PD: non prevalga la conservazione, ma il coraggio e la novità

Sono sempre più convinto che ci troviamo di fronte ad una fase decisiva per il Partito Democratico.
Da come si uscirà da questo momento di “stallo”, dall’elezione del Presidente della Repubblica, da alcune scelte in tema di riforme istituzionali e interventi urgenti in materia socio-economica avremo un quadro di cosa può  rappresentare il  PD nel futuro politico del nostro Paese. In questo momento non è accettabile il tentativo di far passare il concetto che non si debba aprire alcun dibattito interno, ma che si debba rimanere fedeli ad un mandato derivante dalle primarie.
È cambiato lo scenario, ma ancor di più sono cambiate le domande alle quali dobbiamo dare urgenti risposte. E allora a chi è demandato rispondere? Vedo troppa autoreferenzialità in alcuni dirigenti, troppa supponenza, troppa voglia di rappresentare un’area, senza sapere cosa pensano e chiedono i nostri iscritti, i nostri simpatizzanti, i mondi che intendiamo interpretare. Mi è chiaro che scegliere non è facile, parlando “fra di noi” si notano ragionamenti  contraddittori che sono il segnale di una difficoltà evidente. Personalmente mi chiedo, per l’immediato, il motto “prima di tutto l’Italia” come va declinato? Dare una risposta ai drammatici problemi di tante/i cittadine/i in cosa consiste?
“Mai col PDL! Il M5S non ci vuole! Ci vuole più sinistra! Bisogna recuperare il voto moderato! Al voto subito! Nessuno vuole votare subito!”. Queste alcune delle tante e diverse risposte che si sentono a cui si aggiungono frasi del tipo “Se ci fosse stato Renzi!”oppure  ”Bisognava includere anche Ingroia!”, solo per citare le più usate. Senza timore intendo esprimere le mie considerazioni.
Se vi sono le condizioni di dar vita ad un Governo per affrontare alcune urgenze va fatto con coraggio. Questo non vuol dire fare accordi con Berlusconi (nessuno intende barattare situazioni giudiziarie o conflitti di interesse), vuol dire capire se in Parlamento vi è  la possibilità di assumere alcuni provvedimenti urgenti con un esecutivo condiviso. Non mi interessa se vogliamo chiamarlo Governo tecnico, di scopo o altro. Mi interessa che sia chiaro che non vi è alcun pasticcio, ma che  si smetta di inseguire a capo chino e orecchie basse chi ci insulta quotidianamente.
Così come dobbiamo prepararci alle imminenti sfide future
. Che sia subito, fra un anno o un po’ più in la, dobbiamo prepararci ad una nuova e per certi versi decisiva competizione. Non possiamo farlo con il medesimo schema. La novità qual è? Renzi, può essere. Deve rafforzarsi nella proposta governativa e nella capacità  di  tenere insieme anime diverse. Ma soprattutto va definita una, volta per tutte, la connotazione del PD. Non possiamo andare avanti con un sotteso scontro fra chi lo vorrebbe il moderno partito di sinistra e chi lo intende come un innovativo soggetto di grande riforma. A mio giudizio è la seconda ipotesi l’obiettivo che ci siamo dati e che deve rimane il riferimento. Questo implica  un riconoscimento reciproco, dove non vi sono i custodi dell’ortodossia e i “sopportati”, dove non si assiste all’intervista, indotta,  del ministro tecnico che si candida ad essere la nostra classe dirigente, dove si smette di avere candidature costruite in laboratorio e poi “purificate” attraverso primarie last minute, dove gli eletti hanno capacità e competenza non “tensione emotiva”, dove si è rigorosi nella trasparenza e nella moderazione, dove le decisioni, anche quelle vere,  si assumono coinvolgendo e non escludendo le persone. Infine bisogna mettere a punto un modello di Partito sempre meno fatto di burocrati, sempre meno legato a logiche centralistiche, ma sempre più strutturato e radicato sui territori.
Su questo voglio potermi confrontare all’interno del partito con spirito di ascolto, ma anche di proposta, non essendo più disponibile ad accettare logiche calate dall’alto, compromessi  di basso profilo che ci consegnano solo “non vittorie”  e non disinnescano l’avversione delle persone verso la politica e i suoi rappresentanti.

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