Archivi del mese: maggio 2014

E adesso?

pdIl risultato delle Europee va oltre ogni previsione. Consolidato dal dato delle regionali e delle amministrative. Molto si é parlato nelle giornate precedenti di possibili sorpassi, di esaltazione dei movimenti anti europei. Di fatto abbiamo registrato un’unica vera e propria  vittoria, quella del del PD, tant’è che bisogna passare dal 40% al 6% della Lega o al 4% di Tsipras e NCD per raccogliere segnali di un non sempre giustificato entusiasmo. Dobbiamo dare due letture su quanto avvenuto. Una in “campo avversario” e una in casa nostra.
Nel centrodestra é evidente che si é giunti al capolinea. Non di un’area politica, ma di un certo modo di rappresentarla. FI deve prendere atto che il suo leader non riesce più a trascinare consenso. E non é solo per le vicende giudiziarie, cosa sufficiente in uno Stato “normale”,  ma soprattutto per le tante delusioni date e per l’assoluta inaffidabilità dei suoi programmi. NCD deve fare i fonti con la mancanza di un leader sufficientemente carismatico non solo per rafforzare il partito, ma anche per aspirare a guidare l’intero centrodestra. L’area Monti, con annessi e connessi, é oramai evaporata, così come le presunte capacità  taumaturgiche del buon Mario. La Lega ha indubbiamente recuperato rispetto le previsioni, ma si vede con il fronte del Nord indebolito dalla perdita del Piemonte, con Maroni e Zaia non così concordi e con i quattro slogan usati in campagna elettorale che diventeranno del tutto ininfluenti in Europa e probabilmente depotenziati dal periodo di riforme in Italia. La sinistra che, superato lo scoglio del 4% europeo, deve capire se vuole essere un possibile alleato del centro sinistra o ritagliarsi un puro ruolo di contestazione. M5S ha indubbiamente fallito il traguardo che aveva indicato. Sicuramente ha esagerato, spaventando un certo elettorato, scontento, ma non disposto a tutto. Se però ha mancato l’obiettivo di fare il pieno della protesta, non sottovalutiamo uno “zoccolo” del 22% che pone alcuni interrogativi a cui dare risposta.
Infine il PD. È chiaro che ha incamerato ben oltre il suo bacino. Lo ha fatto grazie a Renzi, alla sua capacità comunicativa e all’essere riuscito, novità assoluta, ad imbrigliare i soliti gufi “interni”, capaci di azzoppare tutti i propri leader. Il risultato investe di un mandato popolare il Presidente del Consiglio, lo rende autorevole in Italia e in Europa, capo del maggior partito europeo,  proprio all’inizio del semestre a nostra guida. É un credito enorme quello che é stato affidato, va onorato sia a livello nazionale che territoriale. TUTTO il Pd, da chi é al Governo del Paese a chi guida il proprio Comune, deve sentirsi investito da questa responsabilità. Fare cose nuove, rompere con i vizi del passato, ridare slancio ed energia ad una società ferma e demoralizzata, é l’obiettivo. Va raggiunto o il mandato  ricevuto rischia di durare ben poco. Non é un’impresa semplice, ma possibile. Non é un lavoro del solo Renzi, ma l’impegno di tutti i settori che hanno dato fiducia al Pd e che devono comprendere la necessità di mettersi a loro volta in gioco. Al lavoro dunque!

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Il giorno dopo

falcone borsellinoOggi é il 24 maggio, il giorno dopo il XXII anniversario  della strage di Capaci. Già il giorno dopo, perché? Perché in tutti questi anni quello che é veramente mancato é il GIORNO DOPO.
A tutte le vittime della mafia, a quelle diventate un simbolo e a quelle di cui non ricordiamo il nome. Gli uomini e le donne delle scorte erano persone con un loro progetto di vita, i loro affetti, le loro speranze non semplicemente “la scorta”, noi dobbiamo l’impegno del giorno dopo e di tutti i giorni dopo ancora. Basta con commemorazioni rituali se non sono seguite da un fronte comune, determinato e fermissimo a tutti i livello per dire NO alla mafia, alla corruzione e ad ogni forma di ingiustizia. Individuiamo e denunciamo con coraggio i malfattori, espelliamo dalle istituzioni i complici e i conniventi, restituiamoci lo spirito di libertà e giustizia che abbiamo scritto nella nostra Costituzione.
Ricordiamocelo soprattutto oggi, il giorno dopo.

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La sfida

berlusconi-renzi-grilloE ancora una volta é successo. L’appuntamento delle elezioni europee si é andato via via trasformato nella solita rissa di cortile, con la novità di un linguaggio sempre più duro, violento, a tratti volgare. Nel momento della scelta tra diversi modelli di Europa, rafforzata dall’indicazione del Presidente della Commissione, noi parliamo d’altro.
Salvini, sempre più simile a Borghezio che a Bossi, sventola un facile slogan NO EURO, scimmiottando quanto dicono in altri Paesi, ispirandosi a Marine Le Pen, che ha manifestato un certo fastidio, ma in realtà presentandosi privo di contenuti. Vergognoso poi il modo clientelare dei suoi uomini delle istituzioni di sfruttare crisi aziendali, di annunciare inesistenti riforme, quando invece stanno dimostrando l’assoluta incapacità di governare e garantire trasparenza e legalità in realtà come la Lombardia.
Fratelli d’Italia con una Meloni che spera ci si sia dimenticati con chi é stata Ministro, cosa possibile visto il nulla prodotto durante l’esperienza, che a sua volta rincorre facili battute anti europeiste sperando di superare il fatidico sbarramento del 4%. NCD, quel che resta dell’esperienza della Lista di Monti, e un sempre più appannato Casini, in difficoltà nello spiegare il loro ruolo.
Un Berlusconi oggettivamente in difficoltà oramai lanciato in un corpo a corpo con Grillo nel disperato tentativo di non finire stritolato nella disputa tra i due contendenti veri, PD e M5S. Cosa dice e fa Grillo lo sappiamo. Di certo attacca l’Europa, ma in realtà punta all’Italia ben sapendo che in sede Comunitaria, parlamentare in più o in meno, poco influirà. Slogan sempre più esasperati, toni violenti, attacchi “personali”, tanta protesta, poca proposta.
Altro compito quello del PD. Da un lato deve pur rispondere ad insulti e accuse quotidiane, dall’altro deve mostrarsi forza di Governo affidabile. Ha la possibilità di essere una parte influente all’interno dell’Alleanza fra i Socialisti e Democratici Europei, ha la responsabilità di far comprendere la possibilità di costruire un’Europa diversa, da quella del tutto insufficiente e incapace di Barroso. Dare forza al Pd significa rafforzare il ruolo dell’Italia, mettere in condizione il Governo, Renzi, di rivendicare e difendere le necessità italiane. Significa riprendere il cammino di un’Europa dei popoli, solidale e rispettosa di tutti. Ecco perché lo sforzo di parlare di contenuti, di non scadere nella rissa in corso va difesa, spiegata, trasformata in consenso. Ecco perché la sfida dell’antieuropeismo va raccolta e rilanciata, trasformando una deriva in un nuovo approdo.

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La Commissione Regionale Antimafia non può avere un ruolo di sola rappresentanza

lombardia_pirelloneLa cronaca giudiziaria di questi giorni getta un’ulteriore ombra su Expo, sulla trasparenza nella gestione delle opere, ma ancor di più sulla correttezza dell’intera operazione. Non si può negare che quella che doveva essere l’occasione di rilancio di un sistema Paese, in particolare per una regione come la Lombardia, la cui credibilità era già stata  messa a dura prova, rischia di diventare il simbolo dell’incapacità e della vergogna.
Accanto ad Expo si aggiungono ulteriori inchieste inquietanti  in Sanità e nelle gestioni di altre grandi opere. NON PUÒ  essere così. Milioni di italiane e italiani, di lombarde e lombardi PER BENE non possono essere confusi con politicanti e “tecnici” corrotti. Una realtà socio economica come quella della nostra Regione che é cresciuta e sviluppata sulla cultura del lavoro non può essere percepita come luogo di corruzione e malaffare.
A questo punto diventa necessario porre il tema del ruolo della Commissione Speciale Antimafia di Regione Lombardia. Non può, o perlomeno io NON sono disponibile a tollerare, diventare il luogo dei buoni propositi, delle analisi superficiali, delle visite pastorali e della sola, importante, ma non sufficiente, promozione della cultura della legalità. Non posso non denunciare il grande imbarazzo e il profondo sdegno nel constatare che alcune delle figure che che ci hanno dato ampie rassicurazioni in audizione sono poi state arrestate perché fortemente indiziate. Ritengo quanto mai necessario consegnare alla Commissione un vero ruolo di garanzia per il Consiglio e per i cittadini. Ecco perché chiedo innanzi tutto che il Presidente Maroni venga a relazionare su quanto avvenuto e su quanto intende fare per il futuro, così  come per concordare che modalità di controllo intende concordare  con la nostra Commissione.
Va altresì instaurato un serio collegamento con la Commissione Antimafia Nazionale che, sia pur con le dovute distinzione di ruoli e competenze, deve rappresentare un esempio di collaborazione istituzionale. A tal proposito diventa a mio giudizio fondamentale che ruolo e competenze delle Commissioni Regionali siano simili in tutta Italia per rafforzarne l’autorevolezza e l’efficacia del lavoro svolto. Sia chiara se non vi é un cambio di marcia, se non si registra il dovuto rispetto, diventa del tutto INUTILE avere una Commissione Regionale Antimafia, o perlomeno NON vi è la mia disponibilità a parcheggiarne la funzione in un ruolo di pura rappresentanza.

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Quer pasticciaccio brutto di Expo 2015

expo cantiereSu Expo 2015 nuove ombre. Ancora una volta la Magistratura ha assunto provvedimenti forti nei confronti di figure “tecniche”  di primo piano e su alcuni protagonisti di tangentopoli che inaspettatamente scopriamo aver riconquistato una forte capacità di condizionamento.
Il tutto in una giornata dove l’ex Ministro degli Interni Scajola é stato arrestato con l’accusa di aver aiutato un latitante incriminato per mafia. Un quadro desolante che lascia sconcertati, che rischia di trasformare l’appuntamento di Expo 2015 da un’occasione di rilancio del nostro Paese, nella peggior immagine che una Nazione può dare di sé, quale luogo di corruzione e malaffare.  La reazione deve essere immediata forte e condivisa. É l’Italia, la Lombardia che non possono permettersi di consumarsi in polemiche fra forze politiche e livelli istituzionali. La Magistratura, verso la quale va manifestata la massima fiducia, faccia in FRETTA e fino in fondo il suo lavoro, la Politica si interroghi dove è come continua a sbagliare. É inaccettabile che persone a suo tempo condannate, indipendentemente da come andrà a finire la vicenda di questi giorni, abbiano riconquistato un ruolo capace di condizionare appalti, come è ora di finirla di vedere che alcuni  esponenti politici indagati, condannati, implicati in vicende inquietanti, continuano a mantenere ruoli di primo livello. Parimenti basta con i manager “faccio tutto io”, per poi rischiare di scoprire come, ma semplicemente allontaniamo, assieme ai corrotti, anche gli incapaci. Inoltre respingiamo le giustificazioni che anche in queste ore qualcuno avanza. La colpa è della “giungla” delle norme, per Expo della fretta e quant’altro, qualcuno dice. Le regole se sono  troppe cambiamole, rendiamole più snelle, ma in ogni caso finché ci sono rispettiamole. Non farlo è un REATO. Chiediamoci piuttosto perché non ci si impegna per modificarle rendendole chiare, coerenti e facilmente verificabili. Toglieremmo gran parte della possibilità di costruzione dei metodi di corruzione. É forse questo il motivo? Inoltre i partiti si attivino per una seria selezione interna, dove oltre che ad impedire che esponenti corrotti e legati alla malavita organizzata possano fare carriera, il solo parlarne é sinceramente imbarazzante, va anche affrontato il tema di  alcune “inopportune” presenze, se si fa politica per passione al bene comune non dovrebbe essere un problema, anzi essere una naturale esigenza. Stesso rigore lo applichi il mondo dell’impresa e del lavoro.
Abbiamo poco tempo, abbiamo la forza e la capacità di farlo, é necessario farlo. Lo dobbiamo ai milioni di italiane e italiani, di lombarde e lombardi per bene che più che mai ogni giorno combattono con le difficoltà di questo periodo e che hanno il diritto di essere guidati da una classe dirigente onesta e capace.
Per favorire un momento di chiarezza ho chiesto al Presidente Maroni di intervenire ad una seduta della Commissione Antimafia Regionale.  Sia chiaro non per la messa in scena di un inutile teatrino delle polemiche, ma per conoscere, approfondire e capire quale strada determinata vogliamo intraprendere insieme. La politica deve avere momenti di confronto anche acceso, ma anche argomenti di forte condivisione. La lotta alla corruzione e alle mafie é senz’altro uno di questi.

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Le Resistenze del Sindacato

camussoL’intervento di Susanna Camusso al congresso Nazionale della GGIL, a onor del vero a leggerlo per esteso  un po’ meno duro di quanto é stato sintetizzato nei titoli giornalistici, rappresenta in ogni caso una precisa presa di posizione di questo Sindacato nei confronti del Governo Renzi. Anche i leader di CISL e UIL, intervenuti al Congresso, per conquistare l’applauso della platea hanno scelto di attaccare Renzi e le sue accelerazioni sulle riforme. “Noi c’eravamo quando sei arrivato e ci saremo quando te ne sarai andato” é stato detto al Premier. Vero, anche se il problema di oggi non é solo la difesa della rappresentanza sindacale, ma anche, e soprattutto, quella dei rappresentati, i lavoratori. Sono infatti oggetto di preoccupata attenzione da parte di tutti i dati della disoccupazione. Impressionante quella giovanile e femminile, drammatica quella degli over 50 che perdono l’impiego. I numeri delle casse integrazione, la difficoltosa ripresa economica, la competizione internazionale sempre più accesa, l’ondata  anti europeista crescente, sono temi che ben rappresentano la seria difficoltà nel trovare una via d’uscita. Ed allora? Il Governo Renzi sul tema lavoro  ha messo  sul tavolo una proposta, di novità, che individua una possibile via d’uscita, discutibile, migliorabile, ma che andrebbe prima di tutto esaminata con onestà intellettuale e non “bollata” in modo semplicistico e disinformato come fanno alcune forze politiche, oramai capaci solo di esasperare i problemi più che avanzare proposte alternative. Dal Sindacato deve arrivare qualcosa di più. Non perché c’è un Governo “amico”, anzi la  storia recente ci insegna che per un certo tempo ha evitato con cura di attaccare duramente i Governi di centrodestra, ma perché il momento chiede anche al Sindacato un forte cambiamento. Più capacità di rappresentanza vera, il rapporto tra iscritti “lavoranti” e pensionati dovrebbe far riflettere, più capacità di proposte innovative che semplici battaglie in difesa di quello che é stato. Anche al Sindacato va chiesto il coraggio del rinnovamento nell’individuazione della classe dirigente, un po’ alla volta mi sembra simile a quella politica, molto staccata dalla sua base, nell’elaborazione delle proposte, non serve limitarsi ad amplificare i problemi delle persone, bisogna saper  azzardare  le possibili soluzioni. Al Sindacato, alla loro fondamentale storia e al loro indispensabile ruolo futuro, va mostrata la massima considerazione e attenzione, ma sapendo guardare avanti, non all’indietro. Una cosa va però ricordata e ribadita. I diritti di chi lavora, il diritto stesso al lavoro, sono fra i nostri pilastri costituzionali. Questo implica uno sforzo comune, un dialogo dialettico, ma costruttivo, una capacità di superare vecchi vizi e comode abitudini da parte di tutti, politica, mondo economico e sindacati compresi. Questo significa svestirsi un poco della divisa che ciascuno indossa per vestirne una comune, quella di un Paese in difficoltà che ha però l’energia e la possibilità di riprendersi, purché si remi tutti nella medesima direzione.

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Un Paese di Ultrà

ocarognagrilloQuanto avvenuto sabato a Roma prima e durante la  finale di Coppa Italia é desolante. Ancora una volta un gruppo di esagitati, che nulla hanno a che fare con i tifosi, hanno inscenato, per le vie della capitale, una vera e proprio guerriglia, con spari e feriti. Ancora una volta, all’interno di uno  stadio, si é vista l’esaltazione di un presunto leader che “tratta” in nome dei tifosi la possibilità di giocare o meno la partita. Infine emerge, senza suscitare alcuna sorpresa, che i protagonisti della vicenda non sono certo nuovi ad iniziative giudiziarie. Da quanto avviene questo condizionamento nei confronti del calcio? Da quanto ogni domenica in molti stadi é necessario mobilitare ingentissime forze dell’ordine per tutelare l’ordine pubblico ed evitare veri e propri scontri? Quanto é il conseguente costo sociale, ed economico? Quando ci si deciderà ad intervenire seriamente non solo punendo i colpevoli, ma smantellando quelle organizzazioni che nulla hanno a che fare con la passione sportiva, ma che sono vere e proprie sacche di violenza e illegalità? Serve una diversa mobilitazione da parte delle Istituzioni, ma anche da parte delle società calcistiche, che spero abbiano finalmente imparato che “usare” certe frange organizzate é un vero e proprio boomerang. Così come é altrettanto importante smantellare definitivamente l’alone di corruzione e falsificazione che troppe volte getta un’ombra sulla regolarità dei campionati.  Si deve far tornare gli stadi luoghi dove si pratica sport e si fa il tifo vero, che é sostegno alla propria squadra, non attacco violento a quelle avversarie.
Ma purtroppo anche la politica, che dovrebbe risolvere il problema, a volte sembra in balia della stessa sindrome. I toni usati, da arringa folle, la denigrazione e demolizione verbale degli avversari, il dileggio delle istituzioni, il fatto stesso che alcuni esponenti siano protagonisti di vicende giudiziarie, rende il quadro tristemente simile. Ascoltate certi interventi, osservate certi atteggiamenti e diventa davvero impressionante la rassomiglianza. Anche qui, in politica, é altrettanto necessario sconfiggere chi usa toni violenti, dileggia le massime cariche istituzionali, incita in modo più o meno grottesco, alla rivolta popolare. Così come va smascherato chi “falsa” la comunicazione con vere e proprie fandonie o promesse impossibili, a proposito qualcuno sa a che punto é arrivata la quotazione delle pensioni alla borsa “clandestina” di Arcore?
Riportare serietà e rispetto nel confronto é necessario, sia per permettere ai cittadini di scegliere tra programmi trasparenti e reali, sia per trovare quel clima di “sforzo comune” necessario per uscire dalle attuali difficoltà.
Smettiamo di essere un Paese di ultras, torniamo ad essere, o meglio cominciamo finalmente ad essere un Paese NORMALE.

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