Archivi del mese: settembre 2012

Primarie: il mio appoggio a Bersani (con una riserva)

Ho faticato non poco a decidere chi appoggiare alle prossime primarie. Non è che non ho dormito la notte, però, per la prima volta, ho provato una grande indecisione. Per due motivi. Partiamo dalla costituzione dei “fans  club”.
Da Renzi tanti giovani entusiasti, accompagnati da non pochi professionisti del “rinnovamento”, impegnati nel tentare di cavalcare da più di 10 anni ogni novità, e da qualche tentennante salta fosso in cerca di posti sicuri. Con Bersani tante persone serie ed impegnate, anche giovani, ma  con un fastidioso tentativo di una “vecchia” classe dirigente, convinta di trovarsi di fronte alla battaglia per la sopravvivenza e di appropriarsi della candidatura.
Passiamo al tema delle proposte che rischiano di essere riassunte così: per Renzi nella voglia di cambiare ADESSO e per Bersani nella COMPETENZA. Temi che, sia pur sotto traccia, i due velatamente si rinfacciano.

In concreto mi sono deciso a dare il mio appoggio a Bersani, con una riserva però che mi auguro sappia superare in queste settimane.
I temi posti da Renzi devono diventare la premessa della competenza di Bersani. Il Segretario, accettando le primarie e applicando lo statuto, deve affrontare in mare aperto la competizione. Lo deve fare dimostrando di saper valorizzare nuove competenze e lasciare – senza mortificarne il lavoro, ma consegnandolo alla storia – a riposo una classe politica onnipresente da troppi anni. E questo deve avvenire sia a livello nazionale che ai livelli locali.
Con questa premessa, deve rispolverare il Bersani delle liberalizzazioni e del “giro” con Letta dei distretti industriali. Il Bersani capace di parlare ai lavoratori, ma anche all’impresa, il Bersani  non condizionato dalle forze sociali, ma capace di interpretarne i bisogni,  il Bersani che si assume la responsabilità del sostegno ad un governo tecnico invece di  scegliere la scorciatoia delle elezioni anticipate.

Una certa “sensibilità” all’interno del partito, nella quale convintamente mi riconosco, credo che in questo momento debba dare il suo contributo per impedire al PD di intraprendere una deriva progressista che in realtà guarda al passato, anche se sostenuta da “giovani” più o meno turchi,  invece che guardare al futuro e alla continuazione di un percorso “riformista”. Su questo, dopo le elezioni che DOBBIAMO vincere, nel congresso di partito mi auguro si incontrino molti che in questo momento sono su posizioni diverse, ma che guardano al medesimo obiettivo, cambiare per davvero il nostro Paese.
Ecco perchè durante questo periodo è importante che prevalga in entrambi i comitati dei sostenitori lo spirito di dialogo e di collaborazione, mettendo da all’angolo chi coltiva disegni di esclusione.

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Nella vita ci vuole (anche) un po’ di poesia

Nella vita ci  vuole un po’ di poesia. Questa è di mia nipote Laura.

“Per fare un prato occorrono un trifoglio ed un’ ape.

Un trifoglio ed un’ ape.
E il sogno.
Il sogno può bastare.
Se le api sono poche”

A me è piaciuta. A voi, che non siete lo “zio”?

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Cosa, come e con chi: Pd, primarie e governo

Il momento economico che stiamo attraversando rimane particolarmente difficile e richiede ancora misure adeguate. Certo alcuni segnali importanti si sono visti: governi che assumono provvedimenti particolarmente rigorosi, parlamenti che approvano  strutturali riforme sociali e non ultima la decisione della Germania di dare il via libera al fondo salva Stati.
Di contro si registra un crescente disagio sociale e, per quanto riguarda l’Italia, una certa difficoltà a tradurre in proposta politica decisioni assunte da un governo “tecnico”. Aleggia poi una situazione internazionale preoccupante, con i tragici fatti libici di questi giorni che ci ricordano che la primavera (araba) può tramutarsi in un gelido inverno per il mondo.
Nell’approssimarsi della campagna elettorale diventa necessario fare un po’ di chiarezza.
Il governo di “salvezza” nazionale ha dovuto proporre riforme, come nel caso del sistema previdenziale o del lavoro, in tempi rapidi che hanno lasciato alcune evidenti storture da correggere, ma che rappresentano dei punti di non ritorno. La necessità di rivedere il “sistema pensioni”, così come per il lavoro,  è da molto tempo noto alla politica e il non averlo fatto ha comportato il doverlo subire in chiave “tecnica”.
Nel programma elettorale si tratta quindi di indicare aggiustamenti, non certo cancellazioni. Anzi, parliamo del mercato del lavoro: ancora di più bisogna agire per permettere ai giovani di entrarvi e a chi ne viene espulso di essere sostenuto in attesa di un rientro. Scelte ben diverse dal solito e facile assistenzialismo che finanziando realtà oramai collassate crea il perdurare dei disagi e un enorme spreco di risorse pubbliche.
Così come affrontando la questione economica è alla piccola e media impresa che bisogna  guardare, con un’adeguata leva fiscale tesa ad incentivare ricerca, innovazione, tecnologia, qualità e di conseguenza competitività e occupazione. Non basta intervenire solo per alcune grosse realtà da sempre abituate a socializzare le perdite e privatizzare gli utili.
Di certo non è pensabile per il PD proporsi agli elettori con idee timide o contraddittorie, ma serve un messaggio forte e chiaro.
Con chi? Di certo non con chi pensa di cancellare il cambio di marcia che Monti ha imposto, con chi con la solita facile demagogia propone referendum per tornare alla solita italietta. All’interno poi non ci può essere spazio ad esponenti che fanno sponda a queste posizioni. Una volta per tutte chi pensa al PD come alla riedizione di una sinistra antistorica, aderisca a partiti che interpretano quel ruolo e smettano di appesantire un progetto che continua a voler essere innovativo.

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Il PD, le primarie e i “capponi di Renzo”…

Senza usare una facile ironia, direi che la storia dei capponi di Renzo sembra diventare sempre di più l’emblema della campagna per le primarie del centrosinistra.
Nel PD invece che svilupparsi un confronto serrato ma vero, si assiste ad un confronto generazionale banalizzato su dati anagrafici invece che sul necessario ricambio di classe dirigente. Da una parte chi rischia di proporre un nuovo “pneumatico”, dall’altra chi la più acerrima conservazione. Aspettiamoci inoltre qualche passionario di ritorno, magari persino Rutelli interessato ad un rientro.
Fuori dal PD c’è la costante volontà di appropriarsi dello strumento, le primarie, per correggere la rotta del centrosinistra e condizionare le scelte del nostro partito. Ovviamente i Vendola e i Di Pietro di turno ben si guardano dall’applicare tale meccanismo all’interno del loro “personalissimo” partito. Qualcuno sa dirmi chi come e quando li ha eletti segretari o presidenti? Semplicemente, lo usano per accusare il PD di favorire una politica egemone.
Nel frattempo, lo scenario è in continuo mutamento. Sempre più prende corpo la volontà di una forza moderata, con o senza UDC, che ha la naturale ambizione di intercettare il voto in libertà, non disposta a cedere alle lusinghe di un grillismo urlante e sguaiato. Forza che, se trovasse consenso, rischierebbe di essere determinante per l’esito elettorale.
Non si faccia l’errore di pensare che la vittoria alle politiche per il centrosinistra sia facile. Non lo è per nulla. Anzi, é necessario fin da subito riappropriarci del ruolo centrale di aggregazione e di proposta che spetta al maggior partito non solo di un’area, ma del Paese. Urge cambiare tema delle primarie. Emergano le idee, le proposte, che non possono essere contrastanti, ma differenti, e soprattutto si capisca fino a dove il PD può arrivare a mediare i propri convincimenti in nome di un’alleanza. Si predispongano delle regole per le primarie rispettose della democrazia e della capacità di attrarre attenzione e adesione dei cittadini, ma che impediscano ai “cacciatori” dei nostri voti di favorire ed esasperare alcune nostre diversità interne, quasi naturali per un grande partito. Si evitino scorciatoie e si faccia quello che compete alla politica. Non è questo il momento di andare in piazza con chi protesta, è il tempo di avanzare proposte innovative capaci di porre fine al vecchio vizio di rimandare i problemi invece che affrontarli e cercare di risolverli e di evitare che le persone debbano andare in piazza a protestare.
Non c’è molto tempo. Meglio dedicarlo a costruire una proposta diversa, affidata al coraggio di esperienze unite alle novità, piuttosto che sprecarlo in duelli interni per “le poltrone” o alla ricerca di alleanze in nome di accordi di potere invece che di obiettivi condivisi.

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Gioco d’azzardo, combattere le dipendenze non è solo questione di metri

Stamattina, in autogrill: “Oltre al caffè vuole anche un gratta e vinci?”.
Enormi sale giochi sempre aperte in ogni angolo, e “piccole” ovunque in bar, ristoranti e persino negozi.
Caro Governo, combattere le dipendenze da gioco NON è solo questione di metri. Lo Stato smetta di voler guadagnare sulle debolezze dei cittadini e si faccia di più.
In Regione, per ciò che ci riguarda, stiamo monitorando il fenomeno da tempo e con alcuni colleghi abbiamo predisposto una proposta di Legge.

Per saperne di più:
Il progetto di legge del PD
Gioco d’azzardo: i dati delle province
La nostra diretta web

 

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Un anno fa ci lasciava Mino Martinazzoli

Un anno fa ci lasciava Mino Martinazzoli.
Un lascito politico ed etico non indifferente che forse in troppi vogliono narrare e in pochi testimoniare. Soprattutto nell’insegnamento che è la passione politica per sempre, non gli incarichi .

Qui il ricordo che gli avevamo dedicato in Consiglio Regionale:Mino Martinazzoli, una persona e un politico perbene.

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Grazie Cardinale per quello che ci ha dato e che ci ha stimolato a scoprire

Leggere il suo contributo sul Corsera o andare in libreria per acquistarne l’ultima  opera, mi ha sempre suscitato una certa aspettativa. Insolita verso un autore spiccatamente “di parte” (un Cardinale!), verso il quale è più naturale non aspettarsi nulla di nuovo.
Ma per il Cardinal Martini non era così.  Sia che parlasse di dottrina, che di aspetti politico-sociali, lo stimolo nuovo, la sottolineatura inaspettata, non mancavano mai. E non perchè si inventasse qualcosa di diverso o mettesse in discussione le tesi della Chiesa,  ma perchè con una semplicità straordinariamente “dotta” ci riportava ad una interpretazione autentica del messaggio evangelico. Lo faceva coniugando sempre una risposta fortemente radicata in convincimenti certi, fondata su una conoscenza profonda a domande straordinariamente attuali. Questo permetteva a Lui, più che ottantenne, di dialogare con estrema facilità con i giovani, che altro non chiedono di essere compresi nei loro tanti dubbi. Questo lo portò ad affrontare con fermezza accogliente momenti tragici della nostra storia, significativo la consegna delle armi da parte di alcuni terroristi alla cura milanese da lui guidata. Questo lo portò a portare “…i non credenti in cattedra…” auspicando che la spiegazione del loro non credere li portasse a coltivarne il dubbio pari a quello di chi crede. Intransigente il suo richiamo all’impegno sociale e politico. Con fermezza e con una chiara  richiesta di coerenza vera, non di facciata. Per il cristiano impegnato in politica non vi può essere dubbio da che parte stare, dalla parte della “persona”, specie se debole, abbandonata e bisognosa. Su questo va misurata, secondo il Cardinale, la sincerità dell’impegno di chi crede. Altro che le facili  scorciatoie dei temi eticamente sensibili o dei diritti civili sui quali si misurano invece molto spesso atteggiamenti di chiusura  settari e antistorici. Effetto della fede per Maritini è la capacità di dialogo e di accoglienza, fortemente ecumenico, sia in senso religioso che profondamente laico. Tanto si parlerà di Lui in questi giorni. Molti esaltandone la figura, la profondità del pensiero, lo spessore della conoscenza. Alcuni lo faranno mettendone in discussione l’autorevolezza, come è successo in occasione della successione dell’arcivescovo  Tettamanzi. Quello che conta è lo spontaneo dolore, sintomo di un affetto sincero, che in queste ore tanti stanno manifestando verso un Cardinale che riconoscevano essere il loro Pastore.
Mi piace  immaginarlo ora passeggiare con Papa Paolo VI e Giovanni Paolo II discorrendo di fede e speranza, forte della voglia di ricerca che nasce solo dallo stimolo  del dubbio.
Grazie Cardinale, per tutto quello che ci ha dato e per quello che ci ha stimolato a scoprire.

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