprire sul tema delle autonomie un serio confronto con loro.
Le  due civiche. Non entro nel merito di quella nata nel centrodestra, non è terreno mio. Mi limito a riscontrare un certo malessere anche da quella parte. Quella del centrosinistra rappresenta la necessità di un mondo, il tanto civismo e la parte più a sinistra del PD, al quale non abbiamo saputo o voluto prestare ascolto e dare riconoscimento. Non rappresenta certo l’avversario, ma il complemento con il quale instaurare fin da subito un serio dialogo, pensando che i passaggi elettorali futuri sia con loro e non con gli attuali coinquilini che vogliamo correre…..
Infine mi auguro che il sostegno al Candidato Presidente sia forte e proveniente dalla stragrande maggioranza dei Sindaci e Consiglieri che domenica andranno al voto. Ne va dell’autorevolezza che potrà esercitare in rappresentanza di una Provincia che proviene da un periodo di mortificazione e incapacità di far sentire ai livelli superiori, Milano e Roma, la propria importanza. Anche a lui chiediamo indipendenza dai manovratori occulti, a volte basta dire “adesso basta!”, e capacità di mettere assieme, dopo, quel quadro politico che non si é riusciti ad assemblare prima.
Al PD dopo il voto chiedo, senza isterismi, ma con grande serenità, nel senso letterale del termine, di aprire un confronto (il termine verifica lo lascio ad un passato che non mi appassiona) sul futuro del partito a Brescia, sul come interpretare il ruolo che gli elettori ci hanno consegnato e la conseguente sfida. Mi auguro che al più presto si possa passare da una certa forma di autoritarismo, a volte sinceramente da avanspettacolo, ad una autorevolezza derivante dal consenso e dalla capacità di farsi interpreti di istanze, speranze e obiettivi dei cittadini.
Domenica quindi in tanti, anzi tutti al voto in modo leale e rispettoso!

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Notav, sì Tav, perchè Tav

tavCome spesso avviene nel nostro Paese sulle scelte delicate e strategiche più che un confronto si scatena la polemica. Difficile sentire approfondimenti nel merito, facile udire, o meglio sentir gridare, facili slogan e analisi approssimate spacciate per documenti tecnici di altissimo valore.
Quando si parla di Tav, si parla di una scelta strategica europea che ha voluto segnare un cambio di rotta strategico nel modo di concepire la mobilità sul continente. Penso che l’impostazione sia corretta, come penso che se si vuole andare in controtendenza rispetto al trasporto su gomma, il tema del traffico va affrontato non per titoli, ma per scelte. Dobbiamo avere una seria alternativa al trasporto aereo, altamente inquinante: sulle tratte brevi e medie é alla rotaia che bisogna guardare. Anzi in prospettiva il pensare, in alcuni Paesi lo stanno seriamente facendo, che le merci debbano viaggiare prioritariamente se non esclusivamente  su treno diventa una scelta quasi indispensabile.
Ora tutti sappiamo cosa é successo e cosa sta capitando in Val di Susa. Si comincia  ad intravedere uno scenario complicato anche nella realizzazione del tratto che interessa la zona del Garda.
Due le riflessioni che mi sento di fare. La prima.
Trovo del tutto inaccettabile e ingiustificabile la deriva violenta e gli atti di sabotaggio messi in atto da alcuni movimenti No Tav. Si sono già spesi più di 5 milioni di € per garantire la sorveglianza sui cantieri in Piemonte, senza contare i danni subisti dalle ditte che eseguono i lavori. Uno Stato evoluto non può permettere che questo accada, soprattutto dopo aver registrato che molte volte queste proteste non sono certo sostenute dai territori e dai loro abitanti, ma guidate dai professionisti della protesta capaci di percorrere l’intero Paese alla ricerca del “caso” per creare tensioni e provocare scontri. Esistono sedi istituzionali, momenti di verifica giuridica, possibilità di esprimere civilmente la protesta, non si può in alcun modo essere benevoli verso chi sceglie l’illegalità e la violenza di qualsiasi tipo.
La seconda.
É necessario cambiare radicalmente modo di affrontare la gestione delle grandi scelte in Italia. In ogni occasione si ravvisa la difficoltà a seguire un corretto percorso istituzionale fatto di confronto vero con i territori, di coinvolgimento delle istituzioni locali, delle associazioni e dei cittadini, di democrazia partecipata insomma. Il più delle volte ci si trova di fronte a progettazioni approssimate, ad errori concettuali, a scelte da rivedere, ad impatti intollerabili, a superficialità macroscopiche. La dimostrazione è il tratto di Tav che interessa il Garda, laddove nel momento della cantierabilitá emergono lacune da colmare e soprattutto la sottostimata ricaduta dell’opera su una delle zone di maggior pregio del territorio, fra l’altro zona di produzione di vino di grande qualità.
Chiaramente è necessario intervenire, o meglio riflettere, su quanto si sta facendo come fortemente hanno richiesto i Sindaci del territorio in nome dei loro cittadini. Le argomentazioni portate sono serie, colgono aspetti critici, richiedono seri approfondimenti. A mia volta ho chiesto a Regione Lombardia di farsi carico  del tema agendo per quanto le compete. (Il testo della mozione presentata)
L’occasione deve però farci riflettere sulla necessità di costruire percorsi diversi per il futuro. Le scelte, più importanti sono più hanno bisogno della “fatica” del confronto. Non possiamo permetterci che opere potenzialmente positive si trasformino in problemi difficili e diventino motivo di tensione sociale. Così come, per rimanere sul tema rotaie, é indispensabile non solo intervenire sulla realizzazione della Alta Velocità, ma anche  prestare la necessaria e indispensabile attenzione alle linee minori. Difficile spiegare al cittadino pendolare che deve sopportare treni sporchi, caldi o freddi a seconda della stagione, mai in orario e a volte soppressi in virtù di chi viaggia sempre più veloce tra una città europea e l’altra. Le due cose devono andare di pari passo, fanno parte dello stesso obiettivo, cambiare il nostro modo di muoverci con maggior rispetto dell’ambiente e quindi di noi stessi.

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“Zero ticket” grazie a Maroni? Non esattamente, anzi

Il presidente della Regione Lombardia è tornato lunedì ad annunciare l’intenzione di cancellare i ticket sanitari regionali, con un primo intervento nel 2015. Intanto, però, la prima manovra fatta dall’amministrazione Maroni sui ticket farmaceutici, in vigore da aprile 2014, si sta dimostrando un flop.
Al momento della presentazione dell’intervento Maroni spiegò che la Regione avrebbe investito 40 milioni di euro per cancellare i ticket farmaceutici a 800mila lombardi (su 10 milioni). Fu anche lanciata la campagna di comunicazione “zero ticket”, con affissioni di manifesti in tutte le città lombarde, per il costo dichiarato di 200mila euro a carico dei contribuenti. Nei fatti, la Regione estendeva l’esenzione del ticket farmaceutico per gli anziani over65 poco abbienti, spostando il limite di reddito massimo da 11 a 18mila euro.

ticket_brescia

Alla luce dei dati ufficiali, su ormai cinque mesi di applicazione, per la Regione si è trattato di un’operazione a costo zero, anzi, con un relativo guadagno economico. Da aprile ad agosto l’ammontare dei ticket pagati dai lombardi non solo non è diminuito, ma è addirittura cresciuto. Nei cinque mesi i lombardi hanno pagato circa due milioni di euro in più rispetto agli stessi mesi dello scorso anno (+1,87%), quando la misura non era in atto. Sempre nello stesso periodo, rispetto allo scorso anno, i cittadini di Brescia e provincia hanno pagato in ticket sui farmaci 122mila euro in più rispetto al 2013. E se i cittadini hanno pagato di più, la Regione ha invece risparmiato, perché la spesa farmaceutica complessiva (quanto Palazzo Pirelli deve alle farmacie per i farmaci acquistati dai lombardi) è sostanzialmente diminuita per oltre 25 milioni di euro, grazie soprattutto alla maggior diffusione dei farmaci generici.
Per la regione c’è dunque un guadagno netto, l’esatto contrario di quanto prospettato. Maroni continua a parlare di abolizione dei ticket ma qui i conti non tornano. Un taglio è necessario e noi lo diciamo da anni. Chi ha redditi fino a 30mila euro non deve più pagare né i ticket sui farmaci né, soprattutto, il superticket su visite ed esami, e le risorse già ci sono. La giunta ha preferito fare questo intervento spot ma alla luce dei dati è evidente che poteva e doveva fare molto di più. Aveva promesso un taglio per 40 milioni ma ha sbagliato i conti e quei soldi sono ancora in cassa, anzi, ce n’è anche di più. Quindi è ora di tagliare veramente, tutti i ticket, per tutte le fasce d’età, nel segno dell’equità.
Il flop del taglio dei ticket sui farmaci potrebbe avere diverse motivazioni, ma la più significativa probabilmente concerne i numeri dei beneficiari: gli ultrasessantacinquenni in Lombardia sono circa due milioni, è possibile che quasi la metà abbia un reddito compreso tra 11 e 18mila euro? Anche qui, forse occorre rifare i conti

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Rifiuti al Nord: Brescia, come area critica, resti fuori

smaltimento_rifiutiL’articolo 35 del decreto Sblocca Italia va senz’altro rivisto e, in nome del mutuo soccorso, è necessario che tutto il Paese gestisca l’emergenza rifiuti. Però, per quanto riguarda la Lombardia, in cambio non solo sono necessarie le adeguate compensazioni ambientali e le bonifiche che da tanto aspettiamo, ma Brescia, come area critica per l’inquinamento atmosferico, deve assolutamente rimanere fuori da questi interventi.
Nella prima, presentata dalla Lega, l’inedita alleanza centrodestra-M5S ha chiesto lo stralcio dell’articolo 35 del decreto. Nel nostro documento, invece, abbiamo posto come condizione una modifica radicale che serva alle Regioni non virtuose per mettersi al pari delle altre e nel frattempo tutelare i nostri interessi ambientali.
Il fatto che il Governo si occupi di un piano nazionale dei rifiuti è positivo. Ma le misure di mutuo soccorso non possono penalizzare le regioni virtuose a favore di chi non ha fatto nulla finora. Per questo nella nostra mozione si chiedeva che ad aiuti in emergenza corrispondessero impegni precisi con tempi certi per attivare raccolta differenziata e pianificazione d’impianti.
Ecco perché, dopo un censimento serio, bisogna trovare una soluzione che contemporaneamente determini un ragionamento sulla raccolta differenziata e sugli impianti da fare in altre zone d’Italia. Ma per un’area critica come Brescia va prevista l’esclusione dal mutuo soccorso. Sarà l’ente territoriale a determinare le politiche di pianificazione per lo smaltimento e il trattamento dei propri rifiuti.

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