Archivi del mese: dicembre 2012

Buon Anno a tutti, in particolare a…

Finisce un anno. Per noi del PD con una coda ricca di primarie che ci hanno consegnato non poche sorprese. Di certo l’anno che inizia è di quelli fondamentali. La Lombardia e l’Italia sono chiamate a scegliere quale forma di governo darsi. Possono, se vogliono, imboccare la strada di un vero rinnovamento. Dovranno provarci i nostri rappresentanti istituzionali, ma dovranno farlo anche tanti cittadini che devono tener viva la voglia di tornare ad essere protagonisti della loro storia. Ricostruire un patto fiduciario tra eletti ed elettori, riannodare un senso di appartenenza di ciascuno di noi ad una comunità, riscoprire il valore della solidarietà sono le esigenze dell’oggi. Questo è il senso della politica, cercare di dare una risposta alle domande delle persone, trovare una soluzione alle loro tante difficoltà, costruire un modo di stare insieme più giusto, più uguale, più autentico, insomma migliore.
Buon anno a tutti, in particolare a chi sta vivendo un periodo di difficoltà o tristezza a cui vogliamo dire che non sono soli ed è soprattutto di loro che vogliamo occuparci.

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Il Natale che vorrei e che auguro a TUTTI voi

Essere vicini agli ultimi, impegnarsi per i diritti di tutti,
riscoprire la gioia dello stare insieme, ritrovare la serenità.
Ecco il Natale che vorrei e che auguro a TUTTI voi!

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Il vero “patto civico” è quello da costruire con tutti i lombardi

UMBERTO AMBROSOLI è il candidato scelto a guidare il centrosinistra alle elezioni regionali. Sabato hanno votato oltre 150.000 cittadini e cittadine.
Netto il risultato, più nelle “provincie” di Lombardia che a Milano, il capoluogo. Dato di buon auspicio perchè è proprio li, nelle valli  e nelle estreme periferie, che nelle elezioni  precedenti sono maturate delle sonore sconfitte! Certo il percorso non è facile, molti sono i nodi da sciogliere, i percorsi da definire, i mondi da convincere. Ma mai come questa volta è importante e possibile riuscirci.
Vincere in Lombardia significa costruire e rafforzare la vittoria nazionale. Ora spetta ad Ambrosoli mettere insieme pulsioni civiche e impegno dei partiti. Raccordare le preoccupazioni di tanti settori sociali, che vivono nella  forte tensione della consapevolezza della necessità di un cambiamento, con una proposta di cambiamento credibile e seria. Spetta ai partiti rimanere fedeli alla scelta del Patto Civico, interpretare con la giusta autorevolezza il momento della composizione delle liste e la stesura del programma, senza però soffocare la forte spinta di novità che ha caratterizzato il successo delle primarie e di Ambrosoli.
In queste settimane il candidato presidente ha detto parole importanti su temi quali la sanità, la scuola, il lavoro, l’economia e la legalità. Ha chiarito con intelligenza il corretto rapporto tra pubblico e privato, ha delineato il ritrovato ruolo degli enti locali, ha descritto la qualità della classe politica di cui vuole avvalersi e ha richiamato i cittadini ad una partecipazione attiva. È quello di cui c’era bisogno.
Mi permetto di aggiungere solo una sottolineatura, forte però. Il vero PATTO CIVICO che Umberto Ambrosoli e il centrosinistra ora devono costruire è quello con TUTTI i lombardi, specie con quelli in difficoltà e che vivono un momento di forte fragilità. Sono tanti, a volte quasi timorosi di manifestare la loro situazione precaria. Partire da loro, far comprendere che esiste un’idea di Lombardia capace di coniugare efficienza, sviluppo, innovazione con solidarietà e inclusione è la sfida più importante che abbiamo davanti, è il motivo per il quale vale la pena di spendersi con impegno ed entusiasmo.

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È possibile essere “moderati” in politica?

È possibile essere “moderati” in politica? Prima di rispondere bisognerebbe intendersi sul significato della parola, che in politica fa coppia fissa con “centrismo”. Trovare posizioni intermedie, punti di condivisione, smussare gli estremi possono essere gli obiettivi di chi intende interpretare questo ruolo.
Di certo nello scenario italiano è difficile pensare che il PDL e il suo inventore possano essere considerati moderati. Non per le allegre serate di Arcore, le compagnie disinvolte, i comportamenti sguaiati. No, soprattutto per la mancanza di rispetto delle istituzioni, per le politiche portate avanti, per le alleanze proposte, ed infine per l’assoluta mancanza del senso dello Stato.
Come faccio fatica a pensare che Montezemolo, piuttosto che altri possano riempire questo spazio. Sono portatori di interessi, legittimi, ma molto orientati verso un settore sociale, importante, ma non sufficiente per dare una risposta all’intera realtà del Paese.
Lo è Casini? Rivendicare il centro non significa interpretarlo, soprattutto se si va un po’ di qua e un po’ la senza aver ben chiara la posizione e l’idea.
Infine Monti, invocato da mezza Europa quale indispensabile guida dell’Italia. Certo è stato chiamato unitamente ad un gruppo di tecnici, non sempre all’altezza, a ricoprire un ruolo di mediazione tra parti opposte e ad affrontare, non sempre nel modo migliore,  alcune questioni cruciali per la nostra economia. Ma da qui ad essere l’autentico interprete del moderati. . . . Anzi a mio giudizio se volesse farlo dovrebbe proprio essere fedele al ruolo che gli è dato affidato, non dismettere la giacca dell’arbitro per indossare quella di una squadra.
Di mio penso che in politica la moderazione non vada confusa né con la conservazione, né con l’immobilismo. La moderazione va concepita come lo sforzo di mettere in campo soluzioni capaci di andare incontro alle esigenze di tutti, senza esasperare solo gli interessi di questi o quelli. Ma per farlo bisogna essere coraggiosi, bisogna avere la schiena dritta, essere liberi da condizionamenti di ogni sorta, interpretare con autorevolezza i ruoli istituzionali e soprattutto avere il senso pieno e il limite del proprio ruolo. Più che mai  in Italia, ma anche in Europa, c’è bisogno di “moderazione” che però sia chiaro in questo momento significa un forte cambiamento, una drastica inversione di rotta, una spinta profondamente RIFORMISTA. In questo senso sono convinto che il PD uscito dalle primarie può intercettare questa esigenza, può, senza diventare un partito centrista, essere quel nuovo e innovativo soggetto politico capace di introdurre nel nostro Paese una vera e propria “rivoluzione moderata”. Con buona pace di tutti quelli che da vari palchi o pulpiti ci vogliono spacciare per moderate proposte politiche tese solo alla conservazione di vecchi privilegi, di antiche ingiustizie e ad introdurre nuove diseguaglianze.
È possibile essere moderati in politica? Sì, mi sento un MODERATO in prima linea, nel cercare di riformare, in meglio, la Regione e il Paese in cui vivo!

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ADESSO e INSIEME si lavora solo per un risultato comune

Pierluigi Bersani non faccia l’errore di dimenticarsi di Matteo Renzi. E Renzi non faccia l’errore di dimenticarsi della grossa e importante responsabilità che ha nel e per il Partito Democratico.
Stiamo vivendo una stagione pre elettorale incredibilmente surreale, dove il rischio è di assistere ad un dibattito sulla serietà stessa del nostro Paese e delle sue istituzioni. Mai come in questi giorni siamo oggetto di attenzione e preoccupazione in Europa e nel mondo occidentale, perchè la stabilità generale dipende molto dalla stabilità dei singoli Stati. Il perchè di questo precipitare di eventi ben lo conosciamo, sbaglieremmo se ci fermassimo alla descrizione e denuncia del problema. Nostro compito è superarlo, parlare di noi e delle italiane e degli italiani, obbligare anche i nostri competitori politici a uscire dal tunnel senza uscita nel quale rischiano di infilarsi. Per farlo abbiamo assoluto bisogno di tutta l’energia che PD e centrosinistra hanno dimostrato di avere nell’appuntamento delle primarie nazionali. È compito del vincitore Bersani e del più che serio e autorevole competitore Renzi riuscirci. Il 2 dicembre non si è infatti consumata una triste resa dei conti, si è semplicemente riconosciuto un ruolo che per diventare leadership ha bisogno dell’apporto anche di chi ha rappresentato l’alternativa. Deve essere chiaro che non c’è bisogno di alcun ritorno al passato, anzi questo rigurgito che viene da destra va contrastato accelerando il  passo dell’innovazione.

Sul metodo: PRIMARIE sulla scelta dei candidati al Parlamento. Se si continua a far passare il tempo inutilmente è probabile “non avere il tempo per farle”, ma deve essere chiaro che anche questa é una scelta, che personalmente NON condivido. Rispetto delle regole sui limiti di mandato. Davvero certi esponenti del PD, a cui riconosco una storia e una testimonianza seria, anche se a volte non da me condivisa, non capiscono che l’unico contributo serio che possono dare ora è non candidarsi? Hanno più a cuore il “loro” ruolo al bene del centrosinistra? O lo capiscono da soli, cosa che spero avvenga, o ricordiamoglielo senza imbarazzo perchè in un partito riformista le cose vanno dette e fatte con chiarezza e coraggio.

Sul contenuto. Nuova legge elettorale, riforma istituzionale (grazie a quanti anche nel Pd hanno difeso fino all’ultimo le loro inutili “poltroncine”), riforma fiscale, aiuti alla piccola e media impresa, lavoro per giovani, donne, nuovo patto sociale devono trovare parole chiare e nuove. Basta con giovani “vecchi” soloni  di loro stessi che oltre ad essere difficilmente comprensibili, dimostrano di descrivere cose superate più che proporre idee innovative.

Nel Pd abbiamo tanta energia e tante potenzialità, liberiamole! Sfide difficili, ma alla nostra portata. Sfide che solo un PD che sappia fare sintesi, con il rispetto del ruolo affidato dai cittadini, tra Bersani e Renzi può affrontare. I due esponenti nazionali facciano la loro parte, gli eletti, i responsabili di partito, gli iscritti o semplici simpatizzanti sul territorio facciano la loro: ADESSO e INSIEME  si lavora solo per un risultato comune, essere chiamati a cambiare in meglio la nostra ITALIA.

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L’involuzione nel PDL non è un bene per l’Italia

IL DETENTORE DEL TITOLO. Così  Alfano definisce Berlusconi. Con parole sinceramente imbarazzanti il Segretario, nome più che mai esemplificativo, archivia le primarie del centrodestra, azzera il lavoro di ricostruzione di quel che era il PDL. Di fatto ribadisce che da quelle parti non esiste un partito che si confronta, si interroga e, perchè no, si conta. Continua ad esistere un padrone che ne ha decretato il successo in passato e che ora ne sta certificando la fine.
Le ragioni possono essere facilmente individuabili: la mancanza di un vero successore alla guida del PDL, la volontà di far decadere alcuni provvedimenti quali “l’incandidabilità “, il vizio degli interessi personali non si perde mai, la necessità di ricostruire l’alleanza con la Lega di Maroni, forse non sufficiente per vincere le politiche, ma strategica per a Lombardia.
Questa involuzione, o meglio inversione di marcia, nel centrodestra non è un bene per l’Italia. La nascita  di una proposta politica seria, competitiva e alternativa al centrosinistra era e rimane una necessità del nostro sistema politico. Lasciare questo spazio alla gestione decadente di un leader fortemente azzoppato e assolutamente incapace di uscire di scena rischia di rallentare la ricostruzione della credibilità delle istituzioni e il ritorno ad un normale e rispettoso confronto politico.  Astensione e voto di protesta possono trovare ulteriore motivazioni.

Importante che PD e centrosinistra non cadano nell’errore di inseguire Berlusconi nella bagarre politica che certamente cercherà di innescare. La campagna elettorale non dovrà svilupparsi rispondendo alle intuibili accuse che verranno mosse, fra tutte il pericolo dei “comunisti” al governo. Non potrà ridursi all’elencazione dei disastri provocati dai Governi di centro destra. No, dovrà essere caratterizzata da una spinta propositiva e RIFORMISTA sulle questioni cruciali che interessano i cittadini. Lavoro, economia, giovani, welfare, sanità, sviluppo, ambiente sono tra i principali temi sui quali si dovranno  presentare  le proposte che in questi mesi si sono elaborate. Insomma bisogna dettare un’agenda diversa imperniata sulla presentazione del proprio programma, non sulla denuncia dell’altro. Unitamente ad una squadra NON conservativa, ma innovativa che sappia marcare la differenza, ricordandoci e ricordando ai cittadini che Bersani potrà non essere il “nuovo”, ma non ha mortificato chi si proponeva in alternativa, bensì si è conquistato il ruolo mettendosi in gioco, ascoltando e recependo le istanze delle spinte di cambiamento che la base  del suo partito fortemente chiede.

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Preferenze o primarie: i cittadini devono poter scegliere i loro rappresentanti in Parlamento

Abbiamo vissuto un momento particolarmente intenso ed entusiasmante con le primarie. Gli effetti si sono visti: una possibile crescita del consenso al PD, (anche se non mi piace dare per certi i dati dei sondaggi), ma soprattutto un abbassamento dei toni dell’antipolitica. Attenzione però a non rovinare tutto.
Due sono i pericoli. Il primo riguarda il Parlamento. Davvero questi signori  NON hanno ancora capito che i cittadini PRETENDONO di scegliere i loro rappresentanti di Camera e Senato? Non avere la capacità, o volontà, di cambiare la legge elettorale, significa correre il rischia di regalare un ulteriore 10% ad astensione e voto di protesta. Questo.  comportamento credo debba far riflettere tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche, sulla necessità di cambiare gran parte di questa classe dirigente che rappresenta solo se stessa, non certo i cittadini.
Il secondo pericolo riguarda il PD. Se non cambia la legge, il PD non faccia l’errore dell’ultima volta semplicemente  “adeguandosi”. Risponda rispettando quello che le primarie hanno fortemente indicato, attui un vero RINNOVAMENTO di uomini e donne, altro che deroghe!, e indica le primarie per la scelta dei candidati “eleggibili” restituendo alle persone quello che la legge elettorale impedisce: la possibilità di scegliere le proprie e i propri rappresentanti. Bisogna avere il coraggio di proseguire sulla volontà di riforma e non deludere le tante italiane e i tanti italiani che hanno votato alle primarie e che, indipendentemente dal candidato sostenuto, hanno dimostrato di darci fiducia o perlomeno di guardarci con interesse. Non deludiamoli!

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La vera sfida comincia ora

Bersani vince le primarie con un margine che va oltre le previsioni. Il risultato cancella ogni possibile polemica sui non ammessi al voto, sulle regole (a onor del vero non sempre comprensibili) e sugli altri motivi di polemica di questi giorni.
Di certo non si può che constatare che, se attorno alle primarie si è sviluppato un interesse crescente, è perché di competizione vera si è trattato. Peccato che in alcuni momenti, per fortuna non nell’ultima giornata, si è un po’ superato il livello di normale confronto. Il riconoscimento della leadership di Bersani passa attraverso i tanti italiani che lo hanno indicato, ma anche attraverso la proposta di Renzi che ne ha certificato l’autorevolezza, offrendo una seria scelta alternativa.
Tutti però sappiamo che la vera sfida comincia solo ora. La possibilità di vittoria passa   attraverso la stesura di un programma concreto, la definizione di un’alleanza seria e credibile, l’individuazione di una classe dirigente rinnovata.
Inutile dire che, come ho già più volte sostenuto, se l’affidabilità di Bersani non si saprà accompagnare alla richiesta di innovazione di Renzi, difficilmente si potranno vincere le elezioni.
Mi auguro che il Segretario neo investito di un forte mandato sappia fin da subito chiarire alcuni aspetti a mio giudizio fondamentali.
A cominciare dal rapporto con Vendola. Se l’alleanza con Sel è un fatto quasi assodato – e ritengo indispensabile – non è altresì accettabile il tentativo di cointestarsi la vittoria delle primarie. Il PD deve essere attento e rispettoso delle istanze di Sel, a mio giudizio in particolare riguardo alcuni diritti civili, non virare a “sinistra” per esserne l’interprete.  Anzi la scommessa è riuscire a mantenere viva l’attenzione e il consenso che hanno reso competitivo Renzi alle primarie e che non può essere con grande superficialità derubricato come il tentativo della destra di sabotare il percorso del centrosinistra. Sì, qualche episodio può esserci stato; sicuramente però poca cosa rispetto un interesse manifestato da certi mondi che fino ad ora ci avevano ampiamente ignorato. Questo lo si potrà fare usando un linguaggio nuovo e proponendo politiche innovative, impresa più che alla portata del miglior Bersani. Lo si potrà ottenere interpretando fino in fondo il ruolo di partito RIFORMISTA che il PD si era dato.
Così come è indispensabile non far venir meno la necessità di un certo cambiamento di classe dirigente. Se qualcuno pensa che il consenso di Bersani equivalga ad una specie di moratoria nei propri confronti, sbaglia. Che certi nomi, proprio perché eccellenti e famosi, debbano lasciare spazio ad altri è e rimane una priorità per essere credibili nella voglia  di innovare. Così come, in mancanza di una riforma seria della legge elettorale, l’individuazione attraverso un percorso condiviso dei futuri probabili parlamentari.
Potrebbe essere obiettato: ma se si chiede a Bersani di fare molte delle cose proposte da Renzi, non poteva essere direttamente Renzi a farle? Pur rispettando il Sindaco di Firenze, ritengo che avrebbe avuto una qualche difficoltà in più a interpretare alcune istanze che invece sono meglio individuabili nel Segretario nazionale, fra tutte la necessità di marcare una chiara proposta di centrosinistra, fortemente alternativa al centrodestra e ala lega.
I giorni che ci aspettano sono cruciali sia per il voto nazionale che per quello regionale. In molti dei sostenitori di Bersani, io fra questi, ci adopereremo perchè venga attuato questa innovazione nel nostro partito e nella coalizione, interpretando fino in fondo il concetto “bersaniano”: non ci deve essere l’uomo solo al comando, o peggio, aggiungo io, l’uomo solo circondato dai pochi e soliti amici, bensì il leader di un partito che sa riassumere  il meglio sia di chi lo ha votato, sia di chi ha fatto una scelta diversa, ma che ora ne riconosce l’autorevolezza e la guida.

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Solo un PD unito dietro al leader riconosciuto dalle primarie può vincere le elezioni

Domenica scorsa più di 3 milioni di persone si sono recate  ai seggi per le primarie del centrosinistra. Mercoledì nel confronto tv, Bersani e Renzi, vincitori del primo turno, hanno dato vita ad un momento di autentica politica, dove non si sono risparmiati qualche gomitata, ma dove è prevalso un senso di appartenenza e una solidità di proposta.
Poi . . .in molti hanno esagerato, hanno speso tempo ed impegno a delegittimare “l’altro” candidato in modo francamente insopportabile ed inaccettabile. Veramente non ci si rende conto che esasperare in un senso o in un altro il tema delle “regole” significa rischiare di disperdere quel patrimonio di attenzione e affidabilità conquistato poco a poco e con fatica? Alcuni sembrano dimenticare la grande e fondamentale deroga approvata dall’assemblea nazionale allo statuto per permettere a Renzi e alla Puppato  di partecipare alle primarie, gesto da apprezzare per il coraggio e spirito di apertura. Altri sembrano temere troppo complotti, sabotaggi o chissà quale inquinamento dei risultati.
Sinceramente penso che Bersani dovrebbe liberarsi e alla svelta di certi supporter che chiaramente si aggrappano alla sua candidatura come ancora di salvataggio. A livello nazionale cito Bindi come esempio: le sue ultime apparizioni pubbliche non fanno che evidenziarne l’attuale inadeguatezza. Ma anche ai livelli locali non mancano gli aspiranti candidati che si inventano i fan club più disparati pur di dimostrarsi più bersaniani di Bersani.
Renzi deve essere un po’ più umile. Se sul tema delle regole può avere una qualche ragione, sul modo di “forzare” delude. Se, e sono convinto che sia  così, il partito ha bisogno di snellirsi e rinnovarsi, non è disconoscendone l’autorevolezza degli organi che si attua il cambiamento, ma confrontandosi in congresso. Questo distingue un partito da un movimento personalista, cosa che il PD non è e non vuole essere. Consiglierei in questo caso a Renzi di tranquillizzare Reggi, per fare un esempio anche fra i suoi,  richiamandolo ad una maggior prudenza.
I due candidati in questo ultimo giorno di confronto abbassino i toni e tornino a evidenziare la particolarità della loro proposta, smettano di delegittimare l’altro. Ma soprattutto dicano ai loro sostenitori che se pensano di conquistare seggi e ruoli in base alle ferite riportate nella battaglia  delle primarie da mostrare come medaglie, sono fuori strada. Perché se qualcuno crede  che da lunedì ci si conta fra due fazioni troverà molti a contrastalo e a ribadire che solo un PD unito dietro al leader riconosciuto dalle primarie può vincere le elezioni. Da lunedì dovranno trovare spazio quelle persone che in questi giorni si sono confrontate in modo franco, anche duro, ma rispettoso, e che soprattutto si sono mosse  sentendosi sempre pienamente parte del PD.

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