Formigoni e Maroni: un patto politico basato sul ricatto. Noi pronti alle dimissioni e al voto

L’accordo raggiunto tra Roberto Formigoni e la Lega di Maroni è la massima esemplificazione del degrado politico nel quale il centro destra ci ha condotto. Due sono gli elementi inaccettabili.
Da un lato un Presidente di Regione, e smettiamola di chiamarli Governatori, che di fronte ad una vera e propria epidemia di reati contestati a Lui e a esponenti della sua maggioranza continua imperturbabile a rivendicare capacità di buon governo. Il solo sospetto di condizionamento da parte della malavita organizzata dovrebbe condurlo a sciogliere immediatamente il Consiglio, cosa che  avrebbe già dovuto fare per la vicenda Daccò e tutti i fatti precedenti. È questa la palese dimostrazione che dopo quasi 20anni di gestione di potere “vero”, Formigoni ha completamente perso il senso del ruolo ricoperto, confondendo se stesso e il proprio futuro con quello di Regione Lombardia. Si tratta di una vera e propria patologia pericolosissima per lui, e mi dispiace, e devastante per l’istituzione, e di questo sono profondamente indignato.
Di contro ci troviamo di fronte ad un patto politico fra PDL e Lega, o meglio in questo tempo di personalizzazione della politica, tra Formigoni e Maroni basato su un evidente ricatto. Il messaggio che si sono scambiati è chiaro:  se cade la Giunta lombarda lo stesso avviene per Veneto e Piemonte e  i possibili accordi elettorali per le politiche passano attraverso un nuovo assetto politico in Lombardia. Il tutto con buona pace di veneti e piemontesi e dei rispettivi Consigli ridotti a semplici esecutori di ordini superiori.
A questo schema come gruppo del PD ci siamo ribellati con forza dimostrando concretamente la disponibilità alle dimissioni, consegnandole nelle mani del nostro capigruppo. È chiaro che senza un sussulto di dignità di parte della maggioranza non sono sufficienti per sciogliere il Consiglio. È però altrettanto chiaro che se questo non avvenisse  è necessario rivedere il modo di fare opposizione. Durissima e senza possibilità di dialogo nell’istituzione  e mobilitazione fra i cittadini nei quali è tempo di far tornare capacità di giudizio e di scelta. Il compito non facile che ci aspetta è convincere le persone che corrotta non è la politica, ma alcuni, ahimè tanti, politici, così come “marcio” non è il sistema, ma alcuni suoi rappresentanti. Sforzo immane, ma impresa doverosa per chi ha a cuore il proprio Paese. L’alternativa è infatti un’involuzione democratica magari poco percettibile e spacciata per necessita,  ma che sarebbe comunque il commissariamento della rappresentatività popolare.

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