Archivi del mese: giugno 2013

Quello che chiedono i cittadini, anche a chi organizza la protesta

sindacatiDopo dicei anni i tre principali sindacati  si sono ritrovati unitariamente in piazza per chiedere al Governo maggior impegno e soluzioni per il lavoro. L’accusa è di fare solo annunci e mancare di concretezza.  Richiesta più che legittima, però…
Però mi chiedo, negli ultimi dieci anni in questo Paese non è successo nulla che giustificasse una  ritrovata unità? A quanto pare no, anzi ricordo una certa stagione del dialogo di alcune sigle, di “equidistanza” dalle parti politiche. Quello che in realtà stava avvenendo ora tutti lo sappiamo.
Ora tutti a protestare – industriali, commercianti, sindacati – dimenticando che anche loro hanno attraversato anni di incapacità e cecità pari a quelle della politica. Ai tempi delle “Tremonti”,  delle bolle finanziarie, delle speculazioni, dei finanziamenti inutili ad attività oramai superate,  dove erano i gridi di allarme? Negli ultimi dieci anni di forte rallentamento della crescita economica dove sono state le denuncie? Quando c’è stato bisogno di innovazione e ricerca, quali sono state le proposte?
Il Governo Letta si trova a fronteggiare un’eredità non facile, ogni giorno emerge la pochezza del Governo Monti e i disastri di quello precedente, con alleati non certo “responsabili”. Lasciamogli un minimo di tempo per dare attuazione a quanto promesso. Poi giudicheremo.
Ma nello stesso tempo tempo tutte le categorie e associazioni di rappresentanza riflettano sul salto di qualità che sono a loro volta chiamate a fare, ai privilegi a cui dovrebbero rinunciare, alle innovazioni che dovrebbero promuovere, agli interessi generali che dovrebbero perseguire e non solo a quelli “particolari”di categoria. Alla politica, ai partiti, spetta il compito più complicato. Mettere finalmente a punto idee e programmi seri, capaci di rispondere alle difficili sfide che abbiamo di fronte. Per il PD e il centrosinistra è forse l’ultima occasione.
È questo che chiedono cittadine e cittadini, anche a chi organizza la protesta.

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Impressioni dal treno: tre Italie diverse, ma complementari

trenoEra da un po’ che non viaggiavo in prima classe. Non per i tagli alle indennità (finalmente in questi giorni daremo concretezza “vera” alle tante parole di questi mesi!), ma per abitudine. Probabilmente per “origine”  ho sempre ritenuto che in treno si va in seconda classe! Oggi però sono rientrato da Roma – freccia rossa delle 06:00! – dove ho trascorso una notte “breve” dopo un convegno sulla lotta alla mafia a Salerno. Ho viaggiato in business class. «C’e l’offerta – mi hanno detto al momento della prenotazione – paga come in seconda». Ok, va bene.
Ed allora nell’arco di 24 ore (a proposito rosica arrivare a Salerno, annusare la Costa Amalfitana, e ripartire dopo poche ore!), ho sperimentato tre tipi di viaggio.
Alta velocità Milano-Salerno, rigorosamente in seconda, dove incontri tanti giovani che vanno su e giù per l’Italia per cercare lavoro, studiare o semplicemente in vacanza.
Intercity Salerno-Roma Tiburtina quasi notturno. Tanta gente, molti immigrati. Profumo di salame, forse anche di una frittata, briciole di pane…incantesimo interrotto da qualche scarpa “levata”, si sa per star più comodi, e qualche confusione sui bagagli. Certo i dialoghi, sinceramente non sempre compresi, lasciano trasparire difficoltà, precarietà, ma soprattutto preoccupazione e sfiducia.
Stamattina, in “businnes”, di fronte a me tante persone: gli uomini rigorosamente in grisaglia, le donne con qualche tocco di fantasia estiva in più (beate loro!), molti immersi nella lettura dei giornali, distribuiti gratuitamente. Si parla poco, l’ora non aiuta, però  si sente risuonare qua e là “Cina”, “concorrenza”, appuntamenti avuti o da ottenere. Sulla politica critiche e aspettative.
Uno spaccato di tre Italie, diverse ma complementari,  che hanno bisogno di scrivere un nuovo patto comune che le leghi,  le faccia crescere, dia loro una speranza  per il futuro. Di mio tornerò a viaggiare in seconda classe, probabilmente senza aromi “alimentari” di contorno dato che i miei orari mal si consigliano con gli spuntini. Anzi, inviterei chiunque abbia un qualche ruolo di rappresentanza a viaggiare in seconda, almeno qualche volta. Forse parleranno o sentiranno parlare di cose che lette sui giornali sono una cosa, sentite “dal vivo” decisamente un’altra!

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Legalità: il video della diretta web con Massimo Brugnone

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Eppur si è vinto!

girelli_delbonoEppur si è vinto! Anche in Lombardia, anche in piazze difficili, anche dopo le NON belle figure fatte sull’elezione del Presidente della Repubblica e la faticosa vicenda della nascita del Governo Letta. Stride il confronto fra  le difficoltà riscontrate sul livello nazionale, e in Lombardia regionale,  e la vittoria in molti casi netta nelle amministrative. Provo ad immaginare alcune possibili motivazioni.
Laddove si riesce a costruire un programma chiaro, comprensibile e corrispondente alle reali esigenze dei cittadini, dove  si da vita ad una coalizione vera, basata su una concreta  condivisione di volontà, quando si propongono candidati credibili, riconosciuti dalle loro comunità come loro espressione, si vince.
Quando si balbetta, si esagera con il dibattito “interno”, ci si perde in programmi confusi e poco chiari, si vive il rapporto di coalizione in modo eccessivamente dialettico o quasi conflittuale, il rischio di non farcela è evidente.
Verrebbe da dire che la forza del PD, e del Centrosinistra, è più che mai nella sua base, nelle sue espressioni amministrative, nelle/nei sue/suoi militanti, nella sua capacità di coinvolgere  tanta società civile in un progetto per le proprie comunità. La sua debolezza è in una dirigenza nazionale distante, a volte impegnata ad autotutelarsi più che a guidare processi di innovazione e rinnovamento. E allora cosa fare? Proporrei di vivere la stagione congressuale, da quella dei circoli a quello nazionale, con la ferma volontà di chiamare tante energie che abbiamo sui territori a contribuire nel costruire l’organizzazione del PD e nello stendere una diversa proposta programmatica. Farlo significa mettere in condizione anche i nostri esponenti impegnati al Governo, partendo dal Presidente Letta, di marcare maggiormente le nostre priorità, i temi per noi fondamentali, le azioni che riteniamo irrinunciabili per continuare questo “stato di necessità”!
Il risultato delle amministrative non deve portarci ad eccessivi e facili entusiasmi, bensì a rappresentare l’ulteriore possibilità che ci è data, forse realmente l’ultima, di mettere a punto una proposta realmente innovativa e vincente, capace di consolidare il consenso ottenuto, ma soprattutto di intercettare l’interesse e il sostegno di tante/i cittadine/i che sempre più scelgono di chiamarsi fuori dalla partecipazione al voto. Non é infatti accettabile per la nostra idea di democrazia partecipata dare per acquisito un metodo che consegna a meno del 50% dell’elettorato la scelta del governo, da quello delle comunità locali a quello nazionale.

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Quello che possiamo e dobbiamo fare

parlamentoGiorgio La Pira, grande Sindaco di Firenze, anni fa scriveva ” …cosa serve alla povera gente …”. Già, cosa serve alla povera gente? Ai giovani che non trovano lavoro, ai loro genitori che lo perdono, alle persone anziane sempre più preoccupate, alle donne soggette a continue violenze, agli immigrati senza patria, ad un territorio sempre più compromesso, agli imprenditori sconfortati, alle tante “minoranze” senza diritti, cosa serve?
Il presidenzialismo, il conflitto di interessi, sapere chi era effettivamente Ruby, scoprire chi guadagna con il blog di Grillo, capire cosa vuol fare Civati? No, non credo. Anche se le risposte a queste domande non sono marginali, anzi a volte persino fondamentali. Ma non basta.
Allora con coraggio agiamo su due linee. Una di governo, una parlamentare. A Letta, e ai ministri del PD, dobbiamo chiedere di accelerare sui “nostri” temi quali lavoro, economia, giovani, donne ed Europa. Intestiamoci il nuovo ruolo che ci é riconosciuto in UE, ovvero l’aver affrontato con decisione il rifinanziamento della cassa integrazione, la volontà di detassare il lavoro. Evitiamo di fare continui distinguo fra di noi e soprattutto lasciamo ad altri il perdersi sull’Imu. È un Governo a termine ci viene continuamente ricordato, usiamo bene questo tempo!
Ai nostri gruppi parlamentari, che non hanno certo brillato per autorevolezza e capacità, chiedo di affrontare il tema delle riforme istituzionali con coraggio e tenendo conto della realtà. Non possiamo usare la Costituzione come scudo in difesa della conservazione. Si parla di presidenzialismo senza tener conto del fatto che di fatto abbiamo già attribuito al Quirinale un ruolo che va ben oltre quanto previsto. Perlomeno parlare di cambiare il modo di eleggere il presidente si può fare? Magari, questo sì, dopo aver affrontato chiaramente il tema della ineleggibilità e del conflitto di interessi? Superare il bicameralismo perfetto è o non é un passaggio oramai maturo? Così come introdurre criteri diversi di sostegno all’attività politica che però, con buona pace dei movimenti “personalisti” (povero Maritain!), deve essere trasparente e normata. Ma soprattutto vogliamo realmente cambiare la legge elettorale? Vogliamo consegnare ai cittadini il diritto di scegliere?
E poi arriva il partito. Ci aspetta un stagione congressuale che rischia di essere caratterizzata da un tentativo di normalizzazione. Mi sembra di intravedere un proliferare di caminetti romani e milanesi tesi a trovare soluzioni, aprire al nuovo purché “sperimentato”, insomma in perfetto stile gattopardiano cambiare tutto, per non cambiare nulla. Non permettiamolo. Viviamo questo momento per quello che è: il passaggio nel quale si decide quali contenuti e quale forma organizzativa vogliamo dare al PD. E a farlo deve essere un dibattito partecipato, non un compromesso a tavolino fra i soliti più o meno noti! Non chiudiamoci in una ristretta cerchia autoreferenziata, ma apriamoci a nuovi apporti. Soprattutto rispettiamo le regole che ci siamo dati e non temiamo di confrontarci e contarci con chiarezza e serenamente. Questo è il cambiamento di cui abbiamo bisogno e che vedo a fatica viene applicato anche da tanti “riformatori” che poi, parafrasando la Bertè, così riformatori non sono mai!

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