Archivi del mese: luglio 2014

Essere di sinistra

pd_bandiereNel corso degli ultimi anni molte volte si è discusso sulla sinistra, sulla sua incapacità di vincere o sul suo essere “non” di sinistra quando lo fa. Di fatto facendo una breve, e ovviamente soggettiva, lettura degli ultimi 20 anni rilevo che la sinistra è stata l’artefice di tutte le sue disavventure. Ricordate con Occhetto? La “gioiosa macchina da guerra” che si era semplicemente dimenticata che per funzionare aveva bisogno del carburante, i voti? Ricordate con Prodi 1? Quando il “migliore” da una parte con il “peggiore” dell’altra parte pur di rincorrere le loro ambizioni – palazzo Chigi e il Quirinale – lo mandarono a casa? Non basta, ricordiamo il Prodi 2, dove l’armata arcobaleno si incagliò sui principi inderogabili dei soliti noti?
Sia chiaro il PD non può, non deve, non vuole essere la riedizione di queste stagioni. Ha rischiato alla sua partenza quando qualcuno ha letto la vittoria di Bersani su Renzi come il prevalere della parte più a sinistra del partito. Risultato? Una campagna elettorale “balbettante”, un’emorragia di voto potenziale, un dopo voto imbarazzante.
Ora ci troviamo di fronte ad uno scenario interessante. Il PD ha dimostrato di saper essere quello per cui è nato. Un nuovo partito che è oltre il concetto classico di sinistra, ma è a tutti gli effetti un soggetto politico di centrosinistra.  Ha accelerato su alcuni passaggi, a volte dimenticando di schiacciare la frizione nel cambio di marcia, ma è riuscito a intravedere il traguardo. Il risultato delle europee è l’orizzonte che può essere raggiunto alle politiche! Ma ora come riuscirci? Essendo fermi nella volontà del cambiamento. Essendo capaci di portare avanti le promesse assunte nei confronti dei cittadini. Le riforme istituzionali, la riforma elettorale, sono i primi passi per snellire un sistema macchinoso e superato, per garantire in tutti i modi un reale rispetto del volere degli elettori. Certo vanno seguite da un forte investimento per il rilancio dell’economia, impresa più difficile, ma da perseguire urgentemente.
Rimane il tema della sinistra. Quella di Vendola, che dimentica che senza di noi non sarebbe in Parlamento e della cui affidabilità abbiamo avuto la riprova subito dopo il voto (ricordate il gruppo unico? le decisioni prese a maggioranza?) e quella interna al PD, quasi sempre “nominata”, che vorrebbe il consenso elettorale di questo PD, ma facendo l’esatto opposto della volontà di chi lo ha votato. La risposta deve essere duplice. Ferma nelle sedi istituzionali e nel partito, basta con chi si ritaglia lo “spazio politico” minoritario per mantenere posti ed ottenere nomi e, attenta nelle politiche. Non mi interessano i generali di questa area politica, mi interessano le difficoltà e le speranze dei loro potenziali votanti. Ecco allora la necessità di una lettura più coraggiosa in tema di diritti, una forte sottolineatura della difesa delle fasce sociali più deboli, una idea di innovazione e cambiamento che non dimentica il punto cardine della nostra Costituzione, la valorizzazione della persona in un contesto di solidarietà nazionale e internazionale. Dobbiamo essere determinati perché oltre che convincere, dobbiamo anche sconfiggere un certo populismo, una facile demagogia di ritorno che invece di risolvere i problemi li amplifica e li usa come messaggio di paura.
Ecco perché fanno bene Renzi e il Pd a mostrare una certa intransigenza, ne va del futuro dell’Italia, più che del Partito. Preoccupa il fatto che non sempre in “periferia” ci si mostra all’altezza. In alcuni casi mi sembra che si guardi più all’archivio storico che alla capacità di chi nominiamo nelle varie realtà. Impediamo che avvenga il contrario di quanto fino ad ora  accaduto. Eravamo abituati ad un livello centrale che rovinava un gran lavoro fatto sui territori. Ora rischiamo di avere un livello locale non all’altezza del cambiamento centrale. Non permettiamolo in tutti i modi, sarebbe un errore davvero imperdonabile, ancora una volta per la smania di marcare “la sinistra” finiremmo per esser i soliti…SINISTRATI!

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Carcere, non solo “sbarre”

carcereÈ sempre difficile parlare in modo sereno ed equilibrato di carcere e detenuti. Ancor di più in periodi di crisi come quello che stiamo attraversando. Nei discorsi comuni, ma ancor di più temo nel sentire di molte persone, emerge il convincimento che chi ha sbagliato merita di essere punito e basta, senza chiederci come, in che condizione e con quali possibilità di riscatto. «Chi é in “galera” non merita nulla. È già un costo sociale, lo dobbiamo mantenere», i ragionamenti più diffusi, fino giungere a dire «fateli lavorare» cosa ovviamente semplicissima in questo momento drammatico di alta disoccupazione. (Qui il testo della risoluzione in cui è coinvolto anche l’istituto di Canton Mombello in priovincia di Brescia)
Chi é nelle Istituzione non può, o perlomeno non dovrebbe, assecondare questa lettura, anzi si spera che sappia  assumersi la responsabilità di ribadire un concetto da cui partire per sviluppare ulteriori considerazioni: il carcere è e rimane una parte di Stato. I detenuti, sia pure in una condizione particolare, sono e rimangono cittadini a tutti gli effetti, che devono sottostare a una giusta pena accompagnata però da un serio intervento di recupero.
E qui si riscontra la drammatica situazione di molte carceri che mal si concilia con la rieducazione, anzi rischia di diventare momento di ulteriore emarginazione e abbrutimento. Rendere queste strutture “decenti” é un dovere per una democrazia matura che risponde ad un dovere etico, ma anche, non dimentichiamolo, un intervento teso a migliorare il tasso di sicurezza dei cittadini  e abbassare il numero di reati. È provato che i detenuti in carceri dove sono attuate serie misure di recupero hanno un tasso di recidiva molto più basso rispetto a realtà dove questo non avviene.
Come sapete l’Italia è costantemente minacciata di sanzioni riguardo il sovraffollamento dei nostri istituti penitenziari, il non rispetto del trattato internazionale sui diritti umani è la pesantissima motivazione. La Lombardia vede in alcune sue strutture significativi esempi di degrado. L’ondata di cambiamento che sta caratterizzando la stagione politica non può non coinvolgere anche il tema dei diritti, compresi  quelli dei carcerati. È necessario rivedere con coraggio il regime sanzionatorio, approcciare temi come l’amnistia e l’indulto non come metodo per “svuotare” i carceri, ma come parte di un processo di incentivazione al recupero delle persone detenute. É necessario investire sull’accompagnamento dei detenuti, coinvolgendo anche le famiglie, per favorire un progressivo reinserimento in previsione del fine pena. Affrontare il tema del lavoro, tema sociale di straordinaria gravità e urgenza, tenendo conto anche dell’importanza di portare lavoro “in carcere”.
Infine, ma non meno importante, la questione della Legge uguale per tutti. Riguarda più la Giustizia che il sistema carcerario, ma é fondamentale. L’impressione che non tutti abbiano le stesse opportunità di difesa, che in molti, troppi casi vi sia una specie di immunità va definitivamente sconfitta. Anche da questo si misurerà la nostra capacità di cambiamento, ma ancor di più il nostro grado di civiltà democratica.

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Maroni (e la sua maggioranza)

maroni_maggioranzaInevitabile che l’avviso di garanzia recapitato nei giorni scorsi al Presidente Maroni diventasse oggetto di discussione in aula. Maroni stesso, a differenza di chi lo ha preceduto, ha ritenuto di relazionare immediatamente in Consiglio. Lo ha fatto in modo stringato (in molte parti elusivo) per rispetto delle indagini in corso ci ha detto. Lo ha fatto richiamandosi al dovere da parte di chi é nelle Istituzioni di rispettare la legge, sempre e comunque. Voglio sperare sia vero, che possa dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati e di poter tornare a fare un confronto su scelte politico-amministrative. Ho fiducia, come sempre, nella Magistratura e nella sua capacità di fare chiarezza in merito.
Desolante invece lo spettacolo offerto dalla maggioranza. Vedere i loro Consiglieri, per lo meno almeno una volta presenti numerosi ai lavori, tutti in piedi attorno al Presidente, mi ha ricordato chi si aggrappa al salvagente (questo é stato per loro Maroni) in Lombardia, timorosi di essere spazzati via. Il solo pensare a elezioni anticipate, ad alleanze da riscrivere, al confronto con un consenso che non c’è più, li rende consapevoli del pericolo. Forse per questo in alcuni casi la paura li ha resi, o meglio “rese”, persino istericamente euforici/che.
Ma ancor di più impressionanti sono stati alcuni interventi di esponenti della maggioranza. Non hanno ribadito lo stringato, ma chiaro messaggio di Maroni. No, addirittura hanno “urlato” l’esaltazione della violazione della legge, se fatta nell’interesse del “popolo padano”. Senza farsi mancare il solito attacco alla Magistratura, pensando ovviamente più ad Arcore che al Pirelli. Concetti vergognosi che dimostrano quanta strada debba ancora fare la cultura della legalità nelle nostre Istituzioni. Concetti dai quali lo stesso Maroni deve avere il coraggio e la forza di prendere le distanze. Non sono fra quelli che delegittimano i ruoli istituzionali, le elezioni servono per democraticamente sceglierli. Ecco perché chiedo al Presidente di Regione Lombardia, augurandogli di chiarire le sue situazioni giudiziarie, di saper prendere le distanze da un rigurgito secessionista e da una deriva politica che caratterizza parte della sua maggioranza. Non può permetterselo la Regione, l’Italia viaggia in altra direzione e la Lombardia non può rimanere ferma e far mancare il proprio apporto. Non può permetterselo lui vincitore di una difficile tornata elettorale in virtù dell’immagine di chi aveva saputo liberarsi di tante cattive abitudini e inutili slogan, che rischiano invece di tornare particolarmente in auge nei palazzi di Regione Lombardia.

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Qualcosa sta cambiando nel modo di affrontare la lotta alla mafia

oppidoSi dice che la più arrabbiata di tutti sia proprio lei, la Madonna. Sì, sì quella del Vangelo, del Santo Natale, non la cantante. La storia dell’inchino durante la processione di Oppido proprio non Le é andata giù. Quell’inchino lo hanno fatto dei portatori indegni, con la benevolenza di un Parroco eticamente davvero poco “robusto” e di un Sindaco diciamo ……..perlomeno inadeguato. Non certo Lei che piuttosto ha contribuito ad ispirare Papa Francesco nel suo discorso DURISSIMO contro la mafia e i mafiosi.
Già perché l’impressione che ho è che qualcosa stia cambiando nel modo di affrontare la lotta alla mafia. Mi sembra che si stia passando da una certa antimafia di nicchia – a volte troppo intellettuale per essere veramente efficace e coinvolgente - ad un diffuso senso di ribellione, ad una reazione più decisa. Riprendendo il ragionamento di prima con serietà, vogliamo dire con chiarezza che quanto avvenuto ad Oppido non è una novità. Chissà in quante occasioni é avvenuto lo stesso gesto, chissà in quante occasione per paura o opportunità, “pecunia non olet” viene applicato in troppe sagrestie, si é rimasti in silenzio. Il fatto nuovo è la reazione che c’è stata, da quella dei Carabinieri, come sempre in prima fila, ma anche della Chiesa che ha promesso provvedimenti duri ed indagini approfondite su ogni possibile collusione, mossa, anzi fortemente strattonata, da un Papa che ha saputo usare parole chiare, non interpretabili o adattabili contro mafia e mafiosi. Ora è necessario che tutto il mondo cattolico dica, urli, che è con il suo Vescovo, che il contrasto alla malavita è un dovere, non un’opzione, per chi intende interpretare un corretto spirito evangelico. Certo aspettiamoci delle reazioni, come lo “sciopero della Messa” dei mafiosi detenuti. Stigmatizziamole per quello che sono: comportamenti delinquenziali messi in atto da detenuti che non hanno alcun pentimento, ma che si sentono più che mai affiliati ai loro riferimenti mafiosi.
Il cambio di marcia deve però essere collettivo, riguardare il mondo dell’impresa, della finanza, del lavoro. Troppe sono state le connivenze in questi anni, per giungere a quello della politica. È il momento di una forte assunzione di responsabilità. Anche, e oserei dire soprattutto, al Nord, nuovo territorio d’azione soprattutto dell’ ‘ndrangheta. Dalla consapevolezza, finalmente!, bisogna passare alla mobilitazione, ferma, decisa, puntuale. Nessun sconto, nessuna disattenzione, una reazione attiva, non solo il rispetto formale della prassi. Amministratori preparati e capaci, funzionari pubblici formati e onesti, sistemi di controllo e di gestione trasparenti, sono gli “strumenti” da mettere in campo. Regione Lombardia può, deve, per quanto ci riguarda VUOLE essere protagonista di questa stagione. Deve essere il motore di questo processo, in modo coeso, positivamente trasversale, perché certe battaglie non sono di qualcuno devono davvero diventare di tutti.
In gioco c’è la credibilità del nostro Paese, il tasso di vera libertà che intendiamo garantire a tutti i nostri cittadini, la capacità di essere realmente competitivi in modo onesto, libero da ogni forma di corruzione e di mafia.

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Diritti garantiti a tutti

famigliaIn Consiglio regionale, su proposta della Lega Nord, si é approvata una  mozione tesa – secondo i proponenti – a difendere la famiglia “naturale” e istituire una giornata dedicata alla Festa della famiglia stessa. Leggendone il testo e ascoltando i discorsi in aula, ne é uscito il vero spirito, un mix di oscurantismo, di incapacità di lettura del contesto sociale attuale e sì, mi dispiace rilevarlo, anche di una strana quanto inadeguata idea di rispetto dei diritti.
Sentire in aula, con corredo di sorrisini, “parole di tolleranza” verso l’omosessualità, verso la possibilità di manifestare i propri sentimenti tra persone dello stesso sesso, ma nello stesso tempo di denuncia verso il presunto tentativo di “Unione Europea, Organizzazione Mondiale della Sanità e della solita sinistra”, di favorire una vera e propria educazione al comportamento omosessuale, lascia davvero sconcertati. La discussione ha preso un taglio talmente grottesco e surreale che come opposizioni abbiamo deciso di NON partecipare al voto, ritenendo così di stigmatizzare meglio un comportamento davvero imbarazzante del Consiglio  della più importante Regione Italiana.
So che questo é un tema delicato, so che vi é difficoltà in ogni casa politica ad affrontare con la giusta serenità l’argomento, so anche che per molti risulta comodo … non parlarne.
Voglio con semplicità dire ciò che penso.
Il vero contrasto all’omofobia non é la condanna dei gesti di violenza o intolleranza verso le persone omosessuali. Quella é la normale e dovuta reazione verso qualsiasi forma e manifestazione di violenza. Il vero contrasto é prima culturale e poi politico. L’omosessualità non é un “fenomeno” da accettare o tollerare. Non  si tratta di essere illuminati e aperti, si tratta di essere semplicemente consapevoli che la natura umana ha varie sfumature, diverse fra loro, ma tutte altrettanto “uguali”. Da qui nasce la necessità di diritti garantiti a tutti e capaci di accogliere e soddisfare tutte le esigenze. Senza infingimenti, senza false concessioni, ma con la determinazione e la volontà necessarie. Sia chiaro non é in discussione il modello di famiglia uomo e donna, é nella sua naturale predisposizione alla procreazione che vi é l’indubbia e indispensabile funzione sociale. Semplicemente si tratta di non avere l’arroganza di voler confinare all’interno di quel modello il modo di esprimersi dell’affettività e dell’amore. “Chi sono io per giudicare?” é stato recentemente detto. Appunto.
Esiste magari, questo sì, la necessità di una maggiore educazione all’affettività, al rispetto e alla valorizzazione reciproca fra persone che si vogliono bene, probabilmente anche ad una sessualità più consapevole e “conosciuta”. Quante tragedie, quante sopraffazioni si consumano all’interno delle “mura” famigliari. Così come é urgente intervenire, con misure economiche adeguate, verso le famiglie in particolare con più figli, che vedono venir meno la possibilità di far fronte alle normali esigenze della vita quotidiana, casa, prestazioni sanitarie, accesso ad istruzione e cultura. Il pericolo da combattere é la discriminazione che riguarda sia il modello di famiglia che le opportunità date ai componenti delle famiglie stesse. C’é il diritto di esercitare e normare le proprie affettività, c’é la necessità di permettere, di agevolare e favorire il merito e le naturali vocazioni dei figli e, non nascondiamoci nel contesto italiano in particolare,  delle donne, molto volte sacrificate.
Questo significa, secondo me avere una corretta idea di società democratica. Questo significa fare del contrasto all’omofobia non un impegno “una tantum”, ma un modello culturale, capace di risolvere alla radice il problema vero, quello dei diritti per l’appunto. Lo dobbiamo alle tante  vittime, specie giovani,  che la cronaca ci presenta con tragica continuità, ma anche alle tante persone che nell’indifferenza generale vivono quotidianamente la mancanza del giusto riconoscimento dei diritti che spettano a loro, come a tutti i cittadini e cittadine che vivono  nel nostro Paese. In Consiglio spero possano presto essere discusse mozioni tese a sviluppare un’idea di Lombardia capace di essere rispettosa di tutti e tesa a favorire un reale sviluppo sociale, senza discriminazioni di alcun genere, come chiaramente scritto nella nostra Carta Costituzionale.

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