Avanti con il popolo

Il risultato delle lezioni regionali può avere due letture. Una desolante: ma come, dopo una legislatura interrotta a metà per scandali e arresti viene rieletta la stessa compagine? Un’altra più analitica: la Lega e il Centrodestra non sono più invincibili, ma riescono a risultare vincenti in un quadro dove rispetto alla proposta prevale l’insofferenza verso l’intero sistema. Questo non deve esimerci dal chiedere anche a noi stessi dove abbiamo sbagliato, perché è evidente che in qualcosa abbiamo sbagliato.
Partirei dalla campagna elettorale. Abbiamo tenuto un profilo alto, richiamato l’importanza della trasparenza e della legalità  nella gestione della cosa pubblica, avanzato proposte concrete e realizzabili. Lo abbiamo fatto  con un candidato credibile e serio, portatore del valore aggiunto di essere “nuovo” e inclusivo  di una parte di Lombardia che nel corso di questi anni si era chiamata fuori dall’impegno politico. Non è bastato. Nelle periferie pedemontane il messaggio non è arrivato: né quello della gravità di quanto successo, né quello dell’effetto delle proposte avanzate. Ha prevalso l’idea che la Lega, o meglio il candidato  Maroni (esemplificativo il successo della sua lista civica), continuasse ad interpretare meglio il malessere di quella parte del territorio rispetto ad un centrosinistra visto molto lontano dalla quotidianità dei problemi.
Col senno di poi è evidente che di più andava fatto nel messaggio. Perché sono  andati a casa? Perché non hanno retto a scandali e arresti? Qual è la nostra proposta? Togliere l’addizionale a chi ha di meno, abbassare i ticket a chi è in difficoltà, ridurre  l’Irap alle imprese. Punto. Così come andava percorsa in lungo e in largo la periferia, con determinazione, convinzione, coraggio.
Esiste poi il tema centrale la nostra offerta politica. È evidente che nemmeno l’intuizione del Patto Civico, già dovrebbe riuscirci il PD, ci ha tolto di dosso la riduttiva etichetta di essere la “sinistra”.
Lo sforzo di rappresentare la discontinuità, il cambiamento, l’innovazione si è scontrato con la percezione di essere la parte politica con attenzione ai lavoratori più che al lavoro, all’assistenza sociale più che allo sviluppo socioeconomico, alla politica del no più che alle risposte ai problemi concreti. Può non piacerci, e non mi piace, ma è quanto avvenuto.

La strada da intraprendere è una. Partire dalla constatazione che Maroni reggerà la Lombardia non più con un consenso maggioritario, solido, ma diverso da quello di Formigoni. Va inseguito con la concretezza e la determinazione. Cominciando con il chiedere chiarezza sulle vecchie vicende, sanità, discariche, infiltrazioni malavitose. Per giungere a confrontarsi sulle nostre proposte fiscali, economiche e di sviluppo.
Va fatto con un PD che una volta per tutte si distingue da vecchi stereotipi, si sdogana da superati slogan, comincia a parlare veramente alla Lombardia nel suo insieme, si interfaccia con i mondi economici oltre che sindacali, mette in campo esponenti che conoscono i temi che affrontano e sanno guardare avanti. Va fatto con un partito che si riorganizza su base territoriale. Ci siamo accorti che perdiamo in periferia? Penso di sì. Vogliamo investire in presenza e attività proprio li, facendo capire alle tante lombarde e ai tanti lombardi che ci considerano “altro” rispetto a loro che é proprio di un modello di regione attento ai territori e ai cittadini quello che abbiamo in testa?
La cosa da evitare è quanto successo nelle esperienze passate. Dopo il voto si resetta il tutto, ci si assesta nei pochi ruoli a disposizione, quasi che l’obiettivo sia il “gestire” il presente più che costruire il futuro. No: bisogna cambiare quello che va cambiato, investire su quanto di buono è emerso. Non è difficile individuarlo, basta sapersi mettere in discussione e agire di conseguenza.
Avanti popolo? No, avanti con il popolo lombardo, fatto di lavoratori e imprenditori, di giovani e anziani, di donne e uomini, di tanti territori diversi fra loro che hanno bisogno di essere rimessi insieme!

Articolo scritto in Blog Dem, Idee e politica e con i tag , , , , , , .

Una risposta a Avanti con il popolo

  1. Giulio Bertolini scrive:

    Analisi corretta, ma oltre tutte le nostre “pensate” forse vale più quanto dicono Mieli e U.Eco. Sì, perché noi in Lombardia un Renzi l’avevamo (più giovane, pulito, borghese di Ambrosoli chi c’era?), avevamo un bel programma, c’erano stati i grandi scandali che avevano coinvolto gran parte della Giunta e perfino il Presidente uscente. E allora perché non ci hanno votato? Perché é calato così sensibilmente il voto “grillino” alle Regionali rispetto alla Camera? Perché il famoso popolo sovrano predilige gente che lascia fare, guarda al proprio orticcello, non la mette giù dura con regole e lotta all’evasione…parla di …”ognuno faccia i c..i propri”. Insomma Grillo vale come protesta, ma dove c’é da governare veramente, meglio i soliti noti (vedi arresti di oggi che coinvolgono “La Padania”).




Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>