Archivi del mese: luglio 2013

Ma i bambini NON sono TUTTI uguali?

napolitano_bambiniDobbiamo (anzi, devono) andare oltre le prese di posizione ideologiche. Lo chiediamo come Pd alla maggioranza di Pdl e Lega  sulla questione dell’assegnazione dei pediatri di libera scelta ai bambini irregolari. Ne abbiamo discusso oggi in Commissione sanità, con l’audizione delle principali associazioni che si occupano di salute e immigrazione. (Foto tratta al sito della Comunità di Sant’Egidio)
Anche la Lombardia, come hanno già fatto diverse altre regioni recepisca l’accordo imposto dalla Conferenza Stato Regioni nell’interesse di tutti, non solo dei bambini immigrati, ma anche della comunità intera. Assegnare anche ai bambini stranieri, come a tutti gli altri, un pediatra di libera scelta, invece di costringerli a ricorrere solo in caso di emergenza a pronto soccorsi già oberati rappresenterebbe infatti anche un minor costo sociale, un modo di fare prevenzione nell’interesse della comunità e di intercettare malattie croniche prima di doverle curare.

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Impegni concreti per le persone affette da autismo e le loro famiglie

autismo(1)Un aiuto concreto per le persone affette da autismo: è quanto chiede all’unanimità il Consiglio regionale con una risoluzione approvata martedì. Il documento impegna la Giunta regionale ad attivarsi presso il ministero della Salute perché inserisca i disturbi autistici tra le patologie riconosciuta dall’Inps per i benefici connessi, come l’accompagnamento; chiede inoltre che continui, stabilizzi ed estenda le sperimentazioni condotte negli scorsi anni, e che tramite le Asl attivi corsi per i pediatri volti a facilitare la diagnosi precoce.
Questa risoluzione è una prima presa d’atto dell’importanza del tema dell’autismo e segue un percorso iniziato già nella scorsa legislatura. Purtroppo esiste una carenza nella legislazione nazionale ma anche in quella regionale, e dunque la risoluzione va letta come un impegno molto forte del Consiglio verso l’approvazione di una legge quadro che metta a sistema interventi che vanno dalle politiche sociali a quelle sanitarie, dalla scuola allo sport, all’inserimento al lavoro. Il PD darà contributo in questa direzione già nelle prossime settimane e ci auguriamo che ce ne siamo anche altri, per continuare un discorso condiviso. La legge serve anche a passare dalle sperimentazioni, che sono state importanti, a misure continuative, estese su tutto il territorio regionale. Una diagnosi precoce e l’accompagnamento nel percorso scolastico e post scolastico possono cambiare sensibilmente la qualità della vita di queste persone e delle loro famiglie, che oggi sono sole di fronte a disagi immensi. È un fatto di civiltà, ancor prima che di politica.

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Al congresso con chiarezza e coraggio

La discussione in atto nel PD su data e regole dei Congressi  ci propone una prima suddivisione, tra conservatori e innovatori, tra una classe dirigente arroccata in difesa e una disponibile ad andare in mare aperto ad affrontare la sfida del consenso.

Secondo me la stagione congressuale va conclusa entro l’anno e la partecipazione va garantita a tutti quanti si riconoscono nell’area politica del PD. La possibilità di elezioni anticipate, la necessità di affrontare una volta per tutte  il tema dei programmi e delle alleanze, lo sforzo di rompere con tante vecchie abitudini, crenzi lettai obbligano ad accelerare i tempi. Questo chiede la “base” del Partito, questo chiede il nostro potenziale elettorato, CORAGGIO e CHIAREZZA!

Su che basi sviluppare il confronto congressuale?

Su proposte e alleanze nuove che superano vecchie appartenenze e tentativi di rendite di posizione. Non basta mettersi una coccarda al petto di questo o quel candidato, è buona cosa dire cosa si intende fare dal livello locale, a quello nazionale. Trovo imbarazzante l’atteggiamento di una certa classe dirigente, vecchia o nuova che sia, disponibile a stare con chi “la garantisce”, ma anche di un certo “nuovismo” disponibile a comportamenti e compromessi da basso impero. Sullo sfondo poi il tentativo persino penoso di chi si è fatto da parte, paura del mancato  consenso? Ma pretende di essere il regista occulto!

Di mio, voglio essere chiaro, più che mai,  questa volta, sceglierò  chi nella “forma” prevede, tra l’altro: un partito che presta attenzione alla periferia. Un partito dove il limite dei mandati non è un optional. Un partito che non ha bisogno di finanziamenti infiniti, ma di risorse “normali” da investire realmente in attività politica sui territori. Un partito  dove la contribuzione degli eletti e dei nominati non è una “liberalità”, ma un vero vincolo di appartenenza. Un Partito dove i funzionari non rivestono ruolo politico, ma SONO al servizio, per questo sono pagati, di TUTTI.  Un partito  che non si fa condizionare dai CdA delle società. Un partito dove l’unica  vera autorevolezza è quella riconosciuta dal consenso e non dagli accordi a tavolino e proprio per questo vuole il cambiamento della Legge Elettorale.

Forte di alcune delusioni del passato ho una certa idea di chi possa interpretare questo progetto, ma aspetto a dirlo, non per tattica, ma per rispetto delle persone, che i candidati, dal circolo al nazionale, ci dicano cosa vogliono fare e con chi. Poi si sceglie, questa vola più che mai per CONVINZIONE!

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L’AGFA di Manerbio non deve chiudere

L’azienda AGFA, la multinazionale delle lastre per il settore fotografico e il settore medicale con 12mila dipendenti nel mondo, vuole cessare l’ attività nello stabilimento di Manerbio. Come Pd avevamo chiesto qualche giorno fa un’audizione urgente con le parti sociali e gli amministratori locali per salvaguardare l’occupazione e vagliare ipotesi alternative alla chiusura.
La multinazionale con casa madre belga, tra l’altro, vanta commesse per oltre 20 milioni l’anno proprio da parte della Regione per forniture ai principali ospedali lombardi. Questa è una leva che consentirebbe a Regione Lombardia di avere più peso
nelle trattative e nella richiesta di riapertura della vertenza. Saputa la situazione ci siamo subito attivati come Pd e abbiamo chiesto un’audizione per capire meglio i dettagli di una vicenda abbastanza inspiegabile, considerato che l’azienda in questione non manca di commesse e che qui si corre il rischio di disperdere ancora una volta il know how maturato negli anni da oltre un centinaio di addetti. Regione Lombardia si deve dunque attivare al più presto non solo per difendere i posti di lavoro e attivare gli ammortizzatori sociali necessari ma anche per difendere questa attività permettendo il verificarsi di un ennesimo caso di depauperamento del suo tessuto industriale.

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Tra Calderoli e la serietà Maroni sceglie Calderoli

calderoliHo aspettato un po’ a scriverne. Dentro di me speravo che alla fine prevalesse la ragionevolezza  e un ritrovato senso dell’istituzione. Così non é stato, anzi abbiamo assistito ad un crescendo di demagogia, esasperazione e banalizzazione davvero imbarazzanti.
Sì, mi riferisco alle “battute” del senatore Calderoli sul Ministro dell’integrazione Cécile Kyenge, tanto più gravi dato il suo ruolo di Vice Presidente del Senato. Che l’esponente leghista avesse scarso rispetto  degli altri,  che usasse appellativi insultanti e toni provocatori lo si sa da sempre, è nel DNA del suo partito, è  stato il modo di far politica di tanti suoi esponenti che poi hanno adeguato il loro linguaggio. Lui ne è rimasto, assieme a Borghezio, che riesce ad essere persino peggio, Boso e pochi altri, fedele interprete, quasi a ricordare, in fondo, qual’è il sentimento vero che cova sotto la cenere.
Quanto detto sul Ministro Kyenge è però inaccettabile, perchè è dettato da un rifiuto “dell’altro”, dalla volontà, ancora una volta, di cavalcare il malessere sociale per scagliarlo  contro qualcuno. È tipico di chi fa politica limitandosi ad essere megafono stonato dei disagi invece che cercare di provare a dare risposte. È abitudine soprattutto della Lega mascherare i propri insuccessi dietro slogan e proclami. Su questo bisogna essere duri e intransigenti. Verso Calderoli: avrebbe dovuto dimettersi immediatamente. Verso Maroni e la dirigenza del suo partito: hanno nicchiato sulla gravità del fatto, fortemente minimizzato con la loro base . Non è un interlocutore serio un Presidente di Regione, nonché segretario di partito, che non impone a Calderoli di dimettersi da vicepresidente del Senato. Non lo é verso l’istituzione che rappresenta e persino verso i tanti esponenti Leghisti che in varie sedi  con serietà ed impegno provano  a mettere in campo azioni politiche che, anche se non sempre condivise, nascono comunque dalla volontà di offrire soluzioni.
Di contro anche a sinistra  è ora di smetterla. Berlusconi, Brunetta, Schifani vanno contrastati su base politica e istituzionale, gli argomenti non mancano certo, non sulla base del dileggio personale. A uscirne ridimensionati, anche in questo caso, è chi pronuncia certe frasi più di chi le subisce. Anche Grillo spero capisca che il turpiloquio verso tutto e tutti non può essere usato nel confronto politico con la stessa disinvoltura dello show comico.
Mi preoccupa vedere le giustificazioni qua e là espresse rispetto il motivo che sta dietro la frase di Calderoli. Non c’è lo spazio “culturale” per farlo. Non ci si può confrontare con chi non rispetta principi fondamentali, universalmente riconosciuti, ma che soprattutto cerca di montare in modo strumentale il malessere sociale indirizzandolo contro qualcuno. Nessuno cada nel tranello e si lasci ingannare da questa facile qanto pericolosa scorciatoia.
Caro Maroni, le/i lombarde/i hanno bisogno di risposte concrete, tagli dei ticket, riduzione dell’Irap e dell’addizionale, treni funzionanti (solo per fare esempi), non di “nemici” da combattere, costruiti e usati solo per nascondere le tante  incapacità e inadeguatezze.

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Lotta alle mafie: determinazione, costanza e competenza

La commissione speciale Antimafia ha incontrato Nando Dalla Chiesa (presidente del comitato Antimafia del Comune di Milano) e David Gentili (presidente della commissione Antimafia del Comune di Milano). È emersa la volontà di collaborare per essere più efficaci nella lotta alle mafie.
Dobbiamo impegnarci con determinazione, costanza e competenza per contrastare la presenza di realtà malavitose sul territorio lombardo che non può e non deve lasciarci tranquilli.

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Bene gli sforzi comuni per la ex Caffaro. La Lega però non faccia finta di niente

caffaroÈ positiva la visita di oggi al sito della ex Caffaro di Brescia. E anche la comunione d’intenti, al di là degli schieramenti, tra enti e istituzioni per poter mettere in sicurezza l’area e di conseguenza la popolazione.
È però ben strano che gli assessori leghisti sollecitino il Governo a “impegnarsi per trovare risorse” e lamentino il fatto di aver dovuto sopperire alle lentezze di Roma. Forse la Giunta Maroni si dimentica che, fino a pochi mesi fa, e per quasi un decennio, Lega e Pdl governavano il Paese. La Regione poteva insistere e strigliare il suo governo allora.

Intanto, il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando sarà a Brescia il prossimo 26 luglio e questa visita rappresenterà un’occasione per capire davvero la tempistica per la risoluzione del problema Caffaro.

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La macroregione è ferma in stazione

milano_veneziaIl taglio dei treni sulla tratta Venezia-Milano, particolarmente strategici per i pendolari “lombardi”, mi fa sorgere un dubbio: come si pensa di organizzare il trasporto nella macroregione di Maroni, se si comincia con una vera e propria secessione del Veneto di Zaia?
Evidentemente il problema non è solo il 75% di risorse o lo sganciarsi da Roma, ma sviluppare idee e progetti per un territorio complesso e fortemente in crisi come il nord del Paese. A cominciare dai settori territorialmente strategici quali le infrastrutture e i trasporti. Parlare di sistema aeroportuale significa mettere ordine nella pletora di aeroporti da Torino a Venezia, così come investire sulla “rotaia” significa anche mettere a punto un sistema efficiente a servizio dei pendolari. Ma si potrebbe parlare di energia, di aiuti alle imprese, di reti culturali, di difesa del suolo, di modelli di welfare e molto altro ancora.
Ecco che allora se rimane il “tema del nord” quale nodo irrisolto della politica italiana, la crisi della Lega dimostra la sua incapacità a dare un’adeguata risposta. E’ solo con una idea “alta” che si può affrontare la questione, partendo da una prospettiva di macro regione europea delle aree montane e pedemontane, dove non si parte da una richiesta di separatezza, ma dalla volontà di dare risposte omogenee ad aree omogenee. Dove si vuole tornare ad essere esempio di efficienza e di sviluppo a servizio dell’Italia e dell’Europa. La vicenda dei treni è la dimostrazione della debolezza di una prospettiva, è l’opportunità per noi di dare corpo ad una riposta concreta capace di essere compresa e condivisa dalle/i cittadine/i del nord che finalmente potranno guardare con sincero interesse al centrosinistra e al PD!

ECCO IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE CHE ABBIAMO PRESENTATO

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Voto di scambio, bene la modifica del codice penale

Siamo soddisfatti per la modifica dell’articolo 416ter del codice penale sul voto di scambio, avvenuta ieri mattina in commissione Giustizia della Camera. La modifica era stata oggetto di un’importante campagna di mobilitazione promossa da Libera e dal Gruppo Abele (www.riparteilfuturo.it), per l’adeguamento del nostro codice penale alle norme internazionali anticorruzione. Il nuovo testo, come approvato dalla commissione, prevede che il voto di scambio sia punito anche nel caso in cui il corruttore, beneficiario dei voti, abbia contraccambiato con “altre utilità” e non più, quindi, solo con il denaro.
È un’ottima notizia che risponde al maggior impegno legislativo richiesto dal Governo contro le mafie. Punire il voto di scambio quando è basato sulla promessa di appalti significa colpire i sistemi corruttivi che vedono commistioni tra amministrazioni pubbliche e organizzazioni mafiose. Le normative devono essere adeguate continuamente per far fronte a un fenomeno mutevole e per questo molto insidioso, e così dovremo fare anche in Regione Lombardia, in particolare per intervenire in tutti quei settori che si sono mostrati particolarmente permeabili.

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Non dimentichiamo

ambrosoliNon dimentichiamo. Il 25 febbraio 1975 Giorgio Ambrosoli scriveva alla moglie Anna: “…è indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico. Ho fatto politica e in nome dello Stato, non dei partiti ….”.
L’11 luglio 1979 veniva assassinato su mandato di Sindona.

Una persona per bene diventata un eroe per essere stato onesto, rigoroso, sempre e comunque con la schiena dritta.

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