Eppur si è vinto!

girelli_delbonoEppur si è vinto! Anche in Lombardia, anche in piazze difficili, anche dopo le NON belle figure fatte sull’elezione del Presidente della Repubblica e la faticosa vicenda della nascita del Governo Letta. Stride il confronto fra  le difficoltà riscontrate sul livello nazionale, e in Lombardia regionale,  e la vittoria in molti casi netta nelle amministrative. Provo ad immaginare alcune possibili motivazioni.
Laddove si riesce a costruire un programma chiaro, comprensibile e corrispondente alle reali esigenze dei cittadini, dove  si da vita ad una coalizione vera, basata su una concreta  condivisione di volontà, quando si propongono candidati credibili, riconosciuti dalle loro comunità come loro espressione, si vince.
Quando si balbetta, si esagera con il dibattito “interno”, ci si perde in programmi confusi e poco chiari, si vive il rapporto di coalizione in modo eccessivamente dialettico o quasi conflittuale, il rischio di non farcela è evidente.
Verrebbe da dire che la forza del PD, e del Centrosinistra, è più che mai nella sua base, nelle sue espressioni amministrative, nelle/nei sue/suoi militanti, nella sua capacità di coinvolgere  tanta società civile in un progetto per le proprie comunità. La sua debolezza è in una dirigenza nazionale distante, a volte impegnata ad autotutelarsi più che a guidare processi di innovazione e rinnovamento. E allora cosa fare? Proporrei di vivere la stagione congressuale, da quella dei circoli a quello nazionale, con la ferma volontà di chiamare tante energie che abbiamo sui territori a contribuire nel costruire l’organizzazione del PD e nello stendere una diversa proposta programmatica. Farlo significa mettere in condizione anche i nostri esponenti impegnati al Governo, partendo dal Presidente Letta, di marcare maggiormente le nostre priorità, i temi per noi fondamentali, le azioni che riteniamo irrinunciabili per continuare questo “stato di necessità”!
Il risultato delle amministrative non deve portarci ad eccessivi e facili entusiasmi, bensì a rappresentare l’ulteriore possibilità che ci è data, forse realmente l’ultima, di mettere a punto una proposta realmente innovativa e vincente, capace di consolidare il consenso ottenuto, ma soprattutto di intercettare l’interesse e il sostegno di tante/i cittadine/i che sempre più scelgono di chiamarsi fuori dalla partecipazione al voto. Non é infatti accettabile per la nostra idea di democrazia partecipata dare per acquisito un metodo che consegna a meno del 50% dell’elettorato la scelta del governo, da quello delle comunità locali a quello nazionale.

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