Archivi del mese: marzo 2014

Andiamo a farci…benedire

papa_francescoProbabilmente non erano stati avvisati. Però, con un briciolo di intuito e una media conoscenza del pensiero e dei discorsi, potevano aspettarselo! I circa 500 parlamentari, con aggiunta FI qualche Ministro, che si sono recati a San Pietro alla S. Messa di Papa Francesco infatti sembrano essere rimasti un poco frastornati dai toni usati dal Santo Padre. Secondo me, cosa tipica del “personale” politico del resto, perché si sono fermati  ad una lettura superficiale di quanto detto, scambiando una forte esortazione per  una  semplice accusa.
Il Papa ha denunciato la CORRUZIONE come male assoluto da allontanare dalla gestione della cosa pubblica. C’è qualcuno che non è d’accordo? Penso di no! E allora? Via i corrotti, attraverso leggi che VERAMENTE riescano ad incidere sul triste fenomeno. Si possono fare, si possono fare…basta avere il coraggio di superare le resistenze dei corrotti, per l’appunto!
Il Papa ha accusato la politica di essere lontana dal popolo? Non é forse la drammatica sensazione che chiunque faccia politica avverte da un po’ di tempo? (o perlomeno succede a chi vive la propria attività tra e con il popolo). Recuperare questa distanza non é forse necessario, anzi essenziale, per ridare dignità alla politica e credibilità alle Istituzioni?
E allora? Variamo norme capaci di fare quello di cui “…ha bisogno la povera gente…”, per  dirla  con La Pira, e le distanze verranno a breve eliminate!
Il Papa insomma ha giustamente tirato le orecchie ai  presenti alla S. Messa, come avviene con protagonisti diversi ogni giorno in varie Chiese, ma sotto forma di esortazione AL FARE, non certo come semplice denuncia! Implicitamente ricordando che anche in politica é peccato non solo agire illegalmente favorendo la corruzione e l’ingiustizia, ma anche l’OMISSIONE di operare  per il bene e nell’interesse di tutta la Comunità.
Probabilmente servirebbe più spesso (con me non in prima fila, per rispetto dei parlamentari, ma subito dietro), andare più spesso da Papa Francesco a FARSI BENEDIRE, religiosamente e laicamente inteso!

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Province bye bye

fuocoPassata la paura del voto al Senato (anche se l’aver messo la fiducia non é un bel segnale) ora si va alla Camera. Se tutto va come sembra – sinceramente sarà difficile che vi siano sorprese – a breve il DDL Delrio diventerà Legge, modificando la natura delle province, trasformate  in organismi di secondo livello, e indirizzate di fatto su un binario morto. Di contro si é ridato un po’ di ossigeno ai piccoli Comuni, ampliando la composizione dei Consigli Comunali e delle Giunte, e cominciando a identificare e definire ruoli e funzioni delle città metropolitane e delle unioni di comuni. É presto per analizzare e commentare il testo in modo analitico, l’esperienza mi porta a dire che é buona cosa aspettarne l’approvazione definitiva, ma é già possibile avanzare una qualche considerazione. (Qui trovate una sintesi)
Parto dalla più semplice. Il Delrio, superato lo scoglio di Palazzo Madama, va sicuramente approvato. Non perché sia la miglior riforma possibile, di fatto rimandata alla modifica del titolo V della Costituzione, ma perché la sua bocciatura al Senato avrebbe provocato non solo la fine anticipato della legislatura, ma la caduta di credibilità operativa del Governo e del Presidente del Consiglio, con conseguenze particolarmente critiche sia in Italia che per il ruolo dell’Italia in UE. Ve lo immaginate il risultato delle elezioni europee in questa sciagurata ipotesi? Rimane ora però da definire come effettivamente vogliamo riformare il nostro impianto istituzionale. Di fatto l’aver messo le province su un binario morto, l’aver istituito alcune città metropolitane, solo per citare alcuni elementi, non risolve il malumore dei rappresentanti istituzionali dei territori e la necessità di riorganizzare tutta una serie di funzioni e servizi, ma accontenta esclusivamente la “pancia” dei cittadini elettori, che però se non si troveranno di fronte ad un nuovo modello organizzativo economico efficiente ed efficace difficilmente non ricomincerà ad esprimere tutto il suo scontento. Allora é necessario confrontarsi, e in fretta, nel merito sulla riorganizzazione di nuovo Stato che non può essere fatta a colpi di fiducia, veti incrociati e minacce di crisi politiche. Quali sono le idee in campo? Quali modelli vogliamo analizzare per poi scegliere quello più adeguato alle nostre esigenze? É il lavoro che ci aspetta.
Di una cosa sono però certo. Se vuole essere credibile il Parlamento dovrà cominciare da se stesso. In questi mesi ha saputo spostare l’attenzione sugli altri libelli istituzionali, Consigli Regionali, Consigli Provinciali, Società partecipate e altro. In gran parte a ragione. E qualcosa è stato fatto: in Lombardia i Consiglieri si sono aboliti il vitalizio, si discute su come “sforbiciare” quelli in essere, le indennità di fine mondato e si sono ridotti gli emolumenti. Non è abbastanza? Facciamo di più e magari lo facciamo anche Piemonte, Veneto, Emilia, Toscana solo per fare degli esempi. La riforma delle Province ha la caratteristica dell’allocuzione “a titolo gratuito” quale mantra di ogni funzione, va bene, sono ruoli che si sovrappongono ad altri, a onor del vero nel caso dei Consiglieri Comunali non propriamente retribuiti. Nelle società pubbliche hai il Governo Letta aveva introdotto “tetti” che vanno applicati. Sul Parlamento? Non mi risultano particolari tagli, riduzioni di indennità, vitalizi e altro. Si discute di trasformazione del Senato, bene, di riduzione del numero dei Deputati. Stiamo attenti a non trasformare la Camera in un club esclusivo dei soliti mondi, ma …….fatti non parole, abbiamo bisogno di fatti!

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Lombardia Infrastrutture, di crepa in crepa ……

ramazzaÉ evidente che la ramazza del Presidente Maroni NON ha funzionato un granché. Le ondate di indagini che hanno caratterizzato la coda dell’epoca formigoniana, e che di fatto ne hanno determinato la fine, stanno sempre di più diventando una costante anche del nuovo corso. Certo, diversi sono i contesti, ma non la sostanza: il fatto che nell’attività, piuttosto intensa, della Regione Lombardia, troppo spesso emergono irregolarità, gestioni opache, episodi di corruzione che provocano l’intervento delle autorità giudiziarie.
Due sono le forti preoccupazioni che emergono con forza. La prima riguarda il sistema lombardo costruito per gestire il sistema delle opere pubbliche. É evidente che sull’altare dell’efficienza si é troppo semplificato, troppo concentrato la gestione del potere, ma soprattutto spesso confuso il ruolo di indirizzo con quello di gestione se non addirittura controllo. Il risultato é lì da vedere. É quindi indispensabile ripensare il modello, ridimensionare il ruolo di alcune figure apicali, aprire un confronto sul rapporto fra ruolo pubblico e ruolo privato. Ancor di più é necessario introdurre criteri di controllo efficaci, capaci di prevenire, intercettare ed evidenziare tutte le anomalie che possono nascondere comportamenti illeciti. Le relazione degli organismi per ora previsti sanno si evidenziare alcune storture, ma solo come lettura di quanto avvenuto, non come controllo di quanto avviene e quanto avverrà.
Seconda preoccupazione é l’immagine che ancora una volta la Lombardia rischia di dare di sé. Tra quanto contestato al Direttore Generale di Lombardia Infrastrutture vi sono risvolti che riguardano Expo. Non possiamo certo sottovalutare questo fatto. Ancor di più non possiamo, sull’onda della necessità di concludere i lavori “in tempo”, far venire meno trasparenza e controllo in ogni fase dei processi autorizzativi ed esecutivi in atto. L’appuntamento del 2015 deve rappresentare ANCHE la dimostrazione che siamo in grado di operare nel rispetto delle regole, lasciando corruzione e illegalità completamente fuori dalla porta. Anche da questo dipende la nostra effettiva credibilità.
Da qui la necessità di far subito la massima chiarezza su tutta la vicenda e garantire la massima comunicazione e trasparenza su quanto avverrà da qui in avanti. Intanto il Presidente Maroni in aula ha relazionato su quanto avvenuto. Ha manifestato la volontà di fare chiarezza su quanto avvenuto nelle “passate” legislature. Ha ribadito la volontà di garantire la conclusione delle opere in corso, specie riguardo Expo. Ha dichiarato di voler scegliere con bando pubblico il nuovo direttore generale di Infrastrutture Lombarde. Ha ribadito che Regione Lombardia é parte lesa, non certo la parte colpevole di quanto successo. Gli vogliamo credere, ma sia chiaro vigileremo con attenzione, svolgendo non solo il ruolo di “minoranza” che il voto popolare ci ha consegnato, ma soprattutto quello di rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni. Istituzioni che più che mai in Lombardia hanno bisogno di recuperare credibilità e trasparenza attraverso comportamento corretti e capaci di espellere ogni forma di corruzione e infiltrazione malavitosa.

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Europa, in basso a destra

grillo_borghezioIl dato del voto francese non può lasciarci indifferenti. Il successo del Front National di Le Pen, il Partito che poco tempo fa definì l’olocausto un “dettaglio della storia”, per intenderci, é lì a ricordarci il clima, gli umori di un’Europa sempre più involuta in un processo di nazionalismo e isolazionismo sempre più marcato. Anche in Paesi come la Francia dove poco tempo fa aveva vinto il polo progressista con Hollande.
Non può sfuggire che un vento simile, con le variabili nazionali, spira in molti Stati. Così come ai confini dell’Europa geo-politica. L’annessione della Crimea da parte della Russia, fatto che va letto con meno superficialità di quanto stia avvenendo, é lì a dimostrarlo.
Da qui la necessità, impellente, di aprire una campagna elettorale per il Parlamento Europeo, capace di contrastare questa deriva e rilanciare l’idea di Unione Europea in grado  di rappresentare una vera prospettiva futura.
In Italia l’impresa mostra qualche difficoltà in più, e un’opportunità. La difficoltà é dettata dalla considerazione che, pur mancando un forte partito di estrema destra come in Francia, esiste un fronte anti europeista composto non solo da gruppi storici, come la Lega, ma anche da una certa destra, FI, che cerca di recuperare consenso cavalcando il disagio sociale con un atteggiamento di forte avversione a Bruxelles, e dal M5S chiamato ad un appuntamento cruciale per il suo futuro.
L’opportunità é dettata dal nuovo ruolo che l’Italia si é ritagliata nel contesto internazionale, rispettare il necessario rigore, ma rivendicare la necessità di un cambio delle priorità dove lavoro e giovani devono essere al primo posto. Spetta a noi coalizzare i Paesi che a fatica stanno cercando di uscire dalla crisi attorno a questo obiettivo, così come richiamare la locomotiva, la Germania, alla considerazione che perdendo i vagoni andrà per un po’ più veloce, ma alla fine si troverà del tutto sola ed inutile.
Ecco perché il sostegno forte al  Governo Renzi, con lo sforzo di dimostrare a chi é maggiormente in difficoltà la dovuta attenzione, é un’esigenza improrogabile, così come la necessità di proporre una prospettiva europea fatta di coesione e solidarietà.
Non va infatti dimenticato che al di là dell’importanza politica del confronto elettorale in gioco c’è la  strategia economica. Può essere estremamente semplice e conveniente ai fini del consenso sparare sulla moneta unica e attribuire all’Unione tutte le colpe della crisi economica, ma é evidente che le sfide che abbiamo davanti con giganti quali Brasile, India, Cina, Indonesia, senza tralasciare USA e Russia, possono essere affrontate solo attraverso una forte coesione. Non dimentichiamo che l’economia dell’Europa unita rimane la “più forte” al mondo, unita però!

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Giornata regionale dell’impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime

Il testo del mio intervento al convegno sulla ”Giornata regionale dell’impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime“.

mafiaQuando con la L.R. 2/2011 Regione Lombardia, oltre che dar vita all’osservatorio sulla legalità, istituì la Giornata di Contrasto alle mafie e di ricordo delle vittime di mafia prese l’impegno ben preciso, ribadito un anno fa con l’istituzione della Commissione Speciale Antimafia, di fare del contrasto ad ogni forma di malavita organizzata, di corruzione, di penetrazione dell’attività mafiosa nel tessuto socio-economico lombardo, una precisa volontà. Volontà  che riguarda l’Istituzione in ogni sua componente dal Presidente della Giunta, che ringrazio per essere qui oggi con noi in una giornata particolarmente impegnativa, ad ogni singolo consigliere, rappresentati dalla Presidente dell’osservatorio sulla legalità e dal Presidente del Consiglio. Volontà  quanto mai importante e ancora da concretizzare, come la cronaca di queste ore tristemente ci ricorda. Quando, in modo sobrio, come deve essere, abbiamo pensato a come strutturare questa giornata si é deciso di coinvolgere tutte le realtà che vivono con diversa responsabilità questa importante battaglia.
Le Istituzioni, che molto hanno da fare per restituire alla politica la dignità che deve avere, e per dimostrare che la trasparenza e la capacità di perseguire il bene comune sono, o meglio devono tornare ad essere, le finalità che perseguono. Più che mai é dalla testimonianza di comportamenti corretti, dall’assunzione di responsabilità, dalla capacità di estromettere dal sistema ogni forma di corruzione che si deve partire, con coraggio, determinazione, salvaguardando la presunzione di innocenza, ma riaffermando la priorità della credibilità dell’istituzione quale unico modo di rinsaldare il patto fiduciario che deve caratterizzare il rapporto tra i cittadini e i loro rappresentanti. É necessario pensare ad una legislazione capace di rappresentare un vero contrasto normativo ad ogni forma di infiltrazione. É necessario dare concretezza ai piani anti corruzione adottati, così come agli impegni previsti dall’adesione a Servizio Pubblico come ha fatto  Regione Lombardia.
La Magistratura, ringrazio il Sostituto Procuratore Bonanno, impegnato in modo diretto ad individuare e punire tutte le tipologie di mafia. Dobbiamo più che mai garantire potenzialità di risorse umane e finanziarie per permetterLe di svolgere al meglio il delicato e fondamentale ruolo che Le é affidato.
Le forze dell’ordine, in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata,   a cui dobbiamo un particolare ringraziamento, unito alla promessa di impegno per superare le tante difficoltà e insufficienze che quotidianamente devono affrontare e cercare di superare.
I giovani, la scuola. Vero investimento per costruire una società che non solo individua e punisce la mafia, ma che la espelle dal suo corpo sociale, la rifiuta culturalmente. A voi, qui in tanti questa mattina,  dobbiamo la massima attenzione con la credibile testimonianza, con la concreta dimostrazione dell’importanza della legalità e del rispetto delle regole come  base di un felice modo di essere comunità di persone.
La cultura, ringrazio Luciano Bertoli per la disponibilità ad essere qui questa mattina. Il suo spettacolo “Ne valeva la pena” é un dialogo immaginario fra due giganti della lotta alla mafia, Falcone e Borsellino. Immaginario, ma basato su testimonianze, stralci di interventi o scritti, che rendono tutto incredibilmente realistico e lo trasmettono in modo diretto e coinvolgente come solo il teatro sa fare. Ne esce un grande insegnamento, un impegnativo monito per tutti, reso crudemente coinvolgente dalla tragica fine dei due protagonisti.
Il recupero dei beni confiscati ad un uso sociale, come esempio della riaffermazione dello Stato sulla mafia. Dobbiamo stanziare risorse adeguate perché questo avvenga, così come non dobbiamo mai dimenticare che Pio La Torre pagò con la vita l’impegno a dar vita alla Legge che permette la confisca dei beni.
Infine le vittime. Le abbiamo ricordate all’inizio con un  filmato, ringrazio i giovani studenti dell’associazione “Stampo Mafioso” . Verso queste persone dobbiamo avere una riconoscenza immensa e un sincero sentimento di necessità di adempiere ad un impegno che hanno affidato a ciascuno ci noi. Cominciando con restituire il vero  significato alla parola ricordo, che é “rimettere nel cuore”. Non il peso di una tragedia, ma la speranza dell’affermazione della giustizia per la quale si sono spesi e sacrificati. Non la memoria in un giorno quindi, ma l’impegno quotidiano di azioni sincere, corrette, trasparenti che ci vedono tutti coinvolti nel fare in modo che ogni forma di mafia, ogni forma di corruzione, ogni forma di sopruso, trovino nelle  nostra comunità un efficace rigetto e una insormontabile diga. Questo é l’unico vero credibile ricordo che oggi dobbiamo vivere, quello dell’impegno per il futuro, vissuto con la  tensione morale, con la determinazione, con il coraggio che se é di tutti impedisce che eroi, lasciati colpevolmente soli, debbano sacrificare la loro vita. Questo é l’unica sincera vicinanza che possiamo concretamente manifestare alle famiglie delle tante vittime.
Quando fu istituita questa Giornata, 19 anni fa, se non sbaglio, fu scelto, non certo a caso,  il 21 marzo. Il primo giorno di Primavera. Una primavera di speranza, di rinascita di un comune senso della giustizia quale affermazione di democrazia e libertà. Buona Primavera a tutti quindi.

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Attenzione al Gattopardo

pd-urneSi è finalmente conclusa la maratona congressuale. Domenica, con la nomina della direzione regionale, è di fatto terminato un percorso infinito di riscrittura del PD che, a onor del vero, ha incluso tappe fondamentali non previste, come il cambio di Governo.
Ora per quanto riguarda la Lombardia, che ha provveduto anche a cambiare il capogruppo in Consiglio Regionale, manca solo la designazione della Segreteria e  si può partire per un nuovo percorso. Ma diamo un’occhiata al treno e alla sua composizione. Beh un po’ di perplessità nasce. Se si avverte la necessità di un cambiamento è buona cosa proporlo con decisione, senza cadere in troppi e soliti compromessi e contraddizioni. Se guardo al quadro nazionale, continuo a pensare che il problema NON fosse Letta, si è fatto un gran ribaltone per poi leggere, senza bisogno di particolari lenti di ingrandimento, di una certa influenza di alcuni “vecchi” (al di là delle imbarazzanti telefonate di Barca). Spero e voglio pensare che durante il percorso ci si liberi di questo fardello e il giovane Governo sappia trasformare l’inesperienza, e in alcuni casi improvvisazione, in entusiasmo e fiducia, capaci di risvegliare e rimettere in moto il nostro Paese.
Così come mi auguro che a livello regionale si superi questo momento dei grandi, o piccoli, accordi, ancora più insidiosi perché negati, e si inizi a navigare in mare aperto. Di certo più che mai c’è bisogno di un lavoro collettivo, non solo perché manca un Renzi lombardo, ma  perché va recuperata la costante difficoltà ad ottenere consenso in periferia per essere credibili e vincenti in quella Lombardia “minore” che messa tutta assieme ha dimostrato di contare più di Milano. Per farlo non bastano campagne di colonizzazione, servono grandi capacità  di ascolto e di valorizzazione del consenso, dove la classe dirigente non viene scelta a tavolino dalla sublimazione della tattica, ma riconosciuta dalla base che ambisce a rappresentare. Tornare a lavorare pancia a terra dialogando con i cittadini, affrontando i problemi veri è il percorso da intraprendere. Da parte di tutti, indipendentemente dai ruoli avuti, sia attraverso il voto che la “mediazione”. Perché l’unico vero pericolo che corriamo è che si viva la vicenda del GATTOPARDO: dire di cambiare tutto per poi non cambiare nulla.

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Se potessi avere cento euro al mese…

renziE mercoledì é arrivato! Il presidente Renzi ha illustrato le volontà del Governo. Certo si tratta di annunci che hanno bisogno di una concretizzazione legislativa, ma tracciano il percorso che si vuole seguire. Ed é nella direzione di intervenire a favore dei redditi più bassi, scegliendo di ridare, oltre a qualche euro, anche e soprattutto qualche speranza in più a quelle persone che vivono un momento di particolare disagio. Scelta possibile, anche per lasciti dell’esecutivo Letta, che raccoglie il consenso del sindacato, con Susanna Camusso, ohibò, in testa. Penso si sia fatta la scelta giusta. Andava smontato il presunto derby Irpef – Irap ed evitato il peggiore dei risultati ovvero un pareggio che avrebbe disperso le risorse, non ingentissime, un po’ qua è un po’ là, lasciando tutto come prima.
Certo non si può rimandare un’azione a favore dell’impresa e del lavoro. Lavoro, cuneo fiscale, semplificazione burocratica, rilancio della ricerca e dell’innovazione, snellimento istituzionale, investimento nella formazione, solo per mettere in fila un po’ di titoli, sono URGENZE da affrontare subito. Al momento più che dei possibili stanziamenti a disposizione (che se spalmati rischiano di essere davvero ininfluenti) hanno bisogno di leggi di riforma. E su questo bisogna davvero mettercela tutta!
La riforma del bicameralismo é positiva, la necessaria ragione di questo impianto istituzionale é oramai superata, la proposta di legge elettorale, e gli  ”incidenti” che ne stanno caratterizzando l’iter, qualche perplessità la suscitano. Non dimentichiamo che quando si deve, e si vuole, trovare una larga condivisione, il risultato é pur sempre una “mediazione”. La riforma, o superamento, delle provincie non si sa che fine farà. Ma altrettanto necessario é l’abbattimento di tutte quelle norme, di quegli iter autorizzativi, di quella sovrapposizione di competenza tra enti ed istituzioni diverse, che per l’impresa rappresentano tempi e costi insopportabili, minandone competitività e sopravvivenza. Penso che il Presidente Renzi lo sappia, e di fatto abbia anche in questo caso si partito da un’iniziativa apparentemente minore – la ristrutturazione delle scuole – ma che in realtà esprime una concreta volontà di intervento cominciando da formazione e GIOVANI.
“Se potessi avere 1000 lire al mese, senza esagerare, sarei certo di trovare tutta la felicità”, recitava una vecchia canzone di Gilberto Mazzi. Centro euro probabilmente solo la soluzione ad alcuni dei tanti problemi che numerose famiglie vivono. É solo un inizio, in ogni caso un buon inizio.

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La lunga scalata del Monte Rosa

Quote-rosaDura la conquista del Monte Rosa. Sono 4.554 metri, non proprio di pianura. Dal 1778 hanno provato più volte a raggiungere la vetta, tra alterne fortune, difficoltà e disavventure. Di fatto la vetta più alta fu raggiunta il 1 agosto 1855.
Quindi non preoccupiamoci più di tanto se  la Camera, con voto segreto, ha di fatto bocciato gli emendamenti alla legge elettorale per introdurre le “quote rosa”. Le imprese ardite hanno bisogno di tempo, mica si ottengono d’emblée.
Di fatto la giornata di ieri in Parlamento non é certo fra quelle che possono essere ascritte fra le migliori. Un tema delicato, importante, in ogni caso sentito come quello di una corretta rappresentanza delle donne nelle istituzioni NON può essere strapazzato da un meccanismo perverso come quello del voto segreto su emendamenti. Sono questioni da trattare a viso aperto, che scomodano vecchie abitudini, che tolgono consolidati privilegi, che hanno a che fare con limiti di mandato e diverso modo di selezionare la classe dirigente.
In gioco, infatti non vi é solo il numero  delle donne elette, o nominate, ma il superamento di un sistema arcaico e anacronistico. Di mio comincerei con usare una terminologia diversa. Parlerei di rappresentanza di genere più che di quote “rosa”. Da conquistare é una corretta rappresentanza della composizione sociale, non la concessione di una quota. Così come proporrei un metodo di selezione della classe dirigente, da sottoporre per essere eletta al giudizio vero e difetto dei cittadini, basato sulla competenza, sulla preparazione, sulla capacità di rappresentanza. Insomma sarebbe il caso di inserire il tema donne in un contesto più generale che coinvolga  tutta la politica, rappresentata sia da donne che da uomini.
Il voto alla Camera, oltre alla meschinità di chi “in segreto” fa cose diverse di quanto dichiara in pubblico, rappresenta il colpo di coda di un tentativo di salvaguardare l’esistente, di non mettere in discussione un vecchio modo di trovare compromessi e soluzioni. Bene fa il Presidente Renzi a dire che il Segretario Renzi pretenderà che nel PD si applichino comunque regole tese a garantire in modo equo la parità di genere. É con la coerenza fra il dire e il fare che si cambiano le cose, che si producono quelle novità di cui il sistema politico-istituzionale italiano ha tanto bisogno.
Oggi la difficoltà della scalata del Monte Rosa, a seconda della via di ascesa, varia da F (Facile) a PD (poco difficile). Al  di là delle facile battute su PD, quando mai poco difficile!, mi auguro che presto anche la corretta rappresentanza di genere nelle Istituzioni diventi non solo facile o poco difficile, ma semplicemente naturale!

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La doppia morale

neonati in fila

La posizione della Giunta Maroni sui fondi NASKO e Cresco è eticamente aberrante. Si tratta di finanziamenti tesi ad allontanare l’ipotesi di aborto e il sostegno alla crescita di bambini all’interno di situazioni difficili. Di fatto la posizione dell’assessore, e di Lega e FI, è di voler introdurre un discrimine tra mamme e nascituri italiani, rispetto agli immigrati. Tema ricorrente questo che se può trovare un qualche momento di confronto su alcune questioni  diventa in questo contesto INACCETTABILE. Come si può affermare che favorire la nascita di un bambino,quando il motivo di un possibile aborto è la difficoltà socio economica della madre, é un valore se si tratta di italiani e un non valore  se si tratta di immigrati? Con che arrogante arbitrio si “pesa” il valore della vita a secondo del colore della pelle, dell’etnia di apparenza? É una deriva etico morale orribile, l’affermazione di un principio di NON civiltà che va con forza e coraggio rigettato. Ancor più grave  se dettato dall’intento di assecondare una popolazione, o elettorato?, in grossa difficoltà economica, insinuando l’idea che è a noi e solo a noi che dobbiamo pensare, non ad altri. Seminare odio, rancore, divisione in questo modo dove ci porterà? La storia ci rimanda esempi di una gravità impressionante che dovrebbero se non convincere,  perlomeno far riflettere. Vogliamo parlare di regolamentare i flussi migratori? Vogliamo capire come far rispettare leggi e norme a TUTTI nel nostro Paese? Vogliamo parlare di politica estera dove il dovere di intervenire non è dettato solo dalle forniture di gas, ma dalla violazione dei diritti fondamentali degli uomini e delle donne? Facciamolo con serietà e realismo. Ma contrabbandare il NON riconoscimento del valore universale della vita come metodo per contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina questo NO! Credo ci debba essere una risposta forte al limite del boicottaggio dell’attività consigliare, di mezzo c’è un principio di libertà e democrazia che non posiamo permettere venga svenduto per puntellare evidenti difficoltà elettorali di chi governa regione Lombardia.

Una cosa non capisco. Davanti a tali affermazioni perché il crocifisso che in pompa magna nella passata consigliatura é stato posto alla parete sia ancora li. Forse aspetta di cadere in testa a chi lo ha strumentalmente usato e ora spudoratamente offeso?!

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