Archivi del mese: giugno 2012

Schizzofrenia mediatica

Più che mai la lettura dei giornali, e di certi titoli, in questi giorni ci mostra quanto ci sia da cambiare nel nostro Paese. Parto dagli Europei per finire al PD. Vedere  titoli enormi che irridono alla cancellerà tedesca con definizioni che qui non voglio ripetere, deve far pensare come quel modo sguaiato, volgare e irrispettoso che ha caratterizzato una certa politica in questi anni non è debellato. Certo si potrebbe obiettare che certi direttori poco hanno a che fare con il giornalismo, è vero in altre realtà probabilmente sarebbero gli addetti al magazzino, ma di fatto ci piaccia o no sono lo specchio di una parte di paese. Altrettanto incredibile è la vicenda Balotelli. Premesso la grande prova data, che domani desideriamo tanto vedere replicata, così come l’importanza simbolica che trascina con sé riguardo il tema dei diritti, vedere grandi firme che in prima pagina quasi lo descrivono come un esempio mi sembra esagerato. Anzi spero proprio che questa meritata investitura di responsabilità porti il nostro Mario alla consapevolezza del messaggio che può trasmettere a tanti e che può essere non propriamente positivo come fino ad ora fatto o particolarmente educativo, come è nelle sue possibilità di fare. Resta l’imbarazzo verso chi a distanza di poco tempo scrive l’esatto contrario rispetto a prima.
Ma a proposito di giornalismo è altrettanto incredibile il modo con il quale guarda al PD e all’avvicinarsi alle elezioni. Mai preoccupato di descrivere le ragioni, le proposte, le diversità che questo partito rappresenta. No, sempre teso a scovare le divisioni, gli scontri, le difficoltà del cambiamento. Certo alcuni dirigenti, o presunti tali, sia nazionali che locali, a volte aiutano, ma un autorevole notista politico dovrebbe parlarne e andare oltre non fermarsi e approfittarne. Ovviamente il tutto condito da una buona dose di anti politica e di rincorsa alle “stelle” del momento. A quando una seria riflessione sulla casta dell’informazione con trasparenza sulle proprietà, sui finanziamenti pubblici, sui controlli politici? Mah una volta Montanelli se ne andava sbattendo la porta ora i maggiordomi diventano direttori, pronti ovviamente all’assoluta infedeltà.

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Diretta web: situazione politica e legge di contrasto alla violenza sulle donne. IL VIDEO

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Cominciamo dal sentirci tutti utili, nessuno indispensabile

Secondo me così non va. Non va che all’approssimarsi di un appuntamento tanto importante come quello delle prossime elezioni si stia già scatenando all’interno del PD una disordinata corsa alla leadership.
Ora è il momento di essere  TUTTI impegnati a respingere l’onda contro la politica e i partiti. Lo possiamo fare solo con comportamenti chiari e coerenti. Dobbiamo avere il coraggio di chiedere a chi troppo coinvolto in vicende da chiarire di fare coraggiosi passi indietro. Più si hanno avuto importanti responsabilità, più è indispensabile dare l’esempio. Dobbiamo porre fine a compromessi incomprensibili e al mantenimento di comportamenti e abitudini oramai non più tollerabili. Non rincorriamo le situazioni, anticipiamo le soluzioni. Ma soprattutto prepariamoci al meglio ai prossimi appuntamenti. Cominciando dal sentirci tutti utili,  nessuno indispensabile. Tutti. Rispettiamo le regole statutarie, se serve facciamo di più nel rinnovare la nostra classe dirigente.
Ma soprattutto evitiamo la rincorsa all’iscrizione  ai fans club. Cosa sono questi appelli prematuri capitanati da aspiranti candidati? Cosa sono queste intestazioni di novità da parte di chi negli ultimi anni lo ha fatto almeno 5 volte? E tutto pensando di interpretare quello che la gente vuole e desidera. Mah… Sono convinto che le persone vogliano sapere cosa pensiamo e cosa vogliamo fare su temi fondamentali, senza confusione e senza messaggi contraddittori. Le persone vogliono un gruppo dirigente che si rispetta invece che delegittimarsi a vicenda. Le persone vogliono novità e competenza. Ho l’impressione che nel PD queste due caratteristiche tendano a diversificarsi invece che unirsi. Divise sono entrambe deboli, unite sono la nostra opportunità.
Nell’approssimarsi delle primarie spero che i supporter non siano quelli di questi giorni – lo auguro ai  candidati e lo spero per il PD – che stanno dimostrando tutta la loro inadeguatezza e tensione più a promuoversi che a promuovere un progetto.

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Lusi e riduzione dei parlamentari, bene il PD

La rassegna stampa di oggi suggerisce due considerazioni e una riflessione.
Berlusconi, evidentemente insoddisfatto del suo pupazzo da ventriloquo Alfano, decide di riprendere l’iniziativa politica proponendo l’uscita dall’euro. Al di la del silenzio che la decenza dovrebbe imporgli, di certo NANISMO di Stato proprio non se ne sentiva il bisogno.
Il Fatto Quotidiano prosegue con la sua campagna di demolizione delle istituzioni. Sotto mira il Presidente della Repubblica, unica personalità che dimostra di essere grillo-resistente. Sinceramente ritengo questo giornale il peggiore in edicola. Altri almeno non nascondono per chi sono disposti a “sdraiarsi” nel dare informazioni. Il Fatto no, maschera la campagna pro Grillo con indignazione e presunta verità.
Intanto il PD ha dato prova di diversità. Sia sull’autorizzazione all’arresto di Lusi (dov’era il PDL ben presente a salvare DeGregorio?), sia sulla riduzione del numero dei parlamentari, Lega e PDL hanno dimostrato per l’ennesima volta di NON voler cambiare nulla, altro che riforma della destra e ramazze della Lega.
Se si riesce a evitare che sia il “solito” D’Alema a spiegare la posizione del PD sulle riforme istituzionali, forse è fatta!

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Il video della mia diretta web. Si parla di sanità, welfare e non solo

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Le primarie non sono la partita, ma la scelta del capitano e della strategia

Ci stiamo avvicinando a decisioni fondamentali per il PD. In autunno avremo le elezioni primarie per individuare il nostro candidato premier. Ovviamente, non nascondiamolo, non si tratta solo di scegliere un nome, ma implicitamente dare anche una caratterizzazione alla nostra proposta politica.
I nomi in campo per ora sembrano due, Bersani di certo, Renzi pare proprio di sì, altri giovani e meno giovani di belle speranze si stanno attrezzando. Tutti saremo chiamati a scegliere e sono più che mai convinto che assisteremo all’ennesimo rimescolamento delle aggregazioni.
Personalmente sto cercando di capire come orientarmi. Azzardo alcune considerazioni. Vedo il posizionarsi a prescindere di alcuni. Chi a difendere l’ortodossia a tutti i costi, chi oramai specializzato a sposare la novità del momento con la speranza, prima poi di diventare classe dirigente. Orbene, vorrei ricordare che le primarie non sono LA PARTITA, ma semplicemente la scelta del capitano e della strategia di gioco, la partita sono le elezioni. Quindi ben vengano le differenziazioni e i confronti dialettici tipici e necessari per un grande partito, non le barricate o le forzature. A tal proposito vorrei sperare che chiunque ha ruolo nel partito, anche se in “corsa”, tenga alto l’impegno per garantire le medesime opportunità a tutti i concorrenti.
Mi sembra che non si sia cominciato bene. Che bisogno c’era di organizzare in concomitanza con l’iniziativa di Firenze del 23 giugno l’assemblea dei portavoce di circolo, con viaggio pagato ovviamente? È proprio così difficile a volte semplicemente ascoltare le ragioni “dell’altro”? Di certo mi auguro, e credo sia interesse e impegno di TUTTI i Democratici, che le primarie non condizionino le scelte delle candidature alle politiche. Se non verranno introdotte le preferenze, dovranno essere le primarie ad individuare le candidate e i candidati, NON la fidelizzazione delle persone.
È ora per tutti “collaudati”, “semi nuovi” e “speranzosi” di essere coerenti e rispettosi dell’idea originaria di PD, un vero e grande partito riformista, novità e proposta innovativa per l’Italia e l’Europa, non la copia carbone di altre esperienze anche se “altrove”, ma non da noi, vincenti.

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I sacrifici vanno chiesti a chi ha di più, gli aiuti dati a chi ne ha bisogno

Questa mattina erano molti in piazza Duca d’Aosta, quella della stazione, a Milano. Persone disabili, loro familiari e le associazioni di rappresentanza. (Le foto qui). Quest’anno, come già avvenuto lo scorso anno. Con il medesimo risultato: un ulteriore stanziamento regionale di 30 milioni di euro, questa volta individuati un po’ prima dell’iniziativa di piazza e non dopo come precedentemente avvenuto.
Rimane l’imbarazzo. Come può una Regione come la nostra far scendere in strada a protestare persone con serie difficoltà provenienti da tutte le provincie lombarde? Può se quando approva i bilanci di previsione non tiene conto dei reali bisogni e soprattutto del diritto di queste persone non a sperare nella buona volontà della Giunta regionale nello stanziare fondi a loro favore, ma ad avere la certezza di cosa l’Ente voglia fare.
Certo i tagli nazionali nel sociale pesano, in molti casi NON li condivido, ma Regione Lombardia a maggior ragione deve intervenire. Rendere il più possibile autonome le persone in difficoltà è un obiettivo che non può vedere titubanze o omertà. È chiaro che bisogna fare scelte di bilancio diverse. Tagliare alcune spese è possibile, non è questo il tempo dell’esteriorità. Come non recuperare risorse dalla sanità? Sugli oltre 17 miliardi di euro spesi ogni anno non è possibile eliminare definitivamente lo scorretto utilizzo di ingenti finanziamenti come avvenuto dal Santa Rita alla Maugeri passando attraverso il San Raffaele? Penso di si. Ma soprattutto, non è oramai ora di unificare la Sanità e il Sociale in un’unica idea di Salute e Benessere, con annessa sinergia e risparmio?
Questo significa riscrivere un modello di welfare, più vicino alle necessita dell’oggi, ma comunque capace di risolvere anzi evitare alle persone con difficoltà problemi. L’idea di Lombardia più che mai in questo momento di difficoltà deve essere di rigore e di solidarietà. I sacrifici vanno chiesti a chi ha di più, gli aiuti dati a chi ne ha veramente bisogno.

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Un’altra predica di Formigoni

Il presidente Formigoni, rinfrancato dal voto di fiducia e come al solito “inconsapevole” sul nuovo penultimatum della Lega, torna a farci prediche. Da un lato sulla capacità Lombarda di essere di esempio al resto d’Italia, dall’altro sull’etica morale.
In particolare bizzarro il richiamo ai cattolici del PD ad uscire per incompatibilità  dei loro valori con le idee del partito. Motivo di questo nuovo rigurgito integralista? Le parole di Bersani sulle unioni tra persone omosessuali. Tralascio le facili ironie, ma esprimo da cattolico che si sforza, senza gran risultato del resto, di essere coerente, alcune considerazioni.
Parto in ogni caso da una premessa: la propria fede è una motivazione all’impegno, non può essere un codice da imporre. Per chiunque sia chiamato a guidare un Paese è necessario dare risposte ai bisogni e alle necessità dei cittadini. Il tutto in un contesto che cambia e pone nuovi interrogativi soprattutto sul tema dei diritti da garantire, come esemplarmente sancito dalla nostra Costituzione, a tutti.  Personalmente penso sia ipocrita non dare risposte al tema delle unioni di fatto, specie tra omosessuali che, al di là degli impropri richiami alle norme già esistenti, non hanno di fatto un riferimento normativo. Non penso sia permesso a nessuno disquisire sui legami che fanno incontrare le persone e le portano a sperimentare un percorso di vita insieme. Credo che per uno Stato questo patto di Unione sia una garanzia della tenuta solidale della società. I passi non possono essere troppo esasperati, ma neanche rimandati, semplicemente con determinazione portati avanti in tempi certi.
Dire questo NON significa essere contro la famiglia, come, Formigoni vorrebbe farci credere. Anzi a maggior ragione è necessario evitare di riempirsi la bocca con questa parola senza poi mettere in campo alcunché di concreto per aiutarla. Sono convinto che l’investimento sulle giovani coppie e sui loro figli sia una delle priorità che dobbiamo darci e che con obiettività dobbiamo riconoscere nella “cattolicissima” Italia non abbiamo saputo fare con coerenza. Basta leggere il nostro tasso di natalità e confrontarlo con quello della “laicissima” Francia.
Ma per quanto riguarda i cattolici, pongo a Formigoni il quesito contrario. È compatibile per un cattolico militare con lui? Non voglio fare lo stesso errore e dare una risposta, ma da Ruby a Daccò, passando per il San Raffaele e il Santa Rita, gestione discariche e mi fermo qui non per mancanza di riferimenti, il dubbio si insinua. D’altra parte, se non ricordo male, su alcune tavole dove erano indicate alcune semplici regole non si parlava di unioni di fatto, ma di altre elementari regole da RISPETTARE. È tempo per i cattolici di ritrovare quella forza di iniziativa che sappia guardare alle persone in difficoltà, ai vecchi e nuovi bisogni e che faccia della solidarietà la caratteristica del nostro modo di uscire dalla crisi. Non voglio suscitare eccessivi dubbi al presidente Formigoni, ma chiedergli di evitare inaccettabili appelli si, se non altro per una questione di pagliuzze e di travi.
Pagliuzze che, ne sono piu che convinto, nulla hanno a che fare con le chiare parole di Bersani.

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Cosa penso di quello che è successo ieri

Vi sono alcune occasioni più di altre che si sente il bisogno di dire quello che si ha dentro, senza troppo preoccuparsi del consenso o dissenso conseguente. La lettura dei giornali di oggi, specie di alcuni, hanno suscitato in me questa necessità.
Ma come? Di fronte ad una discussione su una mozione di sfiducia a Formigoni, si è ritenuto di dare uno spazio enorme all’assenza del capogruppo PD Luca Gaffuri, quasi che mettere in uguale evidenza i due fatti garantisse una sorta di par condicio?
Conosco Luca da anni, sono orgoglioso di essere suo amico
. So con quanto impegno e determinazione ha portato avanti il suo lavoro nel gruppo occupandosi di “tanta cucina” e non manifestando fastidio verso chi invece ha sempre preferito inseguire le luci della cronaca che occuparsi dei doveri del mandato. Non ha potuto partecipare alla seduta di ieri – fra l’altro spostata ad uso e consumo della maggioranza – per motivi che rientrano nella sfera della riservatezza personale, non propriamente opportuni, ma che non possono essere banalizzati come vacanze a basso costo. Trovo inaccettabile l’attacco che alcuni oracoli di tutti i giorni gli hanno mosso su alcune prime pagine e di altri che confondono la redazione del loro giornale con l’ufficio rottamazione del PD.
Questo non è difendere la casta, è dire basta a chi comodamente seduto o distrattamente passeggiante nei corridoi delle istituzioni pensa di distruggere storie personali, oltretutto nel caso delle regioni confortate dal voto esplicito (PREFERENZE) degli elettori, senza nessun pudore e rispetto. Dove erano questi signori quando NOI denunciavamo quanto poi è emerso sulla gestione di Regione Lombardia? Dove erano quando il presidente Formigoni firmava la presenza in aula senza partecipare ai lavori? A fotografare Bossi junior e Nicole Minetti e spiegarci che in fondo erano si ingenui ed inesperti, ma anche simpatici. Risparmio il resto.
Da parte mia non sono disponibile a sopportare che nel partito vi siano furbetti che a certa stampa strizza l’occhio pensando di costruire il proprio “glorioso” futuro. Essere nuovi significa fare cose diverse, non fare in modo diverso le cose di sempre! Così come credo che dopo l’invereconda messa in scena di ieri con una maggioranza regionale che ha mostrato fino in fondo di quanta presunzione, arroganza e attaccamento al potere sia capace, il PD debba cambiare tono, alzare il tiro! Non deve passare giorno senza denunciare come questa presunta eccellenza lombarda nasconda tanta insopportabile schifezza (si uso anch’io un tono poco istituzionale).
E lo faremo con alla guida del gruppo Luca Gaffuri che, come sempre ha fatto con pazienza, costanza, competenza continuerà a impegnarsi al Pirelli e in giro per tutto il territorio lombardo, mi auguro incontrando anche da parte dei mezzi di informazione una maggior considerazione nel merito.

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Scuola, nostro compito è garantire a tutti le stesse opportunità

Il ministro Profumo parla di valorizzazione degli studenti meritevoli attraverso detassazioni, percorsi scolastici velocizzati e altre iniziative. Premiare l’impegno e la capacità penso sia importante, vale per la scuola come per ogni campo sociale.
Affrontare con questa impostazione il pianeta scuola in questo momento un po’ meno. Se infatti siamo reduci da una serie di tentativi di riforma onestamente non particolarmente riusciti, il bisogno di riformare il nostro impianto scolastico rimane. Rivederne alcune impostazioni e mettere a punto un percorso educativo che renda la nostra gioventù preparata in modo più adeguato ai tempi rimane una necessità assoluta. Ce lo chiede il mondo del lavoro, ce lo chiede il confronto internazionale.
È in questo che vanno investite le risorse a disposizione che, proprio perchè scarse, vanno utilizzate con la massima attenzione. Compito delle Istituzione rimane il garantire a tutti, indipendentemente dalle condizioni socio-economiche, le medesime opportunità, poi si  determineranno percorsi diversi, comunque rispettosi delle potenzialità e dell’impegno di ciascuno. Non creiamo percorsi agevolati in partenza che temo un po’ alla volta facciano accettare l’idea di una società spaccata in due.
Non è questa l’esaltazione del “siamo tutti uguali” bensì la sottolineatura della necessità di garantire a tutti la possibilità di valorizzare e far conoscere la propria potenzialità individuale.
E a proposito di merito non è che anche il ministro Profumo può impegnarsi un po’ di più per farci percepire il merito di questo Governo, in particolare per quanto riguarda la crescita economica e la lotta alla disoccupazione, specie giovanile? Diventerebbe un buon esempio, pedagogicamente particolarmente utile!

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