Archivi del mese: ottobre 2012

Non sono i cittadini a doversi “dimettere” dal voto

Lo scioglimento del Consiglio regionale lombardo e l’approssimarsi delle elezioni politiche non devono essere interpretate come la soluzione dei tanti problemi politici e sociali che viviamo. Sono un punto di snodo delicato che può lasciar trasparire soluzioni, ma anche consegnarci un quadro ancora più drammatico.
La sceneggiatura si sta facendo alquanto complicata. Ad un  Grillo che  persiste nel demolire tutto e tutti denunciando – in modo non sempre onesto – malaffare ovunque, si aggiungono un Maroni che per rianimare la Lega porta in piazza la peggior demagogia delle origini (salvo trattare di notte accordi di potere) e un Berlusconi che oramai in modo quasi  compassionevole annuncia ritiri  e rientri a seconda dell’andamento dei suoi processi. Il vuoto creatosi a destra lascia spazio a movimenti e associazioni di vario tipo. A Montezzemolo si è aggiunto Giannino che come tutti i grandi economisti “del giorno dopo” può contare sulla smemoratezza degli italiani che dimenticano quanto diceva fino a qualche anno fa sui governi di centro destra.
Il voto in Sicilia ci dà due indicazioni: governare è oggettivamente sempre più difficile perchè anche vincendo si rappresenta una minoranza dei cittadini; tra non voto e voto a Grillo la disaffezione verso la politica ha raggiunto dimensioni drammatiche.
Intanto la crisi economica penetra sempre più in profondità e fa aumentare un malessere sociale che si sta trasformando in vera e propria protesta e rabbia.
Mettere in campo una proposta politica non è facile, si tratta di vincere un’avversione preconcetta e proporre programmi capaci di raccogliere il consenso per governare. Stiamo provvedendo alle primarie nazionali. A volte i toni – specie fra i soliti ultras che sperano così di conquistare sul campo un ruolo – sono esagerati, ma lo strumento sta mobilitando persone e richiamando una ripresa di interesse. Confido che alla fine uscirà una buona scelta, ma che soprattutto tutto il valore aggiunto che in questo momento viene movimentato rimarrà come patrimonio del PD.
Anche in Lombardia dovremo scegliere in fretta. Senza inseguire il “fenomeno” che,  la storia insegna, così fenomeni non sono mai, ma individuando una persona seria, affidabile, capace di suscitare entusiasmo e tessere relazioni. Una persona che TUTTO il partito deve sostenere prima alle primarie e poi alle elezioni.
Un PD unito, una coalizione coesa e un programma sinceramente condiviso sono lo strumento adatto per competere e vincere. Dicendo agli elettori che sono i politici incapaci o disonesti a doversi dimettere e non i cittadini a “dimettersi” dal voto!

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L’addio di Silvio?

Mentre nel centro sinistra si discute sul candidato premier, con toni e modi a volte di molto sopra le righe, nel PDL è avvenuto qualcosa di importante che rischia di mutare il quadro politico più di quanto possiamo immaginare. Non hanno individuato un leader, anzi su questo si aprirà presto un confronto che prevedo piuttosto cruento, ma hanno rimosso il loro principale problema.
L’addio di Berlusconi alla politica attiva, pur ricordando che l’uomo non è un esempio di affidabilità, rappresenta per il centrodestra uno snodo. Se ne va chi ha rappresentato per loro gioie e dolori, li ha portati a momenti di indiscutibile consenso e consegnati a periodi di diffusa contestazione. Di fatto nel giro di breve tempo PDL, FLI, lo stesso UDC e i vari e crescenti “malpancisti”,  compresi Montezemolo e Giannino, potrebbe trovare per volontà o disperazione una sintesi e proporsi come forza di cambiamento della politica italiana. Rimosso il simbolo del fallimento e della loro caduta del consenso, Berlusconi, possono tentare di recuperare credibilità, anzi rappresentare addirittura la soluzione a “loro stessi”. Sullo sfondo il voler rappresentare la continuità di quel che c’è di buono nel Governo Monti e prendere le distanze dalle scelte più impopolari. Film già visto, il 1994, purtroppo con esito da tutti conosciuto, un quasi ventennio di involuzione politica e sociale.

Nel centro sinistra, e nel PD in particolare,  bisogna rispondere e subito. Innanzi  tutto chiedendo a vecchi e giovani nostalgici della “gioiosa macchina da guerra” di rimessare definitivamente quell’idea. Che vinca Bersani o che vinca Renzi la necessita è mettere in campo una proposta politica fortemente innovativa che sappia parlare ai giovani, sappia affrontare le conseguenze del perdurare di una crisi economica infinita, torni ad avere la piccola e media impresa come interlocutrice, tracci la prospettiva di un Paese innovativo in tema  di trasporti, mobilità, energia e ambiente. Idee forti, persone affidabili e innovative sono il punto di partenza dal quale costruire un’alleanza con i cittadini rappresentando un elemento di cambiamento, togliendo al centro destra questo copione e scompaginando il loro tentativo di aggregazione dei moderati.
Anche in Lombardia potrebbe avvenire il medesimo scenario, curioso il destino simile di Silvio e Roberto apparentemente diversi è in realtà “molto” uguali, ed è necessario agire tempestivamente. Il rischio, vero e pericoloso, è che quello che da molti viene descritto come un passo indietro di Berlusconi non sia invece l’unico passo in avanti che poteva fare, farsi da parte per continuare a far governare il “berlusconismo” vero pericolo per il nostro Paese.

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Ai cittadini la possibilità di scegliere se mandare a casa chi ha imbarazzato Regione Lombardia

Proprio non riesce Roberto Formigoni a rendersi conto che la parola “fine” è quanto mai prossima per lui. La dimostrazione l’abbiamo avuta ieri alla presentazione della sua nuova Giunta: “a tempo, ma altamente qualificata” l’ha definita lui.
Non ha resistito alla consueta enfasi
cercando di nascondere alcune palesi evidenze.
Alla Sanità si è chiamato una persona rispettabile e generosa, ma direttamente partecipe alla gestione del comparto degli ultimi anni. Alla Famiglia la candidata sindaco sconfitta a Rho e quindi “forte” della recente bocciatura elettorale. Qualche professore poi si trova sempre. Così come un generale usato quale sigillo di legalità. Infine qualche ex “salvato”. Fra tutti il vicepresidente leghista, messo li a controllare – ci hanno spiegato Salvini e Maroni – a quanto pare se stesso e tutto quello che fino ad ora NON ha saputo vedere.
Fossi negli altri assessori chiederei al presidente qual’è stato il criterio della selezione. Gli assessori “trombati” sono incapaci, sono “a rischio”, sono meno bravi dei tre confermati? Intanto il presidente Formigoni via twitter ci dice di divertirsi a vedere lo sconcerto dell’opposizione di fronte alla sua capacità di reazione. Mentre il vicepresidente Gibelli dichiara che la scelta della Lega serve a tenere i comunisti lontani dal potere.
Vanno avvisati di due cose. All’opposizione vi sono forze politiche che compongono il centro sinistra. Qualcosa di più, e io dico di meglio, delle vecchie categorie della politica. In piazza ci sono persone talmente esasperate che fra un po’ i nostri due eroi non potranno più scendere dai loro grattacieli e  uscire per strada senza essere pacificamente presi a male parole.
L’unico cambiamento necessario è mandare subito a casa chi ha permesso a corruzione, malaffare e persino alla malavita organizzata di prendere piede in Regione Lombardia. Venerdì (si era detto giovedì, ma figurati se Formigoni riesce a mantenere una promessa) si cercherà di cambiare la legge elettorale. Siamo disponibili a farlo, ma non a coprire un tentativo, l’ennesimo, di rimandare  la caduta. Magari dopo l’approvazione di un bilancio e dopo aver elargito, come abitudine, i soliti finanziamenti a pioggia che, si sa, in campagna elettorale possono sempre essere utili!
Quindi al voto il più presto possibile: gennaio? Il Pd e il centro sinistra stanno lavorando al loro progetto e a candidate/i. Ai cittadini la possibilità di scegliere se mandare a casa un compagine che ha scritto un’imbarazzante pagina della Regione Lombardia e scegliere con forza un nuovo corso per il nostro territorio e i nostri cittadini.

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Per la Lombardia serve una proposta completamente “diversa”

In questi giorni ricorre spesso  la frase “cambio epocale” riguardo alla caduta (a onor del vero “al rallentatore”), del Presidente Formigoni e della sua maggioranza.
In molti si stanno attrezzando per l’evento. C’è chi richiama il necessario ritorno al ruolo guida della politica, chi, pensando magari a sé, evidenzia la necessità di mettere in campo le migliori energie e competenze. Modestamente, a mia volta suggerisco alcune idee. Comincerei con il rivendicare il lavoro del gruppo consiliare. Non ci si è limitati ad una semplice opposizione, ma si sono sviluppate proposte alternative all’azione di governo. E lo si è fatto uscendo dal Palazzo e cercando il più possibile di costruire con i territori un dialogo costante e diffuso. Da qui si può partire per costruire un programma innovativo per la Lombardia, compito  che non deve essere affidato a gruppi di lavoro completamente indipendenti, slegati e decontestualizzati. Affrontare una consistente rivisitazione del sistema sanitario, riscrivere un rinnovato patto per il welfare, avere parole nuove e politiche conseguenti in tema di mobilità e trasporti, di ambiente ed energia, tornare a rivendicare con orgoglio il ruolo della Regione, tanto per fare alcuni e importanti esempi, non è compito facile. Ma anche estremamente entusiasmante.
E poi dobbiamo individuare il candidato premier del centrosinistra. Il metodo non mettiamolo in discussione: le primarie. Altre forze hanno già avanzato proposte, tutte rispettabili e significative, ma tocca al PD individuare il nome capace di vincere il confronto. In molti cercano soluzioni pensando a leader nazionali o personalità della società civile. Ragioniamoci. Di una cosa però sono convinto, indipendentemente da chi rappresenterà il centrodestra, ex sindaco o ex ministro/a che sia, noi dobbiamo avanzare una proposta completamente “diversa”. Alla figura di un Governatore, un po’ alla volta diventato la caricatura di sé stesso, distante, avvolto da un’aurea di presunta efficienza, forte di un carisma che si è trasformato in senso di onnipotenza, noi dobbiamo contrapporre un proposta “normale”. Quella di una persona, capace, preparata, ma consapevole che non le consegniamo i nostri destini, ma la responsabilità di mettere insieme persone e idee. Onestà, trasparenza, sobrietà sono le premesse dalle quali partire per innescare un’azione di buon governo. Ridare autorevolezza e riconquistare la fiducia dei cittadini è il principale compito che gli viene chiesto. Abbiamo persone adatte, sia nel gruppo consigliare, sia nel partito, sia “attorno” a noi.
Coraggio lavoriamo al progetto con l’entusiasmo e la serietà che bisogna avere quando si affrontano compiti importanti. É così che possiamo far diventare questo momento un “cambio epocale” e non solo un cambio di chi governa Regione Lombardia.

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Ora nulla potrà essere come prima

Finalmente “sembra” sia finita! Il dubbio concedetemelo perchè sui tempi, vista l’inaffidabilità degli interlocutori, qualche sospetto è più che legittimo.
Certo che l’immagine del Consiglio di martedi è l’esatta fotografia della classe dirigente che in questi anni ci ha “sgovernato”. Un Formigoni che dimissiona il Consiglio invece che dimettersi. Si erge a vittima di un sistema cinico e baro indipendente dalla sua volontà e, a suo parere, anche da quella di Dio. Non una parola su quanto successo sui fondi in sanità, su discariche, su ‘ndrangheta, ecc. Tutte questioni a lui estranee. Tuttalpiù qualche tuffo da una barca e alcune cene di troppo in cattiva compagnia le sue responsabilità. Solo questo, e che è una colpa?
Di contro la Lega con una patetica maglietta “Mafia giù le mani dal nord”. Ma chi ha governato in questi anni? Chi è stato seduto in giunta con gli inquisiti? Chi ha esponenti indagati? Non basta una una scritta per ripulirsi di tante responsabilità. Per non parlare poi del balletto sulle date di scioglimento che evidenzia come l’unico collante nella maggioranza sia il terrore di perdere il potere, che in Lombardia non è di poco conto.
La sensazione è particolarmente sgradevole, pervade il disagio a rimanere in un’Aula che sempre più puzza di marcio. C’è chi sceglie l’uscita teatrale e demagogica. C’è chi, come noi – non rinunciando a un po’ folclore, (cosa sulla quale qualche perplessità la conservo) - decide di incalzare fino in fondo una maggioranza politica regionale che non sa nemmeno andarsene dignitosamente.
Giovedì 25 ottobre è previsto il Consiglio Regionale con all’ordine del giorno la revisione della legge elettorale in particolare per eliminare il tanto vituperato listino. Poi tutti a casa. Sempre che Maroni, Formigoni e il redivivo Berlusconi non ci riservino l’ennesimo colpo di scena. Che in questo caso rischierebbe veramente di scatenare una vera e propria rivolta popolare.
Di certo in questi ultimi giorni è necessario controllare con la massima attenzione ogni atto e ogni delibera adottati. Tutto deve essere controllato in ogni minima parte per impedire gli ennesimi favori, magari giuridicamente ineccepibili, ma politicamente inaccettabili.
Di sicuro più nulla potrà essere come prima perchè all’improvviso tutti, giornalisti in prima fila, si sentono come il bambino della favola: tutti pronti a dire che il Re è nudo!

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Ora il PD non può perdere tempo

L’ultimo baluardo di un periodo politico non felice per il nostro Paese sta crollando. E come spesso avviene nel tentativo di resistere, lo sta facendo nel peggiore dei modi.
È infatti evidente che Formigoni oramai è l’ombra di quel Presidente che, anche se politicamente non condivisibile, impersonificava capacitá di governo forte di indubbia rappresentatività  e consolidato consenso popolare. Poco a poco consiglieri e assessori della sua corte sono stati travolti da accuse tra le più infamanti. La gestione della sanità, da sempre suo grande vanto, si è scoperta caratterizzata da corruzione e ladrocinio. Lui tenta di resistere fidandosi di un Maroni ancora più inaffidabile di Bossi e di un PDL sempre più nel caos, dove pur di approdare oltre confine tutti sono disposti a tutto, compreso vendere i vecchi leader.
Ma oramai il cerchio si sta chiudendo, un po’ alla volta è la solitudine la sua unica compagnia. Cosa aspetta ad avere un ultimo scatto di dignità, alzarsi, chiedere scusa, mettere fine a questa agonia che rischia di contagiare l’istituzione regionale stessa?
Di contro il PD non può perdere tempo. Da un lato deve zittire certi moralizzatori dell’ultimo momento sia interni che esterni al partito. Lo può fare con parole chiare e con scelte precise. Cominciando col dire che chi ha procedimenti giudiziari in corso è buona cosa che lasci immediatamente ogni ruolo e non si propongano per cariche future. Così come è buona cosa fin da subito stabilire il percorso per le primarie che ci portino ad individuare il nostro candidato Presidente. Niente scorciatoie o percorsi strani,  si tratta di rivendicare con determinazione il ruolo del PD unica forza che può sintetizzare la proposta politica del centro sinistra e lo si deve fare con i meccanismi di partecipazione che ci siamo dati.
Solo così si possono ricondurre le auto candidature che rischiano di trovare radici solo su un’onda “moralizzatrice” della Regione, cosa necessaria, ma non certo sufficiente per vincere le elezioni. È infatti sulla qualità di una proposta di riforma autentica dalla sanità al welfare, dallo sviluppo territoriale alle infrastrutture, dalla mobilità all’ambiente, fino ad una proposta del ruolo stesso della Regione, che si fonda un programma  politico serio e vincente.
Per farlo bisogna riaprire un dialogo virtuoso con quella parte maggioritaria e fondamentale della società lombarda
che per troppo tempo non abbiamo saputo interessare. Per essere credibili dobbiamo favorire una classe dirigente  non demagogica e capace di coniugare l’esperienza con la volontà di attuare una vera riforma della struttura organizzativa dell’istituzione. Classe dirigente che solo il PD può individuare sia al proprio interno sia aprendo con coraggio a personalità disponibili a mettere a disposizione la propria esperienza alla stagione di ” ricostruzione” che ci aspetta.

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Formigoni e Maroni: un patto politico basato sul ricatto. Noi pronti alle dimissioni e al voto

L’accordo raggiunto tra Roberto Formigoni e la Lega di Maroni è la massima esemplificazione del degrado politico nel quale il centro destra ci ha condotto. Due sono gli elementi inaccettabili.
Da un lato un Presidente di Regione, e smettiamola di chiamarli Governatori, che di fronte ad una vera e propria epidemia di reati contestati a Lui e a esponenti della sua maggioranza continua imperturbabile a rivendicare capacità di buon governo. Il solo sospetto di condizionamento da parte della malavita organizzata dovrebbe condurlo a sciogliere immediatamente il Consiglio, cosa che  avrebbe già dovuto fare per la vicenda Daccò e tutti i fatti precedenti. È questa la palese dimostrazione che dopo quasi 20anni di gestione di potere “vero”, Formigoni ha completamente perso il senso del ruolo ricoperto, confondendo se stesso e il proprio futuro con quello di Regione Lombardia. Si tratta di una vera e propria patologia pericolosissima per lui, e mi dispiace, e devastante per l’istituzione, e di questo sono profondamente indignato.
Di contro ci troviamo di fronte ad un patto politico fra PDL e Lega, o meglio in questo tempo di personalizzazione della politica, tra Formigoni e Maroni basato su un evidente ricatto. Il messaggio che si sono scambiati è chiaro:  se cade la Giunta lombarda lo stesso avviene per Veneto e Piemonte e  i possibili accordi elettorali per le politiche passano attraverso un nuovo assetto politico in Lombardia. Il tutto con buona pace di veneti e piemontesi e dei rispettivi Consigli ridotti a semplici esecutori di ordini superiori.
A questo schema come gruppo del PD ci siamo ribellati con forza dimostrando concretamente la disponibilità alle dimissioni, consegnandole nelle mani del nostro capigruppo. È chiaro che senza un sussulto di dignità di parte della maggioranza non sono sufficienti per sciogliere il Consiglio. È però altrettanto chiaro che se questo non avvenisse  è necessario rivedere il modo di fare opposizione. Durissima e senza possibilità di dialogo nell’istituzione  e mobilitazione fra i cittadini nei quali è tempo di far tornare capacità di giudizio e di scelta. Il compito non facile che ci aspetta è convincere le persone che corrotta non è la politica, ma alcuni, ahimè tanti, politici, così come “marcio” non è il sistema, ma alcuni suoi rappresentanti. Sforzo immane, ma impresa doverosa per chi ha a cuore il proprio Paese. L’alternativa è infatti un’involuzione democratica magari poco percettibile e spacciata per necessita,  ma che sarebbe comunque il commissariamento della rappresentatività popolare.

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PD, la riprova che in politica NON sono tutti uguali

La giornata di sabato ci ha regalato una cronaca politica particolarmente rappresentativa del momento che stiamo vivendo e sulla quale vale la pena fare una breve riflessione.
Da un lato il PD. Tutti si aspettavano un sabato 6 ottobre caldissimo e un’assemblea nazionale particolarmente vivace. Di fatto tutto si è svolto con tranquillità, e l’unico fatto concreto è stato l’approvazione della deroga statutaria che permette a Renzi e altri del partito di candidarsi. Una buona partenza quindi? Sì, se alcune/i esponenti della vecchia guardia stessero un po’ zitti e se Vendola invece che non perdere occasione per impartire lezioni ai democratici desse un buon esempio e, data la sua vicenda giudiziaria, evitasse di candidarsi e di disegnare un’idea di sinistra nella quale il PD non può e non deve riconoscersi. È chiaro che ora, oltre alla scelta del candidato premier, è sulla capacitá di una proposta programmatica seria, affidabile e realmente riformista che si costruisce una possibile alleanza e si compete seriamente alla guida del Paese.
Di contro ecco ricomparire vecchie glorie della vecchia alleanza di Governo. Oramai nel PDL l’unica libertà è quella di dire e fare quello che si vuole. In attesa di sapere cosa farà Berlusconi non c’è giorno che qualcuno dia vita a qualche iniziativa politica individuale. Non ultimo l’ex ministro Tremonti. Davvero incredibile la sua prolusione su presente e futuro. Da ministro economico degli ultimi anni credo sia uno dei maggior responsabili della situazione italiana. A volte almeno il buon gusto di stare zitti invece che fondare un nuovo movimento non sarebbe male.
Ma ancor di più a suscitare incredulità e, se non si trattasse di politica, ilarità è il raduno veneziano della Lega. Sentire vecchi slogan semplicemente riverniciati e vedere l’ex ministro degli interni Maroni, riciclato come improbabile sostituto di Bossi, usare i toni tracotanti da Bar dello sport della Lega delle origini deve far riflettere. Riflettere sul tradimento che la Lega ha operato in 20 anni di governo a tutti i livelli, nei riguardi del Nord e dei suoi abitanti.
Assenti per un giorno Casini, Montezemolo, Giannino e “qualche” Ministro in attesa di candidatura, e i loro progetti di nuovi soggetti politici.
Non pervenuti Grillo, si sa gli autori dei comici non possono scrivere testi a getto continuo, un po’ di pausa ogni tanto serve anche a Di Pietro.
Pur con la soggettività di giudizio che mi può essere imputata, penso di poter dire che il PD sta mostrando un’indubbia diversità nel voler essere unito e nell’essere serio nella proposta. A riprova che in politica NON sono tutti uguali.

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Riforma istituzionale: maggior autonomia e gestioni chiare

Dopo anni di proclami su  federalismo e altre rivoluzioni istituzionali, ci ritroviamo ora ad avere un Governo e soprattutto l’opinione pubblica orientati a considerare Comuni, Provincie e Regioni come “concorrenti dello Stato” nell’essere il luogo del malaffare e dello spreco. Da qui un continuo richiamo ad un neo centralismo, favorito dalla crisi economica e dalla speranza deumaturgica affidata ai “professori”.
Non sono convinto che con questo spirito e soprattutto con questo Parlamento si possa affrontare in modo serio una riforma istituzionale. Lo abbiamo visto sul tema dei Comuni e delle Provincie e il modo un po’ raffazzonato, che rischia di trovare non poche contraddizioni e il pericolo di una scelta dirigistica finale, con il quale è stata affrontata la vicenda. Ora l’argomento serve a Roberto Formigoni per sviare l’attenzione su Regione Lombardia. Parlare di macro regioni è più semplice che spiegare la vicenda Maugeri o San Raffaele.

Due sono a mio giudizio le strade da seguire. Prima di tutto fare pulizia. Siccome sono convinto che le persone per bene siano di gran lunga superiori ai mascalzoni ANCHE in politica, è ora di isolare ed espellere i corrotti, gli approfittatori e i “consenzienti”.
Il Lazio non è “tutte le Regioni”, Fiorito non è “tutti i Consiglieri Regionali”. La necessità di ridurre alcune indennità (sono tre anni che il PD lombardo lo chiede!), non vuol dire che fino ad ora si è rubato. Per quanto riguarda la Lombardia, poi, una cosa deve essere chiara: il problema non è nel Consiglio, ma nella Giunta e nella maggioranza che la sostiene. È chiara l’assoluta opacità di alcune gestioni,  così come è evidente che lasciare per troppo tempo, quattro legislature, le stesse persone è oltremodo pericoloso.

Rimane poi il tema delle riforme. Uno Stato troppo centralista rimane un problema con o senza professori. Rilanciare il ruolo delle autonomie locali, razionalizzandole, evitando doppioni, ma anche riconoscendo una maggior autonomia finanziaria intesa non come aggiunta di imposte, ma trasferimento di risorse rimane una strada da seguire. Con l’obiettivo di abbattere la burocrazia e riavvicinare le istituzioni ai cittadini.
Rigore nella scelta delle persone e chiarezza nella proposta autonomista sono presupposti semplici su quali costruire una proposta di riforma del governo dei territori.

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