Archivi del mese: aprile 2014

1° MAGGIO FESTA DEL LAVORO

1 maggioDa qualche tempo la Festa del 1° Maggio ha assunto un significato profondamente diverso. Se per anni é stata l’occasione di festeggiare nel vero senso della parola, é ora diventata motivo di un’ulteriore  riflessione sul lavoro che non c’è. Giovani che non riescono a trovare il loro primo impiego, donne che continuano a essere fortemente penalizzate, cinquantenni che persa l’occupazione rischiano di essere definitivamente “tagliati fuori”, artigiani, piccoli imprenditori costretti a chiudere la loro attività, esodati, nuove povertà, i dati della Cassa Integrazione e l’elenco potrebbe proseguire, sono lì a ricordarci la drammaticità di una vera e propria emergenza. Le statistiche, molto preoccupanti, non riescono a fotografare con precisione una realtà che é ancora peggiore. No va infatti dimenticato che accanto a quelli istituzionali un grande ammortizzatore sociale lo hanno svolto i “risparmi” di genitori e nonni, la famiglia insomma, che però rischiano di essere in esaurimento. E allora? É chiaro bisogna intervenire con prontezza con adeguate politiche sociali in grado di aiutare chi é in difficoltà, ma nel contempo mettere in atto forti interventi di “prospettiva”. Affrontare il tema contratto di lavoro, il Governo lo sta facendo, si può essere d’accordo o no, chi ha idee le proponga, é di enorme importanza, ma non basta. É necessario interrogarsi su quale sviluppo futuro vogliamo dare alla nostra economia. Manifatturiero? Penso sia una vocazione molto “nostra” da non disperdere. L’agricoltura? Per troppo tempo abbiamo dimenticato la propensione naturale del nostro territorio alla produzione agricola. Il turismo? Persino imbarazzante notare l’incapacità di utilizzare tutte le potenzialità del nostro Paese. L’artigianato, la piccola e media impresa, il commercio di prossimità? Sono la storia della nostra crescita economica e sociale, non possono essere cancellate in nome del “grande é bello”, ma nemmeno essere lasciati soli.
Ciascuno per la propria parte deve assumersi la responsabilità di agire seguendo alcuni indirizzi fondamentali:
- BUROCRAZIA. Va smantellata non a parole, ma nei fatti. Troppi doppioni, troppe competenze confliggenti, troppi enti coinvolti. C’è la resistenza di una struttura che si autoreferenzia, va vinta senza timori.
- FORMAZIONE. Abbiamo una storia, specie lombarda, di “gran lavoratori”. Non basta più. Bisogna aggiungere all’esperienza una sempre maggiore conoscenza. Basta con una formazione professionale fuori dal tempo, con un sistema scolastico scollegato dalla realtà, con un’Università bloccata da vecchi privilegi che non sa premiare il merito.
- INNOVAZIONE. Significa investire in ricerca. Premiare il privato che lo fa, favorendo una sempre più spiccata collaborazione, riprendere un serio investimento pubblico. Siamo stati per anni i precursori di certe produzioni, non possiamo ridurci a rincorrere gli altri.
- QUALITÀ. Se alcuni Paesi in alcuni settori sono per noi incontrastabili, per una serie di motivi, é puntando sulla specificità e alta qualità  della nostra produzione che possiamo ritagliarci uno spazio significativo. Vale per l’artigianato, per l’industria, vale per il commercio, per l’agricoltura, per il turismo, basta avere la consapevolezza del valore del nostro territorio, la straordinaria qualità della nostra ristorazione, della nostra enorme potenzialità ricettiva.
- MESSA IN RETE. Il futuro non può essere consegnato solo a grandi gruppi internazionali. Ci può essere un modello di coordinamento di piccole e medie realtà, settore per settore, dove “insieme” si affrontano le strategie commerciali e promozionali, si propongono le potenzialità  di un territorio, assieme al prodotto.
- EUROPA. Vanno utilizzate le risorse che l’UE mette a disposizione. É NECESSARIO  approntare progetti, cogliere le opportunità, fornire le informazioni, creare le condizioni affinché tutti i soggetti, pubblici e privati, interessati possano cogliere le opportunità proposte. Non dimentichiamo inoltre che singolarmente gli Stati dell’Unione in un futuro prossimo rischiano di essere consegnati ad una marginalità rispetto ai Paesi emergenti in termini di PIL. Insieme l’Europa può continuare INVECE ad essere la più importante realtà economica mondiale. Credere nell’Europa significa credere nella vera opportunità che abbiamo davanti. Migliorarne l’azione, evitare che sia condizionata da un solo Paese, darle una prospettiva più solidale sono gli aggiustamenti da apportare.
- GIOVANI E DONNE. Investire sull’imprenditoria giovanile e su una maggior quota di impiego femminile é una necessità, oltre che la tutela di un diritto di pari opportunità. Significa innescare una ventata di freschezza nel tessuto economico, significa favorire la crescita, significa far maturare un modello sociale più equo e rispettoso di tutti.
- ENERGIA E INFRASTRUTTURE. Sono nodi cruciali, non possono essere trascurati, da essi dipende gran parte della nostra capacità competitiva. Sull’energia diventa decisiva la politica comunitaria, sulle infrastrutture la capacità di scelte innovative, rispettose dell’ambiente e capaci di pensare un modo diverso di mobilità PER persone e merci. Sono presupposti necessari per ogni politica di sviluppo innovativo.
- SISTEMA FINANZIARIO. Non si tratta solo di favorire una maggior possibilità di accesso al credito. In passato era fin troppo accessibile e il risultato non é stato dei migliori. Si tratta di ripensare il sistema bancario, meno interessi finanziari puri, più capacità di investimenti in industria, produzione e lavoro. Insomma più risorse a chi “ci crede”!
- FISCALITÀ. Chi segue la politica di sviluppo perseguita va incentivato con adeguati sgravi fiscali, così come va riequilibrato un sistema che pesa fiscalmente molto di più sul reddito di lavoro che sulla pura rendita finanziaria.
Potrei andare avanti. Mi fermo qui.
Il 1* Maggio é il giorno della Festa del Lavoro. Facciamo in modo che torni ad essere anche la FESTA DEI LAVORATORI.

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PAPI

papiIl Viaggio.

Ebbene si alla fine ho deciso e dopo aver prenotato il treno, trovato, non senza fatica e “dolore” una sistemazione, eccomi partito per Roma. In fondo la canonizzazione di due Papi tanto amati, celebrata da altri due Papi,  é un’occasione che val la pena vivere, non so da quale distanza, ma l’importante é “respirarne l’aria”, in diretta. Il viaggio non é particolarmente lungo, ma tre ore di tempo ti portano a riflettere e cercare un qualche motivo in più per prestare attenzione  a questo evento. Certo c’è  qualche imminente emergenza famigliare che predispone ad una maggiore attenzione, ma non basta, ci deve essere qualcosa di più! Ed allora con la memoria vado ad alcune immagini viste in TV di Papa Giovanni XXIII, il discorso alla “luna”, la visita in carcere e in ospedale, il viaggio in treno, ma anche alla lettura degli atti preparatori di un Concilio non facile quanto rivoluzionario che a tutti i costi volle indire vincendo ogni resistenza. Così come non avere ancora impressi nella memoria i due incontri “diretti”, non in privato, con Giovanni Paolo II? Il grande carisma di un uomo, sia quando era nel pieno delle forze, sia quando era oramai provato dalla malattia. I suoi gesti  tanto rivoluzionari, i suoi viaggi in terre difficili, ma anche la lettura delle sue poesie e dei suoi testi teatrali. Capisco quanto é rimasto nel nostro bagaglio culturale e umano di queste figure straordinarie, capisco che in fondo é anche la voglia di aggiungere un’altro tassello al puzzle dei bei ricordi che ti spinge ad andare a Roma.

Arrivo

Trovo una  Roma in fermento, non solo più “piena” del solito, diversa. Ai soliti turisti-pellegrini si sono uniti i pellegrini-pellegrini. Una differenza di approccio, di comportamento, di vivere la città che non mi spettavo potesse essere così evidente. Comunque la si pensi é bello vedere persone  completamente immerse in una dimensione spirituale.

Il Giorno

Dopo una serata, o meglio parte della notte, lunga, trascorsa tra chiese aperte, gruppi di pellegrini, non solo giovani, accampati alla bella e meglio in ogni angolo minimamente adatto, arriva il mattino. Cerco di avvicinarmi il più possibile alla p.zza San Pietro, in realtà a mala pena sono all’altezza di Castel Sant’Angelo, immerso in una marea di gruppi di polacchi. Di aiuto un maxi schermo che permette di vedere e sentire la cerimonia. In fondo non importa perché il senso, i motivi veri per i quali Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II sono stati proclamati Santi non proviene da quanto avviene sul sagrato di San Pietro, ma da quel naturale e spontaneo sentire delle persone semplici, dalla loro autentica devozione, dal riconoscere  più che mai che i due nuovi Santi sono stati vicini a loro, conoscendone debolezze, difficoltà e speranze. Un po’ alla volta é impossibile non lasciarsi prendere da un clima incredibile, difficile da descrivere perché proveniente “da dentro”. La stanchezza é tanta, ma la contentezza non di aver partecipato ad un momento storico, ma di aver potuto “sentire” l’intensità di quel momento é di gran lunga superiore.

 Santi

Ai Santi si crede o non di crede. La fede é questo. Come la Chiesa, o la senti tua cogliendone il valore al di là dei difetti, in certe epoche davvero enormi,  o  la rifiuti evidenziandone solo le negatività e dimenticando che, ahimè, sono parti di ogni vicenda umana. Di mio da adesso penso di avere due riferimenti in più a cui rivolgermi, due esempi diretti di essere Papi fra la gente e per la gente, in particolare quella più debole e in difficoltà. La stessa che Papa Francesco ci testimonia quotidianamente.  Come so che alcuni  valori da loro  non solo predicati, ma soprattutto vissuti, sono un riferimento importante, un insegnamento di grande valore spirituale per i credenti, ma di enorme valore etico-sociale per TUTTI.

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Buona Pasqua a tutti

Facile fare gli auguri di Natale. Un po’ meno quelli di Pasqua. Dietro ogni festa c’è un significato sia religioso che laico, che deve far riflettere.
Pasqua ricorda il sacrificio, il patimento, ma anche la possibilità di risorgere, riprendere con coraggio, determinazione e speranza il cammino.

Buona Pasqua a tutti

pasqua(Resurrezione di Piero della Francesca)

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Senatori…

sordiRicordate “I Vitelloni di Fellini”? In particolare la scena nella quale un grande Alberto Sordi saluta in modo piuttosto pittoresco un gruppo di lavoratori? Sia pur con stile molto più educato é quanto il Governo sta attuando al Senato: una decisa accelerazione della sua trasformazione. O meglio, il suo sostanziale superamento. In fondo sta avvenendo quello che era stato detto e promesso. Superando a piè pari tutti i tentativi di resistenza, di apertura di tavoli e tavolini di confronto tesi più a rimandare che approfondire le riforme.
Non c’è che dire, Renzi sta tenendo il passo, lo ha fatto con le Provincie, lo sta facendo con il Senato. Quello che dice cerca di attuarlo in tempi certi. In questo si nasconde gran parte del segreto del suo successo!
Certo è scattata un po’ di reazione. Se piuttosto attesa quella dell’opposizione, divertente rilevare i veri e propri “testa coda” di alcune posizioni, un po’ sorprendente, e a mio giudizio inopportuna, quella di alcuni senatori PD. Che all’interno del Partito vi siano alcuni distinguo é noto. Inevitabile direi, e per certi versi persino positivo. Di fronte ad una riforma istituzionale, che di fatto azzera il bicameralismo perfetto, partire da sottolineature diverse é utile e fondamentale per giungere ad una sintesi felice. Meno se i distinguo vengono non esposti e sviluppati in un confronto interno nel partito, ma tradotti in una proposta di legge alternativa a quella del Governo.
Sia chiaro, anch’io penso che il testo proposto possa essere migliorato e mostri alcune palesi semplificazioni discutibili, ma é altrettanto evidente che la volontà di cambiamento é da anni che viene promessa dai partiti, richiesta dai cittadini e costantemente rimandata. Non é più tempo di confronto fra proposte diverse nate in senso al PD, é utile presentare emendamenti da esaminare, in alcuni casi a mio giudizio anche approvare, ma che abbiano un percorso ben definito per modi e tempi. Il Governo Renzi e il Pd su questo si giocano la credibilità del loro progetto politico, l’idea di modernizzazione del Paese e del suo modo di essere, partendo dalle istituzioni per arrivare alle altre forme di organizzazione sociale. C’è chi dice che mettere mani a certi argomenti é pericoloso per la democrazia? Non lo é forse di più far ulteriormente crescere il distacco, se non l’ostilità dei cittadini verso le Istituzioni stesse continuando con un oramai inaccettabile immobilismo?
Nel film di Fellini a Sordi una qualche disavventura capita. Spero proprio non succeda a Renzi, anche perché con i Senatori sono stati usati toni sì decisi, ma pur sempre rispettosi. E inoltre quelli di Sordi erano lavoratori …..

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L’ambiente non é un’eredità, ma un prestito delle generazioni future

consumosuoloTutelare il territorio, maturare un’idea di sviluppo completamente diversa é un’esigenza inderogabile, é la sfida che la politica deve affrontare. Il Gruppo Regionale del PD lo ha fatto!
ECCO IL NOSTRO PROGETTO DI LEGGE

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Aboliamo l’Irap, anzi no la Legge Merlin

prostitutaIl 20 febbraio 1958 entrava in vigore la Legge n. 75, meglio nota come la Legge Merlin, dal nome della senatrice che la propose. Di fatto si sanciva la chiusura delle case chiuse, in ottemperanza della Convenzione ONU 1949-1951 che lo Stato italiano ha definitivamente ratificato nel 1980. Per l’Italia tornare alle “Case Chiuse” significherebbe contraddire questa ratifica. Gli Stati dove sono autorizzate NON hanno mai aderito a quanto indicato dall’ONU. É giusto partire da qui perché il rischio é che si spacci per modernità quella che in realtà é un clamoroso ritardo nel ratificare quanto convenuto in sede internazionale.
Parlare di referendum sulla possibile abolizione della Legge Merlin insomma significa cercare “guardando al passato” non certo al futuro la soluzione ad un tema delicato, particolarmente complesso, quale quello della prostituzione che come si sa accompagna da sempre la Storia dell’umanità. Se infatti è evidente che diventa difficilmente sopportabile la situazione che si è creata in molte zone delle nostre città e paesi, non é certamente nascondendo il problema sotto il tappeto, o meglio dentro il chiuso di una casa, che si da una soluzione. Certo serve ad accontentare quell’elettorato sempre più indotto ad apprezzare più quel che appare di quel che é. Serve a soddisfare il facile perbenismo di chi pensa che quel che non si vede, non esista. Non mi illudo che la prostituzione possa essere cancellata dalle nostre società. Ritengo però che sia un dovere della politica e delle istituzione attivare ogni forma di azione per impedire che diventi una scelta “obbligata” in vari modi, piuttosto che un modo “disinvolto” di considerare il proprio corpo.
Questo cosa comporta?
Affrontare in modo deciso e incisivo il tema dello sfruttamento della prostituzione, legato molte volte alla malavita organizzata sia nazionale che internazionale. La tratta delle persone NON è il ricordo di un triste passato, molte volte é una tristissima e vergognosa realtà, non sufficientemente conosciuta, non adeguatamente perseguita.
Attivare ogni forma di sostegno e aiuto a chi si trova in difficoltà e tenta di uscire da “quel”giro. Non sempre vi é un’organizzazione adeguata, sia dal punto di vista culturale che operativo, capace di intercettare, incontrare e dialogare con queste persone. Difficilmente i piani sociali ne hanno la necessaria considerazione.
Attivare canali sanitari che, superando alcune barriere mentali, sappiamo prevenire, diagnosticare e curare le forme di malattia legate alla sessualità. I dati ci indicano chiaramente il loro aumento, ci richiamano alla necessità di intervenire.
Infine, non nascondiamolo, é necessario anche un intervento legislativo capace di trovare la possibile soluzione in un “ginepraio” più etico che normativo, ma che NON può essere eluso. Non abolire quanto c’è, per tornare ad un imbarazzante passato, ma capire quanto va introdotto per migliorare per il futuro.
Certo che constatare che il MARONI che ci aveva promesso l’abolizione dell’IRAP ora si riduce a proporci un referendum per l’abolizione della Legge Merlin un po’ di tristezza la provoca!

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Una vittoria per i nostri boschi

boscoAlla fine ha avuto ragione il Pd: quella legge, così com’è, non va bene. E la maggioranza, suo malgrado e forse anche spaccata, ha deciso di far tornare il provvedimento in Commissione Agricoltura. Anche sull’onda del movimento popolare sollevato dalle associazioni, da quelle ambientaliste al Cai, le modifiche al testo unico in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale - che con la scusa di regolare le gare di moto fuoristrada sui sentieri di montagna tentava di portare a 30 anni la possibilità di intervenire sui boschi naturali senza compensazioni -, non sono state trattate oggi in Consiglio regionale. E la decisione di ritirare la norma e rinviarla per il momento in Commissione – ma dopo le elezioni, ci hanno tenuto a sottolineare tutti gli esponenti di maggioranza – è venuta dopo la presentazione della pregiudiziale di merito (significa che si ritiene che un argomento non debba essere trattato) da parte del Gruppo regionale del Pd.
La nostra richiesta prendeva le mosse dal parere dell’Ufficio legislativo del Consiglio regionale, che ha sottolineato come l’intervento, essendo l’ambiente di esclusiva competenza statale, avrebbe potuto solo andare nella direzione di un ampliamento della tutela, ma soprattutto dalla sentenza numero 105 del 2008 della Corte costituzionale che si era espressa per gli stessi motivi contro la possibilità per Regione Lombardia di intervenire in materia di foreste, essendo concorrente con lo Stato. Quindi, si rischiava un’eccezione di legittimità costituzionale: non è nel nostro potere andare a incidere su quelle norme, né concedere deroghe ulteriori e stabilire casi di non compensazione, rispetto alla normativa generale.
Il provvedimento andava nella direzione di interpretare in senso diverso da quello che la legge nazionale prevede e che, appunto, ha riconosciuto anche la Corte costituzionale: le Regioni possono modificare la normativa sui boschi solo per migliorarne i contenuti, dare linee guida a favore della tutela, della conservazione e dello sviluppo del loro territorio di competenza. Ma questa norma era peggiorativa dell’esistente. Non solo, in due anni e mezzo la definizione di bosco è passata da un limite di 5 a 30 anni, perché noi oggi avremmo dovuto deliberare questo passaggio. E questo non tutela e salvaguarda certo i boschi. Ecco perché abbiamo posto la questione pregiudiziale.
A quel punto, dopo una sospensione dei lavori dell’Aula, alla maggioranza non è rimasto altro che fare un passo indietro e chiedere il rinvio del testo in Commissione, accolto anche dai proponenti della pregiudiziale. Ma rimane il dato politico:è significativo che il provvedimento sia stato calendarizzato a dopo le elezioni. Vuol dire che diversi partiti di maggioranza erano preoccupati di dover spiegare a molta parte dei loro elettori una posizione devastante nei confronti dell’ambiente e della montagna.

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Fabbrica Italiana Automobili Torino

fiat500In fondo ci si era affezionati a questo acronimo. Ha rappresentato per molti una costante nel percorso di crescita economica famigliare, dalla 500 o 600 alla 850, magari special e poi la 127, la 128, la 124 la  Panda, la 131, la Ritmo, la Uno, la Punto. Si d’accordo ho tralasciato la Duna, la Regata, la Stillo, ma capirete un briciolo di amor patrio…
Negli anni si é evoluto da un lato, involuto da un altro. Prima le acquisizioni degli altri marchi italiani, in alcuni casi snaturandone l’identità, poi i cali di vendita e le grandi crisi occupazionali, infine la progressiva acquisizione del marchio Chrysler, fino alla prossima nascita della FCA, già questa é la nuova sigla alla quale dobbiamo abituarci. Nel corso degli anni é cambiata anche la relazione tra gli italiani e la fabbrica di Torino. Da quel rapporto distante, ma nello stesso “sentito” con la famiglia Agnelli, fra tutti “l’Avvocato”, al quasi fastidio verso i nuovi rampolli e dirigenti, così distaccati, così freddi, così poco rispettosi dei problemi degli italiani. Una cosa é certa,  nel tempo  si é persa la sensazione che comprare FIAT significava comprare Italiano, contribuire all’economia nazionale.
Di fatto, al di là delle singole interpretazioni e letture su tutta la vicenda, che ha caratterizzato e condizionato la politica industriale del nostro Paese lungo un secolo, si é svolta l’ultima assemblea soci a Torino. La prossima si terrà in Olanda. La fine di un’epoca quindi, l’inizio di un nuovo capitolo di una storia iniziata l’11 luglio 1899, oltretutto che solo per la rinuncia all’ultimo momento di uno dei soci previsti vide la partecipazione della famiglia Agnelli.
Epoca caratterizzata da molte luci, non si può negare il contributo dato all’occupazione diretta e indiretta garantita nel corso degli anni da Fiat e alla conseguente crescita economica sociale, ma anche da molte ombre, la propensione a privatizzare gli utili e socializzare le perdite, così come l’aver frenato una moderna evoluzione del sistema dei trasporti e della mobilità in Italia, dove la gomma é drammaticamente preponderante rispetto la rotaia.
Ma la riflessione riguarda quale futuro ha la grande industria nel nostro Paese e quale capacità competitiva ha la “comunità finanziaria” che la sostiene? É un tema non banale che diventa strategico per il nostro futuro. Di mio son sempre più convinto di una duplice necessità. La prima di sviluppare un “cartello” europeo, unico modo per competere con realtà economiche come Cina, Brasile, India, USA e Russia, la seconda di tornare a puntare con risorse, incentivi e serie agevolazioni sulla straordinaria capacità della piccola e media impresa italiana di sviluppare innovazione e qualità. Lo abbiamo fatto per anni, possiamo continuare a farlo investendo in particolare su giovani e formazione. In fondo la crescita socioeconomica della nostra Italia é dipesa più dai tanti che ogni mattina hanno affrontato con successo le difficoltà del fare impresa che dalla storia della Fiat, gli stessi che vi chiedono solo di poter continuare a farlo. Aiutiamoli, é utile a noi quanto a loro!

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