Archivi del mese: giugno 2012

Lavoro: discutiamo senza pregiudizi

Ieri ho partecipato a Brescia alla presentazione del libro del senatore Pietro Ichino “Inchiesta sul lavoro”. Incontro interessante e molto partecipato promosso da 2 associazioni culturali, Partecipazione e Identità e Brescia per Passione. La formula proposta, domande poste da vari attori del mondo del lavoro al senatore Ichino e conclusioni di Emilio Del Bono, ha permesso di riflessioni importanti che hanno posto un quesito fondamentale: come coniugare la difesa di alcuni diritti consolidati con la necessità di garantire diritti a tutti i lavoratori? È infatti oramai tempo di rivedere l’idea di un mercato del lavoro che viaggia su due piani, uno caratterizzato dall’assoluta inamovibilità, l’altro dall’assoluta precarietà. Questo non ê più sopportabile, ne per le giovani generazioni, ne per gli investitori sia italiani che Esteri. Le tesi di Ichino possono essere condivise, da me in parte, o no, di certo hanno l’indubbio pregio di alzare la qualità del confronto, obbligando tutti a dire qualcosa di chiaro e di coraggioso. È infatti ancora pensabile di ridurre tutto il dibattito sul lavoro sulla riforma o no dell’art. 18? È tollerabile che in un contesto economico internazionale in straordinario mutamento e in una sfida competitiva sempre più complessa, in casa nostra ci si confronti sugli stessi temi da più di 20 anni? Sia chiaro sono convinto anch’io che la difesa di chi lavora è un dovere per il legislatore, oltretutto costituzionalmente previsto. Ma lo è nei confronti di tutti, non di una sola parte. Lo è tenendo conto di scenari diversi che esigono politiche diverse. L’inserimento vero dei giovani, la valorizzazione delle competenze e dei meriti, il reinserimento e non il congelamento di chi il lavoro lo perde, sono le questioni vere, i non facili nodi da sciogliere. Il tutto con la prospettiva di una ripresa economica che va incentivata con maggior decisione rispetto a quanto fino ad ora fatto, guardando non solo alle banche e alle grandi industrie, ma anche al tessuto della piccola e media impresa che, a mio giudizio, rimane la grande forza e la grande possibilità per il nostro Paese per uscire da questo momento di perdurante crisi.

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Il vero PD è quello che nasce dal basso

Stiamo attraversando uno dei periodi più complicati della storia della nostra Repubblica. È infatti preoccupante la coincidenza tra una manifesta crisi politica e istituzionale e una recessione economica che sempre più incide su gran parte dei cittadini.
I motivi del perchè siamo giunti qui li sappiamo, se per l’economia è un contesto internazionale che va rivisto – non è questa la sede per approfondire il tema – per la politica la responsabilità forte é in chi in questi anni ha sempre più trasformato le istituzioni in casa propria e il governo del Paese nella gestione dei propri interessi.
La risposta dei cittadini si sta manifestando in maniera forte, disaffezione al voto e consenso a chi demolisce tutto, attacca chiunque, fa pura e semplice demagogia. Fra le persone la rabbia monta pari al disagio e, più che mai per chi a qualsiasi livello ha un impegno pubblico, è palpabile un progressivo isolamento e una sempre maggiore difficoltà ad interloquire con i vari settori sociali.
Il PD cosa può fare? Molto. Innanzi tutto affrontando con serietà il tema della propria classe dirigente. Essere credibili nelle persone è il necessario punto di partenza. Limiti di mandato, parità di genere, considerazione del merito e della competenza sono elementi che vanno non solo enunciati, ma seriamente applicati. Poi c’è la questione programmatica con il tema giovani, la questione lavoro, un nuovo modello di economia, una pianificazione territoriale rispettosa, uno sviluppo delle infrastrutture di nuova concezione, un welfare al passo con i nuovi bisogni e potremmo andare avanti. Molto è stato detto e messo a punto, poco é stato sufficientemente comunicato. È l’idea diversa, fortemente innovativa dell’Italia del futuro che dobbiamo trasmettere. Ribadendo con convinzione che alla base di tutto è il profondo legame solidale che ci interessa, un’idea di società insomma che si basa sulle pari opportunità e che sa fermarsi ed aiutare chi è in difficoltà. Il metodo? Ascoltare le persone, non avere paura ad intercettarne l’esasperazione, la rabbia. Far capire loro che non ci interessa usare il loro disagio esasperandolo solo per raccogliere il consenso, ci interessa provare con loro a trovare soluzioni possibili.
Questo è il modo di contrastare il movimentismo stellare tanto di modo e il ritorno, aspettiamocelo in modo mascherato, dell’opportunismo che in questi anni tanti danni ha creato al nostro Paese. Il vero PD è quello che nasce dal basso, fatto da tante donne e da tanti uomini, da giovani e meno giovani, da lavoratori e imprenditori, da studenti e professionisti che molto semplicemente hanno a cuore, come diceva don Milani, la comunità in cui vivono più del loro semplice ed egoistico interesse. Al lavoro dunque! 

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