Archivi del mese: dicembre 2013

Un po’ di serenità in più

Anno difficile quello trascorso. Non il primo, ma l’ennesimo di una serie che comincia a diventare davvero troppo lunga. E l’anno che verrà non sembra promettere molto di meglio.
Certo fare gli auguri risulta persino semplice, un lavoro a chi non ce l’ha,  la ripresa alle aziende in crisi, una cura a chi è ammalato, una scuola  che funzioni, un ambiente pulito, una vecchiaia tranquilla, una gioventù che guarda con speranza al suo futuro, la mafia sconfitta, una politica capace e vicina ai cittadini. Tanto promettere non costa molto, ma farlo senza una realistica possibile realizzazione è davvero poco serio.
Accanto alla semplice quanto ironica poesia di Gianni Rodari desidero perciò semplicemente augurare a tutti voi di trovare un po’ di serenità in più.

Filastrocca di capodanno
(Gianni Rodari)

Filastrocca di capodanno:
fammi gli auguri per tutto l’anno:
voglio un gennaio col sole d’aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile;
voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera;
voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco;
che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.
Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.

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Ciao Lino e grazie per come hai vissuto

lino_pedroniLa figura di Lino Pedroni, “Modroz” il suo nome da partigiano della 122 brigata Garibaldi, ha da sempre accompagnato le manifestazioni partigiane alle quali fin da ragazzo ho partecipato. Figura imponente, voce tonante, autorevolezza che, come ho avuto modo di apprendere, derivava dall’esperienza di chi giovane di 16 anni ha sperimentato il coraggio della ribellione, la pericolosità della lotta partigiana, il dolore e la tragedia che sempre accompagnano le guerre. Nel tempo la figura si era un poco ripiegata, la voce un po’ affievolita, ma la fierezza dello sguardo no, non era mai venuta meno.
Ho imparato a conoscerlo, lui Presidente dell’ANPI provinciale, da amministratore locale ed esponente politico, nonchè da attivista delle Fiamme Verdi, in occasioni pubbliche sui tanti luoghi della storia delle Resistenza bresciana, ma anche a coglierne, in momenti pi privati, risvolti pi personali, se volete più dolci di Lino. Forte è sempre stato il suo richiamo ai valori della libertà e della giustizia, così come la lotta contro ogni forma di ingiustizia e diseguaglianza. Lo ricordo reagire senza alcun dubbio e con veemenza contro chi in piazza Loggia durante un 25 Aprile voleva impedire all’allora Sindaco di parlare. Aveva ben chiaro che il valore della resistenza consiste anche e soprattutto nell’essere un patrimonio messo a disposizione e non rinchiuso in un cerchio ristretto ed esclusivo.
Così come lo ricordo gli ultimi tempi assieme ad Agape Nulli Quilleri, Presidente provinciale delle Fiamme Verdi, in tante cerimonie in montagna, figure incredibili che sapevano trasformare la “fragilità” dell’età nella forza coinvolgente della testimonianza.
Poi Lino un po’ alla volta si defilato, nelle ultime occasione la sua assenza era più che mai sentita, così come la crescente preoccupazione per la sua salute. La vigila di Natale ci ha lasciato. Ci mancherà. Ma ai familiari di Lino e agli amici dell’ANPI, assieme alla sincera vicinanza in questo momento di particolare tristezza, promettiamo che faremo in modo che mai venga a mancare, in particolare alle giovani generazioni, il richiamo al senso profondo del dovere democratico che persone come Lino Pedroni ci hanno insegnato. Dovere che porta ad agire, non solo criticare, a contrastare le ingiustizie, non fingere di ignorale se non ci toccano direttamente. Dovere che ci fa sentire parte di un popolo che insieme sa lottare per la libertà, soffrire per conquistarla e gioire per poterla condividere.
Ciao Lino e grazie per come hai vissuto. 

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Auguri di Buon Natale e felice anno nuovo

nataleA Natale non si fanno cattivi
pensieri ma chi è solo
lo vorrebbe saltare
questo giorno.
A tutti loro auguro di
vivere un Natale
in compagnia.
Un pensiero lo rivolgo a
tutti quelli che soffrono
per una malattia.
A coloro auguro un
Natale di speranza e di letizia.
Ma quelli che in questo giorno
hanno un posto privilegiato
nel mio cuore
sono i piccoli mocciosi
che vedono il Natale
attraverso le confezioni dei regali.
Agli adulti auguro di esaudire
tutte le loro aspettative.
Per i bambini poveri
che non vivono nel paese dei balocchi
auguro che il Natale
porti una famiglia che li adotti
per farli uscire dalla loro condizione
fatta di miseria e disperazione.
A tutti voi
auguro un Natale con pochi regali
ma con tutti gli ideali realizzati.
(Alda Merini)

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Recupero dei beni confiscati alla mafia, diamo sostegno agli enti locali

La Giunta regionale della Lombardia dovrà porre in essere tutti gli strumenti più idonei affinché nel corso del 2014 siano individuati mezzi adeguati per sostenere gli interventi degli enti locali, finalizzati al recupero e all’utilizzo dei beni confiscati alla mafia, che in regione sono circa 600. Lo ha deciso stasera il Consiglio regionale, approvando all’unanimità una mozione urgente sul tema.
Sono soddisfatto che l’assemblea abbia dato un mandato così importante e dal carattere evidentemente eccezionale al Governo della Lombardia. A questo impegno si è aggiunto quello, richiesto tra l’altro dalla stessa maggioranza, di potenziare la Dia, come ha indicato ieri lo stesso Procuratore nazionale antimafia Roberti, e più in generale l’attività di contrasto operativo alla mafia in Lombardia, anche mediante l’istituzione di nuovi distaccamenti nelle province sensibili alle infiltrazioni, come, ad esempio, quella bresciana.
La mozione si è resa necessaria dopo che nel bilancio regionale è apparso evidente che alla voce destinata, appunto, ai contributi ai comuni per il recupero e l’utilizzo a fini sociali o istituzionali dei beni confiscati alla mafia, non vi erano fondi stanziati.
A questo punto, dopo le rassicurazioni dell’assessore alla Sicurezza Bordonali, presente alla discussione e alla votazione, attendiamo di vedere quanto prima il sostegno agli enti locali per il recupero di questi beni.

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Lotta alle mafie, promuoviamo un Expo della legalità che riunisca tutte le Commissioni Antimafia d’Italia

bindiIeri la commissione Parlamentare Antimafia si è riunita presso la Prefettura di Milano.
Le dichiarazioni del procuratore nazionale antimafia in merito alla crescente infiltrazione mafiosa nel territorio lombardo, quarto in Italia con Milano e Brescia che si contendono il primato negativo, dimostra ancora una volta quanto sia necessario tenere alta la guardia sulle infiltrazioni della criminalità organizzata, capace davvero di penetrare i gangli della vita civile della nostra regione.
Dispiace, inutile nasconderlo, constatare la disattenzione da parte della Commissione parlamentare verso il Consiglio regionale, che da questa legislatura si è dotata di una propria commissione. Riconoscere l’importanza di un livello territoriale è fondamentale per dare efficacia ad ogni azione.
E’ importante promuovere un Expo della legalità proprio in Lombardia a Milano in preparazione dell’appuntamento 2015. Non sarebbe banale infatti fare incontrare tutte le Commissioni Antimafia delle Regioni Italiane. Sarebbe l’occasione per uno scambio di esperienze, di condivisione di azioni legislative, di coordinamento di ogni attività di effettivo contrasto alla malavita organizzata. Ancor di più sarebbe importante che a livello parlamentare si normasse uno specifico ruolo delle regioni al riguardo. La lotta alla mafia deve infatti diventare uno dei principali impegni istituzionali anche per le Regioni, in particolare quando come nel caso lombardo si parla di un territorio paragonabile ad una nazione. Non mi interessano le polemiche di queste ore, non riguardano l’attività della Commissione Regionale, mi interessa che maturi una maggior considerazione delle potenzialità delle regioni nel contrasto alla mafia.
In particolare in territori come il nord dove deve crescere al più presto la necessaria consapevolezza della situazione e una forte risposta di contrasto. Già in occasione della chiusura del Nucleo informativo della Dia presso l’aeroporto di Malpensa sei mesi fa, avevo ribadito fortemente l’importanza di tale presidio che allora come oggi, soprattutto alla luce delle indicazioni date dal procuratore, richiede di raddoppiare gli sforzi e dotare anche Brescia con un presidio investigativo ad hoc.  È necessario mandare un segnale di massimo impegno verso il contrasto di ogni forma di attività mafiosa

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Una riflessione sui tragici fatti di Serle

serleCon non poca titubanza scrivo sul fatto di sangue accaduto a Serle, dove a morire è un giovane albanese, probabile ladro, di 26 anni e ad uccidere un giovane meccanico, fratello di chi è stato derubato, di 29 anni.
Tragedia immane per chi non c’è più, ma anche per chi si trova ora ad affrontare il peso di un gesto tanto drammatico, e non tanto e non solo dal punto di vista processuale.
Titubanza che deriva dalla lettura di tanti commenti sull’accaduto che, se da un lato  sono più che comprensibili, lasciano comunque una grande amarezza. Sono convinto che ci vorrebbe un po’ più di silenzio, un po’ meno strumentalizzazioni e una vicinanza più sincera. Leggere giudizi – addirittura sentenze – sul fatto, vedere persone con ruoli politici e istituzionali “agitare” la sacrosanta paura delle persone per pura convenienza politica fa male. Non credo che il giovane di Serle abbia bisogno di questo. Capire il disagio e la rabbia che deve aver provato, fargli capire che non lo si guarda come un “assassino” e che la sua comunità gli è vicina, non significa dirgli “hai fatto bene!”, anche perchè sono convinto lui stesso sa che non ha fatto bene. Così come sul giovane ladro ammazzato non serve dire ben gli sta, con annessa riflessione sull’equazione immigrati=delinquente, e che se l’è cercata. Fosse vivo lo saprebbe già da solo che non si può sprecare la vita rubando nelle case per poi finire morto ammazzato in un vicolo di un paese che quasi non conosci.
Bisogna avere il coraggio di dire che lo Stato e il Governo devono assumersi la responsabilità di fronte  al disagio e al malessere che sta dietro queste tristi storie. Più sicurezza significa mettere in condizione le forze dell’ordine di avere risorse “umane” e finanziarie adeguate ad affrontare la situazione, non solo nella repressione, ma anche nella prevenzione. Contrastare la criminalità che si cela dietro la clandestinità o la semi clandestinità, vuol dire rendere più sicuri non solo gli italiani, ma anche i tantissimi cittadini stranieri che sono tra di noi e come noi stanno facendo di tutto per superare questo momento difficile. Avere pene certe ed adeguate alla gravità  dei reati è una necessità che vale non solo verso  le persone “note”, ma verso tutti.
In questa fase di grande disagio sociale diventa ancora più urgente e drammaticamente necessario farlo, e presto.
Ma nello stesso tempo bisogna avere il coraggio di dire che non può essere il far west la risposta.  E bisogna dirlo soprattutto a quei politici che pensano,o sperano, di far dimenticare le malefatte di “casa propria”, come rubare i soldi pubblici, ergendosi a giustizialisti ad oltranza, autodefinendosi  difensori dei cittadini oppressi, sobillando la ribellione e la giustizia fai da te. Se passa questo messaggio poi è davvero il cittadino onesto, il più debole, a pagarne le conseguenze.
Intanto esprimiamo un umano cordoglio verso il ragazzo morto. Diventi motivo di riflessione e di cambiamento per quanti bruciano la loro vita comportandosi in quel modo. E al giovane di Serle esprimiamo una sincera e fraterna vicinanza.

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Non è tempo di forconi, ma di pala e piccone!

forconiForte il disagio presente in molti settori economici. La “crisi” che in modo ciclico si era presentata nel corso degli anni, questa volta non accenna a terminare e comincia ad avere serie conseguenze sociali. Quando i giovani non trovano lavoro, i padri e le madri lo perdono (ogni giorno chiudono alcune piccole imprese, i veri “ammortizzatori sociali”), le famiglie, stanno terminando le “scorte”, la diretta conseguenza è che  la tensione cresce, la protesta si scatena. Forte è l’intolleranza verso una politica ancora ingessata in antichi riti, fuori dal tempo, e con consolidati privilegi, oramai intollerabili.
Le manifestazioni di questi giorni, che raccolgono una facile partecipazione, sono in modo evidente strumentalizzate da “capipopolo” sinceramente poco credibili, e non solo per le auto che usano, ma soprattutto per le risorse e l’organizzazione che hanno a disposizione.  Ma se risulta alquanto difficile prestare attenzione a chi NON ha pagato multe dovute o a storie personali davvero poco affidabili, c’è il fatto che a tutto quel disagio che vi si riconosce va data risposta.
Penso ci vogliano parole di verità.
Innanzi tutto nel dire che la crisi che stiamo vivendo non è di quelle cicliche, ma fortemente strutturali. Non è un caso che la protesta trovi terra fertile in particolare a Torino, simbolo della fine del fordismo, nel nord-est, espressione della crisi del post-fordismo, nel sud, con la fine delle risorse pubbliche usate come più o meno mascherato reddito garantito.
Non c’è tempo da perdere. Rimettere in moto il Paese, ricreare lavoro,  impedire una rottura sociale per generazioni e per capacità di reddito, non fare la fine della Grecia: non sono temi procrastinabili, sono vere e proprie emergenze.
La strada da seguire è segnata. Ribadire l’importanza del terziario e di un sistema produttivo caratterizzato da piccola e media impresa significa ridurre la pressione fiscale, in particolare per  chi investe in innovazione e ricerca. Sostenere che è necessario rilanciare i consumi ha senso se come conseguenza si restituisce maggior reddito a chi lavora. Ricreare lavoro significa introdurre leve fiscali, percorsi guidati e fiducia nel Paese. Tornare ad essere competitivi vuol dire affrontare questioni come i trasporti, l’energia, la capacità di fare rete fra comparti economici, sviluppare una forte presenza sui mercati internazionali, ma soprattutto avere più Europa, ma un’Europa diversa.
Le risorse? Cominciamo seriamente ad abbattere gli sprechi, azzerare una burocrazia inaccettabile, snellire l’apparato istituzionale, distinguere fra imprenditori e cittadini realmente in difficoltà e i soliti “furbi” che anche in questo periodo continuano ad operare in modo scorretto.
Ma soprattutto la politica dia segnali seri di cambiamento. La deriva della protesta, l’evocazione dell’Ungheria, la riedizione delle liste di prescrizioni, le infiltrazioni della desta estremista, il richiamo alla rivoluzione di certi ex deputati, sono segnali pericolosissimi che vanno condannati e stigmatizzati per quello che sono, ma devono trovare anche una risposta “nel fare” cose diverse. Vale per il PD, la ventata delle primarie deve passare dalle parole ai fatti, ma anche per altri, dalla riorganizzazione di un Centro destra serio e credibile, al M5S che più che mai è chiamato a rappresentare quella legittima protesta verso il sistema, ma nel rispetto di regole e istituzioni. Può svolgere una funzione fondamentale di argine alla deriva della protesta accreditandosi in modo definitivo come soggetto politico, può pericolosamente diventare complice di una disgregazione del sistema.
Non é tempo per i forconi, capaci solo di distruggere, ma di pala e piccone, strumenti di chi lavora e ancora una volta é disposto a fare la sua parte per ripartire.

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Province e città metropolitane, facciamo il punto

Molto si è detto sulle Provincie e città metropolitane, regna … la confusione. Questa nota dell’amico on. Alfredo Bazoli penso aiuti non poco a fare il punto sul tema e  a ricondurre il confronto nel merito

provinceLa riforma si occupa di tre grandi temi attinenti le autonomie: province, città metropolitane, unioni e fusioni di comuni.
Per le province prevede la trasformazione in enti di secondo livello, i cui organi saranno dunque non più eletti e pertanto espressione diretta dei cittadini, ma eletti da sindaci e consiglieri comunali e pertanto espressione dei territori di area vasta su cui insistono.
Le province rimarranno enti di cerniera tra Regioni e Comuni, ma manterranno solo alcune delle funzioni attualmente esercitate, ovvero la pianificazione territoriale, la pianificazione dei trasporti e la programmazione della rete scolastica.
Tutte le altre funzioni saranno esercitate da comuni, unioni di comuni o regioni, secondo una ripartizione e riordino che sarà deciso da un’apposita conferenza stato regioni.
I nuovi organi della provincia saranno presidente, consiglio provinciale e assemblea dei sindaci, che sostituiscono rispettivamente giunta e consiglio provinciale.
Le città metropolitane sono enti territoriali di area vasta che insistono su territori a speciale vocazione economica e/o industriale, in sostituzione delle province, dotati di speciali funzioni e poteri ulteriori rispetto alle province, tra cui la cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano, promozione e gestione dei servizi e delle infrastrutture, promozione dello sviluppo economico e sociale, cura delle relazioni istituzionali e internazionali afferenti al loro livello.
Sono enti di secondo livello, come le province, i cui organi sono il sindaco metropolitano, il consiglio metropolitano e la conferenza metropolitana.
Il sindaco e’ di diritto il sindaco del comune capoluogo, il consiglio metropolitano dura in carica cinque anni, e’ l’organo di indirizzo e controllo ed è formato da non più di 24 consiglieri eletti da sindaci e consiglieri comunali, la conferenza metropolitana e’ formata dai sindaci dei comuni che ne fanno parte.
Tutti gli incarichi sono a titolo gratuito.
Ad oggi sono già previste 9 città metropolitane, ma con il nostro emendamento e’ previsto che le province con popolazione superiore a 1 milione di abitanti potranno costituirsi in città metropolitane, con il procedimento di cui all’art 133 cost., purché ne facciano richiesta il comune capoluogo e altri comuni che rappresentino almeno 500.000 abitanti.
Per Brescia e il suo territorio si tratta di una occasione unica per diventare soggetto di poteri e funzioni di autogoverno in tema di sviluppo economico e sociale che non ha mai avuto prima, in coerenza con una riforma che con le città metropolitane individua un nuovo livello di governo dell’area vasta analogo a quello di tutti i grandi paesi europei.
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PD: un cambio di passo

La politica non è mai un’avventura solitaria, ma è un sentirsi parte di qualcosa che va oltre noi stessi. E’ questa la radice fondante del Partito Democratico.
Matteo Renzi insieme a Enrico Letta ora dovrà dare concretezza alla speranza espressa domenica dai 3 milioni di elettori alle primarie.

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È l’Italia che bisogna cambiare non solo la politica

folla“…se mi rimangono due soldi compro un mitra e li ammazzo tutti…”. Si lo so è quello che in molti pensano della classe politica, ma sentirlo dire in treno in modo così diretto, fa sempre effetto. Soprattutto perché a pronunciare la frase é un signore anziano, decisamente veneto (come per noi bresciani anche per loro quando si parla è come se si mostrasse la targa). Viaggia con la moglie, stanno parlando dei problemi di famiglia, tanti, simili a quelli di molti altri.
Mi viene il sospetto che abbia capito che siamo consiglieri regionali? Sono in viaggio con un collega, ma di minoranza fra l’altro. Particolare che so poco importa tanto “…siete tutti uguali…”. No, non può essersene accorto, non é stato detto niente che potesse far intuire, ne sfogliato documenti, solo una lettura veloce ai giornali e la risposta ad un po’ di posta elettronica. La pensa proprio così  il Signor ….Pietro, mi piace pensare che si chiami così. Vorrei dirgli no, non può dire questo, in politica sono più le persone per bene che i mascalzoni, magari incapaci, ma non ladri e approfittatori. Vorrei dirgli non si fidi troppo nemmeno di chi protesta o cavalca movimenti vari, forconi compresi, molte volte sono sobillatori di mestiere, nel senso che un vero lavoro non l’hanno mai cercato, evasori fiscali, esperti “del nero”, costretti a pagare ora quello che le persone per bene pagano da sempre! In realtà alcuni di loro sono arrabbiati perché non possono continuare a fare quello che hanno sempre fatto.
È l’Italia che bisogna cambiare non solo la politica. Ma il signor Pietro credo non capirebbe. Ha lo sguardo troppo buono, della persona onesta che nella vita ha lavorato, e molto. Probabilmente vive con grande rabbia quello che legge e ascolta in tv, nemmeno ricordargli che persone “poco” per bene sono certi direttori, giornalisti ed editori servirebbe. Di sicuro aspetta che qualcosa cambi e presto. Bisogna farlo, basta con inutili polemiche, discorsi sul niente, teorie contrapposte che nulla hanno a che fare con la realtà. Bisogna agire e in fretta.
Per la mia parte spero che Renzi e Letta lo abbiano capito e lo facciano. In gioco non c’è cosa faranno loro in futuro, c’è la necessità di dire al Signor Pietro, ai suoi figli e ai suoi nipoti che è di loro che vogliono occuparsi!
Intanto arrivo in stazione. Scendo dal treno. C’è una signora, non più giovane, con qualche valigia di troppo. Le chiedo se posso aiutarla. Mi guarda con un sorriso e mi dice “Si, grazie fa piacere che ci siano ancora dei bravi ragazzi …”. Non sa la signora ……. Maria (mi piace pensare che si chiami così) che piacere mi ha fatto, come ha riportato, assieme ad una maggiore responsabilità, un po’ di serenità nella mia giornata. Si lo confesso soprattutto perché quando si superano i 50 fa immenso piacere sentirsi chiamare ragazzi …..!

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