Archivi del mese: novembre 2013

Cambia la maggioranza, opportunità anche per il PD

parlamentoCambia la natura del Governo e della Maggioranza. Ci sarà un passaggio parlamentare a suggellare il passaggio di FI all’opposizione, la rottura definitiva del PDL, ma soprattutto il varo di una diversa coalizione che, pur rimanendo provvisoria, appare decisamente  più snella e in grado di fare quello che finora i Brunetta, i Romani, insomma FI, avrebbe  impedito. Ben venga questo momento a suggellare un cambio che deve riguardare non solo il centrodestra, ma anche e SOPRATTUTTO  il PD e il Centrosinistra. FI ha già iniziato una campagna elettorale lunga ed insidiosa. Berlusconi quanto è inadeguato come uomo di Governo (non dimentichiamo le SUE enormi responsabilità rispetto la situazione socioeconomica che stiamo vivendo) tanto è formidabile in campagna elettorale. Demagogia, disinformazione, mobilitazione della stampa  e tv di famiglia, demonizzazione del centro sinistra e del nuovo centro destra quali partiti delle tasse,  l’Europa e l’euro che ci mettono in ginocchio: gli argomenti che verranno usati in abbondanza.
La risposta deve essere FERMISSIMA. Sia da parte del Governo, sia da parte del PD. LETTA deve dare una forte accelerazione nel campo delle riforme: cambio della legge elettorale, effettivo taglio dei costi della politica e snellimento istituzionale NON possono più essere rimandate. Così come deve varare riforme in campo economico e fiscale effettive, basta con le finzioni su IMU e IVA, ci vogliono misure  vere  e concrete. Di mio oserei qualcosa anche sul conflitto d’interessi che in ogni passaggio politico delicato mostra tutta la sua gravità in termini di trasparenza e correttezza di informazione.  RENZI, più che mai mi auguro diventi Segretario, dovrà supportare il Presidente del Consiglio nel cambio di marcia e dovrà saper dare una forte impronta del PD a questo cambiamento. Dovrà soprattutto ricordare, non contro, ma con Letta, ad Alfano che anche noi possiamo  dire basta se vi sarà l’ennesimo tentativo del nuovo centrodestra di intestarsi tutti i meriti e scaricare tutti i problemi.
Importante è non sottovalutare FI e il centrodestra. Lo abbiamo già fatto con Monti, e ne abbiamo patito le conseguenze.

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Decadenza e decadentismo. Silvio e i Poeti Maledetti

Senato - elezione presidente assemblea XVII legislaturaLa decadenza è entrata a far parte del lessico quotidiano. Associata per alcuni ad una profonda ingiustizia per altri, finalmente!, al trionfo della giustizia. Proprio come nella Francia di fine ottocento quando attorno al termine “decadént” e al movimento denominato Decadentismo  si sviluppò da un lato, da parte della critica,  un giudizio aspramente negativo, dall’altro, da parte degli intellettuali, convintamente positivo, quale volontà di interpretare in modo nuovo  regole e valori.
Noi che valore vogliamo attribuire al termine decadenza, epurato da ogni significato culturale? Come la fine di un periodo politico caratterizzato da una deriva populista, piena di episodi non chiari, di vicende giudiziarie e conflitti di interesse o come la rottura con il passato e l’inizio di un nuovo corso? Non facciamoci travolgere dal  momento, non permettiamo che i decaduti si trasformino in “decadenti”, avvolgendosi in una specie di aurea mitica, ricca di un significato malinconico di cavalieri caduti nel tentativo di cambiare il mondo! Per farlo bisogna uscire dalle regole di in gioco perverso che da anni condiziona la politica italiana: o si è a favore o contro una singola persona. Salvo poi nell’ultimo periodo dover fare i conti, e di “conti” veri si tratta, con una inevitabile strana quanto fastidiosa convivenza.
Pensiamo a cosa vogliamo fare e a come riuscire a farlo comprendere alle/ai cittadine/i! Non è tempo di vecchi riti, di superati compromessi, di difesa di vetusti privilegi. Il significato dell’ 8 dicembre, e mi auguro della vittoria di Matteo Renzi, deve essere questo. Alleggeriamo  un carro, quello del probabile vincente,  sul quale non solo non vi deve salire alcuno, ma dal quale devono scendere in molti, gli opportunisti cacciatori di ogni novità, che ambiscono a diventare i giudici di chi è più o meno degno del nuovo corso nello spirito della peggiore conservazione. Se ne trovano ovunque, speranzosi che ci si sia dimenticati dei loro trascorsi, delle loro infedeltà, dei loro opportunismi e dei loro frequenti viaggi a Damasco.
Il  nuovo corso deve essere NUOVO per tutti e per davvero. Esiste  infatti il pericolo che la decadenza, non coincida con il rinnovamento, e che non si capisca che la rendita, fra l’altro molto mal gestita, di chi era “contro” è decaduta proprio ieri pomeriggio. Continuare come prima significa riconsegnare al decaduto quel fascino intrigante e ammaliante dei Poeti Maledetti, invece che relegalo nell’archivio  delle storie poco edificanti e finite male. È ovvio che il mio è un giudizio di puro merito politico, non vuole in nessun modo entrare in aspetti giudiziari. Anzi per dirla tutta spero sempre che chiunque abbia o abbia auto ruoli istituzionali possa  dimostrare  la propria innocenza e “a casa” ci vada per una sconfitta politica.  Ma non è sempre così.

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Expo, 23 aziende a rischio criminalità escluse dalla white list. La volontà di controllo è vera

expoAlessandro Pansa, capo della Polizia di Stato, con le sue parole mantiene vivo un tema primario in vista di Expo 2015: quello delle infiltrazioni mafiose nei cantieri della zona Rho-Pero. Si tratta di miliardi di euro destinati alla costruzione della rete infrastrutturale a servizio della grande esposizione internazionale. Voglio esprimere via soddisfazione per il lavoro svolto. Il fatto che a 7 aziende interessate sia stata negata l’iscrizione alla white list - elenco delle imprese pulite - e che a ben 23 sia stato emesso provvedimento di interdizione, è la cifra di una vera volontà di controllo e di azione concreta. Certo si tratta di numeri che dimostrano come il radicamento mafioso nei nostri territori e soprattutto in certi e precisi ambiti economici sia ben evidente. Auspico che le difficoltà nei controlli possano essere superate nell’ottica della prevenzione, che è uno degli elementi fondamentali per il contrasto alle mafie, e che la tensione istituzionale e mediatica sia sempre puntuale e attenta.

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A tutte le donne facciamo giungere la sincerità del nostro impegno

violenza_donne25 novembre 2013,  giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Prepariamoci ad una serie di manifestazioni, di incontri,  di spettacoli teatrali, di trasmissioni televisive, di interviste e altro ancora. Quello a cui dobbiamo pretendere di NON doverci più preparare è a quella tragica cronaca che per 365 giorni l’anno ci consegna tragici “femminicidi”, minacce, ingiustizie, diseguaglianze subite dalle donne.
Nel mondo, è stato stimato, circa il 70% delle donne nel corso della loro vita subiscono una violenza, un dato tremendo  che NON può lasciarci indifferenti e che riguarda ogni realtà territoriale. Oggi non è una giornata per le donne, anzi più che mai deve diventare l’occasione di assunzione di impegni da parte di tutti, donne e uomini, attraverso le istituzioni. Evitino certe esponenti politiche e del mondo della cultura  di trasformare l’occasione in una autocelebrazione, a soprattutto in un avvenimento per “sole” donne. Evitino certi uomini di “intrufularsi” oggi nelle manifestazioni e dimenticarsene il resto dell’anno. Diventi sempre più la Giornata, una delle più importanti, nella quale facciamo il punto su cosa in più è stato fatto per estirpare una vergogna sociale.
E  4 sono le azioni sulle  quali agire.
1. Aiutare in modo concreto le vittime, garantendo sicurezza e protezione, accoglienza e inserimento. Ma anche adottando misure di pena adeguate alla gravità  di  questo reato.
2. Lavorare sulla prevenzione. Significa investire sull’educazione al rispetto e valorizzazione reciproca, significa intervenire con supporti psichiatrici e psicologici nei confronti di quegli uomini che manifestano comportamenti violenti.
3. Affermare principi di pari opportunità fra uomini e donne. Nel lavoro, nella vita sociale, nell’attività politica, non può essere tollerata la discriminazione in atto. Quote, tutela delle parità di genere, rimangono provvedimenti “tampone” se non sono supportati da un reale mutamento sociale che è fatto di grandi e coraggiosi mutamenti di modi, tempi, criteri di valutazione.
4. Comprendere che per raggiungere gli obiettivi bisogna investire in RISORSE e attività legislativa.
Su quanto in più potremo dire di aver fatto il prossimo anno voglio misurare la sincerità di quanto solennemente dichiarato da molte e molti oggi.
Intanto a TUTTE le donne, in particolare a quelle che in modo silenzioso e sconosciuto subiscono diverse forme di violenza, facciamo giungere la sincerità del nostro impegno, facciamo capire che non è solo nel “parlare” di oggi, ma soprattutto nell’agire di domani che ci ricordiamo di loro.

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La nostra risposta deve essere ferma

berlusconiSiamo abituati: quando indossa la T shirt nera non promette nulla di buono. Infatti puntuale come un cronografo punzonato a Ginevra, ha esternato in modo, a mio giudizio, particolarmente inqualificabile e inaccettabile. Cercare di sobillare la folla, che poi il più delle oltre è composta da “gruppi” più che organizzati poco importa se di pensionati o redivivi “baby yuppies”, in nome di una presunta ingiustizia e violazione costituzionale, quando altro non è che il palese rifiuto di una sentenza andata in giudicato definitivo e la palese paura riguardo procedimenti tutt’ora in atto è di una estrema gravità. Prepariamoci ad essere inondati da tv e giornali di famiglia (quando affrontiamo il conflitto di interessi?) e da toni sempre più duri.
La risposta deve essere ferma! Rispettosa di regole e ruoli, ma chiara
. Non è accettabile che una persona “condannata” possa continuamente delegittimare la magistratura e cercare di invertire il proprio ruolo di colpevole a quello di giudice. Si voti, quando è prevista, la decadenza e si applichi la Legge, che deve essere e rimanere al di sopra di ogni manipolazione e interesse di parte. Sono un garantista convinto, credo persino che attorno a questo caso si sia sviluppata un’attenzione particolare, penso che a ciascun cittadino debbano essere  offerti tutti i modi per dimostrare la propria  innocenza, ma credo anche che mai e poi mai possa essere messa in discussione la validità di un percorso processuale e men che meno le decisioni di più gradi di sentenza. Proverà ad usare argomenti politici. L’azione di Governo, dopo averne continuamente affossato l’azione con infinite vicende di IMU e IVA e con continui “penultimatum” dell’incompetente quanto insopportabile capogruppo alla Camera; il tema Europa, dove abbiamo recuperato autorevolezza e ruolo dopo essere stati per anni motivi di dileggio e imbarazzo, che viene additata come responsabile di tutto quanto non va. Anche su questo parliamo con forza sull’incapacità di governare, di essere all’altezza di ruoli istituzionali, di interpretare la funzione di cambiamento necessario. Basta con il richiamo, particolarmente fuori contesto e non applicabile al PD,  al pericolo “comunista”, quando il vero timore è la deriva populista che viene evocata e con ogni mezzo costruita, chi grida al “colpo di Stato” in realtà è chi lo vuole provocare. Nel centrodestra qualcosa si è mosso. Mi auguro sia un’abbandono sincero, una presa di distanza rispetto, un modello, un progetto, una visione politica che nulla ha a che fare con le grandi forze di destra delle democrazie europee. L’occasione dell’8 dicembre, oltre che eleggere il nuovo segretario PD, diventi l’occasione per aprire una stagione politica che si liberi dalle tante tossine che hanno caratterizzato gli ultimi anni.
Non ho fatto nomi. Semplicemente perché non sono singole persone l’avversario da sconfiggere, ma la deriva politica nella quale quelle persone ci hanno condotto e che rischiamo di veder risorgere con nomi, facce e T shirt diversi!

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Sfide, non promesse. La grande lezione di Kennedy

kennedy22 novembre 1963: John Fitzgerald Kennedy, 35° Presidente degli Stati Uniti,  veniva assassinato a Dallas. Il suo ricordo NON é legato esclusivamente alla sua  tragica morte, del resto tutt’altro che chiarita, e non al primo confronto televisivo fra lui e Nixon, che segnò un modo nuovo di concepire la campagna elettorale.
Il vero motivo per il quale Kennedy è rimasto e tutt’ora rimane un riferimento di intere generazioni sta nel forte messaggio che seppe dare durante la sua vincente maratona elettorale. La Nuova Frontiera che indicò al popolo statunitense si differenziava dalle classiche promesse dei candidati, anche se entusiasmanti come  per il “New Deal” di Roosevelt, perché  ”…..la nuova frontiera di cui vi parlo… non è fatta di promesse, ma di sfide. Essa non indica ciò che intendo offrire al popolo americano, ma quel che al popolo americano intendo chiedere. E vi dico che la nuova frontiera è qui, lo si voglia o meno. Al di là di quella frontiera si estendono le aree inesplorate della scienza e dello spazio, i problemi irrisolti della pace e della guerra, gli ostacoli non dissolti dell’ignoranza e del pregiudizio, le domande senza risposte sulla  povertà e l’opulenza …”.
È impressionante l’attualità di quel messaggio, dei problemi indicati,  come il necessario richiamo ad una riscossa del popolo di fronte alle difficoltà, alle crisi, alle ingiustizie. Certo solo una politica autorevole, eticamente forte, emotivamente coinvolta può lanciare una provocazione tanto forte. Più che mai la realtà italiana , ma in parte anche europea, avrebbe bisogno di leader capaci di lanciare sfide alte e di guidare la società ad accettarle e vincerle. È il momento di provarci.

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Il ministro Cancellieri farebbe bene a dare le proprie dimissioni

Italian foreign minister Anna Maria CancHo avuto modo di incontrare l’allora Prefetto Cancellieri  durante la sua esperienza nella realtà  di Brescia. Ne ho apprezzato la capacità di ascolto del territorio, di lettura dei fenomeni sociali e di intervento nei momenti delicati, con la riservatezza e la concretezza  più che mai necessari al ruolo rivestito. Ho raccolto, da più parti,  un grande apprezzamento sul suo lavoro da Commissario del Comune di Bologna, tant’è che in molti, a onor del vero da schieramenti diversi,  auspicavano una sua candidatura a Sindaco della città. Ho visto con estremo favore la sua nomina a Ministro nel Governo Monti, una delle poche note positive di quella esperienza, e la riconferma, sia pur ad un Ministero diverso, nel Governo Letta.
Con altrettanta chiarezza ritengo però che a questo punto, proprio per il senso delle Istituzioni che per quanto a me conosciuto ha da sempre caratterizzato  il Suo impegno pubblico, il Ministro Cancellieri farebbe bene a dare  le proprie dimissioni. C’è poi spazio per ogni valutazione, per approfondire l’opportunità di accettarle o meno, ma partendo da un dato di inequivocabile chiarezza. E il motivo non è il fatto in sé – sulla vicenda Ligresti preferisco non esprimermi NON perché non abbia un’opinione ben precisa  sulla vergognosa vicenda che li riguarda, o per la possibile  rilevanza o meno dal punto di vista giudiziario ma molto semplicemente perché più che mai in questo momento chiunque  rivesta un ruolo istituzionale deve sentirsi nel dovere di garantire la massima trasparenza e la massima linearità  nell’esercizio del proprio mandato. Certo mi rendo conto del pericolo che si inneschi  il meccanismo perverso dello screditamento come metodo di eliminazione di esponenti della politica, ma non si può scongiurare questo timore barricandosi, quanto piuttosto chiedendo conto, anche  giudizialmente, a chi denigra, calunnia, getta fango in modo pretestuoso o strumentale. Avere da parte del Ministro Cancellieri questa ulteriore  dimostrazione del senso dello Stato servirebbe da un lato a poter guardare all’azione di Governo riguardo la  necessaria capacità di affrontare l’emergenza  economica che deve dimostrare, dall’altro a far comprendere ai cittadini lo sforzo che TUTTI devono compiere nel restituire le istituzioni ai cittadini, ricucendo quel rapporto se non di fiducia, almeno di rispetto che sta alla base  di ogni comunità di persone socialmente organizzata. La stima verso il Ministro non verrebbe meno, anzi troverebbe un motivo per uscirne consolidata.

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Rinnovamento, il PD non può mancare all’appuntamento

primarieQuanto si temeva non è avvenuto. Anche gli iscritti hanno scelto, in modo piuttosto deciso,  di indicare Renzi quale potenziale Segretario Nazionale del Partito Democratico. Si è evitato che il risultato di questa fase di “convenzioni” segnasse un risultato  diverso da quello prevedibile delle  primarie previste per l’ 8 dicembre. Penso sia un fatto importante, che debba far riflettere  sia chi difendeva con Cuperlo l’idea del Partito degli iscritti, da contrapporre al Partito aperto, sia chi ha caldeggiato – a onor del vero assieme all’amico  Civati al quale va riconosciuto un risultato tutt’altro che banale che dovrà a mio giudizio trovare un’adeguata valorizzazione – con Renzi la tesi opposta. Se infatti sono gli stessi iscritti ad essersi espressi al riguardo, ponendo fine mi auguro in modo definitivo ad una inutile discussione, rimane il tema di come attrezzare il Pd a partire dalle primarie prossime. La scommessa per il nuovo Segretario, che più che mai auspico sia Matteo Renzi, sarà quella di tenere assieme la passione, l’impegno, l’organizzazione di una “militanza” fortemente delusa che non ha ancora superato la “discarica dei 101″ e  che rischiamo un po’ alla volta di disaffezionare. Bisogna aprire le porte, e anche le finestre, delle nostre sedi ad energie, contributi, partecipazioni fresche e competenti, capaci di rimetterci in dialogo con la società italiana, da troppo tempo distante dalla politica e dal centrosinistra in particolare. Più che mai emerge in questi momenti l’inadeguatezza di certa classe parlamentare e politica che cerca di decifrare con codici antichi il momento attuale, che cercando spiegazioni si rifugia nella difesa di un passato, sia pur glorioso. Non può più essere così, ce lo dice la base del nostro partito, dagli iscritti, ai cooordinatori di circolo, ai volontari “delle salamine”.
Ma più che mai anche per i sostenitori della linea vincente si manifesta la necessità di essere all’altezza del compito ricevuto. Cominciando dalla capacità  di mettersi in discussione non chiudendosi a riccio, ma aprendosi, vivendo questo momento nel modo più inclusivo possibile. Non è l’indicazione di una nuova classe dirigente, che poi così nuova non è mai, che è stata data, quanto piuttosto l’indicazione di un metodo di individuazione delle persone, donne e uomini, giovani e meno giovani, alle quali vogliamo affidare ruoli di responsabilità. Premiando, questo si è manifestato in modo chiaro, la spinta al rinnovamento, accompagnato però da qualità e competenza. Nella politica italiana, in ogni “casa”,  sono aperti cantieri di rinnovamento, più o meno desiderati, ma comunque aperti. Sarebbe perlomeno strano, per noi imperdonabile, che proprio il Pd che per primo ha saputo mettere in discussione importanti appartenenze per sfidare con coraggio il futuro con una proposta fortemente innovativa mancasse l’appuntamento!

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Sanità: pretendiamo trasparenza e certezza di finanziamenti

Sanità: dobbiamo pretendere trasparenza e certezza di finanziamenti.  Basta con la discrezionalità! Vi segnalo gli articoli di oggi della stampa di Brescia

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Minacce a Di Matteo, lo Stato protegga l’uomo simbolo per i difensori della lotta alla mafia

antonino-di-matteoA nome della Commissione regionale Antimafia condanno duramente le minacce di morte lanciate dal boss Totò Riina a Nino Di Matteo.
Esprimo a lui e ai suoi collaboratori, impegnati nel processo per la trattativa Stato–Mafia, grande solidarietà e vicinanza. Sono certo che il Ministero degli Interni assicurerà, con tutti gli strumenti in suo possesso, la tutela di un uomo simbolo per i difensori della legalità e della lotta alla mafia in Italia

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