Archivi del mese: agosto 2014

La “cara” indipenza lombarda

evidenza30 milioni di euro. Questa la cifra postata nella variazione di bilancio di Regione Lombardia dalla giunta Maroni per finanziare il referendum (consultivo?) sull’autonomia regionale. Pronta la replica: “in un momento di grande difficoltà economica, di continui tagli nei servizi ai cittadini é vergognoso spendere risorse per un referendum puramente propagandistico. Di fatto la Lega Nord, in barba all’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti, usa risorse regionali per pura propaganda”. Tutto vero, però. Già però.
Vogliamo sviluppare un po’ meglio il tema? É indubbio che usare 30 milioni di euro per un referendum che in ogni caso non ha alcun valore legislativo è di per se inaccettabile, ancor di più quando si é costretti a ridurre i finanziamenti in vari settori e non si riesce a far fronte ad una crescente emergenza sociale. Farlo poi con i toni intrisi di pura ideologia e falsa propaganda come sta facendo la Lega diventa persino grottesco e ahimè per la Lombardia pericoloso, in una stagione di grande trasformazione istituzionale. É l’ennesima dimostrazione dell’incapacità di una forza  politica che non sa uscire dagli slogan e dai “falsi” annunci. Probabilmente é lo strumento per giustificare il fallimento delle promesse elettorali largamente enunciate durante le ultime elezioni regionali. Ricordate il famoso 75 per cento?
Sbaglieremmo però a non cogliere, interpretare e approfondire l’attenzione che la richiesta di autonomia raccoglie, attenzione che da più di 20 anni si manifesta in forma più o meno consistente  dal punto di vista elettorale, ma che è l’evidente conseguenza  di un diffuso scontento, di una forte avversione verso la classe politica e di una “questione del nord” tutt’altro che risolta.
Allora la sfida va raccolta, stigmatizzando la scorciatoia presa dalla Lega, che in realtà altro non é che l’ennesimo vicolo cieco, ma nello stesso tempo rilanciando il tema. Ammodernare lo Stato, abbattere la burocrazia, instaurare una gestione virtuosa in ogni Regione, avere un sistema fiscale e una una sua applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale, abbattere ogni forma di illegalità e corruzione, intervenire nel concreto a rilanciare economia e lavoro senza clientele e favoritismi, restituire alle istituzioni dignità, capacità di risposta e autorevolezza é la risposta da dare. Strada non semplice, ma percorribile per un PD che si sforza di rappresentare, o meglio ESSERE, il cambiamento tanto necessario. Certo per farlo dobbiamo liberarci dai soliti “parrucconi” che parlano un linguaggio oramai incomprensibile e si rivolgono ad una società che non esiste più da tempo, così come da certi giovani rampanti che spacciandosi per il nuovo in realtà rappresentano tutti i difetti del vecchio, senza averne nemmeno le virtù. Sono però convinto che sempre di più stia crescendo una nuova classe dirigente capace di interpretare realmente la ventata di fiducia raccolta alle ultime elezioni europee e di dare concretezza alle priorità che prima indicavo e che rappresentano la vera risposta ad un’esigenza ben presente e radicato nella società lombarda.

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La rabbia e il cordoglio

fiore_asfaltoIl tragico incidente di Verolanuova mi porta a porre alcune riflessioni. La gravità di quanto affermato, soprattutto da parte di un esponente istituzionale, non può essere derubricato a una delle tante affermazioni “forti” che oramai accompagnano il dibattito politico. Mostrare soddisfazione per la morte di una persona, un giovane di 19 anni, che presumibilmente ha causato la tragica morte di due bambini e il ferimento del padre, dare per certe una serie di circostanze (“guidava ubriaco”), senza aspettare alcun riscontro, ma ancor di più indicare come un’accusa a prescindere la nazionalità, “romeno”, penso non sia politicamente, istituzionalmente, culturalmente e cristianamente accettabile. Certo alcuni avvenimenti suscitano in tutti una reazione forte, dura e violenta. Ma se é comprensibile, non condivisibile, che venga esternata da chi direttamente coinvolto, é inaccettabile da parte di chi oltretutto riveste un ruolo pubblico. Certo sulla rabbia e l’emotività é facile raccogliere i “mi piace” e forse anche il consenso elettorale, ma é solo con la capacità di affrontare i problemi e agire con giustizia che si costruiscono soluzioni e modelli sociali migliori.Non voglio nascondere che esista un problema che riguarda l’abuso di alcol e stupefacenti per chi é alla guida, così come – questo in particolare per gli immigrati – di regolarità dei documenti di abilitazione, ma davvero si pensa di risolvere la questione rallegrandosi per la morte dei colpevoli? É chiaro che la possibile soluzione si costruisce con maggiori controlli, pene più dure e “scontate”, e una seria educazione al rispetto delle regole, da parte degli italiani e di chi vive e lavora in Italia. Cosa che spesso (o sempre?) é mancata. Nelle sedi legislative lavoriamo e operiamo su questo.
Mi auguro che l’assessore corregga la sua posizione, ne guadagnerebbe la credibilità della politica e delle istituzioni. La rabbia istintiva può, secondo me deve, essere corretta da una riflessione seria e pacata. Fa onore a chi lo fa.
Alle famiglie delle vittime vada il nostro cordoglio e la condivisione di un dolore enorme che ha bisogno di solidarietà, di comprensione e profondo senso di pietà, non di una rabbia irrispettosa della loro sofferenza.

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EXPO 2015: I Protocolli di legalità vanno resi obbligatori

expo 2015Nel Protocollo di Legalità sottoscritto il 13 febbraio 2012 da Expo 2015 SpA e dalla Prefettura di Milano gli appaltatori assumono l’obbligo di fornire tutti i dati relativi ai subappaltatori ed ai subcontraenti interessati all’esecuzione delle opere. Expo 2015 SpA, in conformità alla normativa antimafia e come previsto dal “Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti relativi al rilascio delle comunicazioni e delle informazioni antimafia”, si impegna cioè a richiedere alla Prefettura le informazioni antimafia relative alle imprese interessate, prevedendo nei contratti e subcontratti, una clausola risolutiva espressa qualora le verifiche antimafia abbiano esito positivo.

Questo sarebbe già questo sufficiente a rispondere alle preoccupazioni e alla richiesta di aumento dei controlli emerse dalla Relazione del Comitato antimafia di Palazzo Marino dell’altro giorno.

Lo strumento, anche se potrebbe essere non sufficiente, c’è già.  È il Protocollo di Legalità. Basterebbe renderlo obbligatorio da qui in avanti. Che fosse importante muoversi su strumenti di questo tipo, io e il mio omologo al Comune di Milano, David Genitli, , l’avevamo compreso dopo la seduta congiunta delle due Commissioni Antimafia dello scorso 25 luglio a cui hanno partecipato alcuni dirigenti di Expo 2015. Ed è per questo che abbiamo inviato una sollecitazione al presidente del consiglio Renzi, al presidente della Lombardia Maroni, al Sindaco di Milano e al Prefetto affinché si intensifichino al massimo tutti gli sforzi utili per la sottoscrizione del Protocollo, perché si aiutino i Paesi stranieri nella comprensione degli obblighi e perché siano individuati adeguati provvedimenti per negare comunque l’accesso al sito a quei contraenti per i quali la Prefettura ravviserà l’opportunità di emanare interdittiva antimafia.

Va ricordato che ad oggi tra i 147 Paesi aderenti ad Expo 2015, circa 60 hanno intenzione di costruire il proprio padiglione, per 12 è già stato assegnato il lotto su cui verranno effettuati i lavori, ma nessuno, a venerdì scorso, ha deciso di firmare il Protocollo.

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