Non solo profitto: per chi fa impresa esiste un dovere sociale

lavoroIl freddo comunicato della struttura regionale è la spia di una situazione difficile. Non è tollerabile che le multinazionali vengano a fare shopping delle nostre  imprese e poi spostino altrove la produzione, essendo interessate solo al portafoglio clienti. C’è una storia di tante persone e famiglie, una capacità professionale, una speranza per il futuro da rispettare. Per chi “fa” impresa esiste un dovere sociale pari a quello di produrre profitto. Esiste il diritto di Regione Lombardia di far valer il proprio ruolo di Istituzione e di Committente nei confronti di Afga in rappresentanza di tutte/i le/i lombarde/i. Non abbassiamo la pressione e la forza della richiesta, manteniamo unito il fronte! Il confronto è molto difficile, ma in qualche modo possibile.

Agfa ha deciso: lo stabilimento di Manerbio (Bs) verrà chiuso. Lo hanno ribadito questa mattina, in occasione dell’audizione nella Commissione Attività produttive, i vertici della multinazionale belga-tedesca rappresentati da Johan Buelens, manager di riferimento degli stabilimenti Agfa, e Marc Deutschmann responsabile risorse umane del comparto europeo.
Il board era stato convocato dal presidente della Commissione, Angelo Ciocca (Lega Nord) dopo un precedente incontro con le rappresentanze sindacali.
Grafici e numeri alla mano, i manager hanno indicato nel fatturato e nei costi di produzione le principali ragioni che porteranno alla dismissione dell’unità di Manerbio, mettendo a rischio ben 126 posti di lavoro (123 secondo il comunicato diramato il 9 luglio dall’azienda). Una posizione parsa irrevocabile e ribadita più volte durante le quasi tre ore di serrato confronto con la politica.
“Naturalmente non fermiamo qui la nostra azione di sensibilizzazione e pressing – ha spiegato il presidente Ciocca – La Lombardia offre grandi possibilità per fare impresa, a partire dalle azioni di supporto alla piccola editoria che intendiamo promuovere a breve e che potrebbero interessare anche ad Agfa. La nostra è una mano tesa, spero che l’azienda non si lasci sfuggire l’occasione. Resta il rammarico perché la scelta di dismettere non è stata certo presa in cinque minuti, probabilmente i vertici europei avevano deciso da tempo di far gravare sull’Italia e sulla Lombardia il peso di questo taglio”.
(Qui il comunicato in forma integrale)

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