L’involuzione nel PDL non è un bene per l’Italia

IL DETENTORE DEL TITOLO. Così  Alfano definisce Berlusconi. Con parole sinceramente imbarazzanti il Segretario, nome più che mai esemplificativo, archivia le primarie del centrodestra, azzera il lavoro di ricostruzione di quel che era il PDL. Di fatto ribadisce che da quelle parti non esiste un partito che si confronta, si interroga e, perchè no, si conta. Continua ad esistere un padrone che ne ha decretato il successo in passato e che ora ne sta certificando la fine.
Le ragioni possono essere facilmente individuabili: la mancanza di un vero successore alla guida del PDL, la volontà di far decadere alcuni provvedimenti quali “l’incandidabilità “, il vizio degli interessi personali non si perde mai, la necessità di ricostruire l’alleanza con la Lega di Maroni, forse non sufficiente per vincere le politiche, ma strategica per a Lombardia.
Questa involuzione, o meglio inversione di marcia, nel centrodestra non è un bene per l’Italia. La nascita  di una proposta politica seria, competitiva e alternativa al centrosinistra era e rimane una necessità del nostro sistema politico. Lasciare questo spazio alla gestione decadente di un leader fortemente azzoppato e assolutamente incapace di uscire di scena rischia di rallentare la ricostruzione della credibilità delle istituzioni e il ritorno ad un normale e rispettoso confronto politico.  Astensione e voto di protesta possono trovare ulteriore motivazioni.

Importante che PD e centrosinistra non cadano nell’errore di inseguire Berlusconi nella bagarre politica che certamente cercherà di innescare. La campagna elettorale non dovrà svilupparsi rispondendo alle intuibili accuse che verranno mosse, fra tutte il pericolo dei “comunisti” al governo. Non potrà ridursi all’elencazione dei disastri provocati dai Governi di centro destra. No, dovrà essere caratterizzata da una spinta propositiva e RIFORMISTA sulle questioni cruciali che interessano i cittadini. Lavoro, economia, giovani, welfare, sanità, sviluppo, ambiente sono tra i principali temi sui quali si dovranno  presentare  le proposte che in questi mesi si sono elaborate. Insomma bisogna dettare un’agenda diversa imperniata sulla presentazione del proprio programma, non sulla denuncia dell’altro. Unitamente ad una squadra NON conservativa, ma innovativa che sappia marcare la differenza, ricordandoci e ricordando ai cittadini che Bersani potrà non essere il “nuovo”, ma non ha mortificato chi si proponeva in alternativa, bensì si è conquistato il ruolo mettendosi in gioco, ascoltando e recependo le istanze delle spinte di cambiamento che la base  del suo partito fortemente chiede.

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