Sanità vogliamo una riforma per i cittadini, non per i partiti!

sanitàDi sanità molto si è parlato, molto si parla e molto si parlerà. E’ un servizio/diritto fondamentale, coinvolge prima o poi ogni famiglia, ogni persona, impegna risorse ingenti, consegna potenzialità sempre più grandi.
In Lombardia è necessario metterci mano. NON come sta facendo la maggioranza che prima  nomina una commissione di saggi, poi il Presidente di Commissione presenta una sua “personale” proposta, poi lo fanno alcuni consiglieri in ordine sparso, l’assessore ne prende in gran parte le distanze, così come il Presidente del Consiglio e, sia pur in forma sfumata, il Presidente della Giunta. Basta! È ora di riportare il confronto nei luoghi deputati a farlo (commissione e consiglio regionale e consiglio) uscendo dagli scantinati e dai solai dei partiti o delle correnti dei partiti. È evidente che quella in atto è una lotta per accaparrarsi il controllo di un settore strategico come la sanità, più che la volontà di riformare un sevizio nell’interesse dei cittadini.

A mio parere due sono le necessità preliminari:
- chiarire gli scandali avvenuti, evidenziandone le responsabilità e rimuovendone le origini. Che fine farà la Legge “Daccò”? Come recupereremo le risorse indebitamente erogate? Che criteri intendiamo adottare per indicare i nuovi manager? Che regole  di trasparenza vogliamo introdurre? Come vogliamo regolamentare in modo corretto il rapporto pubblico-privato?
- Partire  da un’analisi dei bisogni sociosanitari di una Lombardia che nel corso di questi anni è profondamente cambiata, per età e composizione della popolazione, per patologie, per mutamento socioeconomico.

Così come fondamentale è fissare alcuni principi:
- È ora di parlare di benessere, più che di pura sanità. Accanto alla “cura” bisogna infatti puntare sulla prevenzione, da sempre non sufficientemente sviluppata in Lombardia, non solo in senso classico di screening, ma anche come educazione a stili di vita corretti.
- Bisogna riscoprire la medicina di territorio da affiancare a quella ospedaliera. Implica rivedere il ruolo delle ASL, riscoprirne la vocazione di erogatrici di servizi più che di controllori della burocrazia, ripuntare sui distretti, investire sui medici di “famiglia”.
- Riorganizzare la rete ospedaliera è necessario, ma va fatto rispettando i territori e i cittadini, anche quelli delle “periferie”. Questo rende indispensabile il coinvolgimento degli Enti Locali nella programmazione e nella scelta delle priorità.
- Dobbiamo guardare in modo diverso alla netta separazione tra sanità e sociosanitario, divisione molte volte incomprensibile e fonte di confusione e dispersione di risorse.
Il PD ha espresso una proposta chiara al riguardo che voglio  riassumere in un messaggio di sintesi: si pensi alla riforma sanitaria nell’interesse delle persone, non delle ambizioni dei parti e dei loro esponenti.

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