Chiamiamo anche noi la “piazza”, ma a partecipare!

pd_bandiereQuanto avvenuto in questi giorni deve farci riflettere. Viviamo con estremo imbarazzo e forte dissenso le posizioni assunte dal leader del PDL e dai suoi, e sue, massimi/e esponenti. Quanto detto da loro in queste ore poco ha a che fare con una democrazia matura, molto con modelli populisti che la nostra Costituzione fortemente avversa. Non facciamo però l’errore ad essere noi a scaricare sul Governo questa situazione o peggio ancora ad imputare ai nostri esponenti chiamati a dar vita a questo strano esecutivo la responsabilità della situazione. Se non siamo “falliti”, se non viviamo un clima “greco”, é grazie a loro, a Letta in particolare,  che in una condizione quasi impossibile hanno ridiscusso il nostro rapporto con l’Europa e cominciato a mettere in campo alcune scelte in favore di giovani e lavoro.
Certo non come avremmo voluto, dobbiamo fare i conti con i  compagni di viaggio di cui parlavo prima. Altre opzioni non c’erano, sia chiaro soprattutto agli esponenti del nostro partito che hanno passato questo periodo solo a manifestare il loro dissenso, si sono sentiti liberi di votare come volevano, hanno coltivato la difficoltà di comprendere il momento dei nostri militanti per costruire il loro percorso politico futuro. A loro va imputata con chiarezza la responsabilità della perdita di credibilità del PD nei confronti dell’opinione pubblica, nelle scelte difficili si sta uniti non si va ognuno  per la propria strada.
Non so cosa capiterà nei prossimi giorni. Rimango fermo al principio che al Governo ci stiamo per necessità,  ma non a tutti i costi. E i costi rischiano di diventare esagerati. Più che mai ora dobbiamo maggiormente caratterizzare la nostra proposta anche a costo di costringere “gli altri” ad andarsene! Ma questo non deve far venir meno l’urgenza  di costruire risposte credibili e capaci di fronteggiare un momento socioeconomico che rimane difficilissimo, se non drammatico.
Avvicinandoci al Congresso è sulla proposta che si deve aprire il confronto. Sull’idea di partito e sui programmi di governo. Non per titoli o per “punti” come da tempo molti fanno. Ma per sostanza. Assurdo sentire parlare ancora di primarie “chiuse”, assurdo costruire ancora con l’alambicco alleanze fra “sensibilità” diverse, impensabile proporre ricette scadute con ingredienti da tempo andati a male. Basta! Esiste una sola necessità cambiare una volta per tutte questo Paese! Nel modo di fare politica ed essere società! Troppa conservazione c’è in giro, la peggiore quella mascherata da modernità. Non é con qualche slogan o frasi ad effetto che si costruisce un’ alternativa, ma é avendo la capacita di mettersi  in discussione, senza paura, dire quello che si vuole fare e non quello che pensiamo le persone “vogliono” sentirsi dire che usciremo dalle secche. La nostra chiarezza servirà anche al centrodestra ad uscire dalla  situazione paradossale in cui si trova, la difesa di una persona come programma politico. Servirà a ridare dignità e credibilità alla politica in Italia.
Per ora mentre qualcuno chiama la piazza, a onor del vero piuttosto vuota, a difendere il capo, noi “apriamo” alla piazza per scegliere chi ci può meglio rappresentare!

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