Chi si erge a “Salvatore della Lega” faccia prima mea culpa

Confesso che quando nacque la Lega un certo interesse in me lo suscitò. Certo l’esasperato antimeridionalismo, una forte cultura discriminatoria e l’assoluta mancanza di proposte concrete e praticabili me la rendevano infrequentabile. Ma la precisa accusa ad un sistema ingessato, clientelare e inamovibile rendeva pubblico il sentimento privato che in tanti avevamo.
Poi la storia la conosciamo tutti, dal sostegno a governi fallimentari, a leggi inqualificabili, perfino nei “nomignoli”, a posizioni imbarazzanti in Italia e all’estero. Quella piccola attenzione mi era scomparsa.
Confesso, con altrettanta franchezza, che è tornata, per altri motivi, in queste ore. Non so a voi, ma il Bossi provato fisicamente ormai da anni, il Bossi tradito dagli affetti più prossimi, il Bossi preso in giro proprio dai suoi, a me ha suscitato una spontanea umana compassione, intesa come comprensione di un dramma umano. La sua reazione è stata un abbandono che credo sia dettato più dallo sconforto che dall’istintiva furbizia che ha da sempre caratterizzato il personaggio. Questo lo ha reso più fragile, ma più autentico.
Oggi se non mi sento di fare lo sciacallo verso Lui, l’Umberto, mi sento invece di sollecitare tutti a non cadere nel tranello di chi si erge a Salvatore della Lega, Maroni per intenderci. Chi ha compartecipato, non in ruoli da bidello, ad un sistema e si smarca solo quando si accorge che la nave si è frantumata sugli scogli istintivamente non mi piace, non riesco a riconoscergli l’autorevolezza dell’interlocutore credibile.
Faccia prima l’adeguato mea culpa, si assuma la propria parte di responsabilità, eviti, questo si, un vergognoso chiamarsi fuori.

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