Archivi del mese: aprile 2013

È il momento della serietà. Per il PD del riscatto

Proprio mentre il Governo Letta giura al Quirinale in piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi, Luigi Preiti spara a due Carabinieri, Giuseppe Giangrande e Francesco Negri, ferendoli gravemente. Odio verso “i politici” la giustificazione, contornata da disperazione, disoccupazione, disagio e tanti aspetti che verranno chiariti in seguito.
Comunque la si voglia vedere, non è possibile slegare i due momenti, troppo vicini. Le immagini televisive, in modo quasi  irreale, mostrano in contemporanea le immagini del Quirinale e quelle di una piazza in preda allo sgomento: scenari troppo assimilati da una realtà politica e sociale per molti aspetti preoccupante. Non è corretto voler ascrivere a qualcuno la responsabilità di quanto avvenuto (sono per la colpa individuale di chi commette fatti di inaccettabile violenza), ma è serio chiederci se la tensione che in questi anni si è sviluppata non sia tragicamente terreno fertile per violenze prima isolate e poi organizzate. Da riflettere per chi fa politica – si può essere duri nel confronto senza cercare di distruggere l’avversario -, e per chi fa informazione. È curioso leggere alcuni editoriali su quotidiani che si sono da tempo caratterizzati per articoli particolarmente feroci, inneggiare contro il clima che “un” movimento politico ha creato nel Paese.
L’insediamento del Governo è la risposta possibile per la politica in questo periodo. Ad una crescente “rabbia” sociale non si può rispondere con l’ingovernabilità. Trovare un punto di incontro, un programma con alcuni punti condivisibili, con persone in gran parte nuove e seriamente rappresentative di competenze, territori e realtà sociali, non è forse l’unica strada percorribile? Letta è chiamato ad un compito non facile, ristabilire un clima di normale confronto politico e mandare segnali “concreti” di ripresa ai cittadini. È l’unico metodo per debellare la crescente “rivolta” e zittire i sobillatori della folla, quella che già il Manzoni ben descriveva.
È il momento della serietà. Per il PD del riscatto: chi in questa situazione volesse ancora “distinguersi” penso sarebbe veramente un irresponsabile. Anche per il centrodestra è il momento di fare i conti con l’emancipazione dal suo leader. Ma soprattutto per chi si porrà legittimamente all’opposizione è il momento di abbassare i toni, smettere di non essere d’accordo  lanciando una vera e propria caccia all’uomo, ma proponendo scelte alternative. Lo stesso vale per certa stampa che da l’impressione di non cogliere la gravità del momento e anzi in alcuni casi sembra voler cavalcare anche queste ore drammatiche.
Enrico Letta in questi giorni ha sì bisogno del convinto sostegno della maggioranza del Parlamento, ma anche del Paese nel suo insieme. Certo lui e il suo Governo dovranno essere all’altezza, sono convinto che lo saranno, ma anche noi non dobbiamo essere da meno. Ieri mattina si è giurato sulla Costituzione, lo hanno fatto il Presidente del Consiglio e i Ministri. Hanno giurato di agire “….nell’esclusivo interesse della Nazione….”. Sentiamoci vincolati allo stesso modo, senza rinunciare a differenziarci per appartenenze, ma facendolo con più rispetto, nell’interesse esclusivo della Nazione.
E, a proposito di coerenza, anche questo è un modo per ribadire “Prima di tutto l’Italia”! Lo dobbiamo soprattutto a Giuseppe e Francesco, i nostri carabinieri, che il loro dovere lo stavano facendo anche ieri mattina. A loro e alle loro famiglie la nostra fraterna solidarietà.

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Buon lavoro Enrico! In bocca al lupo a te, ma soprattutto all’Italia

Premetto di essere amico di Enrico Letta da molto tempo. Di averlo sostenuto nella corsa alla segreteria del Partito in una situazione non semplice e sicuramente di minoranza. Di aver condiviso, sia pur con qualche difficoltà, l’appoggio a Bersani nelle recenti primarie. Ho quindi stima nei suoi confronti e nel suo modo di interpretare l’impegno politico.
Ho sempre ravvisato un limite, coincidente fra l’altro con il motivo della mia stima: non essere sufficientemente “protagonista” in un tempo dove la sguaiatezza e la furbizia sono scambiate per coraggio e decisionismo. In molti confondono la capacità di dialogo e di confronto con la tendenza a “inciuciare” con gli avversari. In molti, ovviamente rigorosamente del centro sinistra,  si eserciteranno in queste ore e in questi giorni a sparare sul suo tentativo di formare un Governo.
Non per spirito di amicizia, ne’ per dovere d’ufficio, ma per convinzione desidero porre alcune riflessioni che riguardano il passato e in particolare il futuro. Vorrei ricordare che quando deflagrò la prima repubblica, quella parte di cultura politica popolare che scelse, seguendo Martinazzoli, di non aderire ai “neo” moderati di Berlusconi (allora non sapeva cosa avrebbe fatto) non aveva piena coscienza di cosa le aspettava, in particolare nel nord del Paese. Lo “fece” per convinzione, non opportunismo, consapevole  che stava incamminandosi  su una strada lunga e difficile, ma che la convinceva, per dar vita ad un nuovo soggetto politico che unisse le due identità che si erano duramente fronteggiate, ma che avevano  “insieme” scritto la Costituzione, affrontato il terrorismo e condiviso le trasformazioni più importanti della società italiana. Ma che soprattutto aveva un’idea di partito e di politica vicina alle persone. Un po’ alla volta, dal PPI alla Margherita fino al PD, si sono lasciate le navette di collegamento per approdare ad un porto, senza inventarsi fondazioni di salvataggio o altro.
Per favore, si abbia rispetto di questo percorso e non si insinui quello che non c’è, in particolare da parte di chi invece – ho l’impressione – è più attento a drenare consenso che mettersi in gioco per qualcosa di nuovo.
Letta per scelte e storia è a pieno titolo in questo filone. Credo abbia avuto le parole più dure nel “merito” verso i Governi di centrodestra, certo senza cedere a facili quanto banali slogan da bar dello sport, come hanno fatto in tanti.
Per l’immediato futuro il ragionamento si fa più complicato. Stiamo vivendo un momento difficilissimo dove la crisi politico-istituzionale si incrocia con quella e socio-economica. Un mix piuttosto pericoloso. Il Presidente Napolitano con la sua stessa rielezione ci ha richiamato alla necessità di un’assunzione di responsabilità, al di fuori degli schemi fino ad ora usati.
Enrico è chiamato a dare corpo a questa responsabilità. Vagliando le altre opzioni in campo ritengo positivo che la scelta sia ricaduta su di lui. Ora però è chiamato ad un’azione difficile, ma possibile. Mi permetto di suggerirgli due indicazioni. Non coinvolgere nell’ipotesi di Governo esponenti del passato, in senso politico più che anagrafico. Non c’è bisogno di difensori di ciò che è stato, c’è bisogno di chi ha voglia ed energia per cambiare. Metta in cantiere un’agenda politica snella, ma capace di toccare i punti critici del sistema Italia. Riforme istituzionali, mercato del lavoro, diritti civili, fiscalità, sanità, nuovo welfare, giovani, donne hanno bisogno di idee nuove. Dovrà resistere a tanta conservazione, specie quando si metteranno in discussione anche le altre forme organizzate della società, dalla finanza, all’economia, dal sindacato all’impresa, ma è di questo che c’è bisogno. Così come metterà in conto una pletora di estimatori nuovi o di ritorno, ne diffidi però interpretano più di altri la “conservazione”, specie di loro stessi. Agire così, oltre che fronteggiare l’emergenza che stiamo attraversando, sarà utile anche per far chiarezza in politica. Nel centrosinistra, mi auguro, per far distinzione tra futuro e passato, tra chi ci crede in un moderno PD e chi no. Nel centrodestra, lo auspico, per liberarsi dalla sindrome del leader e diventare un’alternativa, per me non condivisa, ma credibile.
È la miglior risposta che si possa dare anche alle più che legittime aspettative dell’elettorato M5S e in parte anche del centrosinistra. Buon lavoro Enrico! In bocca al lupo a Te, ma soprattutto all’Italia.

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Innovazione e capacità: perchè ha vinto Debora Serracchiani. Questa è la via

La vittoria di Debora Serracchiani non è quell’arcobaleno di cui abbiamo tanto bisogno, rappresenta però un buon punto di partenza per una seria riflessione su come ricostruire il PD. Non voglio sottovalutare il dato dell’astensione, persino il M5S non riesce a limitarne la dimensione, ma resta  il fatto che in questa aria  di protesta e di crescente antipolitica è possibile uscire vincenti, sia pur al fotofinish, anche dopo una settimana di “disastri” come quella trascorsa.
Vogliamo chiederci perchè Serracchiani ha vinto? Probabilmente, molto probabilmente, perchè si è  presentata come una figura fresca e vera, capace di interpretare la voglia di cambiamento assieme ad una crescente competenza. Lo ha fatto da leader naturale dell’area di centrisinistra del suo territorio, senza particolare tensioni, costruendo una proposta di governo credibile e perciò vincente. Non credo che gli elettori friulani si siano chiesti se la candidata fosse più di sinistra o di centro sinistra, semplicemente si sono chiesti se sapesse coniugare innovazione con capacità. La risposta che ha saputo dare l’ ha resa competitiva e capace di catalizzare anche parte del potenziale voto M5S.
Ecco perchè con grande franchezza mi sento di dire alle tante amiche e ai tanti amici che in questi giorni stanno dibattendo, specie sui social network,  se il PD deve spostarsi “a sinistra” o no, che stanno ancora una volta sbagliando, anzi stanno costruendo l’ennesima e forse definitiva sconfitta. È sulla proposta politica che ci si deve misurare. È li che ci si divide tra innovatori e conservatori, tra chi si sforza di essere coerente tra le promesse  e le cose fatte e chi no, tra chi è disposto a mettersi in gioco e chi tenta di auto conservarsi. In tema di diritti civili, di riforme istituzionali, di riequilibri sociali ed economici, di politiche europee, di modi di rapportarsi con le altre forze politiche, che ci dobbiamo confrontare, smettendo  di pensare che basti il dichiararsi più a sinistra per risolvere il problema, anzi senza accorgersi che proprio in questo modo non si fa altro che passare per “superati”.
Io confido che il PD – se riscopre il motivo della sua nascita, ovvero il mettere la persona  al centro dell’azione politica – può tornare ad essere il motore capace di cambiare il Paese. Dobbiamo proseguire spediti e decisi, non continuare a cincischiare su vecchie logiche, ambigue strategie e slogan stantii e forse quel bagliore che ci giunge dal Friuli potrà trasformarsi in un intenso arcobaleno nel cielo della politica italiana.

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Valorizzare chi unisce, non chi divide: al lavoro per un nuovo PD

Risulta evidente che dalle primarie per la leadership nel PD si è innescato un meccanismo teso a “preparare” lo scontro congressuale più che a vincere le elezioni. Le primarie “last minute” per i parlamentari non hanno risolto il problema, anzi lo hanno ulteriormente accresciuto. Il risultato lo conosciamo tutti.
Manca una capacità critica da parte del Partito. Non c’è stata per l’Italia, non c’è stata per la Lombardia. Nel giro di  quattro mesi siamo passati da un quadro di probabile vittoria al quadro desolante di questi giorni.
Ora, dopo la drammatica rielezione del generoso Presidente Napolitano, è necessaria un’azione forte, che deve partire dai territori e dai cittadini tesa a cambiare in modo definitivo il PD.
Sbaglierebbe chi, sia a livello nazionale che locale, pensasse che quello a cui stiamo assistendo è la vittoria dei “renziani” sui “bersaniani” e che sia giunto il loro momento. Non è così, non basta lo stemma di appartenenza ad una forma diversa di corrente a risolvere il problema. Anzi le primarie (vere) e le preferenze dimostrano quanto ci sia diversità tra il cincischiamento all’interno dei partiti rispetto al confronto con l’elettorato “tutto”.
È necessaria un’azione di tutti quelli che hanno creduto e credono in un PD libero da vecchie e nuove appartenenze, desideroso di cambiare il Paese, non solo la politica.
Cambio della legge elettorale perché siano i cittadini a scegliere per davvero; riduzione dei parlamentari e riforma del bicameralismo; limiti di mandato e razionalizzazione del sistema istituzionale sono questioni da porre e affrontare subito. Così come alcuni proposte “forti” su economia, finanza, interventi sociali.
Per farlo ci vuole un PD con una classe dirigente autorevole, non succube da sindacati, banche, giornali, poteri più o meno forti. Una classe dirigente fatta non solo da brave persone, ma anche capaci. Alle prossime, mi sa davvero prossime, elezioni, sarà necessario un cambiamento soprattutto “qualitativo”. Ma soprattutto ci vuole un PD libero da chi su antiche nostalgie ha costruito e tenta di costruire la sua “giustificazione” politica.
Ritengo che debba partire un’azione politica trasversale, completamente innovativa che raccolga indipendentemente dalle precedenti “mozioni” chi ci sta. Anche risorse importanti, quale può essere ed è Renzi o altri, se si rinchiuderanno in recinti stretti diventeranno a loro volta parte del problema. È ora di valorizzare chi unisce, non chi divide. Anzi l’unica divisione accettata è quella tra chi accetta di essere finalmente DIVERSI e chi invece vuole conservare quelle che oramai sono macerie!

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Quirinale: meglio l’alleanza con i cittadini

Se dovessi esprimere  una preferenza sul candidato ideale a Presidente della Repubblica, dopo una elaborata e in parte sofferta riflessione, indicherei Romano Prodi. Ne ha la statura politica, la competenza, l’ esperienza sia nazionale che internazionale. Sono convinto che in uno Stato “normale” la proposta passerebbe senza particolare difficoltà. Uno stato “normale” dove nessuno si sognerebbe di accusare un ex Presidente del Consiglio e Presidente della Commissione Europea di essere “di parte”. Magari in quel caso si riterrebbe inaccettabile candidare condannati, persone soggette a giudizio o con interessi confliggenti. Ma non siamo un Paese normale e mi rendo conto che Prodi in questo momento otterrebbe il voto solo di una parte dei grandi elettori, ma soprattutto la netta contrarietà “dell’altra parte”. Da qui la probabile impraticabilità di questa indicazione.
Non si cada però nell’errore opposto. Il ricercare a tutti i costi un compromesso “fra” i partiti, o movimenti che siano, potrebbe infatti portarci ad un’ulteriore frattura con i cittadini aggiungendo ulteriore alimento alla oramai diffuso senso di anti politica. Starei molto attento a presentare certi nomi “comprensibili” per gli addetti ai lavori, ma del tutto inaccettabili fuori dal palazzo.
La necessità deve essere quindi quella di cercare una personalità realmente al di sopra delle appartenenze, che sappia comunque garantire una vera equidistanza tra forze politiche, ahimè, con forze pressoché coincidenti,  dove al di là delle normali e importanti caratteristiche necessarie vi deve essere anche quella di trasmettere una forte innovazione  ai cittadini. Compito non facile, ma importante. Se non vi fosse questo sforzo mi chiedo, seriamente, se non sia il caso di ripensare a Prodi preferendo in ogni caso l’alleanza con i cittadini piuttosto che con “l’apparato”.

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Alla guida della commissione antimafia

Ringrazio i colleghi che in modo unanime mi hanno eletto presidente della Commissione speciale Antimafia. Prendere coscienza del problema, mettere in atto tutte le possibili azioni di contrasto e “far” crescere una spontanea e diffusa cultura antimafia è il compito che ci aspetta!

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PD: non prevalga la conservazione, ma il coraggio e la novità

Sono sempre più convinto che ci troviamo di fronte ad una fase decisiva per il Partito Democratico.
Da come si uscirà da questo momento di “stallo”, dall’elezione del Presidente della Repubblica, da alcune scelte in tema di riforme istituzionali e interventi urgenti in materia socio-economica avremo un quadro di cosa può  rappresentare il  PD nel futuro politico del nostro Paese. In questo momento non è accettabile il tentativo di far passare il concetto che non si debba aprire alcun dibattito interno, ma che si debba rimanere fedeli ad un mandato derivante dalle primarie.
È cambiato lo scenario, ma ancor di più sono cambiate le domande alle quali dobbiamo dare urgenti risposte. E allora a chi è demandato rispondere? Vedo troppa autoreferenzialità in alcuni dirigenti, troppa supponenza, troppa voglia di rappresentare un’area, senza sapere cosa pensano e chiedono i nostri iscritti, i nostri simpatizzanti, i mondi che intendiamo interpretare. Mi è chiaro che scegliere non è facile, parlando “fra di noi” si notano ragionamenti  contraddittori che sono il segnale di una difficoltà evidente. Personalmente mi chiedo, per l’immediato, il motto “prima di tutto l’Italia” come va declinato? Dare una risposta ai drammatici problemi di tante/i cittadine/i in cosa consiste?
“Mai col PDL! Il M5S non ci vuole! Ci vuole più sinistra! Bisogna recuperare il voto moderato! Al voto subito! Nessuno vuole votare subito!”. Queste alcune delle tante e diverse risposte che si sentono a cui si aggiungono frasi del tipo “Se ci fosse stato Renzi!”oppure  ”Bisognava includere anche Ingroia!”, solo per citare le più usate. Senza timore intendo esprimere le mie considerazioni.
Se vi sono le condizioni di dar vita ad un Governo per affrontare alcune urgenze va fatto con coraggio. Questo non vuol dire fare accordi con Berlusconi (nessuno intende barattare situazioni giudiziarie o conflitti di interesse), vuol dire capire se in Parlamento vi è  la possibilità di assumere alcuni provvedimenti urgenti con un esecutivo condiviso. Non mi interessa se vogliamo chiamarlo Governo tecnico, di scopo o altro. Mi interessa che sia chiaro che non vi è alcun pasticcio, ma che  si smetta di inseguire a capo chino e orecchie basse chi ci insulta quotidianamente.
Così come dobbiamo prepararci alle imminenti sfide future
. Che sia subito, fra un anno o un po’ più in la, dobbiamo prepararci ad una nuova e per certi versi decisiva competizione. Non possiamo farlo con il medesimo schema. La novità qual è? Renzi, può essere. Deve rafforzarsi nella proposta governativa e nella capacità  di  tenere insieme anime diverse. Ma soprattutto va definita una, volta per tutte, la connotazione del PD. Non possiamo andare avanti con un sotteso scontro fra chi lo vorrebbe il moderno partito di sinistra e chi lo intende come un innovativo soggetto di grande riforma. A mio giudizio è la seconda ipotesi l’obiettivo che ci siamo dati e che deve rimane il riferimento. Questo implica  un riconoscimento reciproco, dove non vi sono i custodi dell’ortodossia e i “sopportati”, dove non si assiste all’intervista, indotta,  del ministro tecnico che si candida ad essere la nostra classe dirigente, dove si smette di avere candidature costruite in laboratorio e poi “purificate” attraverso primarie last minute, dove gli eletti hanno capacità e competenza non “tensione emotiva”, dove si è rigorosi nella trasparenza e nella moderazione, dove le decisioni, anche quelle vere,  si assumono coinvolgendo e non escludendo le persone. Infine bisogna mettere a punto un modello di Partito sempre meno fatto di burocrati, sempre meno legato a logiche centralistiche, ma sempre più strutturato e radicato sui territori.
Su questo voglio potermi confrontare all’interno del partito con spirito di ascolto, ma anche di proposta, non essendo più disponibile ad accettare logiche calate dall’alto, compromessi  di basso profilo che ci consegnano solo “non vittorie”  e non disinnescano l’avversione delle persone verso la politica e i suoi rappresentanti.

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PGT – Diamo un po’ di respiro all’economia locale

Come PD abbiamo deciso di presentare un progetto di legge per permettere ai quasi 580 comuni lombardi su 1544 che non hanno ancora concluso l’iter di approvazione del Piano di governo del territorio di continuare ad utilizzare gli strumenti urbanistici vigenti fino alla fine del 2013. Ciò permetterebbe a questi comuni, circa un quarto di quelli bresciani, di perfezionare la pianificazione del territorio in base ai dettami della legge regionale del 2005 senza vedere il blocco totale degli interventi urbanistici nel loro territorio.
Abbiamo raccolto l’appello proveniente dai sindaci, dalle associazioni di categoria e dagli ordini professionali preoccupati per le ripercussioni della norma introdotta a fine dicembre che ha sostanzialmente fatto decadere i vecchi piani regolatori, lasciando diversi comuni senza alcuno strumento urbanistico. Con questa norma, straordinaria e non ripetibile, motivata anche dalla profonda crisi che investe il comparto dell’edilizia, si può dare un po’ di respiro all’economia locale e dare agli enti locali un incentivo a concludere entro quest’anno il percorso di approvazione dei piani di governo del territorio.

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Inquinamento a Brescia: da Regione serve un presa di posizione per trovare le risorse necessarie

L’allarmante quadro presentato da Presa Diretta ha dato ulteriore risonanza a un tema già conosciuto a Brescia. Non vogliamo imputare responsabilità al neo presidente lombardo Maroni, ma chiediamo al nuovo Governo Maroni una dettagliata relazione sullo stato di inquinamento del territorio, nonché una presa di posizione da parte di Regione Lombardia nei confronti del Governo centrale, affinché vengano trovate e stanziate le risorse necessarie a un intervento risolutivo dell’attuale situazione.
Non è più sopportabile una informazione mai ufficialmente espressa, consegnata solo a testate giornalistiche o ad associazioni e gruppi di cittadini organizzati. Esiste una responsabilità istituzionale che va pienamente assunta ed esercitata, così come una priorità di stanziamenti di fondi.
Sarà mia cura contribuire a sollecitare ogni livello istituzionale e politico affinché si passi al più presto dalla stagione dei rimpalli di responsabilità agli interventi concreti

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