Primarie: il mio appoggio a Bersani (con una riserva)

Ho faticato non poco a decidere chi appoggiare alle prossime primarie. Non è che non ho dormito la notte, però, per la prima volta, ho provato una grande indecisione. Per due motivi. Partiamo dalla costituzione dei “fans  club”.
Da Renzi tanti giovani entusiasti, accompagnati da non pochi professionisti del “rinnovamento”, impegnati nel tentare di cavalcare da più di 10 anni ogni novità, e da qualche tentennante salta fosso in cerca di posti sicuri. Con Bersani tante persone serie ed impegnate, anche giovani, ma  con un fastidioso tentativo di una “vecchia” classe dirigente, convinta di trovarsi di fronte alla battaglia per la sopravvivenza e di appropriarsi della candidatura.
Passiamo al tema delle proposte che rischiano di essere riassunte così: per Renzi nella voglia di cambiare ADESSO e per Bersani nella COMPETENZA. Temi che, sia pur sotto traccia, i due velatamente si rinfacciano.

In concreto mi sono deciso a dare il mio appoggio a Bersani, con una riserva però che mi auguro sappia superare in queste settimane.
I temi posti da Renzi devono diventare la premessa della competenza di Bersani. Il Segretario, accettando le primarie e applicando lo statuto, deve affrontare in mare aperto la competizione. Lo deve fare dimostrando di saper valorizzare nuove competenze e lasciare – senza mortificarne il lavoro, ma consegnandolo alla storia – a riposo una classe politica onnipresente da troppi anni. E questo deve avvenire sia a livello nazionale che ai livelli locali.
Con questa premessa, deve rispolverare il Bersani delle liberalizzazioni e del “giro” con Letta dei distretti industriali. Il Bersani capace di parlare ai lavoratori, ma anche all’impresa, il Bersani  non condizionato dalle forze sociali, ma capace di interpretarne i bisogni,  il Bersani che si assume la responsabilità del sostegno ad un governo tecnico invece di  scegliere la scorciatoia delle elezioni anticipate.

Una certa “sensibilità” all’interno del partito, nella quale convintamente mi riconosco, credo che in questo momento debba dare il suo contributo per impedire al PD di intraprendere una deriva progressista che in realtà guarda al passato, anche se sostenuta da “giovani” più o meno turchi,  invece che guardare al futuro e alla continuazione di un percorso “riformista”. Su questo, dopo le elezioni che DOBBIAMO vincere, nel congresso di partito mi auguro si incontrino molti che in questo momento sono su posizioni diverse, ma che guardano al medesimo obiettivo, cambiare per davvero il nostro Paese.
Ecco perchè durante questo periodo è importante che prevalga in entrambi i comitati dei sostenitori lo spirito di dialogo e di collaborazione, mettendo da all’angolo chi coltiva disegni di esclusione.

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3 risposte a Primarie: il mio appoggio a Bersani (con una riserva)

  1. Louise Bonzoni scrive:

    Caro Gianni,
    è pensare che avrei scommesso che avresti fatto come me: avresti aspettato il 6 per capire se le primarie finalmente si sarebbero decise e con quali regole.
    Perchè ad ora non si sa che cosa deciderà l’assemblea nazionale e cioè se modificherà lo statuto per permettere al segretario di attuare ciò che imprudentemente ha promesso oppure se non lo farà consegnandoci le sole primarie di coalizione.
    Ancora: saranno primarie di coalizione oppure una “cosa deforme” interna al PD, infatti i competitors esterni, quelli per intenderci della COALIZIONE CHE NON C’E', non è che siano molto dichiarati.
    Questa corsa ai comitati, il proliferare di candidature del PD danno solo l’impressione di una resa dei conti tutta interna, di posizionamenti precongressuali, ci si dimentica che queste primarie – semmai vi saranno – devono servire alla scelta di un candidato premier competente e credibile anche sul fronte internazionale, pertanto era preferibile la discussione su temi, su idee per una Italia da parte di un premier.
    Un candidato da statuto c’è già ed è il SEGRETARIO, tutto questo caravanserraglio non ha alcun senso, se non sviare da ciò che tanti chiedono e cioè LE PRIMARIE PER I PARLAMENTARI, che sarebbero servite a cambiare questa classe dirigente di NOMINATI che ormai son troppo logorati. I territori avrebbero finalmente avuto l’opportunità di esprimere delle candidature per le liste, senza dover sopportare “paracadutati” imposti dalla segreteteria romana. Vorrei ricordare che nel nostro collegio avevamo candidati poi eletti un tal Lusetti ed una tal Binetti, passati in seguito ad altro “lido”, a discapito di altre persone della Lombardia validissime.
    Che succede poi se a metà ottobre ci piazzano la nuova legge elettorale?
    Con stima e simpatia Louise
    Ci scusiamo con i nostri iscritti, simpatizzanti ed elettori per tutte le controversie, le liti, gli improperi, con un: “Scusate ragazzi abbiamo solo scherzato”?

  2. Laura Venturi scrive:

    Caro Gianni,
    non posso che condividere l’auspicio con il quale concludi le tue riflessioni affinché i comitati per Renzi e Bersani siano mossi da spirito di dialogo e di collaborazione.
    Quello che mi ha spinto ad entrare nel PD nel 2008, non avendo fino ad allora mai avuto tessere di partito, è proprio l’idea che il Partito Democratico potesse essere il luogo nel quale fare sintesi delle diverse provenienze e storie di ciascuno per costruire, INSIEME, una nuova storia. Una storia per il futuro della nostra città e del nostro paese.
    A volte non è andata così, ed ho visto storie e appartenenze trasformarsi in solchi quasi invalicabili tra le persone, minando alla base quell’idea collaborazione di cui tu scrivi.
    Altre volte, invece, il PD è stato quel luogo di incontro e di creazione di nuove strade che tanti, come me, avevano immaginato per diventare quello per il quale è nato, un grande partito riformista capace di far entrare in se identità diverse e di elaborarle superandole verso un progetto nuovo.
    Io sono tendenzialmente ottimista e spero prevalga l’unione rispetto alla divisione, la collaborazione rispetto alle lotte intestine. Sono ottimista, malgrado tutto.
    Per le prossime primarie ho scelto di sostenere Matteo Renzi, non solo con le parole ma con l’impegno attivo nel comitato Brescia per Renzi.
    Ma più do ogni altra cosa ho deciso di sostenere il PD, partito che ho scelto, verso quella strada di rinnovamento da troppo tempo auspicata ed ancora inattuata.
    Prima della bellissima serata di sabato, nella conferenza del comitato, i giornalisti sembravano molto preoccupati di avere da noi in anteprima una specie di “toto presenze” (e toto assenze) dei big in sala.
    Ho risposto, e con me gli altri amici del comitato, che per la sera del 22 mi sarei augurata di vedere l’auditorium del liceo Leonardo pieno non tanto di “big” (anche perché devo ancora capire cosa rende “big” una persona) ma di donne, di genitori e di giovani.
    E’ stato così, e ne sono felice.
    Da qui mi piacerebbe si costruisse insieme, sostenitori di Renzi e sostenitori di Bersani, un progetto nuovo capace di mettere al centro le persone e di riavvicinare uomini e donne, giovani e anziani all’idea di politica come luogo nobile dell’agire dell’uomo e non come luogo di potere, di spreco e arroganza.
    Chiudo, oltre che con la rinnovata condivisione dell’auspicio verso il dialogo e la collaborazione, con un unico dubbio quando, nelle tue riflessioni, parlando dei partecipanti alla serata di sabato, descrivi “tanti giovani entusiasti, accompagnati da non pochi professionisti del “rinnovamento”, impegnati nel tentare di cavalcare da più di 10 anni ogni novità, e da qualche tentennante salta fosso in cerca di posti sicuri”.
    Come quarantatreenne (quindi non più “giovane”), donna, madre, lavoratrice, appassionata di politica solo da pochi anni e non alla ricerca di un posto sicuro, fatico e non poco a ritrovarmi nella tua descrizione, e penso molte altre amiche e amici con me.
    Forse puoi aiutarmi.
    Con stima e amicizia.
    Laura Venturi

  3. Giuseppe Giuffrida scrive:

    Credo nella serietà di Bersani, nella sua onestà, nella semplicità del suo pensiero e delle sue parole.
    Sono caratteristiche che ho sempre ricontrato in te.
    Mai presenzialisti, mai ossessionati dal consenso “necessario”.
    Sobrietà, eleganza, bontà.
    Ci attendono tempi duri, la stessa unità del progetto PD è minata da subdole fazioni.
    Bersani, in questa fase, è garanzia anche di innegabile autorevolezza.
    Ma la sfida di Renzi giova al PD. Perchè serve a riflettere anche e soprattutto sui temi.
    Quelli strillati e quelli sottaciuti.
    E la Politica non la si fa con gli spot, ma con la costante opera di mediazione avendo un faro comune: la Costituzione.
    Ed ogni sbandierata rivoluzione faccia i conti con le innumerevoli povertà dei nostri tempi.
    E cedano il passo,quei populismi, alla sobrietà del semplice pensiero che genera le azioni più efficaci.
    Anch’io porrò una piccola riserva: che il Segretario del Partito in cui mi riconosco sappia essere autentico promotore delle istanze dei più deboli, delle donne, degli uomini che faticano e non hanno più un filo di speranza.
    E se ciò è essere progressista, riformista, populista, o cos’altro non importa. Non importerà neanche se giovani più o meno turchi parleranno e diranno la loro.
    Voglio solo che chi è chiamato a guidare il Partito e, spero, il Paese, sappia essere, più che apparire.




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