Al congresso con chiarezza e coraggio

La discussione in atto nel PD su data e regole dei Congressi  ci propone una prima suddivisione, tra conservatori e innovatori, tra una classe dirigente arroccata in difesa e una disponibile ad andare in mare aperto ad affrontare la sfida del consenso.

Secondo me la stagione congressuale va conclusa entro l’anno e la partecipazione va garantita a tutti quanti si riconoscono nell’area politica del PD. La possibilità di elezioni anticipate, la necessità di affrontare una volta per tutte  il tema dei programmi e delle alleanze, lo sforzo di rompere con tante vecchie abitudini, crenzi lettai obbligano ad accelerare i tempi. Questo chiede la “base” del Partito, questo chiede il nostro potenziale elettorato, CORAGGIO e CHIAREZZA!

Su che basi sviluppare il confronto congressuale?

Su proposte e alleanze nuove che superano vecchie appartenenze e tentativi di rendite di posizione. Non basta mettersi una coccarda al petto di questo o quel candidato, è buona cosa dire cosa si intende fare dal livello locale, a quello nazionale. Trovo imbarazzante l’atteggiamento di una certa classe dirigente, vecchia o nuova che sia, disponibile a stare con chi “la garantisce”, ma anche di un certo “nuovismo” disponibile a comportamenti e compromessi da basso impero. Sullo sfondo poi il tentativo persino penoso di chi si è fatto da parte, paura del mancato  consenso? Ma pretende di essere il regista occulto!

Di mio, voglio essere chiaro, più che mai,  questa volta, sceglierò  chi nella “forma” prevede, tra l’altro: un partito che presta attenzione alla periferia. Un partito dove il limite dei mandati non è un optional. Un partito che non ha bisogno di finanziamenti infiniti, ma di risorse “normali” da investire realmente in attività politica sui territori. Un partito  dove la contribuzione degli eletti e dei nominati non è una “liberalità”, ma un vero vincolo di appartenenza. Un Partito dove i funzionari non rivestono ruolo politico, ma SONO al servizio, per questo sono pagati, di TUTTI.  Un partito  che non si fa condizionare dai CdA delle società. Un partito dove l’unica  vera autorevolezza è quella riconosciuta dal consenso e non dagli accordi a tavolino e proprio per questo vuole il cambiamento della Legge Elettorale.

Forte di alcune delusioni del passato ho una certa idea di chi possa interpretare questo progetto, ma aspetto a dirlo, non per tattica, ma per rispetto delle persone, che i candidati, dal circolo al nazionale, ci dicano cosa vogliono fare e con chi. Poi si sceglie, questa vola più che mai per CONVINZIONE!

Articolo scritto in Blog Dem.



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