Cosa, come e con chi: Pd, primarie e governo

Il momento economico che stiamo attraversando rimane particolarmente difficile e richiede ancora misure adeguate. Certo alcuni segnali importanti si sono visti: governi che assumono provvedimenti particolarmente rigorosi, parlamenti che approvano  strutturali riforme sociali e non ultima la decisione della Germania di dare il via libera al fondo salva Stati.
Di contro si registra un crescente disagio sociale e, per quanto riguarda l’Italia, una certa difficoltà a tradurre in proposta politica decisioni assunte da un governo “tecnico”. Aleggia poi una situazione internazionale preoccupante, con i tragici fatti libici di questi giorni che ci ricordano che la primavera (araba) può tramutarsi in un gelido inverno per il mondo.
Nell’approssimarsi della campagna elettorale diventa necessario fare un po’ di chiarezza.
Il governo di “salvezza” nazionale ha dovuto proporre riforme, come nel caso del sistema previdenziale o del lavoro, in tempi rapidi che hanno lasciato alcune evidenti storture da correggere, ma che rappresentano dei punti di non ritorno. La necessità di rivedere il “sistema pensioni”, così come per il lavoro,  è da molto tempo noto alla politica e il non averlo fatto ha comportato il doverlo subire in chiave “tecnica”.
Nel programma elettorale si tratta quindi di indicare aggiustamenti, non certo cancellazioni. Anzi, parliamo del mercato del lavoro: ancora di più bisogna agire per permettere ai giovani di entrarvi e a chi ne viene espulso di essere sostenuto in attesa di un rientro. Scelte ben diverse dal solito e facile assistenzialismo che finanziando realtà oramai collassate crea il perdurare dei disagi e un enorme spreco di risorse pubbliche.
Così come affrontando la questione economica è alla piccola e media impresa che bisogna  guardare, con un’adeguata leva fiscale tesa ad incentivare ricerca, innovazione, tecnologia, qualità e di conseguenza competitività e occupazione. Non basta intervenire solo per alcune grosse realtà da sempre abituate a socializzare le perdite e privatizzare gli utili.
Di certo non è pensabile per il PD proporsi agli elettori con idee timide o contraddittorie, ma serve un messaggio forte e chiaro.
Con chi? Di certo non con chi pensa di cancellare il cambio di marcia che Monti ha imposto, con chi con la solita facile demagogia propone referendum per tornare alla solita italietta. All’interno poi non ci può essere spazio ad esponenti che fanno sponda a queste posizioni. Una volta per tutte chi pensa al PD come alla riedizione di una sinistra antistorica, aderisca a partiti che interpretano quel ruolo e smettano di appesantire un progetto che continua a voler essere innovativo.

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