Archivi del mese: agosto 2013

La competitività passa dalla lotta alla corruzione

Conto salato quello che ci presenta il fenomeno della corruzione e dell’infiltrazione malavitosa in Lombardia. Se a patirne le conseguenze é stato innanzi tutto il Consiglio Regionale, costretto a “dimettersi” dopo la vicenda delle infiltrazioni della ‘ndrangheta  direttamente in Giunta, ora la ricaduta è pesante su tutto il sistema socio economico lombardo. Essere retrocessi al 128 posto come realtà territoriale per competitività è un fatto particolarmente grave che evidenzia la crisi che stiamo attraversando, ma soprattutto la difficoltà ad individuare vie di uscita credibili e praticabili. Certo sulla vicenda pesa in parte la politica nazionale, vorrei ricordare chi ha governato

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negli ultimi anni, prima dei Governi di “emergenza” per intenderci, ma non poco  incidono comportamenti e responsabilità molto lombarde. Il fenomeno di una corruzione  diffusa, non dimentichiamo il rosario di arresti e denunce dello scorso anno, come indice di inaffidabilità è inaccettabile. Va fortemente combattuto e smantellato il prima possibile.

Questo implica una maggior trasparenza in ogni atto della pubblica amministrazione, un’ iniziativa  legislativa più incisiva nel contrasto e nella prevenzione, un allontanamento di tutto quel personale politico e tecnico coinvolto a vari livelli in fenomeni malavitosi. Un cambio di passo, un convinto sforzo nel mettere i piedi nel piatto con l’obiettivo di voler dare concretezza all’azione politica e di trasmettere agli operatori economici, ai possibili investitori che la Lombardia, l’Italia, possono e vogliono tornare ad essere luoghi di legalità diffusa, di garanzia, di trasparenza e di pari opportunità, insomma di democrazia vera e matura!


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“Investire su Letta e Renzi con un grande PD unito”

La mia intervista di oggi sul Corriere della Sera – Brescia: “Investire su Letta e Renzi con un grande PD unito“.

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Poniamo domande e proposte chiare, esigiamo risposte all’altezza

maroniIn agosto solitamente c’è una pausa per la politica. A onor del vero via via sempre più breve fino a diventare un “normale” periodo di stacco. Anche in Regione Lombardia si è a riposo. Molto meno, anzi per nulla, lo sono i problemi delle/i lombarde/i. Treni che stanno brillando per disfunzioni più frequenti del solito, crisi aziendali sempre più numerose e senza reali e concrete vie d’uscita, costi sanitari sempre più pesanti per le famiglie, crescenti bisogni sociali che incontrano minor capacità di risposta, Expo in attesa di concretezza, economia senza aiuti veri, e tanto altro ancora ……..
Su tutto questo bisogna avere risposte, probabilmente dare una soluzione a tutto subito è impossibile, ma l’assunzione di un impegno  è doverosa.
Cosa sarà dei treni soppressi? Vogliamo eliminare ritardi e disservizi sui convogli per pendolari?
Vogliamo abbattere i ticket sanitari per i redditi più bassi?
Vogliamo attivare bandi più chiari e accessibili a tutti In favore delle imprese?
Voliamo cominciare davvero ad abbattere a burocrazia?
Vogliamo normare seriamente il settore ambiente e territorio?
Vogliamo dare risposta al tema casa?
E molte altre domande …….
Certo NON accetteremo le NON risposte avute dal Presidente Maroni in questi mesi: “…la Macroregione … “, “…il 75% delle risorse a casa nostra…”. Basta nascondersi dietro la demagogia usata in  anni di governo azionale, regionale e in molti casi anche locale.
Poniamo domande e proposte chiare, esigiamo risposte all’altezza. Ci aspetta un periodo difficile, è necessario cambiare passo, anche per chi come noi è all’opposizione!

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La moda di screditare esponenti PD su Facebook e Twitter. A che scopo?

Firenze, Matteo Renzi ed Enrico Letta a Palazzo VecchioE’ di moda in questi giorni, in particolare sui  sui social  network, screditare alcuni esponenti del PD. In particolare Letta e Renzi. Si va dal banale “basta con i democristiani” (per favore un po’ di attenzione almeno per l’anagrafe!), alle accuse più pesanti di lobby familiare o economica e di manifesta incapacità a rappresentare il centrosinistra, perché palesemente “quasi” di centro destra. Ovviamente a cascata questo avviene anche ai livelli territoriali dove si cerca di screditare un certa classe dirigente.
Ora, l’ho detto più volte, è vero che siamo impegnati in un Governo anomalo, che mette a dura prova la nostra pazienza e che abbiamo dei compagni di viaggio che provocano non pochi imbarazzi, ma è altrettanto vero che altro NON si poteva fare, e chi rispettabilmente non è d’accordo per favore avanzi una proposta alternativa, senza attingere dal libro dei sogni si intende. Piuttosto mi interessa il cambio di stile, il nuovo modo di rapportarsi con l’Europa, il coraggio di alcune scelte: il Ministro Kyenge non l’ha indicata Vendola,  il diverso stile di comunicare e altro ancora che Enrico Letta ha introdotto. Così come non può sfuggire l’indubbia capacità  del Sindaco di Firenze di intercettare l’attenzione e la speranza di cambiamento di tante /i cittadine/i.
Sono convinto che per una certa parte di “classe dirigente” del centro sinistra proprio questo fa paura, IL CAMBIAMENTO. Ecco allora che ci si inventa pseudo nuovi leader, il più delle volte rigorosamente allevati all’ombra “del partito” e si rispolverano modelli di innovazione piuttosto vecchiotti. Con in sottofondo tutta una serie di eroi che si sono “fatti da parte” (paura della mancanza del consenso?), ma che in realtà provano a tirare i fili, cercando in modo grottesco di mantenere il controllo.
Questa è la scommessa. Più che mai c’è bisogno che si saldi un’area che abbia realmente la voglia di innovare e che a mio giudizio è rappresentata da Renzi e Letta. Non facciano l’errore di essere strumentalmente messi l’uno in alternativa all’altro o di esasperare le legittime aspirazioni personali. C’è tanto da fare, in Italia e in Europa, c’è spazio  per le capacità di entrambi. Facciano squadra, senza chiudersi, ma aprendosi a quanti condividono questo percorso. Certo esiste il pericolo di essere percepiti come deboli nei confronti di un’area “più” a sinistra. Ci si può  ovviare con la capacità di affrontare con decisione il tema delle riforme sociali, il principio di solidarietà è il collante per il centrosinistra, dei diritti civili, della lotta ai privilegi. Esiste però, e finalmente, la possibilità di risolvere il “problema” del nord che che continua a vederci  incapaci di abbattere burocrazia e vecchie consuetudini, di dare risposta ad un tessuto economico particolarmente complesso e per questo ci punisce elettoralmente.  Un PD nuovo disegnato per autorevolezze riconosciute dal basso, dove gli accordi si fanno con i cittadini, dove non esiste la politica per professione, ma la politica fatta con professionalità. Questo è il percorso che spero si possa delineare nel PD, questo è quello che mi auguro.

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Chiamiamo anche noi la “piazza”, ma a partecipare!

pd_bandiereQuanto avvenuto in questi giorni deve farci riflettere. Viviamo con estremo imbarazzo e forte dissenso le posizioni assunte dal leader del PDL e dai suoi, e sue, massimi/e esponenti. Quanto detto da loro in queste ore poco ha a che fare con una democrazia matura, molto con modelli populisti che la nostra Costituzione fortemente avversa. Non facciamo però l’errore ad essere noi a scaricare sul Governo questa situazione o peggio ancora ad imputare ai nostri esponenti chiamati a dar vita a questo strano esecutivo la responsabilità della situazione. Se non siamo “falliti”, se non viviamo un clima “greco”, é grazie a loro, a Letta in particolare,  che in una condizione quasi impossibile hanno ridiscusso il nostro rapporto con l’Europa e cominciato a mettere in campo alcune scelte in favore di giovani e lavoro.
Certo non come avremmo voluto, dobbiamo fare i conti con i  compagni di viaggio di cui parlavo prima. Altre opzioni non c’erano, sia chiaro soprattutto agli esponenti del nostro partito che hanno passato questo periodo solo a manifestare il loro dissenso, si sono sentiti liberi di votare come volevano, hanno coltivato la difficoltà di comprendere il momento dei nostri militanti per costruire il loro percorso politico futuro. A loro va imputata con chiarezza la responsabilità della perdita di credibilità del PD nei confronti dell’opinione pubblica, nelle scelte difficili si sta uniti non si va ognuno  per la propria strada.
Non so cosa capiterà nei prossimi giorni. Rimango fermo al principio che al Governo ci stiamo per necessità,  ma non a tutti i costi. E i costi rischiano di diventare esagerati. Più che mai ora dobbiamo maggiormente caratterizzare la nostra proposta anche a costo di costringere “gli altri” ad andarsene! Ma questo non deve far venir meno l’urgenza  di costruire risposte credibili e capaci di fronteggiare un momento socioeconomico che rimane difficilissimo, se non drammatico.
Avvicinandoci al Congresso è sulla proposta che si deve aprire il confronto. Sull’idea di partito e sui programmi di governo. Non per titoli o per “punti” come da tempo molti fanno. Ma per sostanza. Assurdo sentire parlare ancora di primarie “chiuse”, assurdo costruire ancora con l’alambicco alleanze fra “sensibilità” diverse, impensabile proporre ricette scadute con ingredienti da tempo andati a male. Basta! Esiste una sola necessità cambiare una volta per tutte questo Paese! Nel modo di fare politica ed essere società! Troppa conservazione c’è in giro, la peggiore quella mascherata da modernità. Non é con qualche slogan o frasi ad effetto che si costruisce un’ alternativa, ma é avendo la capacita di mettersi  in discussione, senza paura, dire quello che si vuole fare e non quello che pensiamo le persone “vogliono” sentirsi dire che usciremo dalle secche. La nostra chiarezza servirà anche al centrodestra ad uscire dalla  situazione paradossale in cui si trova, la difesa di una persona come programma politico. Servirà a ridare dignità e credibilità alla politica in Italia.
Per ora mentre qualcuno chiama la piazza, a onor del vero piuttosto vuota, a difendere il capo, noi “apriamo” alla piazza per scegliere chi ci può meglio rappresentare!

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Solidarietà a Giulio Cavalli

La lotta alle mafie è un dovere di tutti. Sappiano che quando minacciano qualcuno TUTTI ci sentiamo attaccati, e reagiremo!

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Esprimo – anche in qualità di  presidente della Commissione speciale antimafia del Consiglio regionale lombardo – vicinanza e solidarietà a Giulio Cavalli, attore impegnato contro le cosche ed ex collega in Consiglio regionale. Un collaboratore di giustizia ha infatti rivelato di essere stato contattato per organizzare il suo assassinio. Queste rivelazioni lasciano sbigottiti. La possibilità che Giulio Cavalli potesse essere infangato e ucciso per il suo impegno contro le organizzazioni mafiose deve far riflettere una volta di più sulla pericolosità di questi personaggi. La società lombarda si è accorta troppo tardi delle profonde infiltrazioni di cui è vittima, e se lo ha fatto è anche grazie all’opera di sensibilizzazione e di denuncia di persone come Cavalli. A nome dei colleghi della commissione esprimo a Cavalli vicinanza e solidarietà.

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A noi interessa il salvataggio dell’Italia non del padrone di un partito

belusconiLe sentenze non si “giudicano”, si applicano e laddove è possibile e si ritiene giusto, si appellano. Per questo non intendo commentare quanto deciso ieri dalla Corte di Cassazione. Mi limito a sottolineare che quando viene condannato un esponente politico la cosa mi rattrista perché il discredito rischia di cadere su tutte le istituzioni.
Sul video messaggio di Silvio Berlusconi invece mi sento libero di esprimere tutte le considerazioni del caso, perché è di politica che si tratta. Trovo che ancora una volta il nostro ha dimostrato la sua completa inadeguatezza a ricoprire ruoli istituzionali, la sua completa mancanza del senso dello Stato e del relativo primato rispetto agli interessi personali. Inaccettabile la tesi che siccome ha un passato di imprenditore di successo – evito riflessioni sugli aiuti e i “Monopoli” di cui ha goduto – dovrebbe usufruire di una specie di immunità rispetto a comportamenti illegali. Così come pericoloso l’evocare il “consenso” quale sanatoria delle colpe. Da Barabba in avanti il consenso, fra l’altro nel caso di Berlusconi  MAI plebiscitario, non sempre ha scelto per il meglio, anzi ….. Ma soprattutto è consolidato il principio che ogni democrazia matura prevede dei meccanismi di autotutela da possibili degenerazioni della democrazia stessa. Tralascio ogni commento sui presunti successi ottenuti e sulla considerazione all’estero. Come siamo messi lo sappiamo tutti, non solo per colpa sua, ma con grande responsabilità sua, e come viene visto all’estero basta leggere un po’ di stampa estera, dove a parte la Russia di Putin (ma come i comunisti non sono il nemico?) è evidente cosa si pensa.
Infine va  sottolineato il tono da campagna elettorale usato. Deve farci riflettere. Non cadiamo nell’errore di essere noi, o meglio i nostri “soliti” specialisti del “chiamarsi fuori” per scopi congressuali, a provocare la crisi di governo. Piuttosto alziamo il livello dell’azione di governo, affrontiamo subito la riforma della legge elettorale e diamo sostanza ai tanti cambiamenti abbozzati. Rispondiamo a muso duro ai Cicchitto, ai Brunetta che a noi interessa il salvataggio dell’Italia non del padrone di un partito. Decideranno loro di staccare la spina ponendoci condizioni inaccettabili? Lo  facciano, spiegheremo agli italiani dove stanno le responsabilità. Intanto però attrezziamoci, prepariamoci, mettiamo in campo il meglio di noi stessi facendo fare un passo indietro alle tante ambizioni personali e un passo in avanti alla volontà di risollevare l’Italia. Spero che questa vicenda ponga fine non solo al berlusconismo, ma anche ad un certo antiberlusconismo di maniera che ha dato a sua volta ruolo ad una classe politica del tutto inadeguata.

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Non solo profitto: per chi fa impresa esiste un dovere sociale

lavoroIl freddo comunicato della struttura regionale è la spia di una situazione difficile. Non è tollerabile che le multinazionali vengano a fare shopping delle nostre  imprese e poi spostino altrove la produzione, essendo interessate solo al portafoglio clienti. C’è una storia di tante persone e famiglie, una capacità professionale, una speranza per il futuro da rispettare. Per chi “fa” impresa esiste un dovere sociale pari a quello di produrre profitto. Esiste il diritto di Regione Lombardia di far valer il proprio ruolo di Istituzione e di Committente nei confronti di Afga in rappresentanza di tutte/i le/i lombarde/i. Non abbassiamo la pressione e la forza della richiesta, manteniamo unito il fronte! Il confronto è molto difficile, ma in qualche modo possibile.

Agfa ha deciso: lo stabilimento di Manerbio (Bs) verrà chiuso. Lo hanno ribadito questa mattina, in occasione dell’audizione nella Commissione Attività produttive, i vertici della multinazionale belga-tedesca rappresentati da Johan Buelens, manager di riferimento degli stabilimenti Agfa, e Marc Deutschmann responsabile risorse umane del comparto europeo.
Il board era stato convocato dal presidente della Commissione, Angelo Ciocca (Lega Nord) dopo un precedente incontro con le rappresentanze sindacali.
Grafici e numeri alla mano, i manager hanno indicato nel fatturato e nei costi di produzione le principali ragioni che porteranno alla dismissione dell’unità di Manerbio, mettendo a rischio ben 126 posti di lavoro (123 secondo il comunicato diramato il 9 luglio dall’azienda). Una posizione parsa irrevocabile e ribadita più volte durante le quasi tre ore di serrato confronto con la politica.
“Naturalmente non fermiamo qui la nostra azione di sensibilizzazione e pressing – ha spiegato il presidente Ciocca – La Lombardia offre grandi possibilità per fare impresa, a partire dalle azioni di supporto alla piccola editoria che intendiamo promuovere a breve e che potrebbero interessare anche ad Agfa. La nostra è una mano tesa, spero che l’azienda non si lasci sfuggire l’occasione. Resta il rammarico perché la scelta di dismettere non è stata certo presa in cinque minuti, probabilmente i vertici europei avevano deciso da tempo di far gravare sull’Italia e sulla Lombardia il peso di questo taglio”.
(Qui il comunicato in forma integrale)

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