Archivi del mese: marzo 2013

É il momento in cui ci viene chiesto il massimo impegno. Auguri!

Auguri di una Santa Pasqua dove, come dice Papa Francesco,
non dobbiamo temere di “avere l’odore degli ultimi”.
É il momento in cui ci viene chiesto il massimo impegno,
la massima capacità di sentirci “fratelli e sorelle”!

 

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All’ordine del giorno: la TRASPARENZA!

Domani si riunisce il gruppo PD regionale. La scelta del capogruppo e delle altre prime nomine sono all’ordine del giorno. Nel più stretto riservo proseguono le consultazioni. Indiscrezioni? Tante. Quali? Non le conosco, salvo quelle riportate dai giornali. Strano vero? Ma no, tutto normale in fondo si è sempre fatto così!
Però una curiosità mi rimane, e forte. Quali sono i criteri che useremo? Auto candidature? Bilanciamento fra “sensibilità”, “genere”, o “genere di sensibilità”? Riconoscimento  dei territori, valorizzazione del consenso? Sarà interessante conoscerli perchè daranno la misura di quanto anche in Lombardia si intenda cambiare in casa PD.
Di mio di una cosa sono certo, chiederò massima trasparenza e informazione su tutto quanto avviene nella vita del gruppo, proprio perchè se si vuole essere credibili nel chiedere correttezza  alla giunta, è meglio prima  ”esserlo”.
Abbiamo meno fondi? Diciamo esattamente come li spendiamo, quali sono i collaboratori, quanto è il loro compenso. Così per le consulenze e le altre forme di spesa. Senza zone grigie, con grande trasparenza e normalità. Servirà a chi è eletto conoscere di cosa è direttamente o indirettamente responsabile (senza magari leggerlo dai quotidiani) e ai nostri aderenti o più in generale ai cittadini capire che a volte quelli che sembrano “costi” della politica, altro non sono che strumenti per operare le scelte opportune nell’interesse delle persone e dei loro tanti problemi.
Qualcuno dirà “ma come, fino ad adesso come si faceva?”. Probabilmente  più che bene, in ogni caso molto meglio far conoscere ogni cosa,  no? Così siamo tutti più sicuri!

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Grazie a tutte e tutti

Carissime/i democratiche/ci
desidero innanzi tutto ringraziarvi per il lavoro fatto nella campagna elettorale appena trascorsa. I candidati corrono di qua  e di là, molte volte arrivano, alcune non ci riescono, però sempre e comunque trovano voi  che li aspettate, li accogliete  e li accompagnate nell’avventura elettorale. Non  immaginate  quanto aiuti e come in fondo sia  l’aspetto che rende tutta la vicenda una bellissima esperienza!
Voglio poi esprimere un sincero grazie ad Umberto Ambrosoli  per la generosità e la serenità con le quali ha condotto la competizione. Ci ha riportato ad un’idea di politica seria, propositiva e vicina alle persone. Ci ha anche insegnato la tranquillità della sconfitta, vissuta comunque come momento di impegno e di partenza, non come la triste conclusione di una proposta. Grazie alle amiche e agli amici di “lista”. Abbiamo vissuto con entusiasmo un mese intensissimo, abbiamo fortemente creduto nella vittoria.
Non possiamo però, indipendentemente dal risultato di ognuno, disperdere un lavoro di squadra che deve essere utile alle future sfide. Dobbiamo anche leggere con un po’ di attenzione quanto avvenuto nel nostro contesto sia lombardo che bresciano. Fa riflettere il dato che mentre siamo riusciti a vincere nelle città, con la sola eccezione di Varese, risultiamo perdenti, ahimè in modo determinante, nelle periferie. É chiaro che è li che dobbiamo lavorare se vogliamo in futuro riuscire nell’impresa. Agendo su due linee. La prima riguarda il Partito. Meno direzioni e comitati nazionali,  regionali e provinciali, più incontri sui territori. Meno risorse spese al ”centro” più finanziamenti dati ai circoli. Questo comporta uno “smagrimento” delle strutture, una trasparenza assoluta nella gestione dei fondi e la perdita di alcune vecchie abitudini. Significa però mettere in condizione il partito periferico di lavorare, far sentire la sua presenza in modo costante, non solo in campagna elettorale. Non meno importante la seconda linea, quella dei contenuti. Non è possibile sviluppare il confronto politico quasi tutto attorno alle città capoluogo. A Brescia poi ci si dimentica che nel capoluogo vivono poco meno di 200.000 persone su un totale provinciale di quasi 1.300.000! È chiaro che molte/i cittadine/i si sentono escluse/i per temi trattati e attenzione ai territori, preferiscono quindi affidarsi a chi come la Lega, sembra parlare il loro linguaggio, interpretare le loro difficoltà, conoscere insomma il loro mondo. Riequilibrare l’agenda politica, uscire da un eccesso di Milano e Brescia ”centrismo” è indispensabile, così come investire su una classe dirigente che nelle varie realtà comunali dimostra di avere competenza e volontà non indifferenti. Dar vita a questo nuovo corso significa vivere la prossima stagione congressuale con una forte spinta innovativa, capace di rompere in modo definitivo un modello ”burocratico” di partito per disegnarne uno più  diffuso e partecipato.
Significa anche rivedere il modo di interpretare la gestione dei gruppi istituzionali. Devono essere meno autoreferenziati, meno gestiti in modo “neocorrentistico”, più aperti e rispettosi dei territori e delle indicazioni elettorali.
Penso quindi che questo periodo  che ci consegna non poche preoccupazioni a livello nazionale e l’ennesima battaglia di opposizione a livello regionale, debba vederci fortemente attenti protagonisti anche sul fronte del partito, quale  punto di partenza per affrontare in modo realmente competitivo le sfide future.
Quindi il grazie per quanto fatto diventa anche quello per quanto farete! A presto.

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Avanti con il popolo

Il risultato delle lezioni regionali può avere due letture. Una desolante: ma come, dopo una legislatura interrotta a metà per scandali e arresti viene rieletta la stessa compagine? Un’altra più analitica: la Lega e il Centrodestra non sono più invincibili, ma riescono a risultare vincenti in un quadro dove rispetto alla proposta prevale l’insofferenza verso l’intero sistema. Questo non deve esimerci dal chiedere anche a noi stessi dove abbiamo sbagliato, perché è evidente che in qualcosa abbiamo sbagliato.
Partirei dalla campagna elettorale. Abbiamo tenuto un profilo alto, richiamato l’importanza della trasparenza e della legalità  nella gestione della cosa pubblica, avanzato proposte concrete e realizzabili. Lo abbiamo fatto  con un candidato credibile e serio, portatore del valore aggiunto di essere “nuovo” e inclusivo  di una parte di Lombardia che nel corso di questi anni si era chiamata fuori dall’impegno politico. Non è bastato. Nelle periferie pedemontane il messaggio non è arrivato: né quello della gravità di quanto successo, né quello dell’effetto delle proposte avanzate. Ha prevalso l’idea che la Lega, o meglio il candidato  Maroni (esemplificativo il successo della sua lista civica), continuasse ad interpretare meglio il malessere di quella parte del territorio rispetto ad un centrosinistra visto molto lontano dalla quotidianità dei problemi.
Col senno di poi è evidente che di più andava fatto nel messaggio. Perché sono  andati a casa? Perché non hanno retto a scandali e arresti? Qual è la nostra proposta? Togliere l’addizionale a chi ha di meno, abbassare i ticket a chi è in difficoltà, ridurre  l’Irap alle imprese. Punto. Così come andava percorsa in lungo e in largo la periferia, con determinazione, convinzione, coraggio.
Esiste poi il tema centrale la nostra offerta politica. È evidente che nemmeno l’intuizione del Patto Civico, già dovrebbe riuscirci il PD, ci ha tolto di dosso la riduttiva etichetta di essere la “sinistra”.
Lo sforzo di rappresentare la discontinuità, il cambiamento, l’innovazione si è scontrato con la percezione di essere la parte politica con attenzione ai lavoratori più che al lavoro, all’assistenza sociale più che allo sviluppo socioeconomico, alla politica del no più che alle risposte ai problemi concreti. Può non piacerci, e non mi piace, ma è quanto avvenuto.

La strada da intraprendere è una. Partire dalla constatazione che Maroni reggerà la Lombardia non più con un consenso maggioritario, solido, ma diverso da quello di Formigoni. Va inseguito con la concretezza e la determinazione. Cominciando con il chiedere chiarezza sulle vecchie vicende, sanità, discariche, infiltrazioni malavitose. Per giungere a confrontarsi sulle nostre proposte fiscali, economiche e di sviluppo.
Va fatto con un PD che una volta per tutte si distingue da vecchi stereotipi, si sdogana da superati slogan, comincia a parlare veramente alla Lombardia nel suo insieme, si interfaccia con i mondi economici oltre che sindacali, mette in campo esponenti che conoscono i temi che affrontano e sanno guardare avanti. Va fatto con un partito che si riorganizza su base territoriale. Ci siamo accorti che perdiamo in periferia? Penso di sì. Vogliamo investire in presenza e attività proprio li, facendo capire alle tante lombarde e ai tanti lombardi che ci considerano “altro” rispetto a loro che é proprio di un modello di regione attento ai territori e ai cittadini quello che abbiamo in testa?
La cosa da evitare è quanto successo nelle esperienze passate. Dopo il voto si resetta il tutto, ci si assesta nei pochi ruoli a disposizione, quasi che l’obiettivo sia il “gestire” il presente più che costruire il futuro. No: bisogna cambiare quello che va cambiato, investire su quanto di buono è emerso. Non è difficile individuarlo, basta sapersi mettere in discussione e agire di conseguenza.
Avanti popolo? No, avanti con il popolo lombardo, fatto di lavoratori e imprenditori, di giovani e anziani, di donne e uomini, di tanti territori diversi fra loro che hanno bisogno di essere rimessi insieme!

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Innovazione, territori e realtà: quello che serve al PD

È questa una stagione difficile. Si è passati dall’attesa di una vittoria del centro sinistra quasi scontata, persino in Lombardia, ad una situazione politicamente grottesca a livello nazionale (complice, ma non unica colpevole la legge elettorale) e ad una vittoria più “normale”, ma chiara di Maroni in Regione. Sullo sfondo, comunque la si metta, risulta evidente che per il PD è il problema del nord il nodo irrisolto.
È anche la stagione dei se. Se le primarie le avesse vinte Renzi, ora non ci sarebbe problema, se non si fosse sostenuto Monti, ma si fosse andati ad elezioni subito allora la vittoria era certa, se….. Conta poco, anche perchè la riprova non l’abbiamo, dobbiamo fare i conti con quello che c’è e con quello che possiamo costruire.
In Parlamento non esiste una maggioranza vera. Tocca a noi avanzare una proposta. Facciamolo con chiarezza su alcuni punti: riforma della politica, interventi su fiscalità, burocrazia, costo lavoro, disoccupazione ed economia, aiuti a chi sta vivendo un momento di grandissima difficoltà, confronto con l’Europa rimettendo al centro l’interesse dei popoli e delle nazioni rispetto alla pura finanza e, infin – non per importanza – mettere mano al conflitto di interessi, all’evasione fiscale e alla incandidabilità  ”vera” dei condannati. Su questo misuriamoci con chi in Parlamento è arrivato volendo sconvolgere tutto: cerchiamo di capire se sono disponibili a cambiare veramente le cose importanti o  se è lo sfascio totale il loro pericoloso obiettivo. Voglio sinceramente pensare di no.
Dobbiamo però pensare anche ad un futuro prossimo dove presumibilmente ci troveremo presto a misurarci con nuove elezioni. In questo  campo dobbiamo osare di più. Ci siamo accorti che non esiste un pericolo scissione nel nostro partito, con buona pace di chi quasi lo auspicava.
È evidente che per vincere dobbiamo recuperare il consenso di cittadine/i che non hanno visto in noi un riferimento affidabile. Possibile che con 8 milioni di voti in libertà non siamo riusciti ad intercettarne neanche uno, anzi ne abbiamo lasciati non pochi sul campo? Per farlo oltre che puntare su nomi (Renzi in questo senso rappresenta la novità necessaria) va anche definitivamente rimossa l’idea di un “vecchio” partito ancorato a pochi slogan e incapace di interpretare i bisogni di una società complessa come  quella attuale. Non ci siamo riusciti, specie al nord, specie nella “periferia” del nord. I dati delle regionali in Lombarda lo dimostrano in modo ancor  più evidente.
È necessario ripensare al modello stesso di partito, meno Roma e Milano centrico, ma più presente e organizzato sui territori, e ai messaggi che trasmettiamo, più vicini ai bisogni reali e più chiari nella comprensibilità. Partendo da una definitiva apertura alla novità e all’innovazione che ci viene chiesta. Non possiamo far rientrare, seppur in misura ridotta, dalla finestra quello che abbiamo fatto uscire dalla porta. Chi si ritira si ritira, anche dal dettar la linea dal Corsera, così come le primarie devono trovare un reale rispetto nel loro svolgimento e nel loro risultato.
Sulla Regione parleremo prossimamente.

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