Archivi del mese: settembre 2014

Provincia, una brutta pagina quella che sta scrivendo la politica

brescia_provinciaGran brutta pagina quella che la politica sta scrivendo a Brescia sul tema Provincia. Dispiace, non poco, che buona parte del copione sia opera del PD. Già quel Pd che anche a Brescia ha raccolto non poco consenso, ha vinto in molti Comuni, anche grazie alle altre forze del centrosinistra e alle tante realtà civiche. E come ha interpretato questa vittoria? Come la possibilità di tornare a sedersi nel salotto buono delle nomine, essere insomma protagonista della ripartizione invece che del cambiamento. E senza nemmeno sforzarsi di farlo in modo “gattopardesco”. No, in modo evidente come in modo ingenuo, ma sincero, ci ha spiegato l’on. di Forza Italia Romele sulle pagine bresciane del Corriere della Sera. Ma era già evidente dall’elenco delle nomine che il nuovo corso ha nel frattempo provveduto ad effettuare.
Non si tratta solo di una straordinaria occasione persa di dare vigore, anche nella realtà bresciana, al PD e al centrosinistra. Si tratta di qualcosa di più importante: della necessità di aprire un confronto leale, ma durissimo, su cosa sia il PD e come intende muoversi sul nostro territorio. Il Congresso Provinciale ci ha consegnato un quadro devastante. Tre gruppi “quasi” equivalenti e una maggioranza nata dall’accordo fra i due politicamente più distanti fra loro. Il risultato? Un Segretario regolarmente smentito, un Partito gestito da regie esterne – anche in questo caso il buon Romele ci ha aiutato a capire -, una segreteria perlomeno ondivaga che a secondo di luoghi, situazioni e convenienze ha assunto posizioni ed espresso opinioni diametralmente opposte. Sullo sfondo una sconcertante delegittimazione delle persone, laddove pensarla diversamente o essere “vicini” a chi non si allinea, significa essere esclusi, solo adeguarsi significa avere ruolo, ricoprire “responsabilità”.
Certo questi metodi, a onor del vero estranei persino alla prima Repubblica dove alla base DOVEVA esserci perlomeno il consenso, possono portare a dei risultati nell’immediato, rappresentano il pericolo del deragliamento del PD e del Centrosinistra nell’immediato futuro.
Stasera (volutamente scrivo prima con la speranza di essere SMENTITO) si deciderà come affrontare il rinnovo delle Provincia. Unico caso in Lombardia si delinea una lista, travestita da istituzionale, che di fatto é il compromesso tra PD-FI-NCD e UDC. Le altre forze di centro sinistra? Le tante civiche? Probabilmente nemmeno “sentite”. Il programma? Se ne parlerà…
Al di là delle tante considerazione che ho espresso in questi mesi al riguardo – SENZA cambiare idea e in modo chiaro e pubblico – che non hanno trovato un contraddittorio nel merito e pubblico, ma il semplice sbeffeggiamento “privato”, ora voglio spiegare per estrema sintesi il mio NO a questa scelta.

A Brescia più che altrove c’erano tutti i motivi per distinguere tra un dialogo istituzionale, rappresentato dalla condivisione del Candidato Presidente e da aprire il giorno dopo il voto, e il confluire in una lista con alcune forze del centrodestra. Le vicende legate all’ambiente, ad alcuni progetti di “sviluppo”, o distruzione?, territoriale, indagini (non di poco conto e in alcuni casi tutt’ora in corso), situazione di bilancio disastrosa, motivavano ulteriormente questa soluzione.
A Brescia la stragrande maggioranza degli amministratori e la quasi totalità dei territori hanno chiesto di formare liste nostre e non dar vita a questo pasticcio. Non basta qualche “magia” da avanspettacolo per confutare un “sentire” che tutti hanno potuto cogliere.
A Brescia rimane da chiarire chi sta guidando il partito e con quali obiettivi.

Il NO é anche e soprattutto per questo.
Certo il dissenso va ricondotto all’interno del Partito al quale sento di appartenere, ma  che altrettanto sinceramente sento profondamente di dover concorrere a cambiare. Stanando i falsi innovatori, individuando i tanti conflitti d’interesse che anche in questa vicenda si sono manifestati, ma soprattutto “ribaltando” tavolini e caminetti, poco importante se a Roma  o alla Sagra della patata, che decidono “fregandosene” di circoli, assemblee e direzioni.
Nel confronto politico non mi importa se l’idea che sostengo é messa in minoranza (non ho di certo la verità in tasca), ma pretendo che le decisioni siano chiare, che i miei dirigenti esprimano con sincerità quello che pensano, senza furbizie e tatticismi, ma soprattutto che venga RISPETTATO il volere della base.
Su questo mi sento di aprire un confronto vero con e sui territori.
Cosa avverrà stasera con la Provincia? Non lo so. Di certo una brutta partenza. Il buon lavoro che si augura a tutti, e quindi anche a chi direttamente coinvolto nella vicenda,  é accompagnato dalla volontà di svolgere fino in fondo il ruolo che mi é stato “democraticamente” affidato che é farmi interprete delle necessità, dei sentimenti e delle speranze di un popolo del PD che in tutta questa vicenda é stato pesantemente mortificato.

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L’opportunità

gigginoCaro Pier Luigi MOTTINELLI,
anzi Gigi, ti ho sempre chiamato così, giovedì sera con voto unanime la Direzione Provinciale del PD di Brescia ti ha indicato quale candidato alla Presidenza della Provincia. Ti conosco, so che avresti preferito rivestire questo ruolo in prospettiva di una sfida elettorale vera, dove i voti si devono conquistare “pancia a terra” sui territori, fra la gente. Invece ti trovi di fronte ad una nuova vita della Provincia, trasformata in Ente di secondo livello e che individua in Sindaci e Consiglieri Comunali i suoi elettori. Compito non facile quello che ti trovi davanti, ma forse proprio per questo particolarmente stimolante.
Due i nodi da sciogliere:
costruire un quadro di dialogo istituzionale, c’è da scrivere il nuovo statuto, discutere delle deleghe da ottenere;
garantire una gestione dell’ente  su temi fondamentali, come ambiente e sviluppo territoriale, che ha bisogno di un RADICALE CAMBIAMENTO e SOSTANZIALE DISCONTINUITÀ.
Due sono le possibili basi dalle quali puoi partire:
O rassegnarti ad un copione vecchio e stantio che qualcuno ha già voluto scrivere, fatto di liste bloccate e innaturali, nomi calati dall’alto e  programmi che “verranno visti dopo” oppure ascoltare quello che in modo FORTE E CHIARO i territori hanno chiesto al PD: cercare dialogo e condivisione con le altre forze politiche, ma partendo dalla reale rappresentanza di ciascuna. Ecco perché spero che il futuro Consiglio Provinciale sia il risultato di una chiara e seria manifestazione di consenso, non di una alchimia di laboratorio.
Per il PD, cosa che avviene praticamente in TUTTA ITALIA, salvo rarissime eccezioni, e in TUTTA  LA LOMBARDIA si tratta di raccogliere le migliori espressioni del territorio dalle proprie file, dalle altre forze del centrosinistra  e dai tanti movimenti civici che in modo determinante hanno contributo ai tanti successi delle scorse amministrative. Per te si tratta di garantire che l’autorevolezza di questo sostegno non verrà usata per chiudersi, ma per aprire un vero dialogo partecipato nel concorrere a costruire la nuova identità della Provincia. Con TUTTE le forze politiche. Questo é un processo che, sono certo, aiuterebbe anche la crescita e il rinnovamento nel centro destra, favorendo l’individuazione, anche per loro, di una classe dirigente “riconosciuta”, non “garantita”. Certo si tratta poi di interpretare i futuri compiti della Provincia sapendo cogliere i reali bisogni dei cittadini bresciani, non l’equilibrio fra pochi interessi come per troppo tempo accaduto.
Questa é l’opportunità che hai caro Gigi, plasmare in modo  autentico la fiducia che gli elettori ci hanno dato, quali portatori di freschezza e trasparenza nei metodi e nelle  proposte. Questo significa essere protagonisti di una vera nuova stagione per la politica bresciana.
Con la stima e la fiducia, sincere, che nutro nei tuoi confronti ti auguro di cogliere l’obiettivo con spirito libero e coraggioso.

Gianni Girelli

P. S.: ovviamente questa é la mia opinione, pubblicamente e in più occasioni espressa. Ovviamente rispetto chi, abituato a costruire soluzioni in luoghi “conviviali”, la pensa diversamente. Lo invito però a sostenere le proprie tesi nel merito senza citare esempi impropri o palesemente e volutamente falsi. E magari condividerle e verificarle sui territori e nei circoli. Suvvia siamo onorevoli nei metodi e nella sostanza!

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Province, una sfida per tutti noi

brescia_provinciaL’avvicinarsi delle elezioni, sia pur di secondo livello, provinciali, pone il PD di fronte ad alcune scelte non di poco conto che vanno interpretate con capacità e coraggio. La norma – detto con sincerità, non particolarmente entusiasmante – porta a trovare il più possibile soluzioni condivise ma a determinate condizioni e senza rinunciare all’assoluta necessità di cambiamento di cui c’è bisogno. Un conto infatti é trovare una sintesi sulla figura del Presidente (mi sembra si stia lavorando ad una proposta seria e capace) in previsione della stesura di un nuovo Statuto e del confronto con Regione Lombardia sulle deleghe, un altro é rinunciare ad una propria lista e ad una proposta di programma fortemente innovativo da sottoporre ai possibili alleati. Pensare ad un’unica lista istituzionale, che poi unica non sarebbe vista l’indisponibilità manifestata dalla Lega, risulta del tutto inadeguato e mostrerebbe l’incapacità del PD e del Centrosinistra di cogliere la grande opportunità del momento. Si tratta di coinvolgere in una proposta di nomi il meglio delle esperienze maturate sui territori, così come di guardare al grande valore del cosiddetto “civismo” al quale va avanzata una forte e convinta richiesta di partecipazione. Si tratta inoltre di capire come lavorare a “rimettere” insieme un quadro di centro sinistra, con la capacità di stendere una proposta dove si affronti in modo completamente diverso temi come l’ambiente, lo sviluppo territoriale, il nodo infrastrutture e tanto altro. Poi ci si siede al tavolo con il centrodestra chiedendo loro di fare un passo in avanti, senza cadere invece in un compromesso di basso profilo che non solo non servirebbe a cittadini e territorio, ma sarebbe una sconfitta per il PD.
Non mi sfugge ci sia il forte tentativo di portare a scegliere la scorciatoia del listone tra noi e il centrodestra. Ebbene, credo che chi lo voglia da un lato mostri l’incapacità di svolgere quel ruolo autorevole che anche a Brescia ci é stato consegnato dal voto europeo, dall’altro il tentativo di imporre scelte e nomi calati dall’alto senza il necessario riconoscimento di amministratori e territori, in sintesi senza consenso. Impediamo che questo avvenga, sarebbe il tradimento del nuovo corso del PD che non ha bisogno di continue, e a volte patetiche, rivendicazioni di “orario” di appartenenza, ma di atti concreti.

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Non dimenticare

carlo_alberto_dalla_chiesaGli anniversari si sommano di anno in anno. Dal 3 settembre 1982 son passati 32 anni dal giorno in cui Carlo Alberto Dalla Chiesa, sua moglie Emanuela e l’agente Domenico Russo furono  assassinati a Palermo da Cosa Nostra. 32 anni che non hanno minimamente fatto dimenticare il Generale, il suo coraggio, la sua determinazione. I Comuni italiani hanno piazze, parchi, vie intitolate a lui. Ogni anno, in più occasioni, convegni, commemorazioni momenti di riflessione parlano del suo operato, del suo essere servitore dello Stato.
E sia chiaro: il ricordo non é dovuto per come é morto, ma per come ha vissuto, interpretato il delicatissimo ruolo che fu chiamato a ricoprire nel contrasto alla mafia e al terrorismo. É l’aver testimoniato con la propria vita cosa significa amare il proprio Paese, la Giustizia e la vera Democrazia che lo rende ancora tanto presente come chiaro esempio.
Poco prima di essere assassinato, in un’intervista, dichiarò: «mi mandano in una realtà come Palermo con gli stessi poteri del Prefetto di Forlì». Era la denuncia di uno stato di solitudine nel quale le Istituzioni lo avevano lasciato, solitudine che – gli DOBBIAMO il coraggio di dirlo – é stata la maggior causa del suo assassinio.
Sui muri del capoluogo siciliano, vicino al luogo dell’attentato in quei giorni fu scritta una tristissima frase “qui é morta la speranza dei palermitani onesti“.
La speranza dei palermitani onesti, il dolore dei figli che non si é certo sopito per gli anni trascorsi, trovino motivo di speranza nella sincera condivisione di tantissimi che non solo oggi portano nel cuore Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ma che soprattutto chiedono e pretendono sia fatta piena luce sulle responsabilità di uno Stato che non seppe difendere uno dei suoi migliori servitori, così come si sentono in dovere di combattere, con le Istituzioni, ogni forma di mafia e ingiustizia.
Grazie Generale Dalla Chiesa, per come hai vissuto, per come riesci anche ora ad essere motivo di impegno civile e di assunzione delle nostre responsabilità.

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Lettera aperta a Don Ciotti

Carissimo Don Luigi,
don_ciottidi certo quando hai deciso di interpretare in modo tanto diretto e deciso il vivere il Vangelo sul versante della lotta alla mafia hai messo in conto che avresti vissuto momenti diversi fra loro, tutti intensi, tutti scomodanti. Molto é nato dal tuo operato, a partire dal Gruppo Abele che quasi come naturale sbocco ti ha portato a fondare LIBERA. Al tuo impegno si devono importanti interventi legislativi, dai beni confiscati al voto di scambio.
Hai incontrato migliaia di persone, in particolare giovani, che “travolti” dalle tue parole, ma ancor di più del tuo esempio, si sono schierati con forza e coraggio al tuo fianco donandoti, ne sono convinto, una immensa felicità. Papa Francesco recentemente ha voluto farti sentire la sua benedizione prendendoti per mano, ma soprattutto usando parole chiare e durissime contro la mafia. Hai sperimentato la difficoltà delle Istituzioni, della politica, ad essere all’altezza della sfida. Difficoltà che un po’ alla volta, spero con sempre maggior determinazione, si sta superando, anche al Nord. Hai sperimentato la tensione del pericolo che la tua opera comporta. Lo hai fatto senza mai lasciar trasparire quell’umana inquietudine che sempre accompagna queste situazioni.
Ora le parole di Riina, il suo affiancarti a quel “santo” di Don PUGLISI, suonano,  come il grido di paura di che vede il profilarsi di quello che é il vero timore della mafia, “LA RIVOLTA DELLE COSCIENZE” come tu hai efficacemente espresso.
Ebbene caro Don Ciotti non so quanto sia fino ad ora riuscito, nel non facile ruolo che ricopro ad esserti d’aiuto nella tua missione, anche se non é mai mancata volontà e determinazione.
So che le minacce che Riina ti ha rivolto le sento come minacce rivolte a me. Ed è un sentimento,  ne sono più che sicuro, che in tantissimi condividono. Lo sappiano i mafiosi che sta maturando proprio quella rivolta delle coscienze che pretende la legalità come mezzo per raggiungere la GIUSTIZIA. Ma soprattutto voglio che tu sappia che in tanti siamo con te e che  queste nuove minacce altro non sono  che un ulteriore motivo per dire basta ad ogni forma di mafia, seguendo il tuo esempio.
Grazie Don Luigi, un abbraccio.

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