Riforma istituzionale: maggior autonomia e gestioni chiare

Dopo anni di proclami su  federalismo e altre rivoluzioni istituzionali, ci ritroviamo ora ad avere un Governo e soprattutto l’opinione pubblica orientati a considerare Comuni, Provincie e Regioni come “concorrenti dello Stato” nell’essere il luogo del malaffare e dello spreco. Da qui un continuo richiamo ad un neo centralismo, favorito dalla crisi economica e dalla speranza deumaturgica affidata ai “professori”.
Non sono convinto che con questo spirito e soprattutto con questo Parlamento si possa affrontare in modo serio una riforma istituzionale. Lo abbiamo visto sul tema dei Comuni e delle Provincie e il modo un po’ raffazzonato, che rischia di trovare non poche contraddizioni e il pericolo di una scelta dirigistica finale, con il quale è stata affrontata la vicenda. Ora l’argomento serve a Roberto Formigoni per sviare l’attenzione su Regione Lombardia. Parlare di macro regioni è più semplice che spiegare la vicenda Maugeri o San Raffaele.

Due sono a mio giudizio le strade da seguire. Prima di tutto fare pulizia. Siccome sono convinto che le persone per bene siano di gran lunga superiori ai mascalzoni ANCHE in politica, è ora di isolare ed espellere i corrotti, gli approfittatori e i “consenzienti”.
Il Lazio non è “tutte le Regioni”, Fiorito non è “tutti i Consiglieri Regionali”. La necessità di ridurre alcune indennità (sono tre anni che il PD lombardo lo chiede!), non vuol dire che fino ad ora si è rubato. Per quanto riguarda la Lombardia, poi, una cosa deve essere chiara: il problema non è nel Consiglio, ma nella Giunta e nella maggioranza che la sostiene. È chiara l’assoluta opacità di alcune gestioni,  così come è evidente che lasciare per troppo tempo, quattro legislature, le stesse persone è oltremodo pericoloso.

Rimane poi il tema delle riforme. Uno Stato troppo centralista rimane un problema con o senza professori. Rilanciare il ruolo delle autonomie locali, razionalizzandole, evitando doppioni, ma anche riconoscendo una maggior autonomia finanziaria intesa non come aggiunta di imposte, ma trasferimento di risorse rimane una strada da seguire. Con l’obiettivo di abbattere la burocrazia e riavvicinare le istituzioni ai cittadini.
Rigore nella scelta delle persone e chiarezza nella proposta autonomista sono presupposti semplici su quali costruire una proposta di riforma del governo dei territori.

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