Archivi del mese: novembre 2012

Pronti al ballottaggio…e al dopo!

Prima che parta la macchina del ballottaggio (e facciamo tutti in modo che mostri il meglio del PD), è necessario fissare alcuni punti che, a mio giudizio, emergono in modo chiaro da queste consultazioni. A partire dalla partecipazione al voto, non scontata in partenza. Anzi in un momento di disaffezione, o addirittura avversione, verso la politica in molti hanno aderito alle primarie come volontà di riaffermare la voglia di decidere. Il dato fra l’altro ha si portato ad un buon risultato di Matteo Renzi, ma non ha messo all’angolo Pierluigi Bersani che in ogni caso ha marcato un certo distacco dal suo maggior competitore. Nichi Vendola ha raccolto il suo voto (dopo aver fatto poesia per un mese fa sorridere il suo richiamo alla concretezza), Laura Puppato e Bruno Tabacci  hanno contributo a dare autorevolezza alla competizione.
Il risultato evidenzia innanzi tutto un aspetto: mai come in questa occasione l’indirizzo di voto dei “maggiorenti” del partito ha avuto uno scarso effetto. Sia perchè alcuni hanno deciso semplicemente di dire pubblicamente per chi avrebbero votato, senza per questo farlo diventare motivo di battaglia quotidiana, sia perchè in queste primarie gli iscritti e i simpatizzanti hanno potuto giocarsela alla pari, anzi in molte occasione con la loro freschezza ed entusiasmo hanno mosso più di un “certo” apparato piuttosto grigio e fiacco. Il voto in determinati territori del Paese lo dimostra con grande evidenza.
Il risultato dà fiducia all’esperienza e alla concretezza della proposta, ma nello stesso tempo chiede ricambio di classe dirigente e coraggio nel programma.
Se il ballottaggio verrà vinto da Bersani, non potrà non mantener fede alla promessa fatta di rinnovamento, anzi in questa settimana dovrà ribadirla con forza, così come non potrà non rispolverare con grande coraggio il miglior Bersani, quello delle liberalizzazioni e dell’innovazione del nostro Paese. Se vincerà Renzi, non dovrà pensare di imbarcarsi, con la squadra dei fedelissimi, in un’avventura  quasi solitaria, ma costruire intorno a sé quell’unita del Pd prima, e di tutto il centrosinistra poi, indispensabile per vincere le elezioni.
È necessario tenere a bada i supporter dalle prime uscite televisive di ieri: alcuni di loro dell’una e dell’altra parte sono stati veramente penosi. Così come sui social network sono comparsi commenti che in alcuni casi, visti gli autori, sono sinceramente imbarazzanti. In gioco non ci sono i posti da ministro o, scendendo di livello, da candidati. Altra sarà la dinamica al riguardo. Perchè se tutto il gran parlare di cambiamento si riducesse alla nascita di due nuove “correnti”, credo che avremmo fatto il primo passo verso la sconfitta. Il voto è stato catalizzato dai candidati, a loro va ascritto il risultato, non a questo o quel sponsor.
A tutti noi spetta il compito di rafforzarli e condurli ad una progressiva convergenza. Essere partito plurale e grande significa sapersi confrontare sul serio, ma anche riconoscersi reciprocamente senza indugi o imbarazzi.
I milioni di italiani che hanno dato vita alle primarie ci consegnano una grande responsabilità, quella di interpretare fino in fondo il ruolo di partito di riferimento del centro sinistra. Da noi dipenderà la vittoria alle prossime elezioni, non possiamo fallire, non per noi, ma per il nostro Paese!

Pubblicato in Blog Dem, Idee e politica | Taggato , , , , , , , , | Lascia un commento

Ed ora al voto!

Ed ora al voto. È dalla loro “invenzione” che non assistiamo a delle primarie nazionali  del PD dall’esito incerto. Si sono sempre tenute elezioni scontate, dove il risultato si conosceva, eccome. L’unico dubbio era la percentuale ottenuta dai candidati  minori, ai quali spettava più  il ruolo di giustificare le primarie stesse, che di partecipare realmente. La competizione vera l’abbiamo sperimentata in alcune realtà locali, anche importanti come Milano e Genova, registrando a volte  esiti in parte inaspettati. A “perdere” in molti di questi  casi sono stati i candidati del PD, vittime di divisioni e incapacità di presentare una proposta autorevole e unitaria. A sorpresa anche Matteo Renzi vinse le primarie nei confronti di Lapo Pistelli per la scelta del Sindaco di Firenze. Poi le elezioni, quelle decisive, si sono vinte.
Non mi preoccupo quindi dell’esito incerto del voto di domenica, anzi sottolineo anch’io che questo fermento ha fatto bene al PD, riportandolo al centro dell’attenzione e marcando la differenza rispetto ad altri. Se le “nostre” regole sono un po’ barocche, meno male che non bisogna portare le ultime radiografie, come non sottolineare la differenza della serietà di organizzazione rispetto i gazebo volanti della Lega, dove si è animato il sogno di Maroni con una folcloristica messa in scena, o all’approccio “fantozziano” del PDL, dove sembra non si sia capitata la differenza tra candidati ed elettori.
Ma torniamo a noi. Aver aperto alle primarie è stato un modo intelligente di rispondere sia all’antipolitica che ad un’idea “tecnicistica” della politica stessa. Chiamare i cittadini a concorre concretamente nella scelta del candidato premier, uscendo da statuti di partito e discussioni “interne”, è stato un atto di coraggio concreto, un evidente momento di discontinuità vera rispetto al passato. Chiunque perda penso deve sentire il giorno dopo l’obbligo di mettersi al servizio di chi ha vinto, sia per quelli che hanno lanciato la sfida, sia di chi l’ha accettata. Così come si è voluto  riscattare il ruolo dei partiti e del voto. Si è detto un chiaro NO ad una deriva istituzionale dove qualcuno, persino in campagna elettorale, lavora ad una soluzione “tecnica”. Si è ribadito che la guida del Paese va affidata a chi è scelto dai cittadini.
E qui c’è un nodo ancora irrisolto: la legge elettorale. Spero che i parlamentari, anche i nostri, si rendano conto che non cambiare la legge  significa regalare all’astensione e al voto di protesta un altro 10%. Se ciò avvenisse, dovrai, caro PD, inventarti le primarie per la scelta dei candidati, per dimostrare che si fa sul serio (volontari fatevi coraggio!).
Domenica, quindi, al voto. Convinciamo i nostri conoscenti a farlo, facciamo diventare le primarie una grande prova di democrazia partecipativa. Io, come ho tempo fa spiegato, voterò Bersani, ma assieme a tanti lavorerò perché nel PD, accanto all’autorevolezza della guida, si attui un vero rinnovamento in donne, uomini e idee e si sappia fare sintesi di tante sacrosante istanze che i diversi candidati che domenica si confronteranno hanno sollevato e che possono realmente rappresentare l’ossatura di un centrosinistra riformista e capace di reggere la sfida del cambiamento.

Pubblicato in Blog Dem, Idee e politica | Taggato , , , , | Lascia un commento

La società cambia e la politica non deve restare indietro

Vi segnalo il mio intervento al convegno organizzato dal Gruppo PD Lombardia su “Invecchiamento attivo. Come conciliare l’invecchiamento attivo, il lavoro, il welfare familiare e il volontariato“.
Il nostro primo compito? Una rilettura del contesto socio-economico, in Italia e anche in Lombardia. Dobbiamo prendere atto di una società diversa rispetto a quella del passato e questo riguarda le politiche socio sanitarie, ma anche il lavoro, i servizi, le infrastrutture.

Pubblicato in Idee e politica, Sanità e welfare | Taggato , , , , , , , | Lascia un commento

È il momento delle scelte

Ora è ufficiale in Lombardia si vota il 10 e l’ 11 febbraio 2013. Quali saranno gli schieramenti in campo è un po’ meno chiaro. Maroni o Albertini? Lega e PDL uniti o divisi? Cosa faranno i neo centristi? E nel centrosinistra chi guiderà la competizione il civico: Ambrosoli o un esponente del Pd?
Rivendico con orgoglio il ruolo e il lavoro che il partito al quale appartengo ha svolto in questi anni. Lo ha fatto in condizioni difficili, stando sui territori e incontrando le persone, i loro bisogni, le loro difficoltà. Lo ha fatto mettendoci la faccia dei suoi rappresentanti, anche quando mettere in discussione Formigoni e il suo “governatorato” suscitava più compassione che interesse. Se un ciclo è terminato non è solo per demerito  di chi amministrava, ma anche per merito di chi non ha perso occasione per stigmatizzare comportamenti e ingiustizie, favori e omissioni. Per questo motivo in questo momento non accetto lezioni, ma suggerimenti, apporti, indicazioni. C’è chi ha accusato l’opposizione, e quindi soprattutto il PD, di essere stata troppo timida in questi anni. Lo fa dalle sedie dei Consigli di Amministrazione di Società, Banche, Gruppi Editoriali. Lo fa, nel migliore dei casi, senza aver detto nulla in tutti questi anni, a volte avendo anche convissuto con un sistema in nome del rispetto delle istituzioni o della presunta superiorità dell’interesse dell’economia sulla politica.
Dobbiamo avere il coraggio di rispondere con forza e sdegno a questa accusa, dicendo chiaramente che se si vuole costruire, come spero, un percorso insieme lo si deve fare partendo da una base di chiarezza e rispetto del  lavoro fatto.
Nei prossimi giorni, forse anche nelle prossime ore, ci troveremo davanti a decisioni rilevanti . Non penso che l’importanza della competizione possa giustificare lo stare zitti, o l’accettare qualsiasi decisione. È il momento delle scelte, manifestate con chiarezza, non nascoste dietro documenti di intenti o sigle di rito. Dobbiamo una volta per tutte dire se vogliamo in modo democratico scegliere il candidato presidente di Regione Lombardia per il centro sinistra attraverso delle primarie vere, alle quali il PD partecipa con un proprio esponente in virtuosa alternativa ad altre proposte di partito e di una o più espressione civica, o si allinea a delle primarie di “condivisione” sostenendo fin da subito una forte proposta esterna. Non nascondo che preferirei la prima ipotesi, se non altro per permettere al civismo di poter manifestare tutta la sua capacità di mobilitazione e di coinvolgimento. Ma non mi fermo lì, voglio andare oltre, capire se la seconda può essere parimenti percorsa con eguale determinazione e coraggio. Lo faccio anche perché vorrei ricordare a tutti che anche chi ha scelto di militare nel PD si sente profondamente “civico”, se non altro perché vive, lavora in mezzo alla gente e semplicemente dedica anche tempo ed energia nell’impegno politico, a volte avendo dei riconoscimenti, altre semplicemente mettendosi a disposizione.
Non conosco l’avvocato Ambrosoli. Ho ben presente la “storia” di suo padre e l’esempio di etica civile che ci ha dato. Conosco la sobria caparbietà con la quale ha voluto farla conoscere, come esempio e sprone in un momento di grande crisi morale, specie per i giovani. Penso possa essere una risorsa importante. A condizione però che sappia liberarsi non tanto dai partiti che lo sostengono, ma dalla stessa società civile che lo esprime. Proprio perché in questo momento c’é un estremo bisogno di un presidente di Regione libero da provenienze, anche se nobili, anche se virtuose o semplicemente importanti. C’è bisogno di un lettore della Lombardia, anche la più profonda, che solo il radicamento di chi vive i territori e non semplicemente “opera” sui territori, può dare. In questo senso ha bisogno dei partiti e principalmente del PD. Senza questo riconoscimento, senza questo coraggio si potranno dare vita a varie operazioni, raccogliere importanti adesioni, a onor del vero non sempre “fresche”, ma difficilmente si potrà saldare un progetto politicamente forte e coeso, capace di cambiare in meglio la politica nella nostra Regione, capace di sancire una cesura con il passato, capace di cambiare nel profondo non solo i nomi dei ruoli istituzionali, ma il tessuto lombardo, società civile compresa.
Il PD non è in cerca di posti, non vuole prenotare poltrone, vuole costruire un programma politico e assumersi le responsabilità che competono alla maggior forza politica del centro sinistra che non può essere ridotta a semplice portatrice di voto. Lo deve a chi in questi anni lo ha rappresentato, a chi con fiducia lo ha votato e all’idea stessa che la politica non è una cosa sporca, ma che ha bisogno di essere riscoperta e riconsegnata al controllo vero dei cittadini. Questo sono convinto i partiti lo possono fare molto meglio e con maggior garanzia di un qualsiasi patto civico, proprio perché se vogliono sanno aprirsi ed essere accoglienti.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , , , , | Lascia un commento

Cura e ricerca: il mio intervento su cittadini, sanità e regioni

Per troppi anni, nella sanità lombarda, è mancata una vera programmazione. Alcune strutture private hanno realizzato  sinergie fra loro,  mentre il rapporto fra e con le strutture pubbliche è rimasto troppo frammentario. Ora la necessità è prima di tutto quella di valorizzare le strutture pubbliche.
L’obiettivo è quello di creare un sistema di ricerca e cura  innovativo in grado di competere anche in Europa. Ad essere valorizzato deve essere il ruolo della ricerca, che nel comparto sanitario in Italia da le maggiori performance, non dimenticandosi degli interventi di umanizzazione della cura.

Qui il mio intervento al convegno “Quando la cura incontra la ricerca” che come Gruppo PD Lombardia abbiamo organizzato a Milano insieme al Forum Salute e Welfare

Pubblicato in Idee e politica, Sanità e welfare | Taggato , , , , , | Lascia un commento